Vignola da bere. La città bella e i dehors

La discussione che si è innescata a proposito del dehor del Bar Corso, non priva di fiammate polemiche (“eviti di dire queste idiozzie!!” mi intima un tal Rommel, frequentatore del bar – da notare la doppia zeta, a testimonianza del fatto che spritz e cultura non sempre vanno di pari passo), è comunque una discussione che sta bene fatta. Per un semplice motivo. Perché riguarda l’idea di città che desideriamo. Riguarda l’idea di una “Vignola bella” che sarebbe il caso di continuare a costruire, evitando battute d’arresto o, peggio ancora, regressioni. Sappiamo che la città è il luogo dell’eterogeneità, della pluralità. Il che comporta anche che sempre si confrontano idee diverse, a volte contrapposte, sul suo sviluppo, su come farla crescere, su come renderla più vivibile, su come farla più bella. Io intendo il dibattito come una chances di apprendimento, come un dispositivo per far emergere gli argomenti migliori che poi possono aiutare chi amministra nel pensare (e pianificare) la città del futuro. Certo, non sempre riesce. Ma è d’obbligo provarci.

Il dehor del Bar Corso (foto del 26 dicembre 2010)

[1] Il confronto con argomenti diversi scaturiti nel dibattito (vedi) mi ha confermato nelle convinzioni iniziali. Per fare chiarezza provo a riassumere. E’ un fatto positivo che un privato investa per sviluppare i propri affari. Da sostenere. La pianificazione svolta dall’ente pubblico ha però il compito di indirizzare, incanalare, selezionare la libera iniziativa affinché questa contribuisca non solo ad accrescere la ricchezza privata (un fatto già di per sé positivo), ma apporti un beneficio a tutta la collettività. Produca cioè, per usare una espressione oggi diffusa, un “bene comune”. La “città bella” – qualsiasi cosa si intenda con questa espressione – è un siffatto bene comune. Nato dal contributo, dall’iniziativa dei tanti privati che la abitano (o che la eleggono sede della propria attività professionale). Ma oggi anche, sempre di più, frutto di un progetto di chi la amministra (vedi). Si tratta allora di fare in modo che l’iniziativa dei privati promuova, al tempo stesso, il loro interesse e l’interesse della collettività ad una città più bella, più attraente, più vivibile. E’ su questo aspetto, sull’equilibrata o meno composizione dei valori in campo che si è sviluppata la discussione. Che non riguarda dunque qualsiasi dehor in uno dei luoghi qualsiasi della città. Riguarda invece il centro storico, ovvero quella parte della città che, proprio in quanto nucleo storico, risalente al periodo medioevale, ha valore in sé. Non che contenga edifici di particolare valore (fatta salva la Rocca e “palazzo Barozzi”). Il suo valore è legato al “tessuto”, ovvero all’insieme, piuttosto che alla presenza di edifici architettonicamente preziosi (come invece è il caso delle città storiche: Bologna, Ferrara, Firenze, Siena, ecc.). La rete delle strade, le piazzette, i portici, residui di mura – bastano questi elementi a farne un luogo con una sua individualità ed attrattività. E’ dunque questo paesaggio urbano che deve essere valorizzato, ma soprattutto salvaguardato.

Il dehor del Bar Corso in allestimento (foto dell'11 dicembre 2010)

