La situazione nella scuola di Vignola. Consiglio comunale il 23 ottobre

“La situazione nella scuola di Vignola”. Questo – preso pari pari dalla lettera di convocazione firmata dal presidente del consiglio comunale di Vignola, Giancarlo Gasparini (vedi) – è l’argomento a cui è dedicata una seduta consiliare, il prossimo 23 ottobre, sabato, alle 9.30. “La situazione nella scuola di Vignola”, dunque. Situazione di che cosa? Probabilmente della scuola. Che soffre, anche a Vignola, di un malessere che ha più componenti. Tra cui uno tutto locale.

 

La scuola dell'infanzia Mago di Oz in costruzione, a Brodano (foto del 2 agosto 2003)

 

[1] C’è un malessere di lungo corso, cronico, della scuola italiana. Un malessere che si è accentuato negli ultimi anni a seguito del turbinio di riforme (più spesso pseudo-riforme) e controriforme – un movimento che ha lasciato esausta la gran parte di insegnanti ed operatori scolastici. Michele Salvati, sul Corriere della Sera del 13 ottobre, riassume in modo sintetico, ma efficace questo malanno accumulato, sedimentato nella scuola italiana (vedi). Ed è un malessere registrato nel progressivo declino dei livelli di apprendimento, in rapporto agli altri paesi OCSE, come evidenziano a cadenza triennale gli studi PISA (vedi).

 

La scuola dell'infanzia M.Mandelli, ricavata nel complesso delle "scuole Barozzi" di Vignola, con ingresso in via G.Galilei (foto del 28 ottobre 2009)

 

[2] C’è un secondo malessere, acuto, che deriva dalle politiche sulla scuola che sta facendo il governo Berlusconi ed in particolare il ministro Gelmini (ed il ministro Tremonti). E’ una politica “dimagrante”: si tagliano le risorse e si fanno penare le scuole rendendo loro difficile spendere anche le risorse loro assegnate. Politiche che hanno un nome e cognome: maestro unico, taglio degli organici (anche di quegli insegnanti di sostegno all’handicap), riduzione delle compresenze, riduzione dell’orario scolastico, aumento del numero di alunni per classe. Potremmo chiamarle le politiche del segno meno: meno spesa, meno qualità. E’ vero che non vale certo la corrispondenza opposta: più spesa, più qualità. Ma da quanto sta facendo il governo Berlusconi non possiamo certo dire che l’obiettivo è il miglioramento della scuola pubblica! Neanche il tanto sbandierato “maestro unico” potrà migliorare la performance della nostra scuola primaria. E perché dovrebbe, poi? Ce lo spiega Chiara Saraceno, sociologa, su la Repubblica del 24 settembre (vedi). Mentre altri mettono in luce lo stato penoso in cui versa l’insegnamento delle lingue straniere. Anche l’introduzione della lingua straniera (l’inglese) sin dalla prima elementare non ha fatto fare alcun progresso nell’apprendimento di questa lingua (vedi). Esattamente come quarant’anni fa, non esiste alcuno studente che impari una lingua straniera affidandosi esclusivamente alla scuola pubblica italiana. Non c’è bisogno che ve lo dica. Se volete che vostro figlio impari decentemente una lingua dovete affidarvi ad altro: al mercato dell’insegnamento privato, al city camp scolastico (a pagamento), al soggiorno all’estero (meglio). Tutto ciò (ed altro ancora) dovrebbe suonare come un forte campanello d’allarme: abbiamo imboccato un percorso che, se non corretto rapidamente, potrebbe portare proprio all’esplosione delle scuole private – perché ritenute le uniche in grado di garantire la qualità dell’insegnamento. Seppure a pagamento. E’ la “deriva americana” descritta (e temuta) da Salvati. Un “apartheid” tra un sistema scolastico pubblico, di massa e degradato, e un sistema di scuole private (e di poche scuole pubbliche) di alta qualità.

 

Giochi di legno nell'area verde dell'asilo nido Cappuccetto Rosso. Una mano di vernice non ci starebbe male (foto del 2 ottobre 2010)

 

[3] Immagino però che non si parlerà solo di questo al consiglio comunale del 23 ottobre (anche alla presenza dell’assessore provinciale all’Istruzione, Elena Malaguti, PD). Si dovrà dire qualcosa, magari controvoglia, sulla situazione locale e sulle politiche, segnate da profonda incertezza, che sulla scuola sta facendo l’Unione Terre di Castelli (visto che è a questo organismo di secondo livello che i comuni hanno affidato le politiche scolastiche). Incertezza che da un lato è originata dai tagli ai trasferimenti agli enti locali attuati dal governo nel 2010 (ed a cui seguiranno tagli ancora più consistenti il prossimo anno). Ma che ha una sua componente anche nella mancanza di idee chiare e nello “stress organizzativo e gestionale” (chiamiamolo così) che la struttura dell’Unione Terre di Castelli sta da tempo manifestando. E che ora diviene più palese. C’è stata la vicenda dello “scodellamento” (vedi). Vicenda che alla fine si è risolta nel taglio di altre spese o servizi scolastici. La spesa per la qualificazione dell’offerta formativa (che tradotto significa i progetti didattici finanziati dall’ente locale: dall’ambiente alla storia locale, dal meteo alla piscina, e così via) è stata tagliata del 60%. Nelle mense scolastiche è riapparsa la plastica (piatti e posate usa e getta) dopo che era stata cacciata a fatica con investimenti per il lavaggio delle stoviglie. E’ stato tagliato completamente – azzerato! – il trasporto scolastico per i bambini della scuola dell’infanzia, intaccando così (fatto grave!) il diritto alla frequenza scolastica (vedi). Ma non è finita qui. Alle scuole sono state promesse risorse che, in un secondo tempo, pochi giorni dopo, sono state dimezzate – lasciando allibiti i dirigenti scolastici! Inoltre, ancora oggi sono fermi al palo (ma la scuola è già iniziata da un mese!) le attività di potenziamento dell’insegnamento della lingua italiana per gli alunni stranieri. E così via. Insomma incertezza sì in merito alle risorse da mettere a disposizione, ma anche (e forse soprattutto) in merito alle idee, alle visioni, al riconoscimento dei nodi critici che la scuola – anche locale – ha davanti a sé. Incertezza che è certamente anche la conseguenza dello sfrangiarsi e del rinsecchirsi delle arene di confronto, di discussione, di coinvolgimento della comunità nel disegnare il futuro della propria scuola (vedi), pur in una situazione di difficoltà economica. Questo, insomma, è il terzo malessere – tutto locale – che si ribalta sulla scuola: da quella dell’infanzia alla secondaria di secondo grado. Ma anche con gli asili nido qualche problema c’è, come messo in luce dalla vicenda del nido Barbapapà (vedi) e dei correttivi assai tardivi (ed assai parziali) messi in campo dall’amministrazione comunale (vedi). In questo marasma sarà interessante sentire cosa hanno da dire l’assessore alla formazione, Maria Francesca Basile (che sino ad ora ha brillato soprattutto per la sua irrilevanza), ed il sindaco di Vignola, Daria Denti. Ci prepariamo ad ascoltarle con grande pazienza. Confidando che prima o poi (meglio prima) la lotta per il merito tocchi sia la scuola, sia la politica.

I numerosi post sulla scuola, sia locale, sia nelle politiche del ministro Gelmini sono organizzati nell’apposita categoria (vedi).

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