Teatro Ermanno Fabbri di Vignola. Qualche riflessione in vista dell’imminente inaugurazione

Il nuovo teatro di Vignola, intitolato ad Ermanno Fabbri, verrà inaugurato venerdì 1 ottobre. Giunge così a compimento un percorso di almeno dieci anni, visto che il progetto di “ristrutturare” l’ex-Cinema Ariston (proprietà Bagnoli) e farne un teatro nasce alla fine degli anni ’90 con il sindaco Gino Quartieri. Il progetto è stato quindi portato avanti in modo decisivo dall’amministrazione Adani e giunge ora in porto sotto la nuova amministrazione. Nella Relazione previsionale e programmatica per l’anno 2000 il sindaco Adani scriveva: “Ad inizio 2000 si concluderà la procedura di acquisizione dell’Ariston al patrimonio comunale e con questo si sarà fatto il primo fondamentale passo per restituire a Vignola una struttura che abbia la duplice veste di cinema e teatro” (p.38). Proseguiva quindi auspicando che nell’operazione entrassero soggetti privati, “privati che intendano impegnarsi nell’acquisto e ristrutturazione della struttura” ed “associazioni che si propongano per la gestione, ruolo che non è certo tra le finalità proprie dell’ente, facendo in modo di catalizzare attorno all’Ariston energie ed iniziative.” I tempi si sono rivelati assai più lunghi del previsto. La complessità dell’operazione superiore alle aspettative. Le sorprese e gli incidenti di percorso più del normale. Sono infatti occorsi dieci anni di impegnativo “lavoro” per arrivare, finalmente, alla concretizzazione del progetto: avere funzionante un nuovo teatro a Vignola.

Il vecchio cinema Ariston, in via Minghelli (foto dell'11 maggio 2005)

Dieci anni di “lavoro” in una certa misura tribolati e che hanno visto, per centrare l’obiettivo, un percorso non proprio lineare: l’acquisto del cinema Ariston dalla proprietà Bagnoli, l’indizione di un bando alla ricerca di un soggetto privato disposto a rilevarlo a sua volta ed a ristrutturarlo per farne un teatro, quindi l’acquisto nel 2003 da parte della società Gruppo Fabbri Spa, la demolizione e ricostruzione (anche qui non senza qualche incidente di percorso) terminata nel 2010 ed infine la donazione del nuovo teatro da parte di Ermanno Fabbri e moglie (a cui la società ha ceduto l’immobile) al Comune di Vignola. Ora, dunque, non solo la città di Vignola ha un nuovo teatro (questo in modo conforme al progetto originario della fine degli anni ’90). Ma anche (e questo non era certo nei piani remoti e recenti dell’amministrazione comunale) lo stesso Comune di Vignola ne diventa il proprietario (si veda la risposta dell’amministrazione comunale ad un’interrogazione di Vignola Cambia del novembre 2009 in cui si escludeva l’ipotesi della proprietà comunale: vedi). L’atto di “donazione modale” è stato infatti approvato dal Consiglio Comunale nella seduta del 7 settembre scorso, dopo che il punto era stato esaminato nella competente commissione consiliare il 2 settembre. Così, dopo aver venduto l’ex-cinema Ariston alla società Gruppo Fabbri Spa il Comune di Vignola torna proprietario di quell’edificio trasformato in un moderno teatro. Questo esito, non conforme al progetto originario, merita qualche riflessione.

Il teatro Ermanno Fabbri in costruzione (foto del 14 febbraio 2009)

[1] “Tutti condividiamo la convinzione che la cultura – e il teatro d’arte in particolare – sono beni preziosi e indispensabili al livello di civiltà che contraddistingue le nostre città, il nostro vivere quotidiano”. Prendo queste parole di Maria Merelli, presidente di Emilia Romagna Teatro Fondazione (l’ente che gestirà il teatro di Vignola), per dire che l’apertura del teatro Ermanno Fabbri a Vignola è certamente un evento positivo. Lo ha riconosciuto, senza distinzione alcuna, tutto il consiglio comunale. Ciò nonostante alcuni aspetti di questo progetto e di questo percorso meritano un approfondimento. Anzi, alcuni aspetti di questo progetto e di questo percorso, forse non possono essere valutati in termini del tutto positivi. Prima di ricostruire la vicenda nella sua articolazione, nei dieci e passa anni trascorsi dall’ideazione alla realizzazione (di ciò vorrei occuparmi in un futuro post), vorrei sviluppare alcune considerazioni a partire dal dibattito (assai magro, per verità) svoltosi nel consiglio comunale del 7 settembre. In particolare meritano qualche rilievo le clausole della “donazione modale”; i costi ulteriori che con il passaggio della proprietà vengono ad essere ribaltati sul bilancio del Comune di Vignola; la mancata integrazione del nuovo teatro vignolese in un programma di politiche culturali che da tempo dovrebbe essere svolto a livello di Unione Terre di Castelli.

Il teatro Ermanno Fabbri in costruzione (foto del 30 maggio 2009)

[2] Lo specifico istituto della donazione scelto dalla famiglia Fabbri – “donazione modale” (art. 793 del Codice Civile) – riserva ai donanti il controllo sull’adempimento dell’onere, ovvero il controllo su una serie di adempimenti che sono specificati nell’atto di donazione. Insomma si tratta di una sorta di donazione con riserva, che prevede, in specifici e determinati casi, la riversibilità, ovvero la possibilità di recupero del bene donato da parte del donante (famiglia Fabbri ed eredi). In particolare la famiglia Fabbri si riserva una valutazione sulla “qualità” della programmazione teatrale: “l’attuazione per più di due anni di programmi per i quali i donanti abbiano espresso motivato parere negativo, è causa di risoluzione per inadempimento dell’onere” (qui il testo dell’atto in pdf). Per consentire tale controllo il Comune dovrà “preventivamente e con cadenza periodica” sottoporre la programmazione teatrale alla famiglia Fabbri, unitamente ad informazioni dettagliate sugli autori e sugli artisti. Oltre a ciò il Comune è tenuto a destinare l’immobile a sala teatrale aperta al pubblico “in perpetuo e senza interruzione, tale considerandosi la chiusura per oltre un anno, non giustificata da rilevanti interventi edilizi”. Detto in sintesi la donazione “vale” a condizione che il teatro funzioni con continuità e secondo un programma condiviso dalla famiglia Fabbri o eredi. E’ facile ipotizzare che queste clausole siano state volute per garantire un adeguato livello qualitativo della programmazione teatrale vignolese, ma la loro formulazione risulta decisamente inelegante nei confronti dell’istituzione-Comune. Esse manifestano inevitabilmente un atteggiamento di sfiducia nei confronti dell’amministrazione comunale (se non fosse così non sarebbero stati previsti questi dispositivi di controllo!). Considerazioni di questo tipo sono state sollevate nel corso del dibattito in commissione ed in consiglio comunale, tanto da esponenti dell’opposizione (Giancarlo Ceci del PDL che per questo si è astenuto assieme al gruppo PDL ed a Francesco Rubbiani della lista Città di Vignola), quanto da esponenti della maggioranza (Rossella Masetti del PD che ha comunque ribadito che, pur critica verso questi aspetti, ritiene comunque prevalente il desiderio dei vignolesi di avere un teatro e per questo ha votato a favore). Proprio la considerazione sul “visto” sui programmi teatrali apre in realtà un interrogativo non banale: uno spettacolo di Dario Fo negli anni ’70 avrebbe ottenuto il necessario visto? Ed uno spettacolo di Sabina Guzzanti oggi? Forse oggi la questione è solo teorica, virtuale. Ma non è detto che rimanga così in futuro. Se il teatro fosse rimasto di proprietà della famiglia Fabbri, ovvero di un privato, nessuno avrebbe avuto niente da dire sull’influenza che il proprietario poteva legittimamente esercitare sulla programmazione. Ma oggi, paradossalmente, il teatro è dell’ente pubblico, ma con il controllo preventivo sulla programmazione da parte di un privato. Una situazione che è destinata a proseguire nel tempo, coinvolgendo i futuri eredi ed i futuri amministratori. Questo è un punto delicato ed amministratori più accorti avrebbero cercato con maggiore determinazione un accordo con il donante per una diversa clausola di salvaguardia della “qualità”.

Il teatro Ermanno Fabbri in via di ultimazione (foto del 6 marzo 2010)

[3] Proprietà e gestione di un teatro significano nuovi costi per l’amministrazione comunale. Nuovi costi che, invece di essere sostenuti da un privato o da un altro ente (la soluzione pensata per un certo periodo da Ermanno Fabbri prevedeva la donazione del teatro direttamente ad ERT Fondazione), gravano direttamente sul bilancio del comune. Solo assai di rado, infatti, l’attività teatrale è in grado di garantire una situazione di equilibrio tra la vendita dei biglietti ed i costi di gestione. Il passaggio della proprietà del teatro al comune di Vignola trasferisce dunque all’ente locale i costi della manutenzione straordinaria (plausibilmente non significativi nel periodo iniziale, ma in crescita nel medio periodo) ed una parte dei costi di gestione (nient’affatto coperta interamente dalla vendita dei biglietti). La gestione, a sua volta, è affidata ad ERT (secondo quanto previsto dall’atto di donazione) sulla base di una convenzione che prevede un pareggio tra entrate ed uscite, ma solo a fronte, appunto, di contributi da parte del Comune di Vignola e Fondazione di Vignola (a cui si aggiungono contributi minori della Banca CRV e del Banco San Geminiano e San Prospero). Fatto singolare, un piano economico non è stato illustrato al consiglio comunale. Diciamo che il sindaco si è dimenticato di parlarne, gli esponenti dell’opposizione di richiederlo. Ma è certo che da oggi vi sarà una voce di spesa in più per l’amministrazione comunale in un bilancio già sofferente ed in una situazione che già nel 2010 ha visto un’azione di reale taglio di servizi: azzeramento o quasi della spesa per la qualificazione dell’offerta formativa nelle scuole del territorio, taglio alla spesa sociale ed ai relativi servizi (come ha confermato il presidente dell’ASP G.Gasparini, Mauro Salici, sempre nella seduta consiliare del 7 settembre), taglio alle spese per la manutenzione della città e così via. Si taglia il welfare per finanziare la cultura (scelta legittima, purché sia fatta in trasparenza).