Per me l’argomento decisivo rimane quello che Eleonora Mariotti ha esposto nel post originario (vedi): “Il dehor in Corso Italia a Vignola è fuori dal perimetro che individua il centro storico ma è comunque su una delle vie principali per la quale era prevista una riqualificazione complessiva, comprensiva del già ultimato “restyling” di piazzetta Braglia. La qualità architettonica degli edifici insistenti su Corso Italia non è di un livello tale da essere preservata, interventi migliorativi lungo tutto il Corso sono senz’altro auspicabili ma, appunto, migliorativi.” Nell’idea di “città bella” che io ho, pubblici esercizi, pub, osterie, ristoranti dovrebbero – almeno nel centro storico – utilizzare i luoghi naturali per svolgere le proprie attività: piazzette o strade pedonalizzate potrebbero ospitare tavolini e sedute (è già oggi così per l’Osteria della Luna e per la birreria Vecchia Piazza; e dopo la riqualificazione di Corso Italia lo è anche per il Bar Acquarello), eventualmente con l’ausilio di tende, gazebo od ombrelloni. Poco importa l’omogeneità di questi arredi – questo è un falso obiettivo che aveva il progetto Astambein (vedi). Basta invece che si tratti di arredi di qualità (dunque niente plastica e niente strutture grossolane di carpenteria). Corso Italia, dopo la riqualificazione realizzata dall’amministrazione Adani, dovrebbe partecipare a tale “sistema” di qualità urbana. Con il dehor del Bar Corso, però, non è così. Fosse un altro il luogo della città interessato, il fattore estetico potrebbe avere meno peso rispetto all’opportunità di aggiungere una funzione di servizio (anche sacrificando un po’ di funzionalità della viabilità – come spesso avviene). Ciò che non convince, come ho già detto, è dunque quel dehor in quel contesto. Nel centro storico (ed ora anche nel suo perimetro esterno) le soluzioni per consentire ai pubblici esercizi di sviluppare la propria attività debbono, cioè, garantire maggiore qualità. In più, nel caso del dehor del Bar Corso, si aggiunge il fatto che quella struttura sottrae 6 posti auto a servizio di un centro storico che, come è opinione comune (vedi), ha in realtà bisogno di ampliare la dotazione di parcheggi. Né vale la considerazione secondo cui si tratta di strutture temporanee. Come abbiamo già visto dall’esperienza sin qui fatta si tratta di strutture “permanenti”, nel senso che durano tanto quanto l’esercizio commerciale a cui sono collegate. Una volta installate non si smantellano più – salvo che in occasione della chiusura o del trasferimento dell’esercizio. Assai difficilmente, dunque, la scelta dell’installazione è reversibile. Anche la contrapposizione tra dehors e auto in sosta (è l’argomento sviluppato da Michele Smargiassi, giornalista de la Repubblica Bologna, citato da Zapata in un suo commento: vedi) è una falsa contrapposizione visto che, per avere un centro storico di qualità, occorre impedire gli uni e le altre. “Occupano più spazio e deturpano di più i dehors dei caffé o il rosario di carrozzerie d’automobile che circonda ogni monumento e ogni palazzo e che ormai è così entrato nel nostro immaginario visuale che neppure più lo notiamo?” Deturpano entrambe ed entrambe, dunque, dovrebbero essere impediti nei punti di maggior valore della città. Il messaggio che l’amministrazione comunale dovrebbe dare ai gestori di pubblici esercizi dovrebbe dunque, a mio modo di vedere, essere questo: nel centro storico e lungo il suo perimetro salvaguardiamo la qualità del paesaggio, anzi facciamo il possibile per accrescerla. Per questo, meno automobili e nessun “gabiot”.

Il dehor del Bar Snoopy in viale Trento Trieste. Difficile pensare che non sia possibile fare qualcosa di più bello (foto del 26 dicembre 2010)

[2] Le città come oggi le conosciamo hanno circa mille anni e sono un fenomeno tipico europeo. Si sviluppano con la nascita della “borghesia”, ovvero di quei ceti urbani dediti al commercio, alle arti, ai “mestieri”. L’ingrossarsi di questi strati urbani in posizione intermedia tra la nobiltà e contadini e salariati si manifesta nella crescita di dimore le cui facciate, più o meno decorate, vogliono essere belle ed in tal modo riflettere status e ricchezza dei suoi abitanti. Con questa usanza di decorare la facciata – ce lo ricorda Marco Romano in La città come opera d’arte, Einaudi, Torino, 2008 – la città italiana ed europea del medioevo si distingue dalla città romana, dalle città cinesi o da quelle dell’Islam. Le persone, la cui appartenenza ad un clan passa in secondo piano rispetto all’appartenenza ad una città, intendono ora rappresentare il proprio status nella facciata della casa in cui abitano. In tal modo si innesca una dinamica che porta alla realizzazione di una “città bella”, proprio perché insieme di bei palazzi pubblici e di belle dimore private. Le facciate delle case incorporano dunque una “volontà estetica”. Ed ogni edificio offre il proprio contributo alla bellezza complessiva della città.

Il dehor del Bar Corso (foto del 26 dicembre 2010)

