La mia storia nella crisi, di Monica Bononcini

Sono Monica Bononcini
assunta a tempo indeterminato
presso un’azienda di Spilamberto
settore metalmeccanica in specifico impianti elettrici per automazione
ruolo: impiegata amministrativa ufficio e magazzino
25 dipendenti
il 99% dell’attività dell’azienda è dedicata ad un unico cliente: Sitma
Già da maggio del 2007
abbiamo cominciato a sentire una crisi del settore
se prima le commesse erano programmate per l’anno intero
si costruivano anche 50 macchine tutte uguali
(parlo di più di 600 ore di lavoro l’una solo per la parte elettrica)
poi il tutto cambiò profondamente
le commesse erano notevolmente diminuite
si lavorava esclusivamente sul venduto
ogni macchina era una macchina a sé anche profondamente diversa
unica insomma e questo ha lievitato costi e tempi di lavorazione

Aspettavamo la crisi
ma mai ci saremmo aspettati
di perdere il lavoro completamente.

Monica Bononcini legge la sua "storia" nella crisi economica all'incontro su "I lavoratori e i disoccupati di fronte alla crisi economica" organizzato dalle liste Vignola Cambia e Città di Vignola (24 novembre 2010)

La comunicazione con l’azienda è sempre stata nulla
ed è solo dopo la nostra insistenza che i primi di marzo del 2009
si è arrivati ad un’assemblea
dove ci è stato detto che era stata richiesta la cassa integrazione
e che alla fine di marzo 2009 avremmo iniziato
rassicurati però dal titolare che sarebbe stato equo
e tutti avremmo avuto lo stesso trattamento.

Ma erano solo parole
in realtà qualcuno ha continuato a lavorare 6/7persone
e altri, la maggioranza di noi, non sono più stati chiamati

Da subito in cassa integrazione a 0 ore
senza quindi la possibilità di maturare nulla  (tredicesima, ferie, permessi)
nemmeno il sindacato è riuscito a strappare un accordo
ci hanno fatto subito azzerare le ferie non siamo nemmeno riusciti a tenerci le ferie per pagarci le settimane che l’INPS non paga…2 settimane in agosto e una a natale

Il nostro titolare ha anticipato solo metà dell’indennità di cassa
che ha tempi burocratici lunghi
e da un mese all’altro ci siamo trovati a pagare le spese della famiglia con circa 350 euro al mese invece che 1100/1400
legati da un cappio all’azienda
senza poter nemmeno pensare di andare a
guadagnarci i soldi che mancano al nostro stipendio

Per non parlare della ricerca di un nuovo lavoro
licenziarci per un lavoro a tempo determinato? E poi?
perdere tutti i diritti per qualche mese di lavoro?
e magari prendere meno che a stare a casa?
così si incentiva il lavoro nero e il giro dei debiti
da ricordare una cosa importante
un lavoratore che rimane a casa non perde solo parte dello stipendio
perde la dignità di guadagnarsi il pane per se
e per la propria famiglia
perde il senso di far parte di una squadra della società che fà
che si sente attiva e produce
perde l’efficienza del proprio cervello

La nostra azienda se sopravviverà sarà a livello artigianale
e solo con pochi dipendenti
gli altri 18/20 non ritorneranno mai più in azienda
siamo arrivati a sperare solo che l’azienda ci desse la possibilità
di accedere a tutti i possibili ammortizzatori sociali
lasciandoci così più tempo per cercare un nuovo lavoro
e soprattutto nell’attesa che la crisi davvero si attenui

Ma l’altra grossa crisi che subiamo
secondo me
è che molti di noi erano addetti a lavori
senza qualifiche o competenze specifiche
la frase: l’operaio va tenuto ignorante
è ancora vera

Tutto questo ci rende difficilmente inseribili in altre aziende
con lo stesso ruolo che avevamo
faccio il mio esempio: impiegata amministrativa
vengo trasferita per esigenze aziendali nel reparto di magazzino
senza nessuna formazione se non la mia buona volontà
ma non basta non conoscevo la
differenza tra un interruttore e un pulsante
ma solo i codici del nostro cliente
come posso andare a lavorare in un altro magazzino di elettronica?
come si può lasciare sempre i dipendenti nell’ignoranza
ora sto facendo un corso di elettronica elettrotecnica
ma sarebbe stato logico farlo con l’azienda a suo tempo
ultime notizie
abbiamo già la lettera di licenziamento
e a gennaio andremo in mobilità

—abbiamo paura—

Per avere il diritto ma potrei parlare di privilegio
di lavorare
ci stanno chiedendo di lasciare per strada
i diritti conquistati finora

Ma voglio essere propositiva
bisogna approfittare della crisi
crisi in greco
era la definizione del momento da attraversare per il cambiamento
bisogna quindi sfruttare questo momento per reinventarsi un mondo del lavoro diverso
portare la formazione dentro l’azienda
dare più competenze e non solo un cacciavite in mano
ora le aziende cercano professionisti -laureati
e quelli che per 20/30anni hanno attaccato sempre gli stessi cavi?

