Cittadini stranieri a Modena e provincia. Dati e considerazioni sulle politiche locali

Il rapporto 2010 dell’Osservatorio sull’immigrazione – L’immigrazione nella provincia di Modena – è stato presentato questa mattina nella sala del consiglio provinciale, realizzando un vero e proprio seminario (vedi). Numerosi gli interventi in programma da parte delle istituzioni pubbliche modenesi. Il rapporto è ricco di dati relativi al cambiamento demografico, alla popolazione scolastica, al mercato del lavoro. Poiché una “buona politica” non può prescindere dalla conoscenza del fenomeno è bene dargli un’occhiata. Io, in particolare, focalizzo l’attenzione su tre aspetti: (1) la crescita della popolazione straniera nonostante la crisi economica; (2) le difficoltà che i giovani stranieri incontrano nei percorsi scolastici; (3) cosa succede nel mercato del lavoro. Chiude una riflessione sulla perdita di “presa” delle politiche di integrazione nel nostro territorio – il territorio dell’Unione Terre di Castelli. Non si tratta solo di difficoltà a mobilitare risorse. Ma di un vero e proprio downsizing concettuale. Mancano idee e volontà politica.

1 marzo 2010, Bologna. Primo sciopero dei migranti

[1] Al 31 dicembre 2009 la popolazione straniera residente nella provincia di Modena ammontava a 82.596 unità, pari all’11.9% della popolazione residente complessiva. Cinque anni prima (al 31 dicembre 2004) era pari a 49.921 unità (7,6%). Negli ultimi 5 anni, dunque, la crescita è stata del 65,5%. Il trend di crescita, mai interrotto, evidenzia picchi in occasione di sanatorie e regolarizzazioni. L’ultima di queste (regolarizzazione di colf e badanti) manifesta i suoi effetti nel corso del 2010. Al 30 settembre 2010 risultavano iscritti all’anagrafe ulteriori 5.400 stranieri. Oggi pertanto la popolazione straniera in provincia ammonta a circa 88.000 unità (12,6% della popolazione residente). Tale popolazione non è distribuita in modo omogeneo nel territorio provinciale. La percentuale più alta si ha nel distretto di Modena (equivalente al Comune di Modena): 13,6%. Segue a ruota il distretto di Vignola con il 13,0%. Il distretto di Vignola è anche il distretto che evidenzia la crescita più accentuata della popolazione straniera nel quinquennio 2004-2009: +80%. Se guardiamo all’incidenza degli stranieri a livello di singolo comune il comune di Vignola risulta al quarto posto (con 3.644 stranieri residenti pari al 14,9% della popolazione complessiva), preceduto solo da comuni più piccoli (nell’ordine: San Possidonio 16,0%; Spilamberto 15,5%; Novi di Modena 15,4%). Nella distribuzione territoriale degli stranieri residenti risulta un dato significativo. Mentre in passato (ed in parte ancora oggi) le percentuali più elevate si trovavano nei comuni in zone economicamente e territorialmente marginali (oltre a San Possidonio che una sua precocità insediativa per fattori contingenti, si distinguevano le direttrici appenniniche lungo il Secchia – Prignano e Serramazzoni – ed il Panaro – Guiglia e Zocca, sostanzialmente per il più basso costo degli affitti), oggi la presenza di Spilamberto e Vignola nella top five (rispettivamente secondo e quarta sui 47 comuni della provincia) evidenzia un cambiamento dei modelli insediativi. Frutto di una fase più matura di insediamento e stabilizzazione. E che però richiede, per questi comuni (e più in generale per l’Unione Terre di Castelli), anche un maggior impegno nelle politiche d’integrazione. Che non c’é.