Il teatro Ermanno Fabbri visto da via Paradisi (foto del 19 dicembre 2009)

La realizzazione di quattro edizioni di Grandi Interpreti di Teatro (per complessivi 20 spettacoli condotti in genere da un solo attore e ospitati nella Sala dei Contrari della Rocca, 250 posti) – iniziativa della Fondazione di Vignola – ha necessitato di un finanziamento pari a 229.800 euro (si veda il Bilancio di Missione 2005-2008 della Fondazione di Vignola, p.44). E’ plausibile che per garantire una dignitosa rassegna teatrale il finanziamento annuo del Comune di Vignola e degli altri “sponsor” ad ERT debba risultare non inferiore a questo importo, ma probabilmente risulterà maggiore (si tratta di una stima, visto che il piano economico non è stato reso pubblico). Se guardiamo al bilancio 2009 di ERT, ente che gestisce 13 teatri (tra cui il Teatro Storchi a Modena, il Teatro Dadà a Castelfranco Emilia, il Teatro Nuovo a Mirandola, il Teatro Bonci a Cesena) e che produce anche opere teatrali da “vendere” ad altri, vediamo che i ricavi dalla vendita di biglietti e di spettacoli propri ammontano a 5.607.763 euro, a fronte di “costi di produzione” (include gestione, personale, utenze, ecc.) pari a 12.589.760 euro (dal sito web del Comune di Modena – vedi – il bilancio 2009 in pdf). Il tasso di autofinanziamento dell’ente risulta così pari al 44,5%. Per ogni 100 euro di costi, vi sono 45 euro di entrate da vendita di “prestazioni” teatrali! I restanti 55 euro sono messi dai soci fondatori (Regione Emilia-Romagna, Comune e Provincia di Modena, Comune di Cesena) e dai soci sostenitori (tra cui ora anche il Comune di Vignola; questi ultimi sulla base di quanto convenuto in cambio dello svolgimento di attività teatrale). Questo, per così dire, dal punto di vista generale. Nello specifico occorre verificare la congruità delle dimensioni del teatro di Vignola, sapendo che con i suoi 468 posti si colloca nella fascia dei teatri di medie dimensioni e che Vignola, in rapporto ad altre situazioni, garantisce (teoricamente) in proporzione una disponibilità di pubblico inferiore. Il Teatro Rossini a Lugo (il più antico teatro tra quelli oggi attivi in Emilia-Romagna – risale al 1760 – vedi) ha 448 posti. Ma Lugo ha una popolazione di 32.800 abitanti, contro i 24.500 di Vignola. 466 sono i posti del Teatro Comunale di Imola (risale al 1810 – vedi) – una città che però ha più di 50.000 abitanti . Rapportare le dimensioni del teatro alla popolazione della città (piuttosto che del territorio circostante) è certamente un’operazione grossolana. Ma qui serve solo ad indicare che, come peraltro affermato dal direttore di ERT, Pietro Valenti, al momento della presentazione della programmazione vignolese, per il Teatro Ermanno Fabbri di Vignola si tratta di una sfida vera: “tastare il polso al territorio e alla sua voglia di teatro”. Per quanto dunque una tale operazione culturale sia da apprezzare, occorre riconoscere che sul versante dei conti economici è l’incertezza a regnare. Di certo – questo si sa – l’amministrazione comunale sarà impegnata a tagliare su altri fronti per finanziare l’attività teatrale. Questa valutazione di opportunità è stata lasciata nell’ombra. Approfondirla avrebbe messo in luce che con questa operazione cresce la “redistribuzione” alla rovescia: con il finanziamento pubblico si sostengono attività di cui godono di norma le persone appartenenti alle fasce economiche medio-alte (il costo del biglietto di un posto in platea sarà di 22 euro – vedi; proprio in questi giorni ERT ha riproposto uno sconto del 50% su biglietti ed abbonamenti per i disoccupati – iniziativa meritevole, ma che risulta demagogica se si pensa che gli utilizzatori di questa opportunità si contano in poche unità). L’apertura del nuovo teatro Vignolese cade in un periodo congiunturale assai critico e qualche riflessione un po’ approfondita (ed un po’ di trasparenza in più) su quali voci di spesa saranno penalizzate per finanziare l’attività teatrale sarebbe doverosa.

Il teatro Ermanno Fabbri in via di ultimazione e via Minghelli pedonalizzata (foto del 28 giugno 2010)

[4] Un’ultima considerazione riguarda la mancanza di un disegno organico delle politiche culturali e dei luoghi della cultura sul territorio dell’Unione Terre di Castelli, di cui Vignola fa parte. E’ vero che il progetto del teatro vignolese ha un’origine che risale a più di dieci anni fa. Ma proprio l’importanza di questo evento rende ancora più evidente la mancanza di una visione unitaria e complessiva, riferita al territorio, dell’offerta culturale ed artistica (per una riflessione: vedi). E’ un tema su cui l’Unione, nonostante le dichiarazioni di un maggiore impegno, non ha più fatto alcun passo avanti a partire dal 2005, l’anno della prima edizione del PoesiaFestival (il primo ed unico evento pensato e realizzato per tutto il territorio). Da tempo, però, si sente l’esigenza di un’offerta disegnata per il territorio e non risultante dalla semplice aggregazione di scelte di livello comunale. Sarebbe opportuno, in questo come in altri ambiti dell’offerta culturale, iniziare a pensare e programmare l’offerta in modo unitario per il territorio dell’Unione, magari con un mix di differenziazione/specializzazione e di distribuzione degli eventi, sapendo che oltre al Teatro Ermanno Fabbri di Vignola sono presenti sul territorio almeno due teatri minori: il Teatro La Venere di Savignano ed il Teatro-Centro culturale di Marano (sede, tra l’altro, del Festival Internazionale del Teatro dei Ragazzi). Oggi le politiche di marketing territoriale dell’Unione sono particolarmente deboli. Sarebbe ora di fare un salto di qualità ed anche la disponibilità del nuovo teatro vignolese potrebbe contribuire.

Il teatro Ermanno Fabbri e via Minghelli pedonalizzata (foto del 28 giugno 2010)

Nota. In Emilia-Romagna esistono 185 teatri e sedi di spettacolo dal vivo. Secondo il rapporto Lo spettacolo in Emilia-Romagna 2004-2005 (ultimo rapporto disponibile: vedi) la domanda di spettacoli (musica, lirica, prosa, danza e balletto) si attesta ad un valore medio di 75 biglietti annui per 100 abitanti (qui la pagina sul teatro di prosa nel sito web RER: vedi). Nel 2005 gli spettatori in regione sono stati complessivamente 3.149.217; 18.724 le rappresentazioni (con una media, dunque, di 168 spettatori per rappresentazione). Gli spettatori degli spettacoli di prosa sono stati 1.575.915; 13.530 le rappresentazioni (con una media, dunque, di 116 spettatori per rappresentazione). I lavoratori nel settore dello spettacolo dal vivo sono 4.924. Informazioni su alcuni teatri dell’Emilia-Romagna sono su Wikipedia (vedi). In Emilia-Romagna sono tre i teatri stabili, con attività di produzione e distribuzione di spettacoli, di formazione professionale ed editoria (vedi): ERT Emilia Romagna Teatro Fondazione (vedi); Arena del Sole-Nuova Scena-Teatro Stabile di Bologna; Fondazione Teatro Due. Emilia Romagna Teatro, nato nel 1977 come strumento per la prosa dell´ATER – Associazione Teatrale Emilia Romagna e costituitosi in Fondazione nel 2001, è attualmente il teatro stabile pubblico dell´Emilia-Romagna, con soci fondatori la Regione stessa, il Comune e la Provincia di Modena, il Comune di Cesena. Nel corso del 2010 il Comune di Vignola è divenuto socio sostenitore di ERT con una quota di 10.000 euro. Qui, infine, la programmazione del Teatro Ermanno Fabbri nella stagione 2010/2011 (vedi).

28 Responses to Teatro Ermanno Fabbri di Vignola. Qualche riflessione in vista dell’imminente inaugurazione

  1. Elisabetta Gilioli ha detto:

    Sono contenta che il mio paese abbia finalmente (di nuovo) un Teatro.
    Ho appreso, leggendo l’articolo, tutte le vicissitudini relativamente i passaggi di proprietà e mi trovo pienamente d’accordo con le osservazioni fatte. In primo luogo i costi di gestione a carico del Comune e si sa che è un’attività che non produce reddito, secondariamente (ma non come IMPORTANZA) il fatto che occorra in qualche modo un “Benestare” da parte della famiglia Fabbri & eredi…. e mi pare grave la cosa ma soprattutto che l’amministrazione l’abbia accettata e naturalmente in “sordina “…

  2. paolo ha detto:

    TEATRO FABBRI,OPPORTUNITA’ O SCOMMESSA AZZARDATA???
    Premesso che condivido quanto detto da Andrea che un Nuovo Spazio Culturale rappresenta un indubbio arricchimento per la realtà vignolese e dell’intera area della Unione Terre di Castelli, anche io voglio svolgere alcune considerazioni in merito.

    1)PROPRIETA’ DELL’IMMOBILE AL COMUNE
    Non ritorno sulle osservazioni già svolte da Andrea, che condivido, sulla procedura alquanto originale da parte del Cav. Fabbri e consorte sulla donazione modale.

    Partendo dal ringraziamento che và in ogni caso rinnovato al Cav. Fabbri per l’importante donazione fatta all Città di Vignola, la domanda che mi pongo è la seguente: visti i lunghi tempi trascorsi per questa importante realizzazione, non era forse il caso di impiegare qualche mese per domandarsi una volta costruito il contenitore come gestirlo al meglio e con quali modalità?
    Mi pongo tale domanda in quanto la pur importante Rassegna Teatrale proposta dall’ERT per il 2010/2011 impegnerà il Nuovo Teatro E.Fabbri per 19 serate. E le restanti 346?

