Lettera dell’assessore Maria Francesca Basile in occasione dell’inizio dell’anno scolastico 2010/2011

Anche il miglior ufficio stampa può sbagliare. E’ successo a quello del Comune di Vignola. Sotto stress per la gran mole di lavoro, conseguenza di un più accentuato orientamento al marketing (nell’intero 2008 l’amministrazione Adani aveva emesso 111 comunicati; a luglio 2010 l’amministrazione Denti aveva già ampiamente superato quel valore), è stato commesso un errore. Ai giornali è stata trasmessa la lettera con gli auguri di inizio dell’anno scolastico, predisposta dall’assessore alla formazione Maria Francesca Basile, dell’anno 2009. Anziché quella del 2010! Basta leggere poche righe per rendersene conto. Ad esempio dove si dice: “l’Amministrazione Comunale si impegna per salvaguardare la qualità della formazione, supportando le famiglie e interagendo costantemente con le realtà scolastiche presenti sul territorio. Difendiamo il diritto allo studio e alla possibilità di una formazione uguale per tutti, come previsto dagli articoli 33 e 34 della nostra Costituzione, convinti che l’educazione e la formazione siano elementi essenziali per garantire un futuro alle giovani generazioni.” Qui il testo completo del comunicato, diffuso evidentemente per errore (vedi). Ma come? Non è il 2010 l’anno della “vicenda scodellamento”, ovvero del tentativo (condotto maldestramente) di sottrarre risorse alle scuole del territorio (538mila euro), spostandole in altri capitoli di spesa? Non è l’anno del taglio del 57% delle risorse per la “qualificazione scolastica” (da 230mila a 99mila)? Della completa cancellazione del trasporto scolastico per le scuole dell’infanzia del territorio (lasciando letteralmente a piedi i bambini di 100 famiglie dell’Unione)? Della re-introduzione di piatti e posate di plastica nelle mense scolastiche, abbandonando ogni idea di educazione alla “sostenibilità”? Sì, perché questo è quello che ha portato il nuovo anno scolastico. Dunque il comunicato diffuso, riportante gli auguri dell’assessore per l’inizio del nuovo anno, deve per forza essere quello sbagliato.

Scodellamento a Vignola, inizi del '900 (cortesia di Sergio Smerieri)

Ed in effetti è così. In modo del tutto casuale la donna delle pulizie ha trovato quello vero, quello relativo al 2010, nel cestino della carta dell’ufficio stampa. Evidentemente, in conseguenza dello stress da sovraccarico di lavoro (di marketing), l’ufficio stampa ha preso il comunicato con la lettera dell’assessore dalla cartella sbagliata. Ed ha cestinato quello corretto. Per fortuna siamo ora in grado di proporvi il testo giusto. Che recita così:

“La scuola pubblica è un bene comune che va tutelato e su cui è necessario investire. Pur consapevole di ciò, quest’anno l’Amministrazione Comunale ha rinunciato a salvaguardare la qualità della formazione, evitando di supportare le famiglie e di interagire costantemente con le realtà scolastiche presenti sul territorio. Abbiamo priorità diverse e dunque abbiamo fatto altre scelte. Abbiamo trascurato la difesa del diritto allo studio e della possibilità di una formazione uguale per tutti, nonostante ciò sia previsto dagli articoli 33 e 34 della nostra Costituzione. Siamo convinti che l’educazione e la formazione siano elementi essenziali per garantire un futuro alle giovani generazioni, però abbiamo altro per la testa. Per questo abbiamo cancellato il servizio di trasporto scolastico alle scuole dell’infanzia. Per questo abbiamo preso ed impiegato diversamente 129.500 euro dai 230.000 del capitolo di spesa relativo alla qualificazione dell’offerta scolastica. Per questo abbiamo rinunciato a dare un messaggio forte in tema di “sostenibilità” ed abbiamo re-introdotto piatti e posate di plastica usa e getta. Ai tagli, alle riduzioni dell’organico ed alla diminuzione della compresenza, previsti dalla nuova legge voluta dal governo Berlusconi e destinati a produrre un impatto negativo sulla formazione e sull’educazione dei ragazzi, aggiungiamo altri tagli. I nostri. È dunque grazie al solo vostro impegno e alla vostra passione che le scuole di Vignola provano a sopperire ai tagli imposti dalla politica del Governo (assai gravi) ed ai tagli che anche noi enti locali abbiamo fatto (un po’ meno gravi – spero). La qualità dell’offerta formativa è tuttavia destinata ulteriormente a ridursi, nonostante il vostro impegno. Ce ne dispiace. Ma siamo indaffarati in altre cose. Comunque sia, a nome dell’Amministrazione Comunale di Vignola rivolgo un caloroso augurio di buon inizio anno scolastico a tutti gli insegnanti e agli operatori scolastici delle scuole del territorio, confidando che creatività e genio italico possano assistervi. Un augurio va anche alle famiglie – e che la sorte vi assista! Ora debbo andare. Il piedibus mi attende.
Un cordialissimo saluto.
Il vostro (sic!) assessore.”