E’ ancora così? C’è da dubitarne. Con il boom economico degli anni ’50 e ’60 si è realizzata una frammentazione delle concezioni estetiche, mentre il solco che separa l’estetica delle élites colte da quella “popolare” non si è affatto ridotto. Vignola, poi, risente delle origini contadine (e commercianti, almeno dagli anni ’30 del XX secolo) dei suoi residenti. Inutile cercarvi concezioni minimamente sofisticate del bello – qui si oscilla tra la presa della “tradizione” ed il kitsch di chi si è arricchito troppo in fretta. Mentre negli statuti delle città medioevali si trovano norme per difendere la città dalla penetrazione del brutto (una norma degli statuti di Reggio Emilia si intitola “Ne civitas deformetur riunis”: che la città non sia resa brutta da edifici rovinati – cfr. Fumagalli V., Città e campagna nell’Italia medievale, Patron, Bologna, 1985, p.43), né lo statuto comunale, né altri strumenti urbanistici (men che meno la Commissione per la qualità architettonica ed il paesaggio – delibera della giunta comunale n.132 del 13 luglio 2006) hanno una qualche efficacia per promuovere “il bello” in città. Eppure se c’è una cosa di cui i vignolesi (io mi considero del novero) avrebbero bisogno è proprio un po’ di educazione estetica. Che, certo, non è compito che possa essere svolto nell’arco di mesi o di pochi anni. E che non può essere svolto “didatticamente”, come se qualche autorità nel campo potesse insegnare, far calare dall’alto, una tale sensibilità in materia. Ma che indubbiamente deve essere svolto. L’amministrazione Adani qualcosa ha fatto su questo fronte, anche se con modalità da “shock culturale” che hanno provocato essenzialmente reazioni di contrapposizione (alcune considerazioni: vedi). Un compito completamente abbandonato dall’amministrazione Denti che pure ha a disposizione il percorso di formazione del PSC su cui bene si potrebbe innestare una articolata discussione pubblica in materia. Che non si farà. Mancano le idee. Manca il coraggio. E’ troppa la paura di perdere qualche voto (dopo la “grande paura” del ballottaggio 2009). Meglio non affrontare temi rischiosi – e che richiederebbero capacità di alto profilo che evidentemente scarseggiano. Occorre tuttavia osservare che la timidezza dell’amministrazione comunale non trova pungoli né da parte della Fondazione di Vignola (priva di una propria visione culturale per la città), né da parte di una realtà di associazioni culturali molto più interessate a coltivare il passato che il futuro della città. Per questo chi oggi solleva il tema della “città bella”, di una salvaguardia, valorizzazione, recupero dell’aspetto estetico di Vignola viene generalmente guardato come un marziano. Succede allora che anche quei piccoli interventi di “abbruttimento” come la collocazione di un dehor nell’area di maggior “valore” della città non provochi che qualche privato mugugno. Presto arriverà l’assuefazione anche per questo episodio. La “Vignola da bere” sembra possa avere il sopravvento su ogni considerazione estetica. Anche se il bello delle città (bene comune) è oggi un potente motivo di attrazione turistica e dunque commerciale.

24 Responses to Vignola da bere. La città bella e i dehors

  1. ziva ha detto:

    e il dehor del Viola Caffè dove lo mettiamo?
    a questo punto guardiamoli tutti i dehor…..
    anche le sedie a sdraio nell’aiuola verde vicino al bar acquerello. passi il gazebo, ma le sedie a sdraio……mi sembrano eccessive……
    Se vogliamo riqualificare, e sono più che d’accordo, allora riqualifichiamo tutto. non ci devono essere figli e figliastri……. poi ce ne saranno altri di dehor che neanche ricordo. non è che se sono al di fuori delle mura li accettiamo anche se brutti. Vignola facciamola bella, ma tutta Vignola, non solo il suo cuore…..

  2. anto ha detto:

    le rispondo con una mitica battuta di toto’ MA MI FACCIA IL PIACERE…

    • Emmo ha detto:

      De Curtis lo lasciamo dov’è, ma che il dehor del Bar Corso racchiuda in se il brutto assoluto mi pare strano, dopo la devastazione di Corso Italia e le splendide fontane sciaqua palle credo ci possa stare di tutto lì.
      Oppure no. Abbattiamolo!
      Poi ci si lamenti pure, “…in centro non ci va più nessuno…”

      • ziva ha detto:

        e non dimentichiamoci del meraviglioso parcheggio di corso italia…… usato pochissimo peraltro. Ma poi, a proposito di parcheggi, noi vignolesi dovremmo farci un pò un esame di coscienza. i parcheggi ci sono, da lavabo, in piscina, qua e là nei dintorni. E’ che noi vorremmo parcheggiare esattamente di fronte al negozio/bar dove dobbiamo andare e non abbiamo intenzione di cambiare. Personalmente credo che due passi non ammazzino nessuno anzi rilassano. Poi vogliamo fare tanto i “verdi”?!!!! Mah!!!!

      • ziva ha detto:

        a proposito Emmo, hai ragione, il Gabiot non racchiude in se “Il brutto” assoluto…..anzi.

  3. ziva ha detto:

    nel senso che????……facciamo bella solo Vignola centro o teniamoci tutti i dehor?
    Ah, il maiuscolo è quantomeno fuori luogo. Qui si discute, non si urla!

  4. ziva ha detto:

    Vignola da bere…. facciamoci un Ramazzotti e via…..

  5. Simona ha detto:

    Personalmente trovo che l’angolo del bar aquarello sia carino d’estate, e quel tanto “artistico” e originale da essere adatto ad un centro storico. Ma sono gusti personali. Il dehor del bar corso effettivamente è pesante come struttura, imponente. Spero però, con molta realpolitik che dopo aver concesso i permessi, l’amministrazione non se li rimangi. Perchè ormai la frittata è fatta, e non deve essere l’imprenditore che ha investito, e seguito le regole, ottenuto i permessi a pagarne le spese.

    A modena è successo qualcosa di simile al caffè dell’orologio in piazzetta delle OVA. La sovrintendenza ha detto che la struttura non era adatta, e che per legge trattandosi di centro storico, andava chiesto il loro parere. Dunque il Comune ha fatto smantellare dopo aver dato i permessi. Brutto messaggio agli imprenditori: il proprietario del bar non solo ha rispettato le regole, e investito, ma ha scoperto che cheidere i permessi non basta, se di fronte si ha un’amministrazione che non compie i passi dovuti.
    Se ai cittadini vignolesi questa cosa non piace, ebbene ne tengano conto nelle urne.

