Teatro Ermanno Fabbri/3. Una riflessione sui costi

Con delibera della giunta municipale di Vignola n.148 del 28 settembre 2009 è stata approvata la convenzione tra Comune di Vignola, ERT Fondazione e Fondazione di Vignola per la gestione del Teatro Ermanno Fabbri. La convenzione ha durata triennale (dall’1 ottobre 2010 al 30 settembre 2013) e fissa gli impegni economici delle parti, almeno per la prima annualità 2010/2011 (qui il testo in pdf; per le stagioni teatrali successive gli impegni economici delle parti sono rimandati ad una valutazione del conto economico analitico al 31 maggio 2011). Non è contemplato un piano economico spese/ricavi; non sappiamo cioè quanto sarà il costo complessivo della stagione teatrale e quanta parte di questa spesa sarà coperta con abbonamenti e/o biglietti e quanta, invece, sarà a carico dei contribuenti (vignolesi o regionali, visto che il disavanzo di ERT Fondazione è ripianato principalmente dalla Regione Emilia-Romagna). E’ tuttavia evidenziato il contributo “pubblico” al funzionamento del teatro, ovvero alla realizzazione della prima stagione teatrale.

 

Domenico Baccarini, L'umanità dinanzi alla vita. Le passioni umane, 1904-1906 (particolare), Pinacoteca di Faenza (foto del 5 settembre 2010)

 

[1] Tale contributo sarà di 300.000 euro, così ripartito: 126.000 a carico del bilancio del comune di Vignola (26.000 euro pagati nel 2010 e 100.000 euro nel 2011); altri 174.262 euro a carico della Fondazione di Vignola (74.262 pagati nel 2010 e 100.000 euro nel 2011; contributo che include anche quanto già deliberato per il festival VIE anno 2010). Con il 10% della somma complessiva che eroga annualmente (circa 1,8 milioni di euro) la Fondazione di Vignola finanzia la stagione teatrale vignolese . Con la cifra di 300.000 euro all’anno, dunque, la comunità vignolese paga, tramite le sue istituzioni,  una stagione teatrale di 13 spettacoli (a cui si aggiungono altre 20 giornate all’anno, complessive, di utilizzo gratuito riservate a Comune e Fondazione di Vignola). Ma anche questo contributo non garantirà il pareggio della gestione ERT. Infatti il bilancio della Fondazione ERT deve essere annualmente pareggiato dai soci fondatori (che a tal fine ci hanno messo 7 milioni di euro nel 2009 su poco meno di 13 milioni). Una parte di queste spese andranno a sostituire spese già oggi sostenute per le attività culturali da parte di Comune e Fondazione di Vignola. La maggior parte, tuttavia, sono spese aggiuntive. E queste avvengono nel momento stesso in cui vengono tagliate le spese del Comune (o dell’Unione) per servizi scolastici, per il welfare locale, per la manutenzione della città. Rimango convinto che la sfida vera – su cui dovevano misurarsi amministratori veri (averceli) – era quella di mettere in funzione il Teatro Ermanno Fabbri senza gravare in modo così pesante sul bilancio di Comune e Fondazione di Vignola. Ovviamente questo significava la predisposizione di un meccanismo di sostegno economico diffuso da parte della cosiddetta “società civile”, una sorta di azionariato popolare su cui si sono cimentate altre amministrazioni comunali. In effetti questo era il progetto originario della famiglia Fabbri. Comunque sia, va anche rilevato che ci sono altri oneri a carico del Comune di Vignola ad oggi non quantificati e che dunque si sommano ai 126.000 annui: la polizza di assicurazione dell’immobile e la “gestione e manutenzione della struttura” (art.10 della Convenzione). Per quest’ultimo punto è atteso un “accordo di natura tecnica” tra Comune ed ERT Fondazione entro il 31 ottobre. Dunque i 126.000 euro a carico del Comune di Vignola sono destinati ad aumentare – vedremo presto di quanto.

 

Domenico Baccarini, La bitta con le mani incrociate, bronzo, 1904. Piacoteca di Faenza (foto del 5 settembre 2010)

 

[2] Un’altra cosa va detta. Anzi, ri-detta. Non vorrei essere annoverato nel partito di “quelli contro al teatro”. Ma non voglio neppure rientrare a far parte della schiera di coloro che dicono che va tutto bene, visto che così non è. Come era facile prevedere – l’avevo già scritto in occasione dell’inaugurazione, il 2 ottobre (vedi) – l’opportunità del teatro è stata accolta con entusiasmo dai cittadini vignolesi. Lo testimoniano i 419 abbonamenti venduti (su 468 posti) nella prima settimana di operatività della biglietteria (su cui l’amministrazione comunale ha prontamente imbastito un comunicato stampa – si è invece rivelata meno solerte nel presentare i dati economici dell’operazione). Certo, non sappiamo se in tutti i 419 casi si tratti dell’abbonamento all’intera rassegna (Fabbri 13) o invece di un qualche abbonamento “minore” (Prosa 10, Danza, Abbonamento Coop, Terzetto, Quintetto, ecc.). Si tratta in ogni caso di una risposta ragguardevole. Certo, se ipotizziamo che tutti i 468 posti vadano coperti da un abbonamento, avremo che 468 cittadini vignolesi godono della stagione teatrale al Teatro Ermanno Fabbri, mentre 24.100 cittadini “scelgono” altri eventi culturali (2,3 ogni 100 residenti maggiorenni). Vorrei ricordare che 468 abbonamenti a 220 euro l’uno fanno 102.960 euro. Ad essi si sommano altri 300.000 euro delle istituzioni pubbliche locali (Comune e Fondazione di Vignola). E tale somma (più di 400.000 euro), come sappiamo, non garantisce ancora il pareggio economico di questa attività (si veda il bilancio 2009 di ERT Fondazione). E’ su questo dato che io vorrei tenere aperta la riflessione – e spero per questo di non venire iscritto d’ufficio al partito dell’anti-cultura. Ma tant’é. Oggi gli enti locali sono sottoposti a tagli dolorosi dei trasferimenti statali, con conseguente riduzione della spesa corrente (e dei servizi erogati). Come riorganizzare il profilo dei servizi e degli interventi locali è cosa che richiederebbe un’ampia ed approfondita discussione, meglio se allargata a forze sociali e cittadini (la crisi economica è in atto da più di 2 anni e di questa “discussione pubblica” non c’é alcuna traccia). E’ bene però essere consapevoli del fatto che a Vignola si è già scelto di avviare una redistribuzione alla rovescio: a chi ha sarà dato ed a chi non ha sarà tolto anche quel poco che ha. La vicenda dei tagli alla scuola vignolese (vedi) – e soprattutto quella dell’azzeramento completo del trasporto scolastico per la scuola dell’infanzia (vedi) – non può che essere letta in questo modo.

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