Amministrare 2.0? Riflessioni sulla democrazia locale a Vignola

L’amministrazione comunale di Vignola ha organizzato quattro incontri (dal 18 settembre all’11 novembre) dedicati al tema “la trasparenza al servizio del cittadino”. Il primo (18 settembre) dedicato al nuovo URP, un progetto che vedrà la luce nel 2011 (ma era stato annunciato per il 2010). Il secondo (9 ottobre) sulla società Vignola Patrimonio Srl (qui non si rifletteva su nuovi “strumenti di trasparenza”, ma si davano informazioni sulla nuova società – per una valutazione: vedi). Il terzo (16 ottobre) dedicato al tema della trasparenza nella gestione degli appalti (anche questo a raccontare le norme esistenti, non strumenti innovativi). Il quarto (11 novembre) dedicato al tema, accattivante e di moda, dell’amministrare 2.0 (il riferimento è al cosiddetto web 2.0). Gli incontri sono risultati scarsamente partecipati, come spesso avviene agli incontri organizzati dall’amministrazione Denti. Se togliamo un po’ di dipendenti pubblici (precettati?) e qualche consigliere comunale, la media dei partecipanti “esterni” è di circa 5 ad incontro. Il dato della partecipazione è indicativo, ma potrebbe non essere un buon indicatore della rilevanza del tema e della qualità della discussione. In effetti il tema è assai rilevante – la qualità dei contributi e dei progetti molto meno.

Luoghi di informazione per il cittadino: Urban Center a Bologna (foto del 30 giugno 2009)

Ma quest’ultimo aspetto è conseguenza della scarsa chiarezza e della visione un po’ banale del tema che hanno gli amministratori che hanno promosso gli eventi – il vicesindaco Mauro Montanari e l’assessore alla “trasparenza della pubblica amministrazione” Maria Francesca Basile. L’assessore Basile era talmente coinvolto ed impegnato nel tema che ogni comunicati stampa relativo a ciascuno dei quattro eventi ha riportato la sua medesima, identica dichiarazione: “Gli incontri sono rivolti a tutti gli amministratori dei Comuni dell’Unione Terre di Castelli, nonché ai cittadini e mirano ad approfondire e far comprendere strumenti e modalità che governano gran parte dell’agire istituzionale. E’ un modo per condividere informazioni e risorse con i cittadini in vista di una reale e fattiva partecipazione di tutti al governo della città.” Tra l’altro – lo noto di sfuggita – la delega dell’assessore Basile riguarda la “trasparenza della Pubblica Amministrazione”. Troppa grazia! Ci accontenteremmo che facesse fare qualche passo in avanti anche solo alla trasparenza del Comune di Vignola, su cui qualche “potere” l’avrebbe. E sarebbe già tanto. “Trasparenza”. “Condividere informazioni”. “Partecipazione di tutti al governo della città”. Non c’è dubbio che esista un nesso tra questi tre “impegni”, anche se non si tratta certamente della stessa cosa. Vi può essere cioè trasparenza senza partecipazione. E viceversa. E’ bene dunque provare a fare un po’ di chiarezza, visto che il tema – 4 conferenze – sembra agitato più per dimostrare che si sta facendo qualcosa, piuttosto che per cambiare davvero la prassi “amministrativa”. In effetti è tipico dell’amministrazione Denti la tattica di presidiare ogni tema minimamente rilevante, magari anche sollevato dalle minoranze. Ciò al fine di poter comunque piantare una bandierina. Di poter comunque dire: “io questo l’ho fatto!”. E’ certo però che se uno va a vedere potrebbe scoprire che c’è solo il fumo (l’apparenza, l’immagine), ma non l’arrosto (la sostanza, il cambiamento vero della prassi politico-amministrativa). Io ho l’impressione che sia così. Anche per questo ritengo fondamentale fare chiarezza. Ad esempio argomentando che fino ad ora non s’è visto nulla di significativo in tema di “più trasparenza”. E che fino ad ora nulla di significativo è stato fatto in tema di “partecipazione” (anche se l’assessore al bilancio Romina Bertoni è convinta del contrario, avendo dichiarato: “Trasparenza e partecipazione sono gli obiettivi di questa Amministrazione che si sta impegnando su diversi fronti per garantire e stimolare la partecipazione attiva di tutti i cittadini alla vita democratica” – comunicato stampa n.164/2010). Comunque, a questa costellazione tematica si sovrappone la formula “amministrare 2.0” utilizzata come titolo dell’ultimo dei quattro incontri (“La trasparenza al servizio del cittadino: verso un Comune amministrare 2.0”). A questo incontro ho preso parte e ne sono uscito con la convinzione che, in comune a Vignola, le idee sul tema sono poche e ben confuse. Provo ad argomentare, nel tentativo di fare un po’ di chiarezza ed anche di dare un contributo – attraverso la critica – a qualche futura realizzazione un po’ più sostanziosa.