    • ziva ha detto:

      se fanno togliere il “gabiot” mi intristisco veramente. non si può dire “sì” far spendere soldi, e non pochi, a un commerciante per poi fargli togliere tutto a lavoro ultimato…..

  6. Davide ha detto:

    credo che se discutiamo su cosa è bello e cosa è brutto potremmo andare avanti per anni…
    una discussione costruttiva può essere fatta sulla funzionalità e cioè se portino più vantaggi alla collettività 6 parcheggi o un bar più ampio in grado di portare giovani (vignolesi e non) a vivere il centro…

    certo che i vignolesi si lamentano quando non si fa niente e si lamentano ancor di più quando si fa qualcosa…

  7. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Nel modo più sintetico possibile provo a riassumere le considerazioni (per me) più convincenti. (1) Ci sono luoghi di Vignola che meritano un’attenzione maggiore, una tutela maggiore? Secondo me sì. In primo luogo il centro storico. Per il suo valore. Perché é comunque la zona più caratteristica di Vignola. Chi condivide questa valutazione dovrebbe anche essere d’accordo sul fatto che in centro storico si dovrebbero valorizzare gli spazi naturali, piuttosto che aggiungere dehors o “gabiot”. Personalmente vorrei più attività di qualità in centro storico. Bene l’Osteria della Luna. Bene il Bar Acquarello. Bene tutti gli esercizi pubblici che investono per usare gli spazi esistenti, per abbellirli, per riqualificarli. Senza aggiungere strutture che nascondono, ostacolano, abbruttiscono. Per me il dehor del Bar Corso appartiene a quest’ultima tipologia. (2) Nelle altre zone della città, nelle zone di minor valore paesaggistico, può essere tollerato un diverso compromesso. Può essere tollerata la presenza di dehor. La presenza del dehor del Bar Snoopy, così come quella del dehor del Viola Caffé mi disturbano meno. Essenzialmente perché non sono collocati nel centro storico di Vignola. Poi anche ad essi bisognerebbe richiedere una maggiore attenzione all’estetica. Ovvero al contributo all’abbellimento dei luoghi. (3) I dehors esistenti a Vignola sono sorti sulla base di progetti che miravano a garantire essenzialmente, quando non esclusivamente, funzionalità. Copertura, delimitazione, protezione verso l’esterno: queste le funzioni da garantire. E l’aspetto estetico? Quasi nessuno l’ha curato. Possiamo invece chiedere ad ogni esercizio pubblico che intenda utilizzare lo spazio pubblico anche di prestare attenzione all’estetica? Anche di dare un contributo all’abbellimento dei luoghi? Ecco, forse qualcosa in più si può fare su questo fronte. Vuoi fare un dehor? Bene. Con la sua realizzazione collochi anche un’opera d’arte. Come molti commentatori hanno osservato la discussione sul bello (o sul brutto) sarebbe senza fine. Però, possiamo almeno far sì che questi dehor, oltre ad essere leggeri, essenziali, siano accompagnati da un’opera di un artista? E’ chiedere troppo? Oppure non sarebbe, questo, un modo per abbellire la città? Davvero non si potrebbe fare? Forse è qui che occorrerebbe un po’ più di coraggio. Tanto da parte dell’amministrazione comunale, quanto da parte dei privati. E’ una prospettiva che andrebbe esplorata … (4) Il centro storico soffre anche della presenza delle auto. Anche qui ci vuole un po’ di coraggio e capacità di lavorare seriamente. Virginio Merola, candidato alle primarie del PD a Bologna, annuncia la pedonalizzazione del centro storico (parti) di Bologna. E’ possibile perseguire questo obiettivo anche a Vignola, senza metterne a rischio la vocazione commerciale? Direi di sì. E’ questo anche il pensiero dei vignolesi (e non) che hanno partecipato ad un’indagine promossa dalla lista di cittadini Vignola Cambia. Un’indagine che vuole essere “un sasso nello stagno della politica del giorno-per-giorno”, una politica che non si pone obiettivi ambiziosi e che, probabilmente, non li sa neanche perseguire. Proviamo a pensare un centro storico pedonalizzato, se non in tutto, almeno nella sua parte centrale (lo si potrebbe fare in modo agevole lungo l’asse via Bonesi-via Bernardoni). Proviamo a pensare a quello spazio riempito di iniziative, ma anche con tavoli di bar, pub, osterie. Proviamo a pensare a bambini, anziani, turisti che in quel perimetro girano tranquillamente, conversano, giocano …

    • melli ha detto:

      Sinceramente la tua mi sembra la classica mentalità provincialotta e di paese, consiglio: guarda avanti….