    Scusate la provocazione numerica ma anche pensando l’utilizzo del Teatro per altre importanti manifestazioni (Jazz in It, Festival della
    Poesia, Rassegna del Teatro Dialettale Club J.Barozzi, Concerti del Circolo Musicale Bononcini, Concerti e Spettacoli della Fondazione CRV, Rassegne di Cinema di Qualità (???), ecc..) quante altre serate metteremmo insieme? 20!?,30!?

    CONTENITORE E/O CONTENUTI!?
    Le domande che provocotoriamente soprà ho elencato sono per sottolineare il fatto che una discussione allargata su come riempire di “Contenuti” un importante contenitore quale il Teatro Ermanno Fabbri e su chi coinvogere in questa “Gestione” sarebbe stato opportuno
    farla prima della realizzazione dello stesso.

    2)GESTIONE E PROGRAMMAZIONE
    Visto che il “Contenitore” è già stato realizzato parliamo allora della Gestione e della Programmazione.

    Viste le scarse risorse di cui le Amministrazioni Comunali dispongono, andare ad un Coordinamento delle Proposte Culturali presenti nel territorio dell’Unione Terre di Castelli diventa un vero e proprio imperativo quanto meno per:

    a) evitare sovrapposizione di manifestazioni ed il relativo spreco di opportunità per i Cittadini;

    b) ottimizzare le spese per la Pubblicità delle stesse;

    c) valorizzare il complesso delle Manifestazioni attraverso una proposizione unitaria, di Sistema Territoriale; è su questo punto (lo sottolineava lo stesso Andrea) che vanno realizzati passi in avanti
    in quanto ogni realtà guarda spesso e volentieri solo all’interno dei propri confini comunali.

    E su questo punto il coinvolgimento oltre che dei Comuni dell’Unione Terre di Castelli, delle Associazioni Ricreative, Culturali, Sportive, Economiche Commerciali, diventa altro imperativo se si vuole davvero fare Sistema ovvero fare opera oltre che di Promozione Culturale anche di Promozione Territoriale.

    E’ indubbio infatti che un Nuovo Coordinamento di Manifestazioni Culturali (Vecchie e Nuove) possono e potranno avere indubbi ripercussioni positive su tutte le realtà economiche/commerciali del territorio vedi Manifestazioni come Bambinopoli, Festival Teatro per Ragazzi , Notti Bianche, ecc…

    Ma questa e’ una nuova sfida da iniziare a intraprendere!!!!

  3. Roberto Adani ha detto:

    Caro Andrea,
    voglio fare alcune considerazioni dettate dall’esperienza personale.
    Ermanno Fabbri è una di quelle persone per cui nutro una grandissima stima.
    Mia madre ha fatto l’operaia tutta la vita nella ditta Fabbri, quando gli imprenditori si chiamavano padroni, ma non ha mai smesso di rispettare e riconoscere ad Ermanno Fabbri e alla sua famiglia una grande dignità e una grande onestà. La dignità di chi sa rimanere attaccato alla comunità in cui vive, alle persone e ai loro valori, con semplicità, ma ancora più importante con rispetto. Rispetto che si è manifestato in un riconoscimento del ruolo fondamentale che i lavoratori vignolesi hanno avuto nello sviluppo delle imprese del nostro territorio, nell’orgoglio del produrre, nel rispetto del lavoro delle persone, nel sentire la responsabilità dell’avere sulle spalle parecchie famiglie, nella voglia di innovare, nel disinteresse per facili speculazioni e nell’assenza dell’ostentazione della ricchezza. Un imprenditore della nostra terra insomma, come per fortuna ce ne sono altri, come purtroppo ce ne sono sempre meno, ma ci sono ancora e andrebbero ” tenuti da conto” (mi viene questa espressione). Certo come tutti, uomini con i loro pregi e i loro difetti.
    Che probabilmente per crescere hanno anche commesso errori e imparare da questi.
    Ma stiamo parlando comunque di uomini che hanno a cuore il destino della propria comunità e che hanno capito che il successo della propria impresa è legato al benessere del territorio su cui si colloca. Benessere che si misura in termini economici ma non solo, benessere che è anche servizi sociali, scuola, sport e cultura. Tutti settori su cui la famiglia Fabbri si è da sempre impegnata. Che ce lo debba ricordare chi, imprenditore, ha come primo obiettivo il profitto è singolare, ma non troppo. Perchè Fabbri è uno di quegli imprenditori non ha pensato di spostare l’impresa in Romania perchè il costo del lavoro era inferiore, ha continuato a credere nella sua città e ad un certo punto ha voluto regalarle un teatro, in precedenza avrebbe voluto fare un parco scientifico e tecnologico ma…
    Quello che conta è il fatto che un imprenditore che si misura da sempre in un mercato globale abbia voluto che la città in cui vive e che ne ha fatto la fortuna come imprenditore, continuasse a essere competitiva grazie ad un teatro, un parco scientifico, scuole e servizi sociali di buon livello. Con un attenzione genuina prima di tutto ai bambini e ai ragazzi. Quel teatro, quel parco scientifico (se mai ci sarà), gli aiuti alle varie associazioni, hanno questo filo conduttore, l’attenzione, la voglia di investire su quei giovani che possono rendere migliore la nostra comunità. So per certo che se avesse potuto avrebbe fatto tutto questo in forma anonima. Quindi non si tratta della donazione al comune di un immobile che vale parecchi milioni di euro, ma di un teatro! Che deve funzionare come teatro ed essere una ulteriore opportunità di crescita per Vignola sia da un punto di vista culturale ( e quanto ce ne è bisogno) sia da un punto di vista sociale ed economico. Pensate al beneficio se ci distogliesse, noi e i nostri figli, per diverse sere dalla televisione e ci costringesse a incontrarci, salutarci, perfino parlare o addirittura ridere prima, durante e dopo uno spettacolo teatrale. Bene ha fatto la Famiglia Fabbri a porre quella clausola : teatro.
    Perchè la comunità vignolese deve sentire la responsabilità di questa donazione e deve metterci tutto l’impegno possibile perchè funzioni.
    Perfino Bellucci, non sono stati molti gli esempi di grandi donazioni al comune, non donò una bella villa alla comunità vignolese ma il municipio!
    Il tuo sito si chiama “Amare Vignola” penso quindi che dobbiamo ringraziare la Famiglia Fabbri per l’amore che in questa e in diverse altre occasioni ha dimostrato per Vignola, A noi tutti l’onere di esserne all’altezza, riempendo quel contenitore sia come produttori (ci sono tante associazioni capaci) che come spettatori. Cominciamo per prima cosa a fare tanti abbonamenti! Se il consiglio l’altra sera non ha saputo far di meglio che polemizzare sulla donazione modale, mi sembra abbia perso una buona occasione per preoccuparsi invece di come organizzare e finanziare l’attività del teatro. Soprattutto in un momento di crisi economica e culturale, investire sulle persone, sulle loro intelligenze, sulla loro capacità di condividere esperienze invece che chiudersi in loro stessi è quanto mai opportuno. Sono soldi spesi bene. Alla politica si chiede sì l’analisi ma anche poi di saper affrontare il nuovo e le sfide che esso comporta con coraggio, fiduciosi che la nostra città è ancora capace di far nascere e crescere tanti cittadini come Ermanno Fabbri e forse anche migliori. A Ermanno e alla sua famiglia, da parte mia, semplicemente Grazie! Roberto Adani

  4. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Il richiamo di Roberto ad esprimere con forza un ringraziamento alla famiglia Fabbri è assolutamente condivisibile. Per me, tuttavia, ciò non significa dire che va tutto bene. E, personalmente, credo che il consiglio abbia fatto bene a discutere, ad evidenziare alcuni aspetti non soddisfacenti (almeno per alcuni), anche ad avanzare alcune critiche (anche all’amministrazione comunale per il modo e, soprattutto, i tempi strettissimi che ha imposto al consiglio per la decisione). Ma il problema vero – secondo me – non è stato l’eccesso di dibattito o di “polemica”. Semmai il contrario. Semmai si è registrata una certa banalità nelle considerazioni (illuminante in proposito è stata la citazione di Ionesco). Insomma un po’ più di profondità non avrebbe guastato. Non perché in questo caso bisognasse dire chissà che cosa, ma perché avrebbe testimoniato, perlomeno, un aggancio con un genere di discussioni che si inizia a fare e che è assolutamente bene fare. Sull’ultimo numero de Il Mulino (n.4/2010) Massimo Livi Bacci, che è senatore PD, si interroga sul finanziamento pubblico dell’Università visto che, anche in questo caso, opera una redistribuzione alla rovescio: il finanziamento pubblico sostiene infatti gli studi universatari essenzialmente dei figli dei ceti medio-alti. Ce ne sarebbe abbastanza per far interrogare una sinistra che voglia davvero scardinare i meccanismi di immobilità sociale che caratterizzano il nostro paese. Lo stesso “problema” l’abbiamo sul fronte del finanziamento pubblico alla cultura ed in particolare agli spettacoli dal vivo. A rompere il fronte del “pensiero unico” in materia (che dice: bene il finanziamento di queste arti con i soldi pubblici) è stato Alessandro Baricco, in un articolo su La Repubblica del 24 febbraio 2009:
    http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&currentArticle=KVFDL
    Un articolo il cui titolo dice già tanto: “Basta soldi pubblici al teatro, meglio puntare su scuola e TV”. Cosa ci dice Baricco? Ci dice che gli obiettivi sono validi (innalzare il livello culturale), ma la strategia è profondamente sbagliata (perché le risorse finanziano attività culturali che vanno a beneficio di fascie ristrette). Ma non è che Baricco vuole buttare a mare il teatro! Altrimenti non scriverebbe: “Chiudete i Teatri Stabili e aprite un teatro in ogni scuola.” Il problema a cui cerca di trovare una soluzione è invece quello di come avvicinare a queste attività culturali il 60-70% di persone che in un teatro non mette (né metterà mai) piede. Ed è come si chiedesse (e chiedesse a noi vignolesi): siete proprio sicuri che la cosa migliore sia aprire un teatro che costa 5-6 milioni di euro e che consentirà di programmare 40 serate all’anno? Certo, porsi oggi questo interrogativo a Vignola significa arrivare un po’ lunghi, ma secondo me è un interrogativo comunque salutare. Cito alcuni spezzoni dell’articolo (che vale la pena leggersi per intero): “Spostate quei soldi, per favore, nella scuola e nella televisione. Il Paese reale è lì, ed è lì la battaglia che dovremmo combattere con quei soldi. (…) Cosa vuol dire pagare stagioni di concerti per un Paese in cui non si studia la storia della musica neanche quando si studia il romanticismo? Perché fare tanto i fighetti programmando teatro sublime, quando in televisione già trasmettere Beningni pare un atto di eroismo? (…) Abbandonate i cartelloni di musica da camera e con i soldi risparmiati permettiamoci una sera alla settimana di tivù che se ne frega dell’Auditel.” E per essere chiari: “Chi oggi non accede alla vita culturale abita spazi bianchi della società che sono raggiungibili attraverso due soli canali: scuola e televisione. Quando si parla di fondi pubblici per la cultura, non si parla di scuola e di televisione. Sono soldi che spendiamo altrove. Apparentemente dove non servono più. Se una lotta contro l’emarginazione culturale è sacrosanta, noi la stiamo combattendo su un campo in cui la battaglia è già finita.” Ed in effetti ciò che è stato fatto localmente va nella direzione opposta a quella prospettata da Baricco: le risorse per la qualificazione dell’offerta formativa delle scuole (c’erano anche progetti per il teatro tra quelli tagliati?) sono state abbattute del 75%. La scuola, anche da noi, è in uno stato di grande sofferenza e finisce con l’offrire chances di salvezza a chi si sarebbe salvato comunque (es. per le caratteristiche della famiglia alle spalle). Vedete che di fronte a questi ragionamenti anche lo Ionesco citato dalla capogruppo PD Maurizia Rabitti impallidisce. Qualche scintilla di questi ragionamenti non ci sarebbe stata male nel dibattito in consiglio comunale del 7 settembre (ed anche nei pensieri di qualche componente la giunta). Magari anche solo per poter argomentare che, nonostante le “provocazioni” di Baricco, la strada intrapresa è quella giusta. Dimostrando così consapevolezza delle sfide che ci attendono.

  5. Roberto Adani ha detto:

    Caro Andrea,
    la dico così, se fosse proprio come sostiene Baricco nelle sue conclusioni, visto che in ogni scuola c’è una palestra dovremmo essere un popolo di atleti, invece al massimo siamo un popolo di sfogliatori della Gazzetta dello sport. Già è complicato avere scuole a norma in Italia, ma comunque mi piace molto di più l’idea, se ci fosse un pò meno di pigrizia (e un pò più di soldi) di una scuola che esce dai propri edifici e impara a usare e conoscere le opportunità del territorio, entra nelle aziende, va in piscina, va al teatro, in biblioteca etc…
    Un teatro è una struttura sufficientemente complessa e costosa, che se in una città ce ne è uno ben gestito può essere utilizzato al meglio. Il teatro di Vignola è stato pensato per essere una grande macchina un grande strumento per la produzione di attività e spettacoli, non solo per la fruizione di essi. Tre sale prove, ampi camerini, tecnologie sofisticate… Vignola si trova ad avere veramente una Ferrari da questo punto di vista. Bisogna sfruttarlo al massimo delle sue potenzialità, come uno dei luoghi della formazione più importante della città. Come ho detto nel post precedente la Famiglia Fabbri lo ha voluto principalmente per le scuole e per i ragazzi. Sono d’accordo invece con Baricco che giustizia sociale si fa principalmente investendo nella scuola, per questo andrebbero potenziate e non tagliate le risorse che consentono alla scuola di uscire sul territorio per approfittare di tutto ciò che esso offre. Oggi, buona parte dei giovani è e sarà esclusa da quello stato sociale che la sinistra si limita a difendere, senza avere il coraggio di riformarlo profondamente. Non avranno un lavoro a tempo indeterminato e se lo avranno sarà nel contesto della concorrenza globale quindi sarà sempre un posto a rischio, non avranno aiuti per la prima casa o per la famiglia e i figli e non avranno una pensione degna di questo nome. Potranno consolarsi vivendo oltre i 100 anni in una casa protetta alimentati artificialmente e attaccati ad un respiratore. Non ci sono oggi le risorse per estendere a tutti un sistema di welfare che ha già indebitato i nostri figli per i prossimi 100 anni. Non è perchè semplicemente tagliamo un albero che togliamo un futuro ai nostri figli, glielo abbiamo già impegnato tutto con una politica miope ed egoista che li esclude da tutto il castello dello stato sociale. Ci rimane solo un ambito, se abbiamo una coscienza, in cui impegnarci, la scuola, in cui tentare di dare ai nostri figli gli strumenti per cavarsela da soli nel mondo globale. Il teatro è uno di questi strumenti, semplicemente creiamo le condizioni perchè possano usarlo spesso e qualche volta anche come gli pare e piace.

  6. Luciano Credi ha detto:

    Non per non aver digerito il fatto che laureati in discpiline non umanistiche dall’ultima amministrazione Adani hanno assediato i diversi assessorati della cultura, ma Adani parla da dirigente… Bisogna mettersi in testa che anche nel teatro ci sono sfumature che bisogna conoscere. Arrivare all’inaugurazione del teatro Fabbri, invintando per esempio Arturo Bracchetti senza conoscere le cose nascoste (i dibattiti del giorno…) rende difficile coniugare l’esigenza di accontentare la famiglia Fabbri con le attuali esigenze dell’impresa culturale. Errore che fece la vecchia amministrazione invitando all’inaugurazione della biblioteca Auris Umberto Eco, quando dialetticamente il suo dirimpettaio Paolo Fabbri, sviluppava ricerche semiotiche opposte, a cui per trasposizione linguistica tramite sono arrivate alle diverse liste civivhe che hanno causato una diminuzione dell’elettorato del PD…
    Insomma ci vogliono le mani in pasta per gestire certe cose e no si deve andare a cuor leggero con la presunzione provinciale da insegnate tipicamente vignolsese, il mondo della cultura ha sue alchimie a volte implacabili.
    Mi ricordo ad esempio una ragazza tedesca che era un medico, e si dimise dal suo lavoro per venire a fare il Dams teatro in Italia e vivere a stento…
    Poi si trasferi in Australia a fare la tesi di laurea sulla dansa degli aborigeni, poi Africa… curando allo stesso tempo i bambini in un ospedale cattolico…
    Era una pazza? no…
    Semplicemente voleva ballare ( é di Koln e nel 2005 rimase colpita dall’apparato scenografico che ospitava il Papa…)…
    Per ballare intendeva preparsi al matrimonio cattolico con attività culturali (come avviene nel mondo cattolico tedesco minoritario rispetto a quello protestante)…
    Insomma per farla breve tante volte conoscere piccoli retroscena é utile nel mondo della cultura quando bisogna districarsi con committenti anche di matrice cattolica, piuttosto che non laica…
    Poi per tornare ad Adani fra noi della sinistra (all’epoca) generazione Denti gli accordi erano differenti, ci si disse che una volta laureati non ci sarebbe stato lo strapotere dei laureati nelle materie scientifiche.
    Inoltre per tornare ad Adani alle scorse amministrative capisco benissimo che la lista che sosteneva la Denti, in cui sono arrivato primo per prefernze ho aveva pretese di assessorato, essendo fra le 5 quella che ha preso meno voti, ma certi snobbismi ripugnano,guardare gli altri dall’alto in basso, come quelli di laureati in medicina che pensano di non aver nulla da imparare nella gestione di attività culturali da laureati in lettere…
    Quindi viva la mia amica medico tedesca che per “ballare” ha pensato bene che era meglio essere capace di dialogare e d’apprendere come la persona meno preparata del mondo…
    Io non metto in discussione la cultura personale di nessuno semplicemente ci vogliono le mani in pasta per fare bene le cose…
    Scusate se batto chiodo dopo 8 anni, la mia amica tedesca é tornata a fare il medico a Koln, dopo essere stata la responsabile di gruppi teatrali per la città di Ferrara…

  7. cittadino 15784 ha detto:

    Beh il paragone di Adani con la Ferrari è perfetto: hanno regalato una Ferrari al comune il quale la può usare solo quando vuole Fabbri. caricare solo chi vuole Fabbri. Tirarla fuori solo quando vuole Fabbri. Quando Fabbri ne ha bisogno se la piglia e, in cambio, il comune deve pagare il bollo , l’assicurazione, le gomme, il garage e la manutenzione ordinaria… BEL REGALO DAVVERO.

  8. calogeromira ha detto:

    Speriamo che questo teatro offra un’ottima programmazione.

  9. zapata ha detto:

    Era il 1972, i comuni di Castelnuovo Rangone, Castelvetro, Guiglia, Marano, Savignano, Spilamberto e Vignola, presentano la Stagione Teatrale, organizzata dalle Biblioteche Comunali con l’adesione dei Circoli Culturali e della Scuola. Cosi fino al 1976. Si fa teatro al Dancing Rinascita di S.Vito, al Cinema Capitol di Spilamberto, al Bristol di Savignano, al Nuovo Mondo di Cà di Sola.
    Il Teatro esce dai luoghi sacri e va incontro alla gente e la risposta è buona.C’è anche chi riesce a produrre teatro, cultura, in modo autogestito,a Vignola, il Teatro Persona, piccolo gruppo attivo dal 1970 al 1979. Porta in scena Camus, Garcia Lorca, Ionesco, Bool, Weiss, Mrozek, la Beat Generation, Neruda….
    Poi il Lambicco, organizza spettacoli teatrali nel vecchio mercato, porta il Living Theatre a Vignola e a Marano.
    Poi il teatro nella scuola, esiste e funziona grazie alla passione e alla determinazione di bravi insegnanti. Il festival del teatro dei ragazzi di Marano nasce così. E continua.
    Anche senza tre sale prove, ampi camerini, tecnologie sofisticate…..
    Da anni, la Biblioteca di Spilamberto organizza corsi di teatro per ragazzi con Giorgio Incerti.
    A Vignola si boccheggia, forse perchè manca un grande teatro? O forse perchè abbiamo avuto degli amministratori “scarsi”? Per me è la seconda.
    Fabbri è un bravo imprenditore e sa riconoscere chi ha delle capacità e forse per questo ha messo tanti paletti alla donazione.
    Come fai, avrà detto alla moglie, a fidarti di gente che svende una piazza, pur brutta, per farne un parcheggio? Magari tra cinque anni fanno un parcheggio per Suv nel teatro.
    Credo che Fabbri abbia fatto molto bene a mettere dei vincoli a questa donazione, regalare una Ferrari a chi guida a malapena una cinquecento è un atto di grande fiducia e coraggio, ma richiede anche un controllo ferreo sugli aspiranti piloti.
    Fabbri è persona intelligente e amante dell’arte e come tale ha già fatto un grande regalo ai Vignolesi e non, che è quella straordinaria scultura di Arnaldo Pomodoro, di cui tutti possiamo ammirarne la bellezza.
    A Ermanno Fabbri chiedo di riprendersi il teatro, di gestirlo lui o farlo gestire da gente capace. Lasci liberi gli amministratori di esprimere le loro capacità e incapacità. Che si diano una mossa. Il teatro, se davvero lo vogliono se lo devono guadagnare, i regali servono ad aumentare i bamboccioni e ce ne sono già abbastanza.
    I cittadini sono già contenti che ci sia un teatro e gliene sono grati.
    Ma…..la questione vista dalla parte di Fabbri non fa una piega, è più che legittima : il teatro è mio e te lo regalo alle mie condizioni.
    Credo che un amministrazione con un minimo di dignità, molto educatamente avrebbe ringraziato e rifiutato il bel regalo. Avrebbe informato i cittadini e non l’ha fatto. Perchè?Forse piccole grandi bugie ci sono sotto. Ma questo non è il momento di approfondire, come credo non sia il momento di parlare di teatro e di cultura, di programmi e di massimi sistemi.
    Una domanda bisogna porsi : un amministrazione eletta dal popolo, nella programmazione di attività culturali deve sottostare al placet di un cittadino, pur benemerito?
    Improvvisamente abbiamo un teatro, un teatro vero, grande….ma forse non potremo mai vedere Dario Fo, Franca Rame, Marco Paolini, Paolo Rossi, Sabina Guzzanti…ma nemmeno Giovanna Marini e le Mondine di Novi…fanno troppa politica. Pazienza, per la grande cultura un piccolo sacrificio si potrà pur fare.
    Grazie Daria Denti & C. Un grazie sentito agli assessori e ai consiglieri plaudenti.
    Grazie anche a Roberto Adani per il magnifico sermone.
    Forse di fianco al nuovo, luccicante e caro Ufficio Eventi vedremo il nuovo Ufficio Censura?
    Ai tanti lettori di questo blog, muti e silenziosi,chiedo di far sentire la loro voce, non è un bel momento.
    Ciao, zap

    • aldo ha detto:

      magari informarsi prima di scrivere certe cose?
      fatto sta che proprio Paolini è in programma già quest’anno, accanto a neri marcoré, ecc…
      non sarà che troppo spesso si parla pregiudizialmente?

      • zapata ha detto:

        Touché ! beccato in flagrante, il mio confessore mi ha dato tre Ave e un Padre nostro per penitenza. Grazie Aldo della bacchettata!
        A parte gli scherzi, avevo letto il programma, ma mi era sfuggito Paolini. Ma nessun pregiudizio. Su questa questione del teatro, forse l’unico punto di forza e sul quale non v’è ombra alcuna, è il programma gestito da Ert, ente di grande competenza e professionalità, esente da qualsiasi idea di censura.
        Che si può anche non chiamarla censura, si può chiamarla supervisione, controllo preventivo o quel che più ci piace.
        Sarà anche vero che nessuno si sognerà mai di porre limitazioni alla programmazione culturale del Comune, ma nero su bianco, tra l’altro sta scritto che : “L’ente donatario, allo scopo di consentire ai donanti, l’esercizio del controllo a loro riservati, si obbliga di rendere noto ai donanti, preventivamente e con cadenza periodica, i programmi dell’attività, accompagnati dall’illustrazione del profilo e della carriera degli autori e degli artisti, la critica e gli altri elementi utili ad illustrarne la qualità e il merito. I donanti o i loro successori eserciteranno il controllo sull’adempimento dell’onere personalmente, o a loro discrezione, a mezzo di persone o organismi che gli stessi, per sè ed eredi, si riservano di designare e consultare, allo scopo di averne motivato parere.”
        Ognuno è libero di interpretarlo come vuole. Consiglio comunque la lettura integrale dell’atto.
        Questo è solo un aspetto, forse il meno importante. Sul fronte economico ha scritto con molta chiarezza Andrea Paltrinieri e credo non vi sia altro da aggiungere se non da chi amministra questo Comune, per spiegarci il giro di valzer che ha portato dalla proprietà Fabbri alla donazione modale. In un batter d’occhi.
        E non per facile e sterile polemica, cara Claudia, ma solo perchè i cittadini vanno informati e vorrebbero essere informati. Amerebbero anche partecipare! Discutere, bisticciare, confrontarsi. Non solo applaudire.
        Possibile che per avere un informazione limpida sul teatro, sull’asilo Barbapapà, sui tigli, sul centro storico,su quell’oggetto misterioso che si chiama Unione….si debba leggere Amare Vignola?
        Nonostante tutto, caro Dunnangall, in cambio di non essere incatenato davanti al teatro, accetterò l’invito del comandante Adani a sottoscrivere l’abbonamento all’intera stagione e farò un prestito a Sergio perchè possa permettersi qualcosa di più di qualche spettacolo.
        E continuerò a credere che poteva andar meglio…..Il mio amico Corto Maltese la pensa così ” non sono nessuno per giudicare, so soltanto che ho un’antipatia innata per i censori.” Anch’io.
        Ciao, zap

  10. sergio sme ha detto:

    ZAP, lo scrivo prima che te lo dicano: ” non bisogna restare anonimi”, bisogna avere il coraggio di firmare le cose, non ci si nasconde dietro uno pseudonimo… Invece va bene così Zap, perchè nella nostra modernità (che ormai è passata), lo strumento chat o facebook o blog , semplicemte, consente questo, consente di restare anonimi … quindi colui che è tentato di risponderti cercando di farti la morale: spiacente, sgamato! Avanti pure V per vendetta!!!

  11. zapata ha detto:

    Caro Sergio, mi aspettavo prima o poi questa osservazione. Già Adani mi aveva fatto notare questo fatto. Ho riflettuto molto, ne ho discusso con altri, anche in rete e la ritengo una questione aperta. Sono molti anni che uso Internet, ho usato IRC, ICQ, faccio parte di alcune liste di discussione, curo due blog, con un nick o col mio nome, ma non ho mai avuto questo problema.
    E’ vero che, c’è una curiosità in noi, un pò da carabiniere, che ci porta a dire “farsi riconoscere”, è vero che l’anonimato viene usato anche scorrettamente, volutamente, ma questo non è il mio caso, credimi. Certo potevo risparmiarmarmi la battuta su Adani, ma è stato troppo forte, non ho resistito. Forse se mi fossi firmato per esteso, avrei ricevuto il guanto di sfida? Se si è offeso chiedo scusa. Ma lo rifarei anche firmandomi.
    Credo, nel complesso di non aver detto niente di sconveniente verso nessuno, anzi mi sono trattenuto proprio per il motivo dell’anonimato. Ma non fa parte del mio modo di essere, del mio costume attaccare gratuitamente le persone.
    Sono intervenuto su una questione che ritengo molto grave, forse in un modo “scasinato” , ma comunque sincero. E il firmarsi per esteso, ne sono convinto, visto che io non sono nessuno anzi, permettimi di citare Fernando Pessoa : non sono niente, non sarò mai niente, non posso voler essere niente , a parte ciò, ho in me tutti i sogni del mondo.
    Poi, vedi, quando si discute di un argomento, è l’argomento e le argomentazioni che contano.
    Il biglietto da visita o la divisa servono solo a sviare, a zittire l’inferiore. Internet è uno strumento democratico, che fa molto incazzare gli “ingessati” e che vorrebbero mettere il bavaglio, e ci stanno provando in mille modi.
    Internet dà la possibilità al corazziere di dialogare alla pari col presidente della Republica.
    E a me piace così.
    Comunque, io posso anche sparire, non intervenire più, ma la questione principale resta :
    un amministrazione eletta dal popolo, nella programmazione di attività culturali, deve sottostare al placet di un cittadino, pur benemerito?
    Ciao, zap

    Aggiungo due righe serie e firmate!
    La censura artistica e culturale
    In riferimento a questo articolo Corradini ne pubblica uno, sulla terza pagina de “Il Giornale d’Italia”, a distanza di pochi giorni, il 20 gennaio 1907 (286), in cui si sofferma sul carattere e sul valore della censura; egli ritiene che questa forma di controllo ha, generalmente, uno scopo politico e uno morale e, tralasciando il primo, è evidente che per restringere o, comunque, limitare gli eccessi di immoralità, il censore dovrebbe sopprimere gran parte delle manifestazioni artistiche e culturali.
    La censura nel teatro
    Inoltre, il giornalista ritiene che lo stesso concetto di immoralità, si sia, in un certo senso, raffinato e che il buon gusto morale sia un prodotto delle classi più elevate e più colte; nel teatro antico, ad esempio, o in quello cinquecentesco, imperversava un’immoralità di pessimo gusto. Insomma, conclude l’articolo, la seria verità si trova, a volte, anche nello scherzo leggero e la censura teatrale non può rendere importanti servigi alla moralità, senza andare contro alla natura stessa del teatro che deve essere, come ogni forma d’arte, il più possibile libera.
    Note:
    286 – Articolo del 20 gennaio 1907 – “La censura teatrale” (prime 2 col.) firmato E. Corradini

    • Dunnangall ha detto:

      Qualche settimana fà discorro con un paio di voi, tra belle storie immagini e parole di bambini, delle diverse traversie che da tempo ci stanno attorno, le più diverse e le più sentite probabilmente. Ne abbiam dette a sfare su situazioni che non ci vanno, sui modi sui tempi e sulle menti che le pensano dalle nostre parti, alla fine sbotto dicendo che tra le altre mi vien da battere sul fatto che, in fondo, meglio aver qualcosa tra le mani da mangiare che magari sai già che pure non ti finisce e che ti fàrà venire il mal di pancia piuttosto che morir di fame. Voglio dire che se per anni o decenni c’e’ stato il nulla, e ci s’incazzava, ora non è fattibile che l’occupazione più ricorrente sia quella del..non và bene niente ovunque e comunque. La mia visione di spazio di essere e di vita è spesso diversa da quella espressa da chi ci amministra, soprattutto perchè non si fà quello che si dice e di sovente non si fà proprio, sottraendosi alle responsabilità dei ruoli ricoperti e allontanandosi sempre più dalle idee e dalle intenzioni della comunità. Nel doppio mandato della precedente amministrazione di zingarate ne sono state fatte tante ma almeno si è deciso, il comandante decideva e si prendeva le sue responsabilità in quanto, volutamente o meno, attorno a sè per trovare i chicchi c’era da setacciare parecchio. Il Teatro a Vignola ora c’è …viva ! …e che viva a lungo. Qualcuno l’ha fatto comprare a un padrone prima che i miei compagni gli facessero fare la fine del Bagnoli, gli ha fatto spendere per sistemarlo e poi se l’è fatto donare promettendogli di dargli il suo nome e mettendogli in mano la mannaia della censura (..orrore..Emiliano..orrore) Bene, sulla base delle regole in essere, quale mecenate vorrebbe che la propria creatura sprofondasse nell’anonimato o ancor più nella polemica e nella contestazione pubblica ? Un’assennato no di certo, quindi credo e spero che nessun Fabbri nè ora e nè mai ostacolerà una gestione e una programmazione strutturalmente competente e di livello, il problema semmai come già sollevato in alcuni precedenti commenti è fare emergere la competenza ed applicarla alla gestione, o come dico a Cittadino 15784 occorre che la Ferrari la guidi uno/a con la licenza di F1 non con la patente B e vedrai che la gente a vederla girare ci và e alla fine il bollo e l’assicurazione te la ripaghi o quantomeno non devi per forza pensare a guadagnarci ma baterebbe la riconoscenza di una collettività.
      Nel proseguio se nonostante una proposta di gestione adeguata competente e concreta vedremo il ns Zapata incatenato davanti al Teatro, capiremo che la mannaia della censura borghese ha colpito e imbracceremo le armi…o continueremo ad andare a Marano a goderci Azione Natura lasciando la Famiglia Fabbri a godersi lo spettacolo tra pochi intimi e a loro spese.
      Saluti

  12. Ziva ha detto:

    Ciao Sergio Sme, facile per te e Adani dire chi siete. Non per tutti purtroppo è così. Che ne dici di quelli che come me ci devono lavorare in questo ambiente? Ambiente gestito con rapporti più da “asilo nido” che da corretti lavoratori? e tutti lo sanno, non nascondiamoci dietro un dito!!! per quanto riguarda il benestare della famiglia Fabbri che dire…. saranno anche assolutamente degli di fiducia ecc ecc, ma ci sono tanti altri cittadini vignolesi degni di altrettanta o maggiore fiducia, non per questo però vengono chiamati in causa a decidere della programmazone del teatro. Anzi!!!! non vengono considerati neanche quando si decide su cose che li riguardano vedi “la via della partecipazione”. Partecipazione di che???!!!!

  13. sergio sme ha detto:

    Zap, solo per capirci del tutto: guarda che io sono assolutamente d’accordo conte eh… anche io a volte vorrei esser anonimo e dire tutto quello che penso…ma mi trattengo. A mio avviso il tuopunto di vista, oltre che condiviso, è anche autorevole e pieno di spessore perciò continua a dare contributi che io ritengo importanti e di alto livello.

  14. paolo ha detto:

    Dopo le Vie della Partecipazione, la Via del Teatro!?!

    L’aspetto sollevato da Ziva e anche da altri interventi è proprio quello di come l’Amministrazione vuole coinvolgere i Cittadini su importanti scelte per la Città.

    Giustamente Andrea ha ricordato il lungo percorso che ha portato al recupero del Cinema Ariston e di come gli intendimenti siano cambiati con la donazione modale da parte del Cav. Fabbri.

    Nulla da eccepire sulla scelta del Cavaliere Fabbri,
    ma come ho ricordato nel mio post su questo tema del 12/09/10, avrebbe avuto molto senso durante il percorso di costruzione del teatro, “investire” un pò di tempo su come gestire questo contenitore.

    Visto che questa scelta non è stata praticata da parte dell’ Amministrazione Comunale, sarebbe cosa
    buona e di buon senso che ora, venissero chiariti in primo luogo,i termini di questa donazione modale per dare a tutti i cittadini un informazione corretta e in secondo luogo per capire quali altre attività oltre al teatro vi si potranno svolgere.

    Chiaramente su quali altre attività si potranno svolgere sarebbe importante sapere dall’Amministrazione quali sono le sue idee e le sue proposte!
    Attendiamo fiduciosi!!!

  15. Roberto Adani ha detto:

    Caro o cara Ziva, non è facile per nessuno esporsi e assumersi responsabilità, sempre molto più facile e conveniente rimanere nell’ombra a farsi i fatti propri. Lo stesso per altri motivi penso valga per Sergio o per altri . E’ già comunque un buon risultato, che anche in forma anonima, qualcuno dica la propria opinione o denunci cose che non lo soddisfano. Non vorrei essere frainteso, non ho nessuna intenzione di forzare qualcuno a svelare il proprio nome se non lo ritiene opportuno, ho detto solo che preferisco dialogare con le persone sapendo con chi sto parlando. Ma non mi sottraggo comunque dal confronto sui contenuti. C’è un valore comunque, oltre alla partecipazione e alla libertà che mi sta a cuore ed è la responsabilità. Visto che si tratta di argomentare opinioni diverse, ma che non offendono nessuno (preciso non mi sono mai sentito offeso dalle argomentazioni di Zapata) mi piacerebbe vivere in un paese in cui sia normale per chi governa e per chi critica, assume le proprie responsabilità in modo chiaro. So bene di non vivere in un paese in cui l’assunzione di responsabilità sia una regola, e quindi apprezzo già, chi semplicemente esplicita la propria opinione. In dieci anni da sindaco, nonostante su certe questioni tutti dicessero, che tutti sapevano, non ho mai ricevuto una denuncia, nemmeno anonima. Si potrebbe dire sfiducia nel sindaco, ma peccato che non l’abbiano ricevuta nemmeno i carabinieri, la finanza, la procura… Insomma va bene la sfiducia nelle istituzioni, ma non basta a giustificare questi comportamenti, è diffusa, in questo paese, la convinzione che ognuno si debba fare gli affari propri. Quindi Ziva non è facile per nessuno in questo contesto, io sono andato spesso in procura o sui giornali a denunciare certi fatti, quando quasi nessuno lo faceva, sono stato accusato di infangare la reputazione di questo territorio o di fare dell’inutile allarmismo. Oggi però, di quei temi tutti ne parlano con un pò più di consapevolezza, e l’amministrazione, con tutti i suoi limiti, è comunque migliorata anche in termini di trasparenza . Se sono i singoli e sono isolati, certo che si rischia di pagare, nel firmare le proprie opinioni e le proprie denunce. Ma se sono in tanti a denunciare, dopo un pò diventa sconveniente non farlo. Ricevo molte critiche, anche per il semplice scrivere su questo blog, in termini personali non conviene proprio, potrei destinare queste energie semplicemente al mio lavoro e alla mia famiglia e come qualcuno mi ha detto, dopo un pò di anni un ex sindaco o è dimenticato o è santificato. Come potrai constare ad esporsi in prima persona non si fà “carriera” nemmeno in politica. Conviene sicuramente lasciare le cose come stanno, gettando la colpa al governo, alla storia, alla società, alla mancaza di risorse a quello che vuoi. Ribadisco, per me non esiste una politica di sinistra che non promuova il cambiamento, ovviamente è molto più rischioso, se non altro perchè è inevitabile commettere errori e percorrere soluzioni di compromesso. Non bisogna avere la sindrome del consenso, non significa certo non discutere o ascoltare, ma comunque alla fine serve il coraggio di assumersi le proprie responsabilità. Non faccio assolutamente riferimento a Ziva e Zap, mi dispiacerebbe di più passare inosservato, apprezzo comunque la voglia di dire la propria, siete stati solo il pretesto per precisare la mia opinione, prima che dilagasse la discussione su qualcosa che non penso.

  16. Luciano Credi ha detto:

    Anche se progettare la vita da ricercatore porta rinuncie (sopratutto quando ci si deve esprimere e rinunciare spesso al proprio paese, a scrivere non in italiano…) almeno t’insegnano a non aver paura dei signori del PD(la libertà di parola è importante!!!), però rispetto chi non si firma…
    Ma se le attività culturali del nuovo teatro non saranno corrispondenti in senso semiotico, alla sensibilità culturale della cittadinanza, posso assicurare che l’amministrazione rischia di trovarsi in una situazione peggiore nel 2014 rispetto a quella in cui si è trovata nel 2009. (continuo ad essere fiero di essere il primo per numero di preferenze di una delle liste che ha sostenuto l’attuale sindaco, ma se ci saranno scempi contro la cultura, da qui in avanti, la mia lotta sarà tenace… anche contro i signori del PD).

    Luciano.