Strumenti di informazione per il cittadino: pannelli informativi nei luoghi centrali della città (Bologna; foto del 4 febbraio 2010)

[1] Perché la trasparenza è importante, sia nei confronti del sistema politico, sia nei confronti dell’apparato amministrativo? E’ importante perché (e nella misura in cui) consente al cittadino di controllare l’attività degli amministratori (politici) e dei funzionari comunali (tecnici). Essa fonda e legittima la democrazia rappresentativa. “La delega di potere dai cittadini ai loro rappresentanti presuppone infatti la possibilità di conoscere, valutare ed eventualmente sanzionare il loro operato” (Della Porta e Vannucci). Inoltre, nei confronti delle amministrazione pubbliche, essa è uno strumento per ridurre l’arbitrio (diversità di trattamento a parità di condizioni) e per “promuovere” una crescita dell’efficienza. La trasparenza, dunque, serve al controllo e questo politici ed amministratori lo sanno molto bene, visto che sono assai riluttanti a concederne di più sulle cose davvero importanti. Facciamo un esperimento. Chiedetevi che cosa ne sapete del progetto del nuovo “polo scolastico” di Vignola, che pure era uno dei punti qualificanti del programma con cui Daria Denti si è presentata alle elezioni (vedi). Immagino che ne sappiate poco. Forse non sapete come sarà composto (scuola dell’infanzia? Elementari? Scuola media? Palestra?). Forse non sapete dove sarà localizzato (vedi). Quant’è la spesa prevista (ma magari intanto state pagando la tassa di scopo – che frutta al comune 300.000 euro all’anno per 5 anni). Non conoscete la stima della popolazione scolastica nel medio-lungo periodo – un dato importante per valutare l’adeguatezza del progetto. Non sapete dei tempi di realizzazione (vedi; continuamente spostati in avanti dall’amministrazione Denti). Bene. Se volete sapere queste cose il sito web del Comune di Vignola non vi sarà di alcun aiuto, perché queste cose non le dice. Così come non descrive, non spiega, non argomenta perché la centrale di cogenerazione con rete di teleriscaldamento non verrà fatta (vedi). Non dice nulla del “parco” (o “parcheggio”) “città dei bambini e delle bambine” – quello sotto Villa Braglia (vedi). E così via. Dunque non c’è trasparenza. Non c’è trasparenza a riguardo dei processi decisionali inerenti gli obiettivi più importanti dell’amministrazione Denti. In questo modo il cittadino viene privato del potere di controllo (è vero che sono accessibili delibere di giunta e consiglio – atti pubblici – ma solo uno “specialista” riesce a ricorrere a queste fonti). Ovviamente ciò non turba il sonno di chi amministra Vignola – la trasparenza può solo mettere in imbarazzo (ogni volta che consente di evidenziare argomenti deboli od arbitrari a sostegno di decisioni prese o che consente di evidenziare lo scarto tra impegni presi e risultati conseguiti). Va però menzionato l’impegno della lista di cittadini Vignola Cambia che ha presentato una mozione per impegnare l’amministrazione ad essere … più trasparente: pdf). La mozione è stata approvata nel consiglio comunale del 25 maggio. Assegnava 6 mesi di tempo alla giunta per dare informazioni ai cittadini sulle proprie decisioni – dunque per essere più trasparente. Ma agli impegni non sono seguiti i fatti. Nonostante ci sia pure un assessore (sic!) alla trasparenza nella Pubblica Amministrazione! Dunque manca trasparenza circa i processi decisionali. Ma manca anche trasparenza circa il rispetto degli impegni amministrativi presi. Controprova. Se debbo poter confrontare i risultati dell’amministrazione comunale con gli impegni presi davanti agli elettori dovrebbe essere accessibile il “programma di legislatura” sottoscritto dal sindaco Daria Denti e dalle cinque forze politiche che la sostenevano (un documento di 24 pagine dal titolo: Linee programmatiche per le amministrative 2009: 5 anni di impegno e responsabilità). Provate a cercarlo nel sito web del Comune di Vignola. Non lo troverete. Infatti non c’é. E’ stato fatto sparire. O forse non c’è mai stato. Invece quel documento di impegni dovrebbe essere immediatamente accessibile, magari proprio sotto (o di fianco) la foto del sindaco. Non essendo disponibili gli impegni presi nel 2009, nessuno può fare il confronto. Non è certo un aiuto alla trasparenza …