      • Andrea Paltrinieri ha detto:

        Il dibattito sui centri storici e su come renderli più vivi e più vivibili si accende oramai in diverse città. Thomas Casadei, consigliere regionale del PD, interviene qui sul centro storico di Forlì e sulla richiesta di Confcommercio di aumentare le zone di sosta gratuita:
        http://www.romagnaoggi.it/forli/2010/12/31/181881/
        Rendere più vivibili i centri storici, non solo per i “consumatori”, ma anche per i cittadini residenti (e per i turisti), vuol dire diminuire la presenza di auto. Certo, bisogna che ci mettiamo tutti nella testa che per vivere bene la città è bene lasciare le auto un po’ “fuori mano”. Si tratta di fare qualche centinaio di metri a piedi. Lo so che secca. Ma bisogna che ci adattiamo. Se vogliamo migliorare l’ambiente urbano in cui passiamo ancora oggi una parte significativa della nostra vita. A Melli risponderò un’altra volta. Quando sarà stato in grado di articolare linguisticamente UN argomento.

      • sergio smerieri ha detto:

        Io sto con la provincia e col provincialismo… lo trovo un valore…e alcuni dati (flussi di persone che vanno ad abitare nei paesi di provincia lasciando le città, qualità dei servizi, qualità dei rapporti interpersonali ecc ecc )cominciano a darmi ragione…c’è una grande riscoperta della provincia in quanto stile di vita…e non è certo un dehor che fa “città” e cittadini…

  8. sergio smerieri ha detto:

    Dati alla mano: tra la ristrutturazione di piazza Braglia e il Gabiot, in centro storico sono venuti a mancare almeno 30 posti auto (e sono stato basso)… considerato che molti dei posti auto sono occupati da: impiegati di Banca/banche, commesse, titolari di negozi, avvocati e commercianti… resta poco posto per il visitatore occasionale. Mia idea: un piano del mostruoso parcheggio in piazza doveva essere dato a quel tipo di utenza. Con un contratto annuale, detraibile, rinnovabile e…. qualificante. Astambein? no!

    • ziva ha detto:

      bravo Sergio… astambein….. o asestabein….
      in fondo ognuno ha il governo che si merita, mi pare che qualcuno avesse detto un giorno di tanto tempo fa….. Simona ha ragione. teniamolo presente alle prossime votazioni. la lamentazione fine a se stessa non serve a nulla.

  9. Edoardo ha detto:

    3 punti:
    le valutazioni di fattibilità degli interventi di dehors eccetera dovrebbe essere COORDINATI. Si è speso una marea con il progetto Astambein e poi non si applica nulla. Perchè sono così diversi esteticamente gli interventi di Acquerello e Corso? Son stati fatti nello stesso anno. Credo che semplicemente ci siano persone poco competenti in comune nel valutare i progetti. Probabilmente sono i soliti dipendenti vecchi e poco aggirnati.
    2. C’è una corsa alla riqualificazione, che passa però per “regali” urbanistici a certi bar (acquerello e caffetteria clo ad esempio). Chiaramente Viola e Corso non si devono sentir danneggiati. Credo però che se si decidono dei criteri di coordinazione e buon gusto debbano essere RISPETTATI.
    3. Il centro storico fa schifo. E’ un’appendice caotica e mezza morta della città. e’ una cosa molto lunga e complessa da affrontare, e l’amministrazione “debole” di oggi non ne ha in nessun modo le capacità intellettuali. Potrebbe essere uno dei luoghi più identitari della città, credo che su terre di castelli esteticamente sia il più degradato.

  10. Disgustato ha detto:

    In questa discussione c’è troppa retorica e falsi moralismi…..
    Signori lasciamo perdere un attimo il “vaporetto” “fermata dell’autobus” “pedana” “gazebo” “gabiot” ecc ecc.
    Stiamo accusando o meno un commerciante che ha fatto un investimento NON indifferente, chiedendo PRIMA tutte le autorizzazioni e credetemi , non sono poche ,oltre al comune c’è USL e SABA gestore parcheggi….

    Volevo far chiarezza anche su alcuni punti (ho letto strafalcioni non indifferenti , perchè molti parlano per sentito dire, male comune in un piccolo paese che vuol essere città, manca ancora la testa per questo)

    1° i parcheggi NON sono 6 ma 4 tra l’altro 1 completamente perso per l’inclinazione a 45° dei parcheggi (persi mezzo a sx e mezzo a dx)

    2° i soldi per l’occupazione NON vengono presi dal comune , i parcheggi sono gestiti da SABA (parcheggio interrato) e il costo non indifferente per il gestore è di 1 euro all’ora per 4 parcheggi per 6 giorni per 54 settimane escluso i festivi…. se volete fare i conti…

    3° Piacere o non piacere è personale , di fatto è una struttura smontabile , ma è sbagliato dire che la struttura copre i negozi a fianco , guardate tranquillamente le foto , una macchina parcheggiata è più alta e coprente della struttura in vetro…

    Ma premesso ciò , secondo me i veri problemi di Vignola sono altri e ve ne faccio una breve lista :

    1 Piazza Braglia è stata riqualificata.. (per chi !?)
    Vignolesi ne vedo assai pochi , i parcheggi spariti (poi guardiamo i 4 del bar corso) tutti i negozianti si sono lamentati è servito?
    Parliamo dello splendido passaggio pedonale , tra corso italia e piazza Braglia , dove la gente continua ad attraversare all’inizio di via battisti, che quando una macchina si deve immettere guarda verso il ponte con il rischio di investire il pedone (le strisce sono 20 metri sopra ma nessuno le usa….)
    Costava tanto mettere una barriera per impedire ai pedoni il passaggio??!
    Sicuramente dopo che ci sarà scappato il morto le metteranno….