6 Responses to Lettera dell’assessore Maria Francesca Basile in occasione dell’inizio dell’anno scolastico 2010/2011

  1. Roberto Adani ha detto:

    Qualcuno sostiene che in politica non si debba fare mai.
    Io penso che la politica assumerebbe una dimensione umana, se fosse capace di riconoscere i propri errori. Io non mai avuto particolari difficoltà a riconoscere degli errori, se si fanno scelte, spesso è a posteriori che se ne evidenziano i reali effetti, quindi se si rischia per trovare soluzioni innovative a problemi complessi, capita di non azzeccarla al primo colpo. Spesso la strada più semplice e apparentemente meno rischiosa però si rileva in prospettiva la più sbagliata. Ritengo un grave errore tagliare risorse alla scuola in questo momento. Non sono tagli devastanti, ma vanno nella direzione sbagliata. Certo era la soluzione più semplice, mancavano le risorse della operazione scodellamento, allora tagliamole sempre alla scuola, ma stavolta alla qualificazione. Ricordo che fu la giunta dell’unione di cui ero presidente a chiedere per prima alla scuola un sacrificio, la scuola si occupa dello scodellamento (d’altra parte quando le “bidelle” erano comunali faceva parte delle loro mansioni) e le risorse che risparmiamo le aggiungiamo alla qualificazione scolastica. La scuola avrebbe bisogno di tante riforme, ma non di meno risorse e attenzioni. Fare il sindaco è diventato un mestiere molto più difficile del semplice tagliare (Neruda diceva respirare). Bisogna inventare soluzioni coraggiose e innovative, chiediamo alla scuola di fare di più, chiediamo ai genitori di fare di più, anche in una situazione di enorme difficoltà. Lo dobbiamo ai nostri figli, abbiamo vissuto e continuiamo a vivere sulle loro spalle. Li abbiamo indebitati per il resto della loro esistenza, non gli daremo mai una pensione, non siamo in grado di dargli un lavoro, nemmeno precario, la casa o la ereditano dai genitori, o non accederanno mai ad un mutuo, usano poco la sanità, non usano le case protette o l’assistenza domiciliare. L’unico investimento che facciamo su di loro è la scuola, la loro formazione. L’istruzione rappresenta per i giovani il bagaglio di strumenti e di conoscenze affinché in un paese che non gli offrirà nulla di quello che ha assicurato a noi, almeno se la possano cavare da soli con le proprie energie e capacità. Ma in più, loro dovranno giocarsela nel mondo globale, in competizione diretta con quelli che per fame e disperazione hanno enormi motivazioni di riscatto, e con quelli che in paesi più lungimiranti del nostro investono su una scuola di grande qualità. Non possiamo tagliare le risorse per l’istruzione, sarebbe la prima volta negli ultimi trent’anni che Vignola diminuisce le risorse investite sulla scuola.
    Anche sul fronte investimenti, la rinuncia al nuovo polo scolastico non è un bel segnale. Noi decidemmo, quasi unici in Italia, di impegnarci la tassa di scopo. Certo non si diventa popolari con scelte di questo tipo, ma bisogna avere il coraggio di richiamare le persone alle loro responsabilità, e quello era un modo per cominciare a restituire qualcosa ai nostri figli. So benissimo che le difficoltà dei comuni si sono ulteriormente aggravate, ma ciò non esime dall’inventare nuove soluzioni o dal porre i cittadini davanti alle proprie responsabilità, infischiandosene del consenso, perchè i bambini di oggi non votano. Mediamente possiamo rinunciare a una pizza, ad un abitino griffato, ad un viaggio. Continuiamo a usare l’auto anche se il petrolio va alle stelle, non sarà un dramma dare un contributo per la scuola dei nostri figli, mettere tutti i parcheggi del centro a pagamento, o imporre un pedaggio ai camion che continuano ad attraversarlo. Se c’è da sacrificare un piccolo appezzamento di terreno per finanziare una scuola, ne varrà pure la pena, visto che noi vecchie generazioni lo abbiamo usato intensamente dagli anni 50 in poi per farci l’unifamiliare o uno, due, tre, appartamenti. Visto che i bambini di oggi in futuro quella casa a Vignola non ce la potranno avere, perchè non avranno lo spazio per costruirsela e il mutuo per pagarsela, proviamo a ricompensarli con una scuola di qualità oggi. Si possono anche mettere in discussioni quelli che sono diventati dei dogmi dello stato sociale. Non è necessario vivere oltre i cento anni. A me non interessa vivere per anni in una residenza assistenziale attaccato ad un respiratore, alimentati artificialmente. Il problema è che noi siamo sicuri di invecchiare, preferiamo investire su una vecchiaia rassicurante piuttosto che sulle generazioni future.
    Uno stato sociale ha senso se ci possono accedere tutti coloro che ne hanno realmente bisogno, non chi primo arriva meglio alloggia. Se non siamo più in grado di offrire quello stato sociale a tutti abbiamo il dovere di riformarlo profondamente. Faccio delle provocazioni forti, perchè mi piacerebbe si discutesse molto di queste cose prima di tagliare sulla scuola. Ho degli amici che hanno un solo figlio, hanno deciso di concentrare il loro sacrifici per pagare la retta della scuola internazionale. Io ho tre figli, non ce la faccio a dargli la stessa opportunità, di imparare più di una lingua e di crescere in una scuola di qualità europea. Possibile che ci si debba sentire in colpa, perchè si è messo su famiglia, possibile che non ci sia uno straccio di politica per le famiglie in questo paese. La scuola è l’unica opportunità che abbiamo per far scattare tutti, almeno dallo stesso blocco di partenza, pur sapendo che sarà una gara in salita. Conosco una persona che ha un colorificio in Cina, l’ultima volta che è andato in quel paese ha accompagnato un amico a ritirare la figlia a scuola, in prima elementare, erano le 20 del sabato sera, la bambina parlava perfettamente inglese, e andava a scuola con un e-book. I nostri figli, che lo vogliamo o no, si misureranno con questo mondo, se la prenderanno con noi se non gli avremo offerto una scuola in cui si parla inglese, si usa il computer e si sa di lettere e matematica. Facciamo parecchi sacrifici e concentriamoci su una proposta di una scuola in cui, fin dalla materna si impari un altra lingua (tutti noi abbiamo imparato senza difficoltà due lingue il dialetto e l’italiano) si usino le tecnologie, si vada a teatro e si esca nel territorio, si faccia un attività sportiva che ci permetta in futuro di avere meno bisogno di sanità, ci educhi ad alimentarci e al vivere civile,. E’ un investimento che ci ritornerà con gli interessi. Allora la mia proposta è triplichiamo le risorse della qualificazione scolastica:1,5 milioni di euro Cominciamo a discutere dove troviamo i soldi. Non possiamo consegnare ai nostri figli una scuola peggiore di quella che noi abbiamo frequentato. L’ultimo che diceva in modo chiaro queste cose di chiamava Romano Prodi al tempo del suo primo governo, mi sa che dobbiamo ricominciare da là.