Strumenti di ausilio alla comprensione dei progetti: un plastico (qui la Torre Unipol a Bologna; foto del 18 settembre 2009)

[2] Sulla scia del web 2.0 la pubblica amministrazione e gli enti locali stanno provando ad innovare modalità di rapporto tra burocrazie e cittadini. Nel tentativo, ad esempio, di valorizzare le “conoscenze” di cui dispone il cittadino. Ad esempio con “applicazioni che consentono di denunciare in diretta qualsiasi tipo di incuria o disservizio, dalle buche stradali ai rifiuti abbandonati” (per una rassegna da laRepubblica.it: vedi). Così come nel web 2.0 sono gli utenti a produrre i contenuti, allo stesso modo nel “comune amministrare 2.0” i cittadini mettono a disposizione dell’amministrazione le proprie conoscenze, le proprie informazioni. Anche Vignola avvierà presto una sperimentazione di un siffatto applicativo, svolgendo un test nell’ambito di un progetto regionale. Si tratta del progetto RILFEDEUR. Che sta per RILevazione Fenomeni di DEgrado URbano (vedi). Il progetto non è nuovissimo (l’esperienza pilota del Comune di Bologna  risale al 2003). Si tratta comunque della messa in campo di strumentazioni “telematiche” di segnalazione di “fenomeni di degrado” alla polizia municipale. I cittadini, in sintesi, potranno segnalare via e-mail o web form (oggi dunque anche tramite cellulare) i fenomeni di degrado che incontrano sul territorio. Il sistema, essendo digitale, consentirà di tracciare la segnalazione, fino alla “presa in carico” ed all’intervento (risolutore). Chiunque ha un minimo di conoscenza della storia delle tecnologie per finalità amministrative o civiche sa bene che un conto sono le intenzioni dei progettisti, un conto le realizzazioni pratiche, un conto ancora la capacità di incidere su prassi burocratiche (uso il termine in senso tecnico). E’ opportuno non farsi incantare dai progetti, ma prestare grande attenzione alle realizzazioni. Comunque vedremo. Oltre a ciò, negli intenti dell’amministrazione vi è qualche altra applicazione. Un po’ striminzita, in verità. Una shouting board (letteralmente: “lavagna per urlare” – uno spazio web al cittadino per “sfogarsi”) e qualche forum. Mi sembra che per parlare di “amministrare 2.0” sia un po’ poco. Ma anche se si trattasse di applicazioni sostanziose, riguarderebbero comunque solo una parte dell’agire istituzionale. Da questa “visione” del cambiamento possibile del rapporto amministrazione-cittadino rimane infatti fuori il lato della “democrazia locale”, ovvero della partecipazione del cittadino alla formazione della volontà politica. Amministrare 2.0 – ed in questo il termine è corretto – riguarda infatti il lato dei servizi erogati al cittadino (ad esempio il controllo del territorio). Siamo dunque nell’ambito di un cittadino che contribuisce, in un qualche modo, all’erogazione di servizi. Rimane invece del tutto non toccato l’ambito del controllo sui processi decisionali (es. il caso del polo scolastico vignolese fatto sopra) o, ancora di più, della partecipazione ai processi decisionali. Oggi ad essere ascoltate sono le lobby locali (che per questo non hanno bisogno degli applicativi web 2.0), mentre il cittadino rimane (è tenuto) ai margini delle arene decisionali. Per questo non sarebbe male iniziare a pensare – sempre per rimanere al tema – alla democrazia locale 2.0. Non voglio dare l’idea dell’indispensabilità delle tecnologie per contribuire a rivitalizzare le esangui democrazie partecipative locali (dove neppure un consigliere comunale è nelle condizioni, in genere, di partecipare in modo significativo alla formazione della volontà dell’amministrazione). Ma non c’è dubbio che anche il web può dare un proprio contributo in termini di facilità di accesso alle informazioni (che oggi non lo sono o, se lo sono, risultano in formati inutilizzabili per il cittadino comune) e di facilitazione di discussioni, confronti, scambi argomentativi. Il fatto è, però, che per utilizzare in modo efficace le nuove tecnologie (cosa già tutt’altro che banale) bisogna aver ben chiari gli obiettivi che si perseguono. Occorre aver in mente un’idea non banale di partecipazione democratica e di democrazia deliberativa – tutte cose che sembrano non albergare nella mente degli amministratori vignolesi, come ha evidenziato il caso di “via della partecipazione” (vedi). E come – temo – avremo di nuovo occasione di sperimentare con la “famosa” (o “fumosa”?) partecipazione dei cittadini al PSC (vedi).