    2 Varie ciclabili (NON usate o usate pochissimo!) quante volte faccio via caselline , resistenza e gente anziana o extracomunitari per la strada….
    Viale Mazzini con le 2 ciclabili ai lati , una volta sistemate non erano meglio e costavano meno che l’intervento SACRIFICALE di via Battisti!??!?
    Unica strada che viene da Bologna ridotta a una viuzza di quartiere !!
    Gli autobus che devono girare per tornare in piazza , bel giro..complimenti..
    La nuova ciclabile dietro al cimitero (Via Della Pace via Barella) che arriva alla rotonda più bella d’italia (la frittatina) c’era una piazzetta con innumerevoli parcheggi, l’hanno più che dimezzata.
    La rotonda dove nascerà il nuovo polo , considerando il traffico che ci verrà è già sotto misura ,senza contare come è segnalata (ci sono già stati numerevoli incidenti)

    Non parliamo poi di come si è ridotta la viabilità a Vignola , per chi entra in centro e vuole uscire verso Bologna o tornare a Modena è obbligato ad imbottigliarsi in Trento Trieste , facendo lunghe file , tra le auto che vengono da via Paradisi , via Minghelli dal centro e da Bologna….per poi arrivare in cima alla via e vedere quell’orrore di “GABIOT” che fa di Vignola una cittadina di serie B…………

    Con tutti i veri problemi che abbiamo (solo di viabilità) , si sta qui a discutere di un dehor….

    • ziva ha detto:

      che dire Disgustato, la viabilità a Vignola fa ribrezzo, ma non solo in centro. basta fare un giro dal nuovo asilo costruito vicino alla stazione delle corriere. gli abitanti chiedono come possono uscire di casa visto che dire che è un casino è poco. sul brutto o bello del dehor ognuno può dire la sua, non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace, di sicuro dare addosso al commerciante che ha fatto l’investimento non è corretto, ma mi pare di capire dal tono dei post che le critiche non sono rivolte a lui ma al comune che non ha adeguatamente valutato l’intervento proposto, magari chiedendo migliorie. sui parcheggi mi sono già espressa. voler parcheggiare di fronte al negozio che ci interessa è tipico di noi vignolesi alla faccia di chi si proclama “verde”…..
      per la rotonda spettacolare fatta dove dovrà nascere il famoso polo che dire….. tutte le volte mi sorprendo. soprattutto non capisco tanta velocità nel farla quando il polo pare ancora molto lontano. ci potevano spendere questi soldi in altro modo. e di “bisogni” vignola ne ha tanti.
      sulle ciclabili non usate da extracomunitari e anziani avrei da ridire. ci sono anche gli altri che non le usano……
      il passaggio pedonale in piazza braglia….. che dire…. ok per le barriere, ma un pò di coscienza civile ci vorrebbe. se ci sono le strisce usiamole no?!!!! non è poi così difficile, ma mi sembra che tutti siamo bravi a parlare, e mi ci metto in mezzo pure io, ma poi facciamo quello che ci è più comodo….. forse se tutti nel nostro piccolo cominciassimo a “migliorare” non credo ci sarebbe bisogno di barriere o di giri del perdono per raggiungere un posto a vignola, e qui chiamo in causa chi si occupa della viabilità che dovrebbe cominciare a fare un pò di valutazioni intelligenti.
      vedi il semaforo che c’è all’angolo del comune che di notte diventa lampeggiante. quanti incidenti ci sono già stati visto che la visibilità sia percorrendo via bellucci che venendo da borgo vecchio non c’è. e poi si ha un bel da dire che il limite è di 50 km orari. in quanti di notte lo rispettano? ma per piacere…… e qui mi altero davvero visto che ho rischiato di perderci una persona cara in un gran brutto incidente causato da un ragazzino alticcio che percorreva via modenese a velocità molto sostenuta e centrale nella strada….. ma non c’è stato verso di far qualcosa. come dici tu, disgustato, dopo che ci sarà scappato il morto si farà qualcosa…..

