Una “tassa di scopo” per finanziare la stagione teatrale a Vignola?

L’apertura del nuovo Teatro Ermanno Fabbri a Vignola è stata accompagnata da un grande successo di pubblico. Nel giro di poche settimane sono stati venduti abbonamenti, sia danza che prosa, per il 90% dei 468 posti disponibili. 419 posti su 468 saranno dunque “riservati” ad abbonati. Non c’è dubbio che questo testimonia la “voglia” di teatro dei vignolesi. L’apertura del teatro segna dunque un grande successo di pubblico. Ma …C’è un ma. Che riguarda le modalità di gestione e dunque chi è chiamato a pagare l’attività teatrale. Quasi nessuno sa che la stagione teatrale 2010/2011 sarà finanziata solo in parte dagli spettatori paganti, ma graverà principalmente sulla collettività, chiamando a “pagare” anche la parte economicamente più debole (che pure a teatro non ci andrà). Una sorta di “tassa di scopo” che tutti pagano per consentire ad alcuni (pochi) di godersi la stagione teatrale.

Il Teatro Ermanno Fabbri in via di ultimazione (foto del 6 marzo 2010)

[1] La stagione teatrale sarà infatti pagata soprattutto dal comune di Vignola (126.000 euro) e dalla Fondazione di Vignola (174.000 euro). 300.000 euro della collettività saranno impiegati per consentire la realizzazione di 21 spettacoli e per mettere a disposizione del comune la sala per altre 20 giornate. Questo dice la convenzione tra comune, Fondazione di Vignola ed ERT Fondazione, approvata con delibera di giunta municipale n.148 del 28 settembre 2010 (vedi). 300.000 euro di finanziamento “pubblico”, di soldi della collettività. Una sorta di “tassa di scopo”. Ciascuno dei 24.600 cittadini residenti a Vignola (neonati inclusi) è chiamato a contribuire con 12 euro, sia che vada o non vada a teatro! Per consentire a 419 abbonati di riempire platea e galleria pagando meno di un quarto del costo effettivo della stagione. Per ognuno dei 468 posti del Teatro Ermanno Fabbri viene staccato un “bonus” di 641 euro – un “bonus” pagato da tutti, ma a beneficio di pochi. Gli incassi dalla vendita di biglietti ed abbonamenti ammonteranno a poco più di 100.000 euro, garantendo una copertura finanziaria del 25% (significativamente più bassa di quella di un servizio come l’asilo nido), visto che la spesa non sarà inferiore ai 400.000 euro (è un dato stimato sommando le entrate derivanti dalla vendita di abbonamenti e biglietti – appunto circa 100.000 euro – con il “contributo” erogato da Comune e Fondazione di Vignola – pari a 300.000 euro). In realtà la copertura reale sarà ancora più bassa se si considera che il bilancio di ERT Fondazione è in pareggio solo a fronte del ripiano annuale da parte dei soci fondatori – Regione Emilia-Romagna in primis (vedi). In altri tempi finanziare con fondi pubblici gli spettacoli dal vivo sarebbe stato virtuoso. Ma oggi, mentre comune e Fondazione finanziano la stagione teatrale vignolese con 300.000 euro, il comune di Vignola taglia servizi essenziali come il trasporto scolastico per la scuola dell’infanzia, taglia del 60% i fondi per i progetti delle scuole, reintroduce i piatti di plastica nelle mense scolastiche (per fare “economia”), ha persone in lista d’attesa per l’assistenza economica, riduce le risorse per la manutenzione della città. Tutto questo fa pensare che la vera sfida che l’amministrazione comunale non ha voluto o saputo affrontare era quella di una forma di gestione del teatro che non gravasse o gravasse assai meno sulle casse comunali, cercando invece di coinvolgere i privati, la “società civile”, con forme di mecenatismo o di azionariato popolare, come hanno sperimentato altre città in questa regione. Invece, dispiace dirlo, a pagare la stagione teatrale vignolese saranno soprattutto le famiglie in maggiore difficoltà economica su cui ricadono i tagli dei servizi nella scuola e nel sociale. Tra queste ci sono 30 famiglie che hanno visto cancellare completamente il servizio di trasporto scolastico per la scuola dell’infanzia e che, di conseguenza, non potendo fare altrimenti, hanno deciso di tenere il figlio a casa.

"Piazza del teatro", ovvero via Minghelli pedonalizzata, davanti al Teatro Ermanno Fabbri (foto del 28 giugno 2010)

[2] Davvero poteva essere messa in campo una diversa formula gestionale? Diciamo che perlomeno ci si poteva provare. Ci si doveva provare. Per diverse ragioni. La prima è che in effetti sin dall’origine di questo progetto – così almeno fu raccontato dagli amministratori del passato – Ermanno Fabbri non pensava di certo ad una donazione del teatro al Comune di Vignola. Almeno fino all’inizio del 2010 l’idea era quella di costituire un soggetto ad hoc – ad esempio una Fondazione – con la partecipazione di Fondazione di Vignola, ERT Fondazione, magari CRV ed altri soggetti privati. Operazione tutt’altro che semplice, non c’è dubbio. Ma che avrebbe avuto un grande significato per la città nella misura in cui, grazie al finanziamento di privati (in aggiunta alla Fondazione di Vignola), avrebbe consentito di finanziare la stagione teatrale senza gravare (o gravando in misura assai minore) sulle casse comunali in questo particolare momento di crisi economica (e di tagli ai trasferimenti agli enti locali). D’altro canto lo stesso sindaco Daria Denti ha affermato in più di un’occasione che l’amministrazione Adani non le aveva lasciato alcuna “consegna” rispetto al teatro (il che non implica, ovviamente, che le cose stessero effettivamente così), per cui il bilancio comunale non prevedeva alcuna quota destinata al contributo per l’apertura e la gestione dello stesso. La stessa cosa venne ribadita dal vicesindaco Montanari nell’incontro sul “bilancio partecipato” (sic!) tenuto a Brodano nel dicembre 2009. Inoltre, il 13 novembre 2009, nel rispondere ad un’interrogazione sulla gestione del teatro (presentata da Chiara Smeraldi della lista Vignola Cambia) il sindaco riferì di un confronto in essere tra proprietari, amministrazione e Fondazione di Vignola, precisando che: “In questo contesto l’Amministrazione ha garantito un proprio sostegno alla gestione dell’attività del nuovo teatro ma nel rispetto di alcune condizioni che ritiene imprescindibili: (1) partecipazione del tessuto culturale locale; (2) sostenibilità economico-finanziaria dell’attività. L’Amministrazione ha inoltre colto l’occasione per evidenziare come la crisi economica in essere debba necessariamente indurre ad agire con estrema cautela nell’ambito della propria programmazione triennale di Bilancio.” (qui il testo della risposta completa in pdf). Lascio ai lettori le valutazioni circa il soddisfacimento o meno delle “condizioni” allora indicate. Comunque, il fatto è che, volendolo, c’erano i tempi per provare (provare!) a realizzare soluzioni gestionali innovative. Ovvero per coinvolgere imprese, professionisti, insomma privati in grado di “investire” nella cultura vignolese, di sostenere finanziariamente gli spettacoli dal vivo. La vitalità della “società civile” vignolese si sarebbe misurata su questa sfida: dare a Vignola il “suo” teatro senza però far pagare ogni stagione teatrale alle fasce economicamente più deboli della città (quelle, ad esempio, che avrebbero bisogno dello scuolabus per portare i figli alla scuola dell’infanzia o che sono in attesa di un aiuto economico per ridurre gli effetti negativi della crisi). Un impegno che sarebbe risultato ancora più meritorio se si pensa alla crisi economica in atto e che, in questi mesi, sta manifestando i suoi effetti pesanti proprio sul piano occupazionale (e conseguentemente sul reddito delle famiglie). E sappiamo che – da questo punto di vista – il 2011 non sarà migliore.

Un momento dell'inaugurazione del Teatro Ermanno Fabbri (foto del 2 ottobre 2010)

PS Vorrei poter essere più preciso sui conti economici della gestione della stagione teatrale 2010/2011. Purtroppo nel sito web del Comune “amministrare 2.0” (sic!) non c’è uno straccio di documento che presenti il piano economico della gestione del Teatro Ermanno Fabbri. Questa è la trasparenza dell’amministrazione Denti! Intanto il PD di Sassuolo attacca l’amministrazione comunale di centrodestra sulla gestione del Teatro Carani proprio sui costi della gestione! Sulla Gazzetta di Modena del 10 ottobre 2010 (pag. 19) il titolo è: Polemica sul Carani. Il PD: è un piano che produrrà debiti. Antonio Caselli del PD di Sassuolo critica i costi della stagione teatrale (là 600.000 euro di spese a fronte di 300.000 euro di entrate stimate per 33 spettacoli). E’ proprio vero che più che il merito delle questioni conta il gioco delle parti!

PPS Intanto sono già in cantiere opere di “manutenzione straordinaria” al Teatro Ermanno Fabbri, segno di qualche “problema” nella progettazione e realizzazione. E’ Pietro Valenti, direttore di ERT Fondazione, che su Il Resto del Carlino del 26 ottobre (pag.25) annuncia: “Credo che rimuoveremo la balaustra in balconata per garantire a tutti una buona visuale.” Possibile che sia stata realizzata una balaustra che impedisce la buona visuale di parte del pubblico? Che dire? Complimenti al progettista!

3 Responses to Una “tassa di scopo” per finanziare la stagione teatrale a Vignola?

  1. Cesare Venturi ha detto:

    Ciao, Andrea.
    Ho seguito i tuoi interventi sul tema del teatro a Vignola e mi sento di condividere le tue perplessità circa le spese che esso comporta e la destinazione dei fondi da parte dell’amministrazione comunale, che dovrebbero essere della collettività.
    Premetto che apprezzo l’opportunità di un teatro a Vignola, anche perché credo che esso possa contribuire alla crescita culturale dei cittadini, migliorandone la sensibilità, lo spirito critico e rappresentare un progresso pure in senso democratico e partecipativo. Naturalmente se le finalità sono indirizzate a contenuti formativi e di valore e non tanto o non solo all’evasione e all’intrattenimento.. Dobbiamo infatti considerare che il teatro –come il cinema e i vari media- sono di per sé strumenti neutri. Non ci deve ammaliare l’effetto di modernità o la magnificenza del contenitore (in fondo il teatro piaceva e piace anche alle dittature, ma per addormentare le coscienze…)
    Ora, però, in esordio, il problema dei costi di gestione che esso comporta credo sia di primaria importanza e comporti inevitabilmente delle scelte. E se così stanno le cose, l’amministrazione senza almeno tentare altre strade, quali ad es. tu suggerisci, ha scelto di depauperare settori già deboli, in questi contesti di ristrettezze economiche, per consentire –come tu dici -a pochi che possono permetterselo di assistere agli spettacoli e facendo indirettamente pagare anche quelli che a teatro non potranno mai andare. All’elenco dei tagli che tu fai, aggiungerei per quanto riguarda l’ambito della istruzione obbligatoria e pubblica che conosco meglio, anche il debole sostegno all’integrazione degli stranieri, sempre più numerosi, che si vedono diminuire anche il finanziamento per l’apprendimento almeno della lingua italiana…
    E così, in sintesi, mi pare che, anche qui a livello locale, si scelga o almeno non si cerchi di contrastare la linea del governo centrale, nonostante le affermazioni di principio in senso opposto.
    E allora di che sinistra o centro sinistra stiamo parlando? I suoi tratti distintivi, al di là degli schematismi ideologici del passato, non dovrebbero essere quelli che prevedono la difesa degli strati più deboli e scelte che privilegiano le priorità in una direzione più egualitaria ed anche più solidale? O invece deve prevalere sempre la preoccupazione di non scontentare (in questo caso i più benestanti) e di perdere consenso elettorale?
    Sono sempre più convinto che questi tentennamenti, queste ambiguità e talvolta contraddizioni –estesi all’ambito nazionale –spieghino anche il perché di una opposizione così debole ed incerta al “berlusconismo” imperante.

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Ciao Cesare, rispondo colpevolmente in ritardo, ma un importante progetto lavorativo mi ha lasciato davvero poco tempo questa settimana. Condivido quello che dici circa l’importanza del sostegno all’integrazione dei ragazzi stranieri, innanzitutto scolastica – ma al tempo stesso la sottolineatura circa un intervento locale sottodimensionato. Gli stranieri residenti a Vignola sono oggi più del 15%; nelle scuole sono tra il 20 ed il 30%. Oramai abbiamo un numero significativo di ragazzi e ragazze straniere, adolescenti e giovani, che sperimentano da un lato le difficoltà di inserimento (non è un caso se nelle classi prime del professionale gli stranieri sono più del 50%, realizzando di fatto una sorta di “ghetto”), dall’altro la tendenza alla chiusura nel gruppo “etnico” (man mano che si cresce), dall’altro ancora, infine, la difficoltà di tenere assieme due mondi, due culture: quella del paese di origine (a cui appartengono genitori e nonni) e quella del paese che li “accoglie” (a cui, pur con qualche tensione, appartengono loro). Ci vorrebbe un grande progetto per loro, pensando al loro – e dunque anche al nostro – futuro. Ci vorrebbe la capacità di parlare chiaro a tutta la città. Ci vorrebbe il coraggio di fare cultura su un tema scomdo, impegnativo, difficile, ma fondamentale per il futuro di queste comunità. Ma idee e coraggio non ci sono. Almeno nelle amministrazioni locali. Qualche lodevole iniziativa civica. Diversi operatori dei servizi, anche scolastici, che fanno davvero tanto. Ma in questa situazione è davvero difficile. E’ uno di quei temi su cui la politica NON sta facendo con serietà il proprio “mestiere”. E’ dunque fondamentale far sentire ogni giorno di più la voce a sostegno di questi temi, di questi impegni. Anche per questo, grazie.

  3. zapata ha detto:

    PPS Intanto sono già in cantiere opere di “manutenzione straordinaria” al Teatro Ermanno Fabbri, segno di qualche “problema” nella progettazione e realizzazione. E’ Pietro Valenti, direttore di ERT Fondazione, che su Il Resto del Carlino del 26 ottobre (pag.25) annuncia: “Credo che rimuoveremo la balaustra in balconata per garantire a tutti una buona visuale.”

    Nessuna voglia di polemica gratuita, nessuna voglia di rovinare la festa, l’incantesimo del finalmente un teatro a Vignola….no, solo una nota allegra.

    La Locandiera di Carlo Goldoni.
    Teatro Ermanno Fabbri
    Vignola 16 Novembre, ore 21,00

    Si alza il sipario, appare un attore e avanza dal palco, si ferma e fa un introduzione.
    Dalla galleria (80/90 posti) si alza qualche timida richiesta : voce, voce….non si sente una mazza! Niente.
    Inizia lo spettacolo e l’acustica pur scarsa c’è.Non si può aver tutto dalla vita!
    Ma….la bella Mirandolina per molti spettatori della galleria o balconata, non è intera, ma affettata, un esercizio continuo alla ricerca della figura intera.
    Ottima ginnastica per gli occhi.
    Figura tagliata dalla ringhiera, di grande valore architettonico (si presume).
    In quelle condizioni uno spettacolo diventa una tortura. Forse è stato pensato per spettatori masochisti. Forse.
    Finisce finalmente lo spettacolo, un boato sale dalla platea.
    L’applauso della galleria non si sente.
    In questo blog ho letto queste parole :”… tre sale prove, ampi camerini, tecnologie sofisticate… Vignola si trova ad avere veramente una Ferrari ….”
    Ma chi l’ha progettata questa Ferrari? Paolino Paperino?
    Della serie : Per le cazzate non c’è mai fine.

    Ciao, zap

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