Strumenti di ausilio alla comprensione del PSC: grandi carte tematiche (Bologna; foto del 30 giugno 2009)

[3] La scarsità e pochezza di idee emerse nel corso del ciclo “La trasparenza al servizio del cittadino” testimonia della mancanza di cultura politica su un punto fondamentale: come innestare pezzi di “democrazia partecipativa” su una democrazia locale “rappresentativa” che oggi sempre meno riesce a produrre decisioni di qualità e che tende sempre più ad allontanare il cittadino dalla politica. Forse il sindaco Daria Denti dovrebbe interrogarsi sul perché manca continuamente il pubblico alle sedute consiliari (a parte un gruppetto di tenaci sostenitori di Vignola Cambia). Testimonia della necessità di (ri)costruire una cultura politica. Che vuol dire riprendere ad interrogarsi e studiare su questo tema, imparando dalle esperienze altrui (che funzionano), sviluppando soluzioni locali originali in risposta ai “caratteri” del territorio. E’ il segno che i partiti hanno da tempo smesso di “frequentare” queste preoccupazioni, questi temi (è vero anche per il PD – dispiace dirlo). Altrimenti il tema della partecipazione dei cittadini viene ridotto all’introduzione di una webcam in consiglio comunale, per seguire le sedute da remoto. Decisamente poco. Certo che se dopo aver preso un impegno in tal senso (dichiarazione del sindaco Daria Denti riportata da Il Resto del Carlino del 24 giugno 2009: “Nell’immediato pensiamo di installare una webcam nella sala del consiglio”) non si è riusciti a realizzare nulla (nulla!), è evidente che oltre ad un deficit di idee questa amministrazione ha anche qualche deficit di capacità.

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