  17. Andrea Paltrinieri ha detto:

    E’ dai tempi di Diderot e di Rousseau che su AmareVignola non si discuteva tanto di teatro! Segno che l’argomento prende. Immagino anche che la varietà delle opinioni che si ritrovano nei commenti corrispondano alle differenziate opinioni dei cittadini vignolesi. Zap ha fornito interessanti informazioni sull’offerta teatrale di Vignola e dintorni negli anni ’70. Un po’ di documentazione sulla cultura a Vignola e sulle politiche culturali degli ultimi trent’anni sarebbe assai interessante. Oggi con il teatro Fabbri si offre la possibilità di attivare nuove opportunità. Immagino che ciò sia valutato positivamente da tutti. Non penso che ci sia qualcuno che non valuta positivamente l’esistenza di un teatro a Vignola. Ciò su cui si è concentrata la discussione sono le modalità e le condizioni secondo cui questo avviene oggi, grazie all’impegno della famiglia Fabbri ed in conseguenza della sua decisione di donare “sotto condizioni” il nuovo teatro all’amministrazione comunale. Debbo dire che anche questo dibattito mi ha confermato in alcune perplessità. E se da un lato mi sento di dire: “bene, Vignola ha finalmente un teatro”, dall’altro non sono affatto convinto che ciò sia avvenuto nel modo migliore. Così come mi rimane il pensiero che la vicenda poteva forse essere condotta diversamente. La prima preoccupazione riguarda l’impatto che la nuova situazione avrà sul bilancio comunale. Perché é di questo che si discute. Non della presenza di un teatro a Vignola, ma del fatto che la sua manutenzione (straordinaria) e parte dei costi di gestione (e riconosco che oggi, non essendo stato reso pubblico il piano economico a base della convenzione tra Comune di Vignola ed ERT Fondazione, non sappiamo con precisione a quanto ammontano ed a quanto ammonta la quota a carico del Comune) siano posti a carico della collettività. Oggi. In una situazione di tagli dei trasferimenti ai comuni; in una situazione di crisi economica che dovrebbe veder crescere le spese per il welfare; in una situazione di forte sofferenza della scuola che dovrebbe vedere l’ente locale che cerca di sostenere le scuole del territorio e di aiutarle a migliorare la qualità dell’istruzione (che è bassa come testimoniano gli studi OCSE PISA) – ed invece le risorse della qualificazione dell’offerta formativa sono state fortemente tagliate dall’Unione Terre di Castelli; in una situazione in cui servirebbe davvero un grande sforzo delle istituzioni locali per dare impulso ad un diverso sviluppo economico, specie ora che il progetto SIPE è fallito. Ora in QUESTA situazione l’operazione del teatro (ora di proprietà del Comune) trasferisce risorse verso gli spettacoli dal vivo, togliendole dal welfare, dalla scuola, dalla manutenzione della città. Se non fosse così non ci sarebbe altra osservazione da fare che quella relativa alle clausole della “donazione modale”. Temo invece che l’effetto sarà quello di rendere più difficile altre operazioni, altri interventi di cui oggi questo territorio ha grande urgenza. Una seconda questione la si può ricavare dalle considerazioni di “cittadino 15784”, ma anche ripensando all’iter tortuoso che, solo all’ultimo momento, ha visto la famiglia Fabbri decidere per la donazione al Comune, escludendo le altre soluzioni su cui si era orientata sino ad allora (istituzione di una fondazione ad hoc oppure donazione ad ERT Fondazione). Il nuovo teatro ha, così sembra, davvero delle soluzioni tecnologiche sofisticate. E’ dunque una “Ferrari” a tutti gli effetti. Ma se io voglio fare un regalo di una “struttura” di questo tipo all’amministrazione comunale, allora non sarebbe male coinvolgere l’amministrazione sin dalla fase della progettazione. Proprio perché gestione/manutenzione straordinaria della struttura ricadrà su un ente terzo è bene che questo partecipi alle decisioni inerenti il progetto. E’ chiaro che non è avvenuto così. Ed è anche evidente che questo consegue ad un cambiamento di orientamento della famiglia Fabbri maturato negli ultimi mesi. Allora, per riprendere l’immagine della Ferrari, sappiamo che tutte le volte che porto una Ferrari dal meccanico so bene che il conto sarà ingente. Possiamo fare delle stime? Sia dei costi di manutenzione ordinaria che di quelli di manutenzione straordinaria? Possiamo stimare i costi degli “aggiustamenti” conseguenti alla prima fase di utilizzo (e sappiamo che nel mettere in funzione una struttura, si vede sempre che c’é qualcosa da modificare)? Almeno una parte di questi costi ricadranno di nuovo sul bilancio dell’amministrazione comunale. E per sostenere queste spese si dovrà rinunciare ad altro. Le perplessità sul modo in cui è stata condotta questa operazione e sullo sbocco che ha avuto negli ultimi mesi stanno qui.

  18. Marcello ha detto:

    E se comunque provassimo a fare quadrare i bilanci di questa splendida “Ferrari”? E allo stesso tempo usandola al meglio delle sue possibilita’?
    Al di la’ di un cartellone che appare una specie di compendio dei principali filoni teatrali disponibili (teatro brillante, civile, classico, moderno, balletto…) perfetto per un territorio inesplorato e un poco provinciale (ma l’Unione avrebbe il dovere di coordinare le politiche teatrali e culturali sul territorio, e si spera che cio’ avvenga caratterizzando le varie proposte presenti nelle poche sale) e di qualita’ media forse inferiore alla stagione del Mac Mazzieri di Pavullo, forse esistono opportunita’ per riempire i 400 e passa posti ospitando eventi (es. concerti, convention, ecc.) che possano consentire di soddisfare anche il lato finanziario dell’operazione, rendendo sopportabile non solo la stagione teatrale classica ma anche la funzione culturale vera e propria. Piu’ eventi anche commerciali per consentire di fare piu’ spettacoli per le scuole e di ospitare laboratori o corsi teatrali nella struttura e anche rassegne di altro tipo. Mi auguro che il Comune (o meglio sarebbe l’Unione) abbia la possibilita’ di usare la sala in maniera autonoma rispetto alla convenzione con ERT, altrimenti la vedo grigia. Mi preoccupa meno invece l’ipotetica questione censoria: chi ha la lungimiranza di offrire alla propria citta’ una struttura di questo tipo e giustamente esige che vi sia un uso teatrale, non penso sia cosi’ miope da bloccare tutto per motivi puramente ideologici, purche’ recepisca una buona qualita’ dell’offerta complessiva. Questo almeno nel breve termine, poi se subentrano eredi meno savi … certe convenzioni dovrebbero avere almeno una scadenza temporale. Infine sarebbe buona cosa gemellare il teatro con altre strutture (es. Sassuolo o Maranello) per organizzare servizi logistici tipo navetta pagata insieme al biglietto, credo che per un pubblico di mezza eta’ e per certi spettacoli sarebbe un modo gradito di andare a teatro in sicurezza e in compagnia.

  19. claudia ha detto:

    La discussione del controllo sulla programmazione mi sembra onestamente una scusa per esprimere una polemica inutile che rischia di farci perdere di vista quello che conta davvero per Vignola: il teatro, FINALMENTE! Mi risulta che le rassegne organizzate dall’ERT propongano spettacoli che vanno da Moni Ovadia a Luca Barbareschi quindi la preoccupazione sulla censura culturale mi sembra sinceramente forzata. Molti di noi sono portati a pensare che “tutto fa cultura” e questo spesso ci costringe ad accettare e a vedere, anche in televisione, cose che a mio parere sono anche poco edificanti della dignità umana: onestamente non credo che la Fondazione di Vignola si sia mai sognata di permettere l’esibizione in Rocca del campione mondiale di rutti spacciandola per evento culturale. Veramente credo che anche l’amministrazione comunale quando progetta gli eventi e li propone si pone degli obiettivi di cultura o di divertimento che non offendano nessuno. Poi qualcuno può condividere le scelte sui temi e sui modi, ma questo è un altro discorso. Il teatro è un luogo deputato alla cultura che per me è, nella sua concezione umanistica, crescita e conoscenza e credo che nessuno si sognerà di limitare né l’una ne l’altra.
    Quello che mi interessa invece sapere, e credo che interessi a molti vignolesi, è sapere a chi deve rivolgersi una associazione per poter usare il teatro. Quali saranno i tempi e i modi per di uso del teatro per i tanti che vogliono salire sul palco?
    Anche questo però meriterebbe una riflessione culturale: saranno di più le persone che vogliono “fare” teatro o quelle che vogliono “vedere” teatro?

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Ciao Claudia, come hai potuto vedere leggendo il post io la penso diversamente da te. Che l’atto di donazione modale contenesse delle clausole diciamo non opportune l’hanno rilevato sia consiglieri di opposizione, sia consiglieri di maggioranza. Certo, solo chi ha partecipato alla trattativa può davvero dire se esistevano margini di manovra per formulazioni migliori. Io però rilevo che l’atto di donazione, così impostato, qualche problema lo ha. In secondo luogo va registrato il cambio di orientamento. Sino a pochi mesi fa quel teatro era destinato a rimanere privato, ovvero con la gestione a carico di una fondazione locale, o comunque assegnato ad un ente pubblico regionale (ERT Fondazione). Il Comune, plausibilmente, avrebbe dato un contributo alle spese di gestione, ma l’onere del pareggio entrate/uscite stava in capo ad un soggetto diverso. Quindi Vignola avrebbe avuto comunque il suo teatro, visto che gli “attori” in campo (famiglia Fabbri ed amministrazione comunale) lavorano a questo obiettivo almeno dal 2003. La donazione al Comune è la novità delle ultime settimane. Che consente sì di far partire l’attività teatrale, ma sposta gli oneri di gestione in misura maggiore sul Comune. TUTTI coloro che sono intervenuti sono favorevoli al teatro, ci mancherebbe. Ciò di cui si discute è se debba essere finanziato con soldi pubblici e, in tal caso, con quanti soldi pubblici. Perché bisogna sapere che il Comune non stampa moneta. Se spende 150-200mila euro in più per la stagione teatrale, quei soldi li deve togliere da altri capitoli di spesa. E così, in sordina, è avvenuto negli ultimi mesi: sono stati tagliati i servizi sociali, sono state tagliate spese per la scuola (è stato tolto completamente il servizio di trasporto scolastico sulle scuole dell’infanzia, sono stati tagliati almeno del 75% i soldi della qualificazione dell’offerta formativa), sono state tagliate le risorse per la manutenzione della città. Bene. E’ di questo che si discute e che si vorrebbe discutere. Può darsi che questa sia polemica. E può anche darsi che sia polemica INUTILE. A me premeva comunque richiamare l’attenzione su questi aspetti che non mi sembrano proprio irrilevanti. In merito alla tua richiesta sulle possibilità di uso del teatro da parte di associazioni “dilettantistiche” che FANNO teatro, mi sembra di avere inteso che l’amministrazione comunale farà prossimamente un bando per assegnare l’uso del teatro, alcune giornate, alle associazioni. Ti basta dunque tener d’occhio l’amministrazione (ed il sito web del Comune). E’ probabile che siano di più le persone che il teatro lo vogliono semplicemente vedere. Ma è probabile che anche la disponibilità del nuovo teatro possa contribuire a far crescere le persone impegnate in gruppi teatrali. Non c’è alcun dubbio che questa sarebbe una cosa estremamente positiva. Dunque: buon lavoro!

