Come uscire dalla crisi economica? Un incontro pubblico promosso dalle liste Vignola Cambia e Città di Vignola

Mercoledì 22 settembre, ore 20.30 nella sala dei Contrari della Rocca di Vignola, le due liste di cittadini Vignola Cambia (vedi) e Città di Vignola, promuovono un incontro pubblico sul tema “Come uscire dalla crisi economica”. Al tavolo dei relatori saranno presenti: Claudio Biondi, consigliere delegato di ApoFruit Italia (la società che ha rilevato Agra: vedi); Luciano Fecondini, imprenditore del settore biomedicale; Andrea Fumagalli, docente di economia all’Università di Pavia (vedi); Dino Piacentini, imprenditore e presidente dell’Associazione delle Piccole e Medie Imprese (APMI) di Modena; Graziano Poggioli, consigliere dell’associazione dei produttori biologici dell’Emilia-Romagna (Prober). La diversità dei punti di vista annuncia un dibattito ricco ed interessante, con l’obiettivo di offrire stimoli per impostare politiche di sviluppo anche locale che aiutino questo territorio ad uscire dalla crisi con un “profilo alto”, ovvero puntando sull’innovazione e non sui “cattivi” posti di lavoro. Nel tentativo di offrire qualche stimolo alla partecipazione svolgo qui tre considerazioni: sull’esigenza di abbandonare definitivamente la vodoo politics (leggere sotto che cosa si intende) in materia di politiche anti-crisi; sul ruolo (ad oggi mancato) delle Fondazioni bancarie nell’impostare programmi di sviluppo di medio-lungo periodo; sulla prima serie di occasioni perse da questo territorio (che si chiamano SIPE, PSC, APEA) – e non è detto che ci sia una seconda opportunità.

Quali linee di sviluppo economico per il territorio? I centri commerciali naturali? (nella foto quello di Vieste, sul Gargano; foto del 31 agosto 2010)