Donne straniere ad "Autunno a Vignola" (foto del 9 ottobre 2010)

[2] Se gli stranieri sono oramai il 14% tra la popolazione complessiva, assai più alta è la loro incidenza sulla popolazione minorile, dunque scolastica. Se guardiamo alla popolazione straniera per fasce d’età, vediamo che gli stranieri in età 0-14 anni sono il 18,4% della popolazione provinciale (dati al 31 dicembre 2009). Il primato provinciale spetta a Novi di Modena (30,3%). Anche in questo caso Spilamberto e Vignola sono ai primi posti (rispettivamente con 25,8% e 24,0%). In provincia di Modena, d’altro canto, vi sono 26,9 stranieri su 100 nati (2009). Sono dati che si trasferiscono sostanzialmente alla popolazione scolastica provinciale, dove (a.s. 2009/2010) gli stranieri sono il 16,4% nella scuola primaria (elementare); il 16,0% nella scuola secondaria di I grado (media); l’11,5% nella scuola secondaria di II grado (superiore). Nel distretto di Vignola tali percentuali sono più alte (e risultano inferiori solo a quelle del distretto di Mirandola): 18,0% nelle scuole primarie; 18,5% nelle scuole secondarie di I grado; 15,5% nelle scuole secondarie di II grado (questo è il dato più alto a livello provinciale). Sappiamo delle difficoltà che il sistema scolastico ha di accogliere e formare in modo efficace questi alunni (seppure la maggior parte di essi risultino nati in Italia o arrivati da noi molto piccoli). Qui si intreccia la mancanza di adeguate politiche nazionali – il ministro Gelmini si è preoccupato soprattutto di provvedimenti demagogici tipo il tetto del 30% agli alunni stranieri per classe (demagogici perché inapplicabili e perché mancano stanziamenti di risorse per affrontare seriamente il problema: vedi) – con sottodimensionate politiche locali. L’Unione Terre di Castelli, d’altro canto, ha pasticciato di suo sulla materia, per cui l’inizio dell’anno scolastico è risultato caratterizzato da incertezze e ritardi (vedi). Bisognerà riuscire a far meglio, visto che, soprattutto per gli stranieri, la scuola svolge una funzione di istruzione, di socializzazione e di formazione del “senso delle istituzioni” (una risorsa non indifferente ai fini dell’integrazione “civile”).

1 marzo 2010, Bologna. Mostra "Tra di noi" in occasione della prima giornata nazionale di sciopero dei migranti

Qualche considerazione (e preoccupazione) meritano i dati sui percorsi scolastici degli stranieri, con riferimento alla scuola secondaria di II grado. Si conferma, in proposito, la concentrazione in alcuni indirizzi di studio tecnico-professionali. Un fenomeno definito “canalizzazione del percorso di studio”. Il fatto è che gli stranieri sono il 48,0% negli istituti professionali (a.s. 2009/2010); il 31,2% negli istituti tecnici; e solo l’11,9% nei licei e istituti magistrali. Dai dati dell’Istituto Primo Levi di Vignola sappiamo che nelle classi prime gli stranieri sono più del 50% degli alunni complessivi (vedi). Il rapporto provinciale commenta in modo asettico: “Ciò determina per i giovani stranieri un maggiore afflusso verso indirizzi immediatamente professionalizzanti. In altri sistemi formativi dell’Europa occidentale, questo fenomeno viene identificato come fattore di disuguaglianza educativa, con una conseguente riproduzione di differenze nell’accesso al mercato del lavoro e nella successiva carriera.” (p.88) In altri sistemi formativi … In realtà la stessa conclusione vale da noi! E’ bene interrogarsi su questa situazione, piuttosto che distogliere l’occhio. Per due ragioni. C’è innanzitutto una ragione di equità che dovrebbe spingere a politiche attive che minimizzino il rischio che siano “canalizzati” verso scuole professionali anche stranieri “dotati”, solo perché stranieri. C’è in secondo luogo una considerazione di tipo sociale da fare, inerente aspettative e “sentimenti” delle cosiddette seconde generazioni. Mentre le “prime” generazioni di stranieri – quelle arrivate adulte in Italia – si adattano ai “posti cattivi” che offre loro il mercato del lavoro italiano perché comunque sono consapevoli del miglioramento economico conseguito rispetto ai concittadini rimasti al paese di origine, le “seconde” generazioni, crescendo in Italia, formano aspettative non dissimili dai loro coetanei italiani, ma sperimentano poi percorsi di marginalizzazione lavorativa proprio in conseguenza del fenomeno della “canalizzazione” del percorso di studio. Il rischio è che si alimenti sentimenti ed atteggiamenti di marginalità e frustrazione, socialmente dirompenti. Per questo motivo sarebbe in ogni caso opportuno l’attivazione di politiche di incentivazione e sostegno del merito tra gli studenti stranieri (es. con borse di studio o altre forme di intervento che suppliscano al deficit di risorse familiari). Purtroppo ad oggi non si vede nulla su questo fronte. Tantomeno a livello locale.