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Roberto, non avresti potuto dire meglio. La scuola italiana vive da tempo una situazione di grande malessere, frutto dell’azione dei governi nazionali e del continuo fare-disfare-rifare che ha vissuto con le leggi di questi ultimi 15 anni. Questo stato di sofferenza è testimoniato dagli studi OCSE-PISA sull’apprendimento degli studenti di 15 anni. Questi dati dovrebbero essere imparati a menoria da ogni genitore. Anche gli studenti dell’Emilia-Romagna non escono bene da questi studi comparativi. I nostri studenti sanno di più rispetto alla media nazionale che però ci colloca tra il 25esimo ed il 30esimo posto all’interno dei 50-60 paesi OCSE studiati. Finlandia, Corea, Hong Kong, Olanda, Canada e così via: sono tutti paesi in cui il sistema scolastico funziona meglio. In cui gli studenti apprendono DI PIU’ che in Italia. Vedi:
    https://amarevignola.wordpress.com/2008/05/14/pisa-in-emilia-romagna/
    Ora, noi non abbiamo la possibilità di manovrare le leve delle politiche nazionali. Che disgraziatamente sono in mano al ministro Gelmini (ed a Tremonti & C.). Però al governo dell’Emilia-Romagna c’é il PD. Al governo di Vignola c’é il PD. Possibile che a questi livelli non si riescano a fare cose significative? Io sono convinto che in tempi tribolati come questi, in cui mancano serie politiche NAZIONALI, l’unico modo per “vincere la depressione” che rischia di affliggere il mondo scolastico sta nel rapporto con il territorio, con l’ente locale, le istituzioni pubbliche, le realtà associative, le famiglie degli alunni, i cittadini.
    https://amarevignola.wordpress.com/2008/12/04/per-una-scuola-di-qualita-a-vignola/
    L’amministrazione comunale (e l’Unione) ha una grande responsabilità. Quella di guidare la comunità tutta a riconoscere lo stato di sofferenza che caratterizza la scuola ed a mobilitare energie e risorse per sostenere la scuola nella difficile sfida educativa di oggi. Ma per fare questo l’amministrazione deve essere credibile ed autorevole. Cosa che questa amministrazione non è assolutamente – penso di aver già prodotto prove a sufficienza. Tagliare sulla scuola è un errore. Tagliare sulla scuola IN QUESTO MODO è un errore doppiamente grave. C’é un nesso evidente tra diritto allo studio e quei “servizi accessori”, come il trasporto scolastico, che consentono di fruire effettivamente dell’opportunità scolastica. Con la cancellazione del trasporto scolastico per la scuola dell’infanzia si mette in discussione proprio questo diritto. Con i tagli alle risorse per la qualificazione dell’offerta formativa la scuola si impoverisce. Sentendo le risposte che l’assessore Basile ha dato a quelle persone che le hanno esposto i problemi che devono fronteggiare, non riuscendo più a portare il figlio alla scuola dell’infanzia, mi sono venuti i brividi. Vedo un’amministrazione colpevolmente distratta o inconsapevole (e non so quale dei due è peggio!) nei confronti di quello che succede nel mondo della scuola. Anche a Vignola. Di fronte a tutto ciò, la lettera scritta dall’assessore Basile per l’inizio dell’anno scolastico suona come una beffa! A pagare per tutto ciò saranno i “nostri” figli (i miei, i tuoi e quelli di tutti coloro che non si possono pagare un college in svizzera o l’università od il master negli USA, magari perché, appunto, di figli ne hanno 3 ed in Italia le politiche familiari NON esistono). La prima battaglia politica da fare è questa: una battaglia per la consapevolezza. Conoscere la performance delle istituzioni educative e trovare soluzioni collettive, mobilitando energie e risorse, perché essa possa essere migliorata. Peccato che l’amministrazione comunale dimostri, anche con questi tagli, di avere altro per la testa!