[1] Chi scorresse la rassegna stampa degli ultimi due anni si accorgerebbe di un fenomeno singolare: i dati sugli effetti della crisi economica (fallimenti, chiusura di imprese, delocalizzazioni o relativi all’aumento della disoccupazione) non sono mai oggetto di presentazione o di riflessione da parte degli enti locali (con l’unica eccezione della Provincia che gestisce la rete dei centri per l’impiego). Molto più spesso sono le associazioni di categoria che offrono all’opinione pubblica dati raccolti dal loro (ahimé parziale) punto di vista. La CNA, ad esempio, rilascia periodicamente i dati delle proprie indagini sull’area dell’Unione Terre di Castelli. Veniamo così a sapere che nel territorio il 2009 ha portato una perdita occupazionale del 4,7%, quasi un punto in più rispetto alla media provinciale (dati ricavati da 800 imprese fino a 50 addetti, associate) (Gazzetta di Modena, 13 febbraio 2010). Qualche dato sull’andamento sul mercato del lavoro, anche a livello distrettuale, è fornito dalla rete dei Centri per l’impiego della Provincia di Modena. L’ultima comunicazione, del luglio scorso, evidenzia la crescita continua degli iscritti alle liste di mobilità, la forte crescita delle ore di cassa integrazione straordinaria autorizzate, l’alto livello dei registrati come disoccupati ai centri per l’impiego (anche se un po’ inferiore a quello del primo semestre 2009) (vedi). Manca comunque un serio tentativo di dare una visione complessiva della crisi e dei suoi effetti. Su questo nessuna istituzione pubblica ha fatto alcunché di serio. Il management della crisi, anche a livello locale, è stato impostato come se della crisi se ne dovesse parlare il meno possibile, come se non fosse poi un grave impedimento poter disporre solo di dati frammentari, come se si potesse tranquillamente fare a meno di una visione complessiva e di strumenti di valutazione dell’efficacia delle misure pubbliche. Si tratta di un management di “basso profilo”, nel senso che non intende “disturbare” l’opinione pubblica ed usa la comunicazione pubblica come strumento di marketing rispetto a misure di cui l’ente locale stesso non è in grado di conoscere né la rilevanza (quanta parte dei soggetti colpiti sono stati aiutati), né l’efficacia (quanti dei soggetti aiutati lo sono stati in misura davvero significativa così da incidere sulla loro situazione). A livello locale abbiamo assistito alla maggioranza consiliare che, a Vignola, ha deciso “alla cieca” gli stanziamenti per la crisi nel bilancio di previsione 2010, ovvero ha deciso le somme da stanziare senza disporre di una – dico una – analisi della situazione o previsione di breve-medio periodo. L’Unione Terre di Castelli, inoltre, ha istituito un apposito “tavolo anticrisi” nell’ambito della propria Consulta Economica (vedi), ma questo tavolo anticrisi non ha prodotto (né forse poteva, se non adeguatamente chiamato e supportato a tal fine) alcun documento né di analisi (sugli effetti che la crisi determina sul territorio), né di programmazione (sulle possibilità di “fuoriuscita” dalla crisi). In questa vacuità conoscitiva si inseriscono, appunto, i comunicati degli enti locali che annunciano misure più o meno straordinarie (di cui però non è chiara, neppure ai promotori, la portata). Inoltre, se dal lato degli interventi per ridurre l’impatto negativo della crisi qualcosa è stato fatto (stanziamenti aggiuntivi a livello di Unione Terre di Castelli di 100.000 euro nel 2009; di circa 400.000 euro nel 2010 – 4,7 euro pro-capite per residente), manca invece del tutto una strategia per il futuro, per reimpostare le linee di sviluppo economico di questo territorio. Oramai da trent’anni si denuncia una politica in cui l’impostazione del “progetto” o “programma” (e soprattutto il suo annuncio) hanno assai più importanza del momento della valutazione dell’efficacia e della rendicontazione. Purtuttavia, anche qui da noi, in quei territori che dovrebbero essere all’avanguardia delle pratiche del “buongoverno”, più la sfida è difficile più ci si affida alle public relations (anziché alle competenze). Lester Thurow (economista USA) una volta usò l’espressione “vodoo economics” per stigmatizzare quelle ricette economiche basate su nessi causa-effetto assolutamente non dimostrati (il riferimento è ai riti vodoo secondo cui lo spillone conficcato nella bambolina-feticcio produrrebbe “risultati” sulle persone in carne ed ossa). In analogia potremmo parlare di “vodoo politics”: basta agitare davanti all’opinione pubblica una qualche decisione e spacciarla per risolutiva dei problemi dei prossimi dieci anni, sapendo che gli effetti e le possibilità di verifica sono comunque spostati in avanti nel tempo e che nessuno si prenderà la briga di andare a verificare la rispondenza agli annunci di anni prima. Invece, anche in questo caso, la trasparenza in merito alla catena del processo decisionale (questi i dati, queste le opzioni, questa la nostra scelta) e l’apertura di un dibattito allargato (non ristretto, come oggi, ad 8 sindaci ed a qualche esponente delle forze sociali) aiuterebbe davvero. In primo luogo gli amministratori (che ridurrebbero il rischio dell’auto-inganno, tipico di chi se la conta e se la canta), quindi il territorio ed i suoi cittadini.

Quali strategie di sviluppo per questo territorio? La valorizzazione dei prodotti tipici? (nella foto pasta artigianale a Peschici, Gargano; foto del 30 agosto 2010)

[2] “Nell’attuale crisi economica, le Fondazioni di origine bancaria hanno sostenuto i fondi di solidarietà che sono sorti in diverse città con il compito di mitigare le pesanti difficoltà delle famiglie, specie di quelle nelle quali è venuto meno il reddito per la perdita del lavoro.” E’ una citazione che traggo da un saggio di Paolo Roli, già vicepresidente della Fondazione di Vignola: “Le fondazioni di origine bancaria nell’attuale sfavorevole congiuntura economica”, Il Pensiero Economico Moderno, a.XXX, n.3, luglio-settembre 2010, pp.17-27. In effetti anche la Fondazione di Vignola partecipa con 100.000 euro, nel 2010, al “fondo anticrisi” promosso dall’Unione Terre di Castelli. Occorre tuttavia osservare che le politiche per fronteggiare la crisi hanno una duplice faccia: da un lato gli interventi immediati di tipo “assistenziale” per supplire alle maglie larghe del welfare italiano (che ad esempio non garantisce alcuna protezione ai lavoratori “a contratto”); dall’altro lato le politiche di medio-lungo periodo per rilanciare lo sviluppo economico ed in parte modificarne le direttrici. Da un lato interventi per attenuare la crisi, dall’altro misure per sostenere la crescita e per promuovere una nuova (e diversa) crescita. E’ su questo secondo fronte che sembra mancare una adeguata iniziativa, anche per questo territorio. Le interessanti riflessioni contenute nel saggio di Paolo Roli richiamano l’attenzione proprio su questo aspetto: nell’attuale sfavorevole congiuntura economica che ruolo possono esercitare le fondazioni bancarie per promuovere un nuovo modello di sviluppo economico? In questa particolare condizione di crisi economica, non facilmente superabile, cosa significa, per le fondazioni bancarie, interpretare la loro missione, ovvero essere al servizio della comunità territoriale? Un po’ di dibattito su questi temi non guasterebbe, anzi aprirebbe la possibilità di una più mirata (ed efficace) azione “di servizio” delle fondazioni, tra cui anche la Fondazione di Vignola. “Il ruolo delle Fondazioni di origine bancaria a sostegno dello sviluppo locale diventa fondamentale non solo e non tanto per l’entità delle erogazioni, quanto per la capacità di inserirsi quale fermento nel tessuto produttivo in senso lato e di indirizzare verso progetti innovativi le forze e le volontà dei diversi attori, che singolarmente non possono o non vogliono cimentarsi.” (p.20) E’ il fatto di essere sganciate dall’obbligo del consenso e dal ciclo elettorale (un po’ meno che in passato, in verità) che consentirebbe alle Fondazioni bancarie di impegnarsi in progetti di medio-lungo periodo, senza la preoccupazione di dover dimostrare subito i risultati (ma controbilanciate da un rigoroso sistema di trasparenza e rendicontazione – che ancora non c’è), e dimostrando in tal modo il coraggio anche di modificare gli ambiti prioritari di attività. Quella che era accettata come allocazione desiderabile delle risorse in tempi “normali” (valorizzazione del patrimonio storico-monumentale, istruzione e ricerca, sociale per la Fondazione di Vignola; 1,8 milioni di euro erogati nel 2009, di cui il 53% ad arte, attività e beni culturali; altrettanti previsti per il 2010) potrebbe non risultare più adeguata in tempo di crisi, specie se intendiamo questa crisi come un evento che non sarà facilmente riassorbito riportandoci tra qualche anno all’esatto punto di partenza. Io sono convinto, ad esempio, che per questo territorio sarebbe importante una diversa allocazione delle risorse, meno “continuista” rispetto al recente passato (vedi). Sarebbe importante un po’ più di coraggio e dunque un impegno più consistente nel disegnare nuove traiettorie di sviluppo economico (ovviamente mettendosi, anche assieme ad altri soggetti pubblici e privati, a capo di un network per l’innovazione di cui si percepiscono oggi tracce troppo flebili). Dunque giocando un ruolo attivo nel management della crisi e soprattutto nella costruzione del futuro.

Quali progetti per un diverso sviluppo economico? Il recupero di “antichi mestieri”? (nella foto il trabucco, tradizionale struttura per la pesca con le reti della costa garganica; foto del 31 agosto 2010)