  11. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Su Modena Qui del 18 marzo 2011 (pag.8) la notizia di un ricorso al TAR (anzi, due) contro l’autorizzazione al dehor del Bar Corso. Contro questi provvedimenti il comune ha deciso di resistere, affidandosi all’avvocato Graziosi di Bologna. Emerge, tra l’altro, che il progetto originario aveva dimensioni ancora maggiori (75,5 mq anziché 57 mq). A fare ricorso al TAR sono proprietari e titolare del negozio a fianco, visto che il dehor, con il suo volume, compromette la visibilità del negozio. Vedremo l’esito di questa vicenda. Personalmente rimango convinto che quel dehor, collocato lì su Corso Italia, appena riqualifdicato, sia un elemento di ABBRUTTIMENTO del centro storico di Vignola. Comprendo gli interessi del titolare del Bar Corso che in effetti il giorno successivo (19/3), sempre su Modena Qui, afferma: “il dehor per me è fondamentale perché sta dando enorme benefici all’attività”. Ma non condivido la logica di premiare l’interesse privato a scapito dell’interesse pubblico. Perché di questo si tratta. Si tratta di un baratto tra interesse economico (del privato) e tutela del paesaggio urbano (interesse collettivo). Una amministrazione intelligente avrebbe promosso una diversa soluzione. Magari un percorso di incentivazione ad una diversa localizzazione del bar sempre nell’area del centro storico. Dicendo semplicemente: lì non si può fare. Perché abbassa la qualità (estetica) dell’area. E noi invece la vogliamo alzare. Peccato.

  12. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Continua, sempre (e solo) su Modena Qui, l’informazione in merito alla vicenda del dehor del Bar Corso. Dopo il primo articolo (18 marzo), un secondo (il 19 marzo) ed ancora oggi (20 marzo). Oggi sono riportate le dichiarazioni dell’assessore all’urbanistica Mauro Scurani che afferma l’intenzione dell’amministrazione comunale a raggiungere un accordo, un “compromesso”. Osserva anche, l’assessore Scurani, che “il dehor in sé non può essere ritenuto un elemento negativo perché tra l’altro ha portato ad un netto aumento della frequentazione del locale, e più gente che passa vuol dire anche più clientela potenziale per il negozio vicino.” Lascio ad altri il compito di valutare se è convincente l’ipotesi che l’aumento dei frequentatori del Bar Corso possa realisticamente determinare un incremento delle vendite dei capi di abbigliamento intimo nel negozio a fianco. A me preme ribadire l’aspetto ASSOLUTAMENTE NON CONVINCENTE della vicenda che neppure l’assessore Scurani sembra aver colto. Qui si è monetizzato un “bene pubblico”. Si è venduto un pezzo di estetica della città – che è un bene collettivo. Che il privato incrementi il proprio business è un dato di fatto. Ed è anche un elemento positivo, ma non in quel modo. Non secondo una modalità che “abbruttisce” (sì: abbruttisce) un pezzo del centro storico appena riqualificato. Ci aspetteremmo dall’assessore Scurani una visione un po’ meno mercantile della gestione della città. Ci aspetteremmo da lui anche una maggiore sensibilità ed attenzione verso il concetto di “qualità” e di “qualità estetica” del centro storico di Vignola. Anche su questo, su come tenere assieme sviluppo imprenditoriale del commercio e qualità urbana, “ci si può lavorare”. A patto di avere le idee chiare su quegli aspetti a cui non è bene rinunciare. La qualità (estetica) della città e del suo centro è uno di questi. Anche per questo motivo ho acconsentito alla pubblicazione, su Modena Qui di oggi, del ragionamento sviluppato sul tema su questo blog, da parte dell’arch. Eleonora Mariotti e mia.

  13. Disgustato ha detto:

    Mi scusi , lei nell’articolo di ModenaQui, parla ancora di estetica (sempre opinionabile , fino aprova contraria) ma sopratutto lamenta che “ruba” 4 posti auto.
    Si rende conto di quello che dice , proprio lei che sostiene questa fantomatica e bella riqualificazione del centro con annessa piazza Braglia (anche qui secondo lei , per altri , me ad esempio , proprio non piace e aggiungerei un dato di fatto , estremamente pericoloso lo svincolo il quale congestiona parecchio la viabilità di Vignola)dove di parcheggi ne sono venuti a mancare non solo 4….. e per sempre…..
    Ripeto un ennsima volta, puo’ piacere e non piacere… ma dire che “danneggia” i negozi vicini e come le sostiene mi pare proprio una (mi permetta) cretinata…..
    Sarei curioso (e per me lo potranno anche verificare) di vedere le entrate prima e dopo il Dehor ai 2 negozi vicini…..
    Mi creda (per esperienza) meglio molte persone davanti a una vetrina (quando non ci sono , la visuale con i vetri rimane inalterata ) che macchine parcheggiate le quali compromettono molto di più la visibilita del soprascritto. Da notare anche sulle foto l’altezza delle macchine e del dehor)

    Io chiederei anche un opinione su piace o non piace a tutti gli assidui frequentatori……
    Che credo non siano molto di meno di quelli a cui non piace….
    QUINDI !??!
    Cosa fare?
    Toglierlo e negare un piacere a buona parte della comunità ?
    Fare un danno economico non indefferente al gestore?
    Oppure accontentare a chi non piace , solo per un gusto personale??

    Potremmo stare a discuterne per giorni , mesi anni….come in politica o calcio…. chi dice bianco chi dice nero….. mai si troveranno a dire che è grigio…..nessuno dei 2 litiganti….

