Nel distretto di Vignola la crisi colpisce di più gli italiani o gli stranieri?

Come abbiamo già visto in un precedente post (vedi) la crisi economica ha avuto (e sta avendo tutt’ora) effetti sull’andamento demografico di Vignola. Mentre infatti la città è cresciuta in media di 350-400 residenti all’anno negli ultimi anni, da metà 2009 la crescita demografica ha fortemente rallentato, fino a quasi fermarsi. La popolazione residente è infatti passata da 24.504 (alla data dei 31 luglio 2009) a 24.580 (al 30 giugno 2010). In 11 mesi essa è cresciuta solo di 76 unità.

Andamento della popolazione residente a Vignola (dal 31 dicembre 2008 al 30 giugno 2010)


Sappiamo da tempo che la componente principale di questo andamento è dato dal saldo migratorio (positivo e tradizionalmente assai consistente), mentre il saldo naturale (la differenza tra nati e morti) è prossimo allo zero o tendenzialmente negativo. Anche i primi 6 mesi del 2010 confermano questa situazione demografica. Nei primi 6 mesi di quest’anno i nati sono stati 127, i morti 137 (saldo naturale pari a -10). Gli “immigrati” (in senso tecnico, ovvero gli iscritti all’anagrafe provenienti da altri comuni o dall’estero), invece, sono stati 545, a fronte di 464 cancellati (per altri comuni o per paesi esteri) – con un saldo migratorio, dunque, pari a + 81. Dal luglio 2009 l’andamento della popolazione residente è quasi piatto, ma questo non significa che non ci sia alcun cambiamento demografico in atto. Anche la sostanziale stabilità della popolazione è infatti conseguenza della combinazione di flussi in entrata (tutt’ora presenti, seppure meno consistenti che in passato) e di flussi in uscita (in crescita). E’ interessante cercare di capire cosa sta succedendo, ovvero come sono composti questi flussi e come si compone la quota di residenti che “rimane” sul nostro territorio, ovvero quale composizione ha il “saldo” finale. Uno dei quesiti che è stato sollevato infatti in merito alla crisi economica in atto riguarda quali categorie sociali ne sarebbero maggiormente colpite: italiani o stranieri. A livello nazionale diversi osservatori hanno rilevato che la crisi economica ha colpito e sta colpendo in misura minore gli stranieri rispetto agli italiani. Di questa opinione, ad esempio, è Luca Ricolfi, sociologo, che a fine 2009 scriveva: “gli oltre 400 mila posti di lavoro perduti sono il saldo fra un crollo per gli italiani (quasi 800 mila posti di lavoro in meno) e un sensibile aumento per gli stranieri regolari (quasi 400 mila posti di lavoro in più)” (vedi). I lavoratori maggiormente colpiti sono stati infatti i lavoratori autonomi (partite iva, cococo, ecc.), in larghissima parte italiani. Tra i lavoratori dipendenti, anch’essi colpiti, gli stranieri sono però la componente che più si adatta ad accettare qualsiasi posto di lavoro. Sempre Ricolfi osservava che “il nostro sistema economico riesce a creare quasi esclusivamente posti di lavoro poco appetibili, che gli italiani rifiutano e gli stranieri accettano”. La combinazione di questi fattori si traduce in una minore sofferenza della crisi da parte dei lavoratori stranieri. E’ davvero così? E, soprattutto, è così anche nel distretto di