1 marzo 2010, Bologna. Mostra "Tra di noi" in occasione della prima giornata nazionale di sciopero dei migranti

[3] Chi pensava che la crisi economica determinasse l’espulsione dal mercato del lavoro dei lavoratori stranieri ha dovuto ricredersi. Il rapporto afferma che “rimane scarsamente realistica l’ipotesi di un ritorno di massa nei Paesi di origine” (p.123). Già i dati a livello locale sull’andamento delle iscrizioni anagrafiche (residenze) suggerivano che non è questo l’effetto della crisi, visto che l’anagrafe registra una crescita dei residenti stranieri a fronte di una stabilità dei residenti italiani (vedi). Anche i dati dell’Osservatorio sul mercato del lavoro della Provincia di Modena confermano questa situazione. Infatti l’incidenza degli stranieri sugli occupati è rimasta stabile nel 2008 e nel 2009 (anche se ciò è il risultato di una contrazione del mercato del lavoro e, allo stesso tempo, di una lieve riduzione degli occupati stranieri). I dati INAIL evidenziano infatti una lieve diminuzione degli occupati stranieri in termini assoluti (52.608 nel 2009 contro 53.687 nel 2008), mentre invece la loro percentuale sul totale degli occupati non cambia (19,9% nel 2009 contro 19,8% nel 2008) (p.129). Questo andamento è inoltre il frutto della composizione di tendenze occupazionali diverse settore da settore: si riducono gli occupati stranieri nell’industria e costruzioni tra 2008 e 2009 (-1.679), così come nel commercio e servizi (-871), mentre cresce invece il numero degli occupati nei servizi pubblici e sociali (+893). Insomma, anche i dati relativi a due anni di crisi evidenziano una persistenza tanto degli occupati stranieri quanto dei residenti stranieri. Nessuna “fuga di massa”. Nessun rientro nel paese di origine, se non per minoranze di stranieri. Questo, almeno, il dato che ci consegna il periodo fino al 2010.

1 marzo 2010, Bologna. Mostra "Tra di noi" in occasione della prima giornata nazionale di sciopero dei migranti

[4] Vignola e il territorio dell’Unione Terre di Castelli è secondo solo a Modena per incidenza di stranieri residenti. E secondo solo al distretto di Mirandola per alunni stranieri nelle scuole del territorio. A Vignola il 34,0% della popolazione in età 0-2 anni è straniera (38,0% a Spilamberto). La crescita della popolazione straniera presente e residente continua, nonostante la crisi economica. Sono dati che dovrebbero spingere oggi, ancora più che in passato, le amministrazioni comunali a promuovere politiche di integrazione. Vi sono per così dire politiche “naturali” di inserimento lavorativo ed abitativo (che vedono però tuttora una presenza significativa di lavoro “in nero” e di affitto “non regolare”). La presenza di forti organizzazioni sindacali è certamente un ausilio sia all’integrazione, specie nei contesti di lavoro, sia all’emersione da situazioni di irregolarità. Manca però sul territorio uno “sportello” finalizzato a contrastare i fenomeni di “discriminazione” e che dunque si affianchi e supporti i cittadini stranieri che si trovano a fronteggiare la variegata fenomenologia delle situazioni di irregolarità. Allo stesso tempo mancano progetti ed iniziative volte a “promuovere la legalità” presso gli stranieri residenti ed occupati nel territorio – almeno in termini di conoscenza dei diritti e dei doveri. Le ultime iniziative in materia risalgono a qualche anno fa. Nella passata legislatura l’Unione Terre di Castelli si era contraddistinta per l’esperienza del Forum dei cittadini stranieri (nata da un emendamento al bilancio promosso da chi scrive) – ma oggi questa “istituzione” langue ed è alla ricerca di una più chiara mission. Se lascio da parte questa esperienza – caratterizzata comunque da luci ed ombre – non vedo nulla di significativo fatto a Vignola e dintorni negli ultimi 5 anni. Segno della mancanza tanto di consapevolezza dell’importanza del fenomeno (che come abbiamo visto non è scalfito, almeno sino ad ora, dalla crisi economica), quanto di un pensiero forte su come affrontarlo nelle sue articolazioni. Segno, in sintesi, della fragilità politico-culturale di chi amministra la città.

Kebab a Vignola. Cresce la presenza degli esercizi commerciali "etnici" (foto del 27 marzo 2009)

Intanto il fenomeno della “canalizzazione” del percorso di studio determina forti squilibri e forti iniquità – ma nessuno sembra occuparsene. Invece il fenomeno andrebbe affrontato con determinazione oggi, per evitare di dover fronteggiare disordini sociali più marcati tra dieci o vent’anni. Assai poco, inoltre, si è fatto per dare “autonomia” e chances occupazionali alle donne straniere – un obiettivo legato anche a contrastare la fragilità economica dei nuclei familiari in cui c’è un unico percettore di reddito. Nulla è stato fatto in termini di promozione dell’associazionismo straniero o misto (meglio) – solo un’associazione ghanese a Castelnuovo è sorta negli ultimi 5 anni. Nulla è più stato fatto dopo la bella esperienza del 2003-2004 del video Racconto straniero (regia di Daria Menozzi), in termini di produzione di materiale di conoscenza del fenomeno per i cittadini italiani – anche questo un modo per contrastare le derive xenofobe che caratterizzano una parte della nostra società. Anzi, una delibera della giunta dell’Unione Terre di Castelli (n.82 del 19 agosto 2010) finalizzata a promuovere l’integrazione si risolve con l’indicare l’esigenza di potenziare l’organico della polizia municipale! Strana idea dell’integrazione. Eppure a Vignola oggi – dicembre 2010 – gli stranieri residenti sono più del 15% della popolazione residente complessiva. E questo dato continua a crescere anno dopo anno – crisi o non crisi. Una politica seria si porrebbe l’obiettivo di governarlo, di sviluppare relazione tra le istituzioni e le “comunità” straniere, di promuovere oggi politiche per l’integrazione (magari anche con l’intento di prevenire più acuti disordini sociali domani). Non necessariamente tutte le politiche, tutti gli interventi richiedono investimenti o risorse. Alcuni sono praticamente a costo zero. Rientra in questa categoria l’enfatizzazione rituale della consegna della cittadinanza (vedi). Può sembrare una banalità, ma c’è un gran bisogno di istituire relazioni tra gli stranieri che risiedono e lavorano da noi e le istituzioni pubbliche. Creare relazioni. Creare legami. Nel tentativo di promuovere un minimo senso di appartenenza. Peccato che nulla si veda all’orizzonte da parte di chi amministra questa città. Evidentemente il tema è ritenuto un po’ troppo scomodo. Meglio “coltivarsi” altre categorie sociali ed economiche. Un piccolo tentativo di scalfire questo atteggiamento immobilista è posto in essere dalla lista di cittadini Vignola Cambia che ha presentato una mozione per il prossimo consiglio comunale affinché la consegna della cittadinanza ai cittadini stranieri avvenga tramite un piccolo rituale che coinvolga gli interessati, il consiglio comunali, i cittadini. Per Vignola si tratta di diverse decine di stranieri ogni anno (vedi). Staremo a vedere.

Lo sportello vignolese del Centro servizi per cittadini stranieri (foto del 17 ottobre 2009)

PS Al seminario di presentazione del rapporto sull’immigrazione nella provincia di Modena non c’era alcun amministratore dell’Unione Terre di Castelli e dei comuni del territorio, con l’eccezione del consigliere PD di Castelvetro Bruno Ciancio (delegato del comune per l’immigrazione). Anche questo è un segno.

2 Responses to Cittadini stranieri a Modena e provincia. Dati e considerazioni sulle politiche locali

  1. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Il comune di Vignola avrebbe pure un assessore con delega al sociale, dunque competente per le politiche di integrazione dei cittadini stranieri. Si tratta dell’assessore Maria Francesca Basile. Il fatto è che “competenti” non ci si inventa. Dunque su questo fronte – che pure è assai rilevante per Vignola, visto che il 15% dei residenti sono stranieri – nei primi 18 mesi di legislatura non è stato fatto nulla di significativo. Vorrei essere smentito. Vorrei che qualcuno provasse ad argomentare il contrario. D’altro canto era difficile aspettarsi “di più”. Basta infatti leggere la Relazione previsionale per il 2010, preparata dalla giunta ed approvata dal consiglio comunale (con il voto a favore solo di PD e IdV). Della presenza degli stranieri e delle politiche da fare localmente se ne parla a pag. 18. Si citano solo due attività. La prima: “potenziare il ruolo del Forum per l’integrazione sociale dei cittadini stranieri”. Però qui nel 2010 non è stato fatto nulla. Il forum è in stand by. In precedenza era stato impostato come fosse un’associazione culturale, evitando, invece, di usarlo come luogo di discussione e confronto delle politiche per la casa, degli strumenti di governo del mercato del lavoro, ecc. Su questi ambiti, in effetti, non c’é un solo provvedimento nato dal Forum (un corso sulla sicurezza dei lavoratori del distretto delle carni è stato ideato fuori dal Forum e fatto passare come iniziativa del Forum). La seconda: un corso di 4 incontri di cucina “interculturale” – Cosa bolle in pentola – realizzato nell’ambito del CTP di Vignola. Se così stanno le cose è evidente la “povertà culturale” di chi amministra questa città. E’ vero che la materia è delegata all’Unione Terre di Castelli (che non sta facendo, in proposito, nulla di più). Ma Vignola, a mio modesto parere, dovrebbe avere la capacità di formulare progetti o di far emergere nuovi ambiti di intervento. Che poi sono noti da tempo e sono quelli ricordati nel post. Io, ad esempio, trovo indegno di un paese civile non essere in grado di “fare orientamento” scolastico in modo da non riprodurre o accentuare le disuguaglianze economiche e sociali esistenti. Trovo urgente sviluppare azioni per dare autonomia (es. l’uso della bicicletta, motorino o automobile) e formazione mirata all’inserimento lavorativo alle donne straniere. Su entrambe le questioni si sta facendo zero. Per questo insisto nel dire che servono amministratori con ben altra capacità di visione e con ben altra capacità di fare le cose.

  2. L. Credi ha detto:

    Ciao Andrea,

    Ti ringrazio come persona per l’articolo che hai scritto, apprezzandone soprattutto la comparazione che fai con il resto dell’Europa… Diciamo per non dire nulla che non sia informale, ora, ogni tanto, risiedo fuori Italia ed é giustissimo quello che hai detto.
    Debbo dire che credo ci sia la volontà, a livello locale, di risolvere certi problemi, ma spesso, anzi quasi sempre nella nostra zona, non si riesce a fare nulla per esempio contrariamente alla Toscana.
    Perchè?
    Innanzitutto, c’é un protagonismo da parti dei leader locali della sinistra, che li porta a voler essere sempre in prima pagina, sapere tutto di tutto (spesso sono dei veri incompetenti), per poi stressarti fino all’inverosimile nel chiederti consigli (da dare di nascosto, sono loro gli unici “preparati”) se sei competente di qualcosa. Quindi il miglior modo per aiutare i nostri amici stranieri, che ci aiutano in tante attività, non ultima l’assistenza agli anziani, é di fare un completo lavaggio del cervello a non sempre coltissimi esponenti della sinistra locale.

    Luciano

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