    Buonanotte

  14. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Caro Disgustato, non replico alle tue considerazioni sulle “cretinate”, ma cerco di stare alla questione. (1) Non è opportuno mischiare i piani, tra alcuni posti auto sottratti e la pedonalizzazione di una piazza (quella di Villa Braglia). Per valorizzare le parti più belle di una città occorre sottrarre la presenza delle auto. Così hanno fatto molte città italiane ed europee negli ultimi 30 anni. Così ha iniziato a fare anche l’amministrazione di Vignola (sindaco Adani). Anche rispondendo ad una “strategia” delineata per i 5 comuni dell’Unione nel 2006 (Piano delle strategie). Io sono del parere che farebbe bene a questa città ed ai suoi cittadini proseguire. Il che vuol dire pedonalizzare anche il centro storico, parzialmente o completamente. I parcheggi per le auto si spostano nella “periferia” del centro storico. (2) Qual’é il principale valore del centro storico? E’ un valore, appunto, storico-monumentale ed estetico. Vignola non ha una gran quantità di monumenti. Ne ha due e sono notevoli: la Rocca e Palazzo Barozzi. Attorno a questi non ci sono i palazzi signorili che troviamo in una città. Ma come abbiamo imparato a riconoscere, almeno dagli anni ’70, il valore di un centro storico non sta solo nei suoi singoli monumenti, ma nel tessuto di edifici, piazzette, strade strette e portici. Per questo esercita ancora oggi un suo fascino – nonostante le “ombre” che ancora lo caratterizzano. E per questo meriterebbe speciale tutela – in primo luogo dalle automobili! Se riconosciamo che il centro storico va tutelato e va tutelato come “paesaggio”, per preservarne il valore estetico, allora dobbiamo anche chiedere agli esercenti il rispetto di alcuni principi. E tra questi io metterei NO ai dehors. E invece SI a tavolini “in piazza” (o anche “in strada”, non appena un’amministrazione minimamente coraggiosa avrà deciso un’estensione delle aree pedonalizzate). Tu dici: ma in Corso Italia sono parcheggiate auto ed il dehor prende il posto di auto. Possiamo ragionevolmente pensare di rinunciare a quei parcheggi, togliendo le auto da Corso Italia? Mi sembra poco realistico. La priorità dovrebbe essere quella di eliminare i parcheggi NEL centro storico. E per raggiungere questo obiettivo il compromesso di mantenere le auto su quel lato di Corso Italia mi sembra accettabile. Visto il bisogno di posti auto A SERVIZIO del centro storico eviterei di rinunciare anche a quei 4 posti auto sottratti dal dehor del Bar Corso. Ma come risulta evidente il mio ragionamento non è basato principalmente su questo argomento. Ma su quello della tutela della dimensione estetica e paesaggistica del centro storico. Non c’é dubbio che il dehor del Bar Corso è più ingombrante e più impattante (es. in altezza) rispetto a quattro auto parcheggiate. Io penso che questo lo possono riconoscere tutti, anche coloro che non sono contrari a quel dehor. Cosa possiamo dunque fare per aiutare chi gestisce un esercizio pubblico, un pub, un’osteria? Magari incentivare il loro spostamento, la loro collocazione in quei punti dove possono usare gli spazi naturali della città per ospitare i tavolini per i clienti. Secondo me è questo che andava fatto. Era l’unico modo per coniugare sviluppo imprenditoriale (importante, visto che si vuole un centro storico “vivo”) e più qualità al centro storico. E’ la soluzione – l’ho già ricordato – messa in atto per l’Osteria della Luna, il Bar Acquartello ed il pub La vecchia piazza. Non è certo semplice, ma la strada è questa.

  15. Disgustato ha detto:

    Sono quasi totalmente d’accordo su quello che dice , ma ci sono alcuni punti che non tornano, non dovuti a quello che dice lei , ma a quello che è stato fatto a Vignola.
    Ma qui ci sarebbe da discutere per anni , senza arrivare mai a nulla parlo di 2 cose principali.
    Il parcheggio in piazza , dove è stata tolta una parte di Vignola per un parcheggio che si poteva fare OVUNQUE , ma NON li…..
    E poi piazza Braglia ,che per quanto se ne possa dire , una gran riqualificazione penso proprio non ci sia stata…….

    Volevo concludere con una “provocazione”…..

    Se ai signori di fianco al bar Corso , questo dehor porta cosi tanto danno , si figuri allo stesso bar quale danno ha provocato una piazza nuova fatta davanti ad un bar concorrente a soli 40 mt…..
    Probabilmente se avessero lasciato tanto marciapiede davanti al Corso come all’Acquarello , non ci sarebbe stato nessun dehor , ma solo tavoli e sedie come nei veri centri storici…..

    Purtroppo si sa come vanno le cose in Italia….. possiamo fare i perbenisti i moralisti…. mahhh..
    se non è zuppa e panbagnato….

    La saluto

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: