Buona e cattiva politica dalle parti di via Barella (e di Vignola)

La vicenda di via Barella sta offrendo una serie inesauribile di occasioni per valutare la capacità di amministrare e di “fare politica” dell’amministrazione comunale vignolese, capeggiata dal sindaco Daria Denti. L’ultima occasione, particolarmente gustosa, è fornita dalla risposta del 4 agosto scorso ad una interrogazione presentata da Chiara Smeraldi, della lista di cittadini “Vignola Cambia”. E da una dichiarazione del vicesindaco Montanari a Modena Qui dell’11 agosto. E’ di questo che qui ci occupiamo: delle piccole pratiche del potere locale. Sì, del “potere”. Non certo dei tigli di via Barella (e di via Libertà), di cui abbiamo già detto tutto quello che c’era da dire in numerosi post (vedi). Qui ci occupiamo dell’esercizio del potere. Di come si amministra o “si dovrebbe” amministrare una città. Perché è questo il tema che sin dall’inizio sta dietro alla vicenda degli “alberi in città” ed a tante altre vicende che hanno punteggiato il primo anno dell’amministrazione Denti. Ovvero come si coinvolgono i cittadini, come li si “aiuta” a ragionare sui valori in campo (a questo doveva servire l’ausilio di Genius Loci Sas), come si costruisce (grazie anche alla “partecipazione”) il massimo consenso possibile verso una delle diverse opzioni in campo, come si prende una decisione che oltre ad essere ampiamente condivisa risulti anche trasparente (a tutti sono chiare le motivazioni) ed efficace (consente davvero di centrare l’obiettivo della riqualificazione di un pezzetto di città).

Post Monument - XIV Biennale internazionale di scultura di Carrara (foto del 3 luglio 2010)

Per questo ha fatto più che bene Mauro Smeraldi, in rappresentanza di Vignola Cambia, a focalizzare l’attenzione su questo tema, lasciando da parte per un attimo il destino dei tigli di via Barella (vedi). Perché questa vicenda, anche con questa ultima “lettera” firmata dal tecnico comunale Stefano Zocca e dal vicesindaco Mauro Montanari (qui il testo in pdf), costituisce un esempio “da manuale” delle piccole (ed un po’ meschine) pratiche dell’esercizio del potere locale (avvallate dal sindaco che, con la trasmissione della risposta dell’interrogazione, se ne assume la responsabilità politica). Per questo il caso è interessante anche per chi è indifferente alla sorte dei tigli. Insegna tanto sul modo in cui si può giungere a prendere “cattive” decisioni e poi, non avendo più il coraggio di fare retromarcia, ad usare cattivi argomenti per difenderle. Ovvero, insegna tanto su come si fa cattiva politica. Vediamo.

Una delle opere esposte alla XIV Biennale d'arte di Carrara - Post Monument (foto del 3 luglio 2010)

[1] “La politica deve essere così consapevole da saper limitare le proprie scelte al solo ambito delle soluzioni tecnicamente sostenibili” – così enuncia un passaggio iniziale (sotto il titolo: “una premessa di metodo”) della lettera firmata dal duo Montanari-Zocca. Considerazione condivisibile, ma banale. Nessuno si sognerebbe di porsi un obiettivo politico tecnicamente non realizzabile. Messa lì, tuttavia, suona già come un verdetto. Il sottinteso, infatti, è questo: non è possibile tecnicamente salvare gli alberi, volendo realizzare in via Barella un nuovo marciapiede. Rispetto a questa assunzione chi la pensa diversamente ha avanzato da tempo due obiezioni. La prima (anche questa di “metodo”) riguarda il “senso” di “via della Partecipazione”, ovvero del percorso di partecipazione dei cittadini alla messa a punto dei “principi-guida” progettuali per la sistemazione della via. Qui la cosa è davvero banalissima. Se, dovendo sistemare il marciapiede, non è “tecnicamente” possibile salvare i tigli, perché allora organizzare la partecipazione dei cittadini per discutere, per oltre due mesi, se salvare o meno quegli alberi? Perché è questo che è stato fatto! Ed i cittadini, dopo un lungo (e penoso) confronto, hanno consegnato all’amministrazione due “prescrizioni” su via Barella: un elenco di quattro principi-guida (il terzo dei quali è “salvare il più possibile gli alberi”) ed una prescrizione puntuale sugli alberi di via Barella: “proponiamo di avviare immediatamente un’analisi approfondita che, albero per albero, valuti le motivazioni alla base della richiesta di sostituzione ed eventuali soluzioni alternative.” E’ dunque evidente l’indicazione di salvare gli alberi. Bene. Terminato il percorso partecipativo l’amministrazione comunale afferma che non è tecnicamente possibile (o sostenibile). Logico e coerente, non trovate? Qui la tecnica non c’entra. C’entra semplicemente un modo maldestro di gestire il “percorso partecipativo”. C’entra la cattiva politica.

Opera esposta alla XIV Biennale internazionale di scultura di Carrara - Post Monument (foto del 3 luglio 2010)

[2] La seconda obiezione entra nel merito: è davvero tecnicamente impossibile salvare gli alberi di via Barella? No, non è impossibile! Neppure i documenti dell’amministrazione comunale affermano questo – nonostante la versione corrente sia l’impossibilità tecnica! La catena argomentativa dell’amministrazione è la seguente: la costruzione del marciapiede comporta “necessariamente” una compromissione delle radici di superficie (immagino, però, che ci siano modi di esecuzione dei lavori che minimizzano la compromissione); il tiglio è un albero che “risponde molto bene alla recisione delle radici” (dunque sopporterebbe l’intervento), ma ha una scarsa capacità di chiusura delle ferite all’apparato radicale e rischia dunque di essere attaccato dagli agenti patogeni (nulla si dice, però, sulla disponibilità di equivalenti funzionali: disinfezioni o altro); per evitare il rischio che uno o più alberi in futuro siano danneggiati da tali agenti (e risulti pertanto necessario abbatterli) risulta preferibile sostituirli tutti oggi. Si vede già così che non è questione di cosa sia tecnicamente possibile o sostenibile. Tecnicamente sarebbe possibile fare i lavori di sistemazione del marciapiede mantenendo gli alberi! Onestà intellettuale (ce ne fosse!) vorrebbe che si dicesse che sono in gioco valutazioni di opportunità, basate su ragioni economiche o magari di sicurezza o ancora di altro genere. Dunque non si tratta di cosa tecnicamente impossibile! Non è neppure un fronte contrapposto tra “la scienza” (rappresentata dall’agronomo Antonaroli, consulente dell’amministrazione) da un lato e cittadini pre- o anti-scientifici dall’altro. Il nocciolo del dissidio sta invece nelle stime della probabilità di sopravvivenza dei tigli di via Barella a fronte di un intervento fatto “a regola d’arte” e con l’intento di intaccare il meno possibile le loro radici. Questo era un tema (forse controverso) da portare all’attenzione ed alla discussione dei cittadini – se solo chi ha governato il percorso partecipativo avesse avuto un minimo di capacità o di sensibilità politica! Che risulti tecnicamente fattibile la sistemazione del marciapiede (salvando gli alberi) lo dimostra, tra l’altro, la condizione dei primi 4 tigli di via Barella che hanno già subito, nel 2005, un intervento similare a quello che andrebbe fatto in tutta la via. Lo hanno già subito cinque anni fa ed oggi sono ancora lì, senza alcun segno aggiuntivo di sofferenza! (Ma ovviamente di questo non trovate traccia nelle argomentazioni dell’amministrazione comunale – il fatto risulta troppo imbarazzante). Insomma, chi dice che la politica si deve limitare al tecnicamente possibile non ha detto davvero niente! Solo il duo Montanari-Zocca ha potuto pensare di aver avuto un’illuminazione! La questione vera è che gli argomenti portati dall’amministrazione comunale non sono convincenti. Così come non è risolutiva neppure la perizia dell’agronomo Antonaroli (vedi). Per un semplice motivo: è astratta (parla dei tigli in generale, non di quei 27 singoli individui di Tilia europaea! non valuta il contesto; non ipotizza modalità di esecuzione dei lavori meno “impattanti” sulle radici). Chiarito che la vicenda non ha nulla a che vedere con una politica che non intende impegnarsi se non in ciò che è “tecnicamente sostenibile”, dobbiamo dire che una buona politica avrebbe preso seriamente in considerazione le argomentazioni via via sollevate dai cittadini partecipanti a questo lungo “conflitto”: che cosa ci dice un’analisi costi-benefici delle due ipotesi in campo (salvataggio e sostituzione)? Quanto tempo impiegheranno gli “alberelli” sostitutivi (Fraxinus ornus) a svolgere le stesse funzioni ambientali dei tigli rimossi? Il fatto che si sia evitato di prendere sul serio queste questioni fa nascere il legittimo sospetto che l’amministrazione comunale abbia inteso semplicemente difendere una decisione già presa. In ogni caso è evidente la selettività (eufemismo!) circa gli argomenti considerati, tanto che l’accusa di essere affetti da “glaucoma ideologico” (ovvero di limitazione del campo visivo) (sic!), contenuta nella risposta all’interrogazione e rivolta ai cittadini che la pensano diversamente (ed a Vignola Cambia), andrebbe indirizzata all’amministrazione stessa. Perché, in effetti, essa dimostra di non prendere sul serio alcuni argomenti (non favorevoli alla decisione assunta)?

Opera esposta alla XIV Biennale internazionale di scultura di Carrara - Post Monument (foto del 3 luglio 2010)

[3] C’è un ulteriore aspetto, un ulteriore manifestazione di “cattiva politica”, particolarmente disturbante nella vicenda di via Barella. Mistificazione, manipolazione – sono termini corretti per identificarla. Piccole menzogne ripetute nel tempo dovrebbero fare una “verità” – l’amministrazione si è mossa seguendo questa linea. Prendiamo l’ultimo episodio, le dichiarazioni del vicesindaco Montanari riportate da Modena Qui dell’11 agosto: “Nessuno dei residenti di via Barella si oppone più al taglio perché è chiaro a tutti che non si può fare altrimenti”. Si tratta di una menzogna. Piccola, se volete, ma menzogna. Montanari sa bene, infatti, che diversi residenti di via Barella continuano ad opporsi al taglio dei tigli. Tra questi vi è Erio Ricchi (residente in via Barella 213) che ha raccolto cento firme per una petizione in difesa dei tigli, ha organizzato la “prima festa dei tigli in fiore” (vedi) e ha espresso il suo disaccordo personalmente al vicesindaco in almeno un incontro faccia a faccia (a cui ero presente anch’io). Altri residenti in via Barella che la pensano come Erio hanno firmato la petizione online lanciata ad agosto (vedi). Perché allora dire il contrario? E’ uno dei tanti esempi di (piccole?) mistificazioni operate dall’amministrazione comunale in questi mesi. Erio giustamente reagisce protestando: “non si deve prendere in giro la gente!” (vedi). E con lui ci sono tanti cittadini che hanno provato e provano questo sentimento. Di indignazione. Perché si usa il “potere istituzionale” (di un comunicato stampa dell’amministrazione o di una dichiarazione che sulla stampa ottiene maggiore accoglienza per il ruolo di amministratore che si ricopre) per dire cose non vere. E che si sa che vere non sono. Un altro esempio? Sempre Montanari (su Modena Qui) dice che i 18 tigli classificati in classe C (dall’agronomo Antonaroli) richiedono “interventi pesanti per dare [loro] possibilità di sopravvivenza”. Non è così. Per gli alberi in classe C Antonaroli (ed il resto degli agronomi del mondo) prescrive “valutazione visiva (V.T.A.) annuale, sulla cui base si valuterà se realizzare, solo nel caso di un significativo cambiamento nelle condizioni dell’albero, il controllo strumentale”. E’ richiesto che siano controllati annualmente, altro che interventi pesanti! Tutta la vicenda di via Barella è stata punteggiata da dichiarazioni dell’amministrazione a mezzo stampa (o sul giornalino dell’amministrazione o sui documenti programmatici) in cui si raccontavano piccole falsità come quelle citate. Evidentemente con l’intento di far passare il messaggio: “va tutto bene; quello che sta facendo l’amministrazione è la cosa migliore e comunque sono tutti d’accordo”. Sin dall’inizio il progetto di via Barella è stato presentato come se fosse pienamente coerente con i principi-guida e le indicazioni fornite da “via della Partecipazione”. Eppure non è così. Onestà intellettuale (ce ne fosse!) richiederebbe che si riconoscesse almeno che c’è uno scarto tra le indicazioni ed il progetto, che non tutti i principi-guida (di certo non il terzo: “salvare il più possibile gli alberi”) sono stati ottemperati. Che nonostante le “buone intenzioni” (?) il progetto non è condiviso da tutti. Che ci sono diversi cittadini (almeno qualche centinaio) che non lo condividono (e non per “partito preso”, come all’amministrazione torna comodo far credere, ma sulla base di argomenti più volte esposti). Che forse si poteva far meglio. Che il principio di “sobrietà” sbandierato in altre occasioni qui potrebbe non risultare applicato. E’ buona politica questa? Difficile pensarlo. La buona politica intrattiene un nesso con il riconoscere le ragioni dei cittadini anche quando questi si oppongono ai progetti dell’amministrazione. Non necessariamente per bloccare tutto fino all’improbabile consenso generalizzato. Ma se l’amministrazione decide di andare comunque avanti, lo faccia almeno riconoscendo che esercita una propria responsabilità, pur a fronte di cittadini che non sono convinti della bontà di quella decisione. La capacità di “essere istituzione” (cioè di tutti) anche in mezzo al conflitto ha a che fare con una caratteristica denominata “intelligenza emotiva” (vedi). Ovvero la capacità di assumere decisioni controverse senza disconoscere le ragioni degli altri. Senza mistificare la realtà. Senza cancellare o disconoscere il dissenso. Quando questo non avviene si cade nella “cattiva politica”. Purtroppo la vicenda di via Barella ne è una lunga testimonianza.

One Response to Buona e cattiva politica dalle parti di via Barella (e di Vignola)

  1. sergio smerieri ha detto:

    Ossimorosa giunta…

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