I dipendenti devono essere sensibilizzati all’andamento dell’azienda
partecipi ad una crescita dell’azienda a livello di tecnologie
ma anche di competenze
per una vera flessibilità del dipendente ma anche dell’azienda

Dico la mia
la cassa integrazione dovrebbe essere concessa solo
in cambio di formazione professionale
o lavori socialmente utili alla comunità che stanzia questi fondi

Ci sono già delle norme che prevedono ciò
come mai i comuni e le aziende non le mettono in atto?

I sindacati sono stati insigniti per legge
a tutelare i nostri diritti in questo frangente
peccato che noi non siamo mai riusciti a capire quali fossero
mancano le informazioni sicure
ogni ente consultato ha dato dati contrastanti
per paura di perdere i diritti degli ammortizzatori nessun lavoratore si muove
nessuno parla perchè sente di essere già fortunato ad averli,
ma nello stesso tempo la società non si accorge di noi che siamo a
tutti i livelli dei disoccupati.
Per caso siamo riusciti a leggere il manuale dal titolo
Diritti sociali dalla A alla Z‘ di Seghieri
edito da Lavoro e Previdenza stampato a marzo 2010
che ancora non è che una traccia ma almeno fa riferimenti sicuri
a sentenze a leggi
perchè non ci danno le regole del gioco
i diritti e anche i doveri

Forse conviene ancora una volta tenerci nell’ignoranza

Il lavoro che sta facendo la nostra regione è a mio parere fondamentale
finanzia corsi di formazione per i lavoratori in difficoltà
per un reinserimento nel mondo del lavoro
per tenere sveglia la loro mente e
per un libero fruire della conoscenza.

Monica Bononcini

3 Responses to La mia storia nella crisi, di Monica Bononcini

  1. Alessio ha detto:

    Cara Monica,
    Ho letto e riletto il tuo articolo, posso immaginare quale sia l’azienda per la quale lavori, per qualche mese circa dieci anni fa ci ho lavorato anch’io, conosco anche Sitma e la sua situazione passata ed attuale.
    Non mi stupisco che il titolare abbia tenuto una condotta non proprio “limpida”, siamo di fronte al classico artigiano senza piani imprenditoriali, legato mani e piedi ad un solo cliente che “tanto ci ha sempre fatto lavorare, perché cambiare??!!” ,la media degli artigiani della nostra regione é questa, ho avuto a che fare con queste aziende per diversi anni in qualità di fornitore e ne ho passate delle belle…
    Posso forse immaginare la vostra frustrazione e senso di impotenza davanti a prospettive vane, dico forse perché solo chi vive certe esperienze sa cosa significhino.
    Un passaggio però mi ha colpito : “l’operaio va tenuto ignorante”, ecco; qui non sono d’accordo. Va tenuto o ci si mantiene esso/a stesso/a nell’ignoranza? oggi tu ti accorgi che non sai qual’è la differenza tra un interruttore ed un pulsante…. Ma questa domanda te la sei mai fatta mentre inserivi, giorno dopo giorno, i codici della Sitma? Ti sei mai chiesta a cosa servissero tutti quei codici? Se fossero solo numeri o avessero anche una loro utilità? E soprattutto, sei mai andata in magazzino, magari dopo l’orario di lavoro, a vedere che faccia avessero quei numeri? Ne avete mai parlato tra colleghi, vi siete mai scambiati opinioni sul fatto che l’azienda non aveva la benché minima intenzione di farvi fare corsi di formazione? Avete mai preso un sindacalista, che viene stipendiato anche dal vostro contributo in busta, dicendogli :<< bello mio, adesso ci spieghi per filo e per segno quali sono i nostri diritti e i nostri doveri, ci spieghi come intende affrontare la cosa il sindacato e non ti alzi fin quando tutti hanno capito".
    Tutte queste domande non aiutano di certo a risolvere la crisi, ma insinuano il germe della consapevolezza, della partecipazione, della conoscenza e allontanano l'ignoranza. Quelli che per 20 o 30 anni hanno attaccato sempre gli stessi cavi e non si sono mai chiesti a cosa servisse il loro lavoro avranno forti difficoltà ad accettare questo cambiamento. Se tutti tacciono, se non ci si mette in gioco, non si rischia, la situazione non cambierà mai ed i soliti noti avranno partita vinta, ridurranno il personale a spese della comunità e ripartiranno con un terzo dei dipendenti, i quali probabilmente lavoreranno il doppio ma non guadagneranno di certo il doppio.
    Non mi aspetto che il mio titolare mi renda partecipe dell'andamento dell'azienda, mi vado a prendere il bilancio (che é pubblico) e me lo faccio leggere da qualcuno, mi faccio spiegare come stanno le cose, così mi preparo alle eventuali burrasche. Condivido con i miei colleghi gli umori, scambio con loro idee e proposte, mi informo, mi interesso. I dipendenti si devono auto-sensibilizzare, se aspettiamo che un artigianotto arricchito ci proponga corsi di formazione o ci faccia partecipi delle scelte aziendali….campa cavallo.
    Cara Monica, spero di essermi espresso senza urtare la tua sensibilità, il mio non vuol essere assolutamente un atto di accusa ma una condivisione di opinioni che viene da chi ha lavorato in certi contesti e che continua bene o male a lavoraci anche se con altre mansioni.
    In bocca al lupo a te e a tutti i tuoi colleghi.
    Alessio B.