  3. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Un mio comunicato, di critica alla soppressione del trasporto scolastico per le scuole dell’infanzia, è stato ripreso dai quotidiani locali sabato 25 e domenica 26 settembre. Lunedì 27 il presidente dell’Unione, Francesco Lamandini, e l’assessore alla formazione di Vignola, Francesca Basile, hanno rilasciato il seguente comunicato stampa:

    Risposta del Presidente dell’Unione Lamandini e dell’Assessore di Vignola Francesca Basile ad Andrea Paltrinieri sul servizio di trasporto materne a Vignola
    “Ci stupisce – dichiara il Presidente dell’Unione Francesco Lamandini- che una persona di grande esperienza amministrativa come Andrea Paltrinieri non riesca a cogliere le serie difficoltà in cui si trovano i nostri bilanci a seguito dell’ultima legge finanziaria. Abbiamo cercato di fare tagli contenuti il più possibile, non senza dispiacere e speriamo che si tratti di una situazione di difficoltà assolutamente transitoria. Ma non è di certo una scelta politica volontaria, è una scelta obbligata dettata dai tagli imposti dal Governo. Mi stupisce ancora di più che Paltrinieri, da sempre così sensibile alle tematiche legate alla scuola, non abbia colto invece gli sforzi fatti negli ultimi anni dall’Unione Terre di Castelli e dai Comuni in settori strategici e delicati come Scuola e Sociale. Il nostro obiettivo, deve essere chiaro, è preservare e proteggere il nostro sistema sociale-scolastico nel suo insieme”.

    “Condivido pienamente la posizione del Presidente Lamandini- commenta Francesca Basile, Assessore a Scuola e Formazione del Comune di Vignola- siamo grati per l’attenzione che l’ex assessore pone di fronte al problema e, vista la sua lunga esperienza, siamo disponibili ad accettare non solo critiche ma anche proposte”.