  20. sergio smer ha detto:

    Claudia dice: “Poi qualcuno può condividere le scelte sui temi e sui modi, ma questo è un altro discorso.”
    Il punto non è : teatro si o teatro no. Il punto è teatro come! Io concordo con Andrea: se il tetaro dev’essere una spesa che taglia servizi, formazione, manutenzione, NON l’approvo. Ci sono priorità in questo momento che vanno rispettate e non messe in secondo piano. 5 teatri a mezzo servizio nella provincia sono un lusso che non ci possiamo permettere, oggi. Se poi qualcuno vuole offrire teatro alle cittadinanza o perchè ha passione, o perchè vuole fare cultura o perchè ha un ritorno di immagine o politico ben venga, ma paghi lui la gestione; noi poi pagheremo il biglietto ogni qual volta entriamo a vedere uno spettcolo. E, per favore, non poniamo la discussione sul fatto che qualcuno fa polemica tanto per fare, si cerca di ragionare per il bene della città e dei CITTADINI. Io comunque qualche spettacolo lo andrò a vedere ma quanto mi costerà una serata se sommo al biglietto il costo sociale? 100 euro a botta?

  21. still ha detto:

    spostando un attimo il tiro rispetto a modi, modalità, tempi e strumenti futuri, mi piacerebbe capire la “ratio” che, da parte dell’Amministrazione”, è alla base di questa e di altre scelte…più o meno epocali.
    Fatto è che tutto quanto oggi investe (è proprio il caso di dirlo) Vignola, pare nasca da una richiesta (presunta) e da una offerta (continua) da parte dei nostri politici (sindaca in primis) di un certo tipo di visibilità.
    Mi riferisco a quella particolare categoria di attenzione pubblica, che porta titoli sui giornaletti locali, con annesse foto e didascalie ad effetto…Così fioccano i commenti autoreferenziali-autoincensanti-autoelegiaci…così i problemi seri, reali e “sentiti ” passano in second’ordine, secondo la peggior tradizione di una certa fazione politica di governo.
    Punto due: mi pare francamente incoerente, per non dire scorretto, per non dire…di peggio, questa necessità continua, reiterata, ridondante nei modi e nei mezzi, di rottura con un passato, rispetto al quale codesta amministrazione dovrebbe ritenersi parte di naturale continuum…
    Lasciando perdere discorsi capziosi (politicamente, intendo)…mi sembra che l’attenzione sia concentrata sull’ avere (un’immagine), più che sull’essere (rispondenti allle attese dei cittadini, efficienti, efficaci…incisivi laddove le criticità lo richiedono…)
    Ma potrebbe essere una mia impressione, da cui la possibile fantasiosità di quanto sommariamente suesposto…

  22. Mauro Smeraldi ha detto:

    Sono d’accordo sulla maggior parte dei ragionamenti che Andrea esprime con la consueta lucidità. E in particolare sulle tre questioni principali che anche Vignola Cambia ha fatto proprie.
    1) l’amministrazione comunale non ha reso edotti non dico i cittadini(che ormai non sa neanche più dove andare a cercare) ma neppure i consiglieri comunali dei costi presunti che deriveranno dalla gestione del teatro e che saranno comunque rilevanti
    2) la scelta dell’amministrazione di acquistare “gratuitamente” il teatro è stata imposta alla maggioranza dei consiglieri comunali nel giro di pochi giorni senza che essi potessero minimamente approfondire il testo della donazione e le possibili conseguenze della sua accettazione e senza che fossero messi al corrente delle ragioni che hanno portato ad escludere soluzioni diverse (comodato, trasferimento a fondazioni già esistenti, costituzione di una nuova fondazione, ecc…). E’ naturalmente ovvio che neppure i cittadini sono stati coinvolti nella discussione. Resta un mistero la posizione della Lega Nord acriticamente favorevole all’operazione.
    3) gli oneri apposti alla donazione non erano ricevibili da parte di un’amministrazione pubblica. O quanto meno (ripeto) dovevano essere oggetto di un’approfondita di scussione nella quale coinvolgere non solo i consiglieri comunali ma tutta la comunità vignolese, che si ritrova proprietaria di un teatro senza sapere come e perchè. Ma forse tutto questo (democrazia e partecipazione) non fa parte del dna dei nostri amministratori.
    Sono meno d’accordo invece nel collegare le spese per il teatro ai tagli in settori fondamentali quali la scuola e il sociale. E’ un tema ricorrente e da sempre c’è la tentazione di considerare le spese “culturali” superflue, e non solo nei momenti di crisi. Io credo che la cultura (e il teatro ne costituisce una importante espressione) sia fondamentale, ancor più in un momento come questo nel quale i nostri governanti (centrali) stanno cercando con ogni sforzo di forgiare non dei cittadini ma dei sudditi ignoranti. Gli amministratori e gli amministrati devono, con ogni mezzo, riuscire a “salvare” non solo scuola e sociale ma anche cultura e teatro, e devono cercare di far sì che il teatro non sia di pochi ma di tutti. Non è sicuramente facile, ma è un obiettivo fondamentale per una crescita davvero democratica.

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Ciao Mauro, sono d’accordo con quanto dici. E’ un errore contrapporre le spese per la cultura e le spese per il welfare (sociale, scuola, ecc.). Come se la competizione fosse tra questi due macro-capitoli di spesa: tagliamo uno per non tagliare l’altro (e viceversa). Però ci sono due considerazioni che vanno fatte. (1) La prima è che occorre fare uno sforzo per non tagliare la spesa per la cultura, occorre farne uno ancora più grande per NON tagliare la spesa per la scuola. Ed invece l’Unione Terre di Castelli ed il Comune di Vignola hanno deciso di tagliare la spesa per la qualificazione dell’offerta formativa (-57%), di tagliare completamente il trasporto scolastico per le scuole dell’infanzia e così via. Questo è un errore gravissimo. Io lo considero inaccettabile. Semmai doveva esserci un impegno forte per valutare l’efficacia dei programmi di qualificazione formativa (questo è un tema vero; troppo spesso ogni scuola si inventa il SUO progetto …). Semmai doveva esserci un impegno forte per supportare, per spingere ogni istituzione scolastica del territorio ad impegnarsi davvero nell’attività di valutazione della performance (ovvero nella “nisurazione” di “cosa sanno” gli studenti in uscita dal sistema scolastico). Senza strumenti di questo tipo ogni impegno a migliorare la qualità è affidato alla “buona sorte”: non si conosce il risultato degli sforzi che si fanno! Dunque, semmai doveva esserci un RI-ORIENTAMENTO nell’allocazione delle risorse. Sempre qualificazione dell’offerta formativa, sempre programmi di raccordo scuola-territorio, ma su altri fronti, su altri ambiti. Invece la soluzione più semplice è stato il taglio alle spese. Quasi a voler dire alle scuole: non avete accettato di farvi carico dello scodellamento (cosa che avrebbe consentito all’Unione un risparmio di 538mila euro su base annua), dunque vi tagliamo i trasferimenti su altri fronti. Politica assolutamente miope! (2) Ma c’é un secondo ragionamento che va tenuto a mente ed è quello che fa Baricco. E qualche riflessione dovrebbe suscitarla, soprattutto in chi ha a cuore l’offrire “pari opportunità” a tutti. Perché, ribadisco, la discussione che si è accesa sul teatro NON è sul valore del teatro in sè (tutti, dico tutti, coloro che sono intervenuti su questo blog lo hanno riconosciuto). Il nodo vero è se l’attività teatrale debba essere finanziata con soldi pubblici. Il che oggi vuol dire, per gli enti locali in sofferenza, sottrarre quelle risorse ad altri capitoli di spesa. Baricco dice in sostanza: non è al teatro che noi intercettiamo quei giovani più bisognosi di cultura. Ma è invece a scuola e davanti alla TV. Sono questi i luoghi in cui va fatta una battaglia per la cultura. Avendo poche risorse pubbliche (pochissime rispetto al compito da affrontare) Baricco suggerisce di investirle tutte in quei due luoghi. Traduco (grossolanamente) per la nostra realtà: possiamo permetterci un teatro (finanziato con risorse pubbliche) fino a quando la scuola va a rotoli? Perché a Vignola – ce lo dobbiamo dire in modo chiaro – la consapevolezza che l’assessore alla formazione ha dei problemi della scuola si ferma al piedibus. Un po’ poco. Comunque, un po’ di riflessioni sull’allocazione delle risorse e sulla misurazione degli effetti delle politiche locali (in tema di scuola E cultura) non farebbero male a questa città.

  23. paolo ha detto:

    Teatro Sì, Nebbia No!!!
    Dal dibattito svolto su questo tema e’ chiaro che Tutti concordano con il giudizio positivo di disporre di un Teatro. E’ altrettanto evidente che visti i tempi in cui si è dipanata la vicenda del Teatro, sarebbe stato importante che l’Ammistrazione avesse dato modo ai Consilieri Comunali, ma io dico anche i Cittadini , di poter avere informazioni maggiori sulla “scelta” della Donazione Modale con cui il Cavalier Fabbri ha voluto cedere la proprietà del Teatro.
    Ma attenzione!!!
    E’ vero che l’inaugurazione si svolgerà il prossimo 1 Ottobre e la stagione teatrale e’ gia stata presentata, ma l’Amministrazione, se vuole, ha ancora il modo e il tempo per dare informazioni chiare ed esaustive dei termini dela Donazione del Teatro e magari avviare
    con le Associazioni Culturali del Territorio , i Comuni dell’Unione Terra di Castelli contatti per meglio gestire questo nuovo contenitore Culturale e coordinare meglio le numerose offerte e iniziative Culturali e di Spettacolo già presenti.
    Attendiamo fiduciosi

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