[3] La rapidità della “risposta” alla crisi è un elemento essenziale affinché le politiche locali abbiano successo. Non basta solo fare le cose giuste – e già questo è impegnativo. Occorre farle in fretta. Che significa: prima di altri territori con cui si è – inevitabilmente – in competizione. Il successo è, per così dire, un “bene posizionale” (Fred Hirsch). Arrivarci quando ci sono arrivati anche tutti gli altri (se mai fosse possibile) ha assai meno valore che l’essere stati tra i primi ad ottenerlo. Negli ultimi dieci anni si sono ridisegnati i rapporti tra territori, tra città. Oggi più che in passato sono rapporti di collaborazione e di competizione, allo stesso tempo. Per questo, qualsiasi cosa si pensi in merito ad essi, il fatto che alcuni importanti “programmi” per questo territorio, perseguiti dalle passate amministrazioni ed oggi andati in crisi (o su cui occorre ripartire da zero), sono una indubbia negatività. Mi riferisco al progetto SIPE ed all’obiettivo di far nascere in quell’area un “parco scientifico-tecnologico”. Obiettivo che poi si è via via ridotto ad un “francobollo” di area, inserita nel Tecnopolo Modenese e destinata ad ospitare spin-off di secondo livello. Prossimamente i consigli comunali di Spilamberto, Savignano e Vignola certificheranno il fallimento di quel progetto. Sarà doveroso ripartire, ma sapendo che sarà un’altra cosa e che comunque saranno state consumate importanti risorse economiche e temporali. Mi riferisco al PSC (per i numerosi post dedicati all’argomento: vedi), un percorso di pianificazione territoriale iniziato nel 2006 e che oggi, nel 2010, viene ri-avviato ex-novo (vedi) ed a cui è legata non solo il pensiero di questo territorio dal punto di vista dell’uso dei suoli, ma anche da quello dello sviluppo economico del prossimo futuro. Oggi questo territorio è in ritardo e l’esigenza di accelerare renderà concreto il rischio di un bassissimo coinvolgimento di cittadini e forze economiche e sociali e di soluzioni non di alto profilo (che richiedono intelligenza e tempo per essere messe a fuoco). E mi riferisco ad una previsione, che il PSC in corso di elaborazione conteneva, di localizzazione sul territorio di un’Area Produttiva Ecologicamente Attrezzata (APEA), ovvero una “zona industriale” di qualità dal punto di vista ambientale, con produzione di energia rinnovabile, tecniche avanzate di gestione dei rifiuti, trattamento delle acque reflue, ecc. (derivano dalla L.R. n.20/2000) (vedi slide). La Regione Emilia-Romagna ha stanziato 63 milioni di euro con l’obiettivo di farne partire almeno 30, a fronte di 43 candidature – di cui 7 in provincia di Modena. Il fatto è che queste 7 coprono tutti i distretti della provincia, tranne uno: quello di Vignola! Dalla provincia di Modena sono venute infatti ben 7 candidature: Bomporto, Castelfranco Emilia, Mirandola, Modena, Nonantola, Pavullo, San Felice s.P.. Vignola ed il suo distretto non sono stati in grado di avanzare una candidatura. Il documento programmatico del “vecchio” PSC (quello incompiuto) prevedeva la localizzazione dell’APEA nell’area ex-SIPE tra Vignola e Spilamberto – oggi ovviamente indisponibile. Ma non si è stati in grado neppure di trovare una proposta alternativa. E’ il segno delle difficoltà che il sistema politico locale sta scontando su questo territorio. Progetti importanti (ancorché controversi come quello relativo alla SIPE) si sgonfiano, senza che progetti di uguale (o maggiore) valore si vedano all’orizzonte. Anche per questo non è male promuovere nuove sedi di confronto e di ricerca di idee. Sedi che non siano una “passerella” per aiutare politici ad avere visibilità ed a fare carriera, ma luoghi di discussione vera. E dunque di apprendimento. Una prima occasione è, appunto, l’incontro del 22 settembre.

Quale ruolo per l’agricoltura nella fuoriuscita dalla crisi economica? (prodotti tradizionali del Gargano, Peschici; foto del 30 agosto 2010)

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3 Responses to Come uscire dalla crisi economica? Un incontro pubblico promosso dalle liste Vignola Cambia e Città di Vignola

  1. sergio smeri ha detto:

    Vedete che piano piano il mio nome si sa sta componendo del tutto…Venendo al post… Ieri sera gran serata per me che sono fuori dai grandi sistemi economici e di potere. Interessanti (anche se un po’ logorroici) interventi a tutto campo e, pur partendo da visioni personali, hanno dato informazioni sulle strategie di mercato e di produzione dei vari settori. Si è percepito, in particolare con l’intervento del sig. Fecondini, un grido di allarme generale che, nel caso non venisse accolto, decreterebbe la probabile fine di un sistema paese il quale, a detta di tutti, ha nella burocrazia il tumore da espiare. Non è emersa nessuna ricetta e forse una rivisitazione al ribasso del sistema economico (decrescita felice?) sarebbe anche auspicabile per ritrovare anche tempi e luoghi di vita sociale che si stanno perdendo. E’ mancato il dibattito finale (a causa della tarda ora) ma le informazioni raccolte mi hanno ronzato nella testa tutta notte: bisogna che ci diamo una mossa, in fretta e grossa! Grazie alle liste civiche che hanno organizzato la serata… di gala!

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    La serata del 22 settembre è stata la prima di una serie. Ha offerto punti di vista interessanti e stimoli per ragionare del futuro dell’Italia e di questo territorio. Il tema vero, in effetti, è quello dello “sviluppo locale”. A Vignola e dintorni il punto di partenza è questo. Un settore agricolo che assorbe meno del 5% della popolazione attiva ed in cui gli agricoltori hanno un’età media di oltre 60 anni. Sebbene in questo settore affondino le radici storiche e l’identità del territorio (ciliegie, aceto balsamico, ecc.) questo settore è da tempo fermo. Lo stato delle coltivazioni a “lotta integrata” non è molto migliore di venti anni fa. Le produzioni biologiche non crescono nella misura desiderata (anzi gli studi per il PSC di qualche anno fa lo davano in calo). E’ evidente che c’é un problema di “innovazione” nella produzione ed uno di gestione del rapporto con i mercati (per cui il ruolo di ApoFruit ed altre cooperative è molto importante). La prospettiva, però, sembra essere quella di un declino del settore da gestire. Nel migliore dei modi, ma pur sempre un declino. Oppure no? Il settore dell’industria si divide tra agroalimentare (che tiene) e meccanica (in forte crisi, con fatturato oggi inferiore del 30-50% rispetto a due anni fa). Qui il progetto più ambizioso era quello di realizzare una parte del tecnopolo modenese nell’area ex-Sipe, con in più qualcosa che assomigliasse ad un “parco scientifico e tecnologico”. Magari un po’ piccolo. Magari un “parchetto”. Comunque sia questo progetto è fallito. La Regione proverà a salvare il finanziamento di 750mila euro legato al tecnopolo. Questa attività si può “costringere” in un qualche capannone? Ma altre risorse, per 1,39 milioni di euro, dovranno essere restituiti. Ricerca scientifica, trasferimento tecnologico, servizi a supporto dell’innovazione di processo e di prodotto: era il tentativo di avere posti di lavoro di alta qualificazione. Insomma, un po’ di quei lavoratori “creativi” di cui parla Richard Florida. Rimangono servizi e commercio – indubbiamente uno dei punti di forza dell’economia vignolese (circa il 60% degli occupati sono in questo settore). Ma fortemente orientati ai consumi interni, anzi di questo ristretto territorio. In questo ambito si colloca il segmento del turismo grastronomico, paesaggistico e culturale (in crescita?). Il Piano delle strategie del 2006 vi individuava un importante fattore di sviluppo (probabilmente sopravvalutandolo: l’Unione Terre di Castelli sarebbe dovuta diventare il “parco europeo dell’ospitalità”). Anche di questo si parla da oltre vent’anni. Dopo il progetto LIFE della fine degli anni ’90 e la conseguente Strada dei vini e dei sapori (in forte crisi, da debiti), però scarseggiano le idee su come farlo crescere. Questo grossolanamente il quadro presente. Come combiniamo questi elementi ed altri (io ad esempio ho sollevato il tema di un ruolo più incisivo delle Fondazioni di origine bancaria per sostenere la ricerca di nuovi sentieri di sviluppo) per disegnare oggi un futuro economico (e sociale) che potremo vedere solo tra 10-15 anni? Questo è il tema. E cosa possono fare gli enti locali del territorio (con collegamenti verticali con Provincia e Regione, ma anche, eventualmente, con collegamenti orizzontali con altri territori) per “governare” una nuova (diversa) fase di sviluppo?

  3. Correntista CRV ha detto:

    Andrea, parli giustamente del ruolo delle fondazioni nello sviluppo del territorio. Ma che dire delle voci che circolano che negli ultimi due anni la fondazione di Vignola ha perso 20 milioni di euro (milione + milione meno) di valore della partecipazione nella banca popolare?
    Altro che parco scientifico e tecnologico ci siamo mangiati! La fondazione potrebbe rispondere che era altrettanto strategico per il territorio partecipare in modo importante in una banca locale. Ma allora come mai gli chiudono sotto il naso la CRV, la casa madre, la vera banca locale da cui dipendono le sorti di molti vignolesi, cittadini e piccole imprese, e nemmeno un sussulto. Scusate ma mentre si discute forse anche giustamente di tigli, cadono degli alberi che dovrebbero fare un tonfo assordante. Invece nulla, un silenzio inverosimile. Andate a controllare se queste piante sono cadute sulla sala del consiglio comunale durante una seduta o in qualche sede dei più importanti partiti vignolesi. Perchè noi quaggiù nel mondo reale siamo molto preoccupati non solo per la crisi economica, ma per il vuoto di reazioni e di idee dei partiti e delle istituzioni. Forse bisogna chiarire a sindaco, consiglieri, esponenti di partito che nel mondo reale c’è una crisi devastante e che un pezzo della nostra vita presente dipende dalle banche, il futuro ce lo siamo già giocato in borsa perdendo una modica cifra, che se investita due o tre anni fa ci avrebbe consegnato oggi un parco scientifico di livello europeo nuovo di zecca, ma che vuoi che sia, mica sono cose che interessano la politica queste, d’altra parte i partiti non nominavano nessuno nel cda della CRV e il parco scientifico non avevano nemmeno capito bene cos’era… e allora di che vi preoccupate…

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