  2. mauro soli ha detto:

    In un certo senso mi sento un collega di Monica senza essere un dipendente della sua azienda. Sono uno dei tecnici di Sitma che in parte lavora in sede e in parte segue le installazioni soprattutto all’estero. Anche noi siamo in cassa integrazione dall’aprile del 2009 e dal 2010 in contratto di solidarietà che stabilisce un limite mensile del 60% di ore a casa e coinvolge tutti, operai e impiegati. Siamo più fortunati di Monica e dei suoi colleghi ma forse è solo questione di tempo e anche per noi cambieranno le cose dal prossimo anno se non cambieranno le condizioni di mercato (-40% di fatturato fra 2008 e 2009 e quest’anno non va meglio). Si tratta di una situazione davvero difficile e avvenuta in brevissimo tempo. E se ti può consolare, nemmeno a noi – lavoro in Sitma dal 1996 – in questi anni sono state date opportunità di lavorare meglio attraverso formazione specifica e l’addestramento lo si faceva spesso in trasferta scontrandoci con i problemi da risolvere. Ma oggi stiamo pagando anche per questo e di fronte alla necessità di cambiare modo di fare e lavorare siamo tutti impreparati. Pagano gli operai per primi sicuramente ma anche una certa imprenditoria che ha fatto il suo tempo e non si è rinnovata. Vorrei che fosse possibile provare prima che sia troppo tardi a trovare soluzioni: ma ci si deve mettere insieme e avere al proprio fianco non solo i sindacati ma le associazioni imprenditoriali e gli enti locali.

    Vorrei suggerire ad Alessio che se fosse così semplice, come dice, interessarsi dell’azienda e intervenire sull’organizzazione, che provi lui: troverà oltre all’imprenditore di turno poco propenso al dibattito anche sempre meno colleghi disponibili a quella che una volta si poteva chiamare “lotta” ma anche alla collaborazione: perchè del sindacato ci si fida sempre meno – come pure del vicino di casa, del bottegaio e dell’immigrato – e quei 20 euro al mese di versamento sindacale preferiscono giocarselo al gratta e vinci. Salvo il momento in cui riceveranno la lettera di mobilità.

  3. Monica Bononcini ha detto:

    Alessio,
    in parte ti ha risposto anche Mauro come hai letto
    purtroppo la Crisi ci ha colpito improvvisamente
    senza che mai ci si potesse aspettare la chiusura
    io poi non faccio molto testo
    sono impegnata con i sindacati praticamente da sempre
    ed in ogni azienda in cui sono andata
    conoscevo
    dico così perchè le cose stanno cambiando troppo in fretta anche per i sindacati
    conoscevo i miei diritti e doveri
    ti garantisco che dove e come ho potuto
    li ho fatti rispettare a scapito anche della sicurezza occupazionale
    sono stata in questa azienda
    per 3 anni e mezzo con contratti a termine
    prima di essere assunta a tempo indeterminato
    con contratti di 3/4 mesi e con la spada di damocle sulla testa
    minacciata del non rinnovo ogni volta fino all’ultimo giorno.
    In questa situazione non hai nessun modo di contrattare.
    I miei colleghi, dopo 8/9 ore di lavoro volevano solo andare a casa.
    La contrattazione interna è sempre stata individuale
    non abbiamo certo rappresentanti sindacali dentro.
    Solo in 4 con la tessera.
    Certo che mi sono chiesta cosa ci fosse nelle scatole che contavo
    e ho anche proposto di fare corsi interni all’azienda
    soprattutto da quando siamo entrati in cassa
    ma loro hanno già i loro esperti tra di noi.
    mi ha fatto piacere che sia tu che Mauro abbiate risposto alla mia lettera
    e che parliate con altri di tutto ciò.
    L’anno prossimo
    secondo me
    sarà un anno terribile
    prepariamoci tutti
    parliamone e cerchiamo insieme soluzioni.
    Alessio continua così e contagia con il tuo modo di fare anche colleghi e amici.
    Mauro, in bocca al lupo a te e a tutti i tuoi colleghi.
    Hai perfettamente ragione per questo mi sono avvicinata a
    Vignola Cambia lista civica di Vignola
    per sensibilizzare l’amministrazione del mio comune, Vignola.
    Se avete idee scrivetemele e rimaniamo in contatto
    leggete e continuate a scrivere su questo sito o su quello di Vignola Cambia.
    Grazie.
    Ciao Monica Bononcini

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