    Al presidente Lamandini – e lascio stare la retorica del sentirmi stupito del suo stupore ed anche delle scuse che accampa – faccio notare che certamente gli enti locali (tra cui l’Unione) sono costretti a tagliare la spesa. Questo però non significa NECESSARIAMENTE tagliare il servizio di trasporto scolastico alla scuola materna (e neppure la qualificazione dell’offerta formativa). In un bilancio di 55 milioni di euro di spesa corrente i 16.000 euro del trasporto alla scuola materna (questo è quanto costa al bilancio dell’Unione il servizio per gli ultimi 4 mesi del 2010; a cui si aggiungono altri 58.000 euro per il 2011) potevano essere trovati. Bastava volerlo. Bastava dire in modo chiaro che QUESTI servizi legati alla scuola, al dirittto allo studio, non vanno tagliati. La giunta dell’Unione ha fatto una SCELTA diversa. Il consiglio dell’Unione ne ha preso atto senza discutere (immagino che molti consiglieri comunali neppure fossero consapevoli di ciò – ma tant’é). Insomma, l’Unione ha preferito tagliare QUI. Fossi stato assessore dell’Unione avrei fatto diversamente. Fossi stato assessore alla scuola del Comune di Vignola NON l’avrei consentito. Peccato. Rimane oggi il forte disagio di un centinaio di famiglie a livello di Unione. E rimane un’ennesimo episodio di “non-trasparenza” da parte di chi amministra questo territorio e questa città. Fino a quando la cosa non è andata sui giornali, questi bravi amministratori hanno evitato accuratamente di presentare la vicenda ai loro cittadini.

    Una postilla dedicata all’assessore Basile che chiede anche “proposte”. La proposta è quella di NON tagliare il trasporto scolastico alla scuola materna e di ripensare la spesa per la qualificazione dell’offerta formativa. Di investire sulla valutazione degli apprendimenti. Di occuparsi seriamente di orientamento scolastico. Di sviluppare un programma serio per sostenere l’impegno e l’integrazione scolastica degli alunni stranieri. La “visione” in cui si inscrivono queste ed altre proposte è stata formulata un po’ di tempo fa ed è pubblicamente accessibile:
    https://amarevignola.wordpress.com/2008/12/04/per-una-scuola-di-qualita-a-vignola/
    Il formulare proposte, però, presuppone che dall’altra parte ci sia qualcuno che abbia autorevolezza e capacità per recepirle e portarle avanti. Come stanno constatando numerosi cittadini vignolesi, in primis quelli impegnati nella scuola e nel sociale, oggi questi requisiti NON sono soddisfatti.

  4. Luca Azzani ha detto:

    Ciao Andrea, ti ringrazio per questo articolo che ha portato allo scoperto un tema che ritengo di estrema importanza. Approvo completamente le parole di Roberto Adani che credo ritenga, come me, che il valore dell’istruzione era ed è ancora un valore importante. Quante volte abbiamo sentito dai nostri genitori o nonni le parole “studia che poi non avrai problemi a trovare lavoro” dando valore allo studio. Ultimamente invece, in particolar modo da parte di questo governo, vedo un impoverimento del valore della scuola e dell’istruzione. Anche la figura dei professori non è più rispettata come quando andavo a scuola io (e non sono 50 anni fa). Ora gli alunni rispondono male ai professori e gli stessi genitori contestano il loro lavoro dando ai figli un motivo ulteriore per mancare di rispetto ai propri insegnanti. Sicuramente non aiuta il fatto di denigrare mediaticamente gli operatori pubblici e con loro i professori come fannulloni che “vogliono un lavoro e non accettano di restare precari anche per 10 anni o più”. Io sono testimone indiretto dei cambiamenti che stanno avvenendo nella scuola in questi anni, in particolar modo alle scuole medie. Il numero di alunni in classe aumenta, le ore di compresenza si riducono, le risorse per il potenziamento diminuiscono per poi non parlare dei soldi per fare fotocopie o qualsiasi attività straordinaria. In questi anni il governo attuale ha rosicato le risorse alla scuola impoverendone l’istruzione e denigrando personale ed insegnanti. Qui mi riallaccio al tuo articolo Andrea: se il governo con una certa linea politica sceglie di trascurare l’istruzione dei nostri figli mettendo risorse su temi per loro più importanti, il nostro territorio, con una lunga storia di sinistra, non può distanziarsi da queste scelte nazionali e continuare ad investire sull’istruzione? Non può far vedere che a noi la politica nazionale sulla scuola non va bene e che crediamo ancora nei nostri figli? Questo è quello che mi aspetterei dai nostri amministratori di sinistra, ed approverei e sosterrei se ad ogni incontro pubblico sulla scuola sventolassero il fatto che “sebbene il governo non creda nell’istruzione e continui a tagliare i fondi per la scuola, Vignola e l’Unione Terre di Castelli invece continua a crederci e ad investirci”.

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Hai colto perfettamente nel segno, Luca. Il tema è: quanto è importante il sistema scolastico per gli enti locali di questo territorio? Sapendo che non si tratta di difendere l’esistente (vedi la scarsa performance della nostra scuola, anche in Emilia-Romagna, in base ai test di valutazione dell’apprendimento), ma di usare le leve locali (che non possono fare tutto, ma qualcosa sì) per spingere le nostre scuole verso l’alto. Grazie a più trasparenza e più valutazione. In più occorre migliorare interventi e servizi per l’orientamento scolastico (alla fine degli anni ’90 ho personalmente condotto un’indagine su studenti di 5a media superiore: più del 30% di loro se avesse potuto tornare indietro, avrebbe fatto una diversa scuola od un diverso indirizzo). Sono alcuni dei temi su cui gli enti locali possono fare cose significative. Che però non si vedono. Dunque le tue domande sono alquanto mirate.

  5. LucianoCredi ha detto:

    A fine anni 90 c’era di mezzo la politica, per scelte avvenute anni prima. Comunque all’epoca l’offerta formativa era ottima, la scuola nazional popolare per numero d’iscritti era ragioneria a Vignola. Per certe cose era più difficile del liceo, ma a ragioneria, come nel modo di essere su facebook tuttora a Vignola o per il modo di dar i voti di preferenza(anche a destra) o per il modo di scegliersi il fidanzato(non il marito), o per il modo di dare lavoro c’é un denominatore comune la lotta di classe. A Vignola bisognava dimostrare di aver qualcuno che in famiglia a fatto soldi con le ciligie… Insomma vi posso assicurare, che la lotta di classe era per me in prima elementare 1984 la prima cosa da conoscere… In certe realtà come Zocca vi é una ottima offerta formativa dall’istituto professionale(agraria dove ho fatto il tutor…)perché é la scuola nazional popolare in quel territorio. Dunque è ora di finirla di continuare a ragionare non accettando la concorrenza, caratteristica di una città; fatta da commercianti di ciliegie…
    La cattiveria dialettica (non personale, non umana) che ho incontrato a Vignola, vi posso assicurare per uno che vive all’estero come immigrato non l’ho incontrata in nessuna parte della terra, ma fa parte di una tradizione scolastica cittadina in cui essere dei buoni commercianti e parlar male dell’altro era una regola sociale (per poi volersi bene in silenzio). Quindi le tecniche commerciali linguistiche a volte non sono proprio troppo eleganti… Insomma ottimo aver fatto ragioneria a Vignola all’epoca (quantomeno per capacità di comprendere il territorio) ma all’università non é un ottimo biglietto da visita, cosa che ad esempio io ho dovuto pagare, ora dopo la laurea essendo all’estero per me é diverso, dico di aver fatto il liceosocioeconomico(in Francia non c’è ragioneria e poi il classico non é qui superiore agli altri licei…)…
    Insomma per dirla tutta c’era uno stato dentro lo stato all’epoca in Emilia(il PCI), fatta di scuole nazional popolari, di scuole serali… che potevano reggere benissimo la concorrenza con i migliori licei privati italiani… Ed i voti non erano dati, secondo la miglior tradizione comunista, in senso meritocratico(QUELLO CHE IMPORTAVA ERA IMPARARE)… Il problema é dei nstri giorni, da quando l’iscrizione all’università a numero chiuso, ti porta a confrontarti con un sistema nazionale, che non permette di sostenre l’idea di scuola comunista sviluppatosi nella nostra regione(se vieni da una scuola nazional popolare in certe facoltà non entri nemmeno). Io non mi pronuncio sulla scuola classista in senso comunista del passato, dico solo che oggi é meglio pensare una formulazione di una scuola solidale, casomai con un punto di vista leggermente socialista, ma di stampo europeo… e non emiliano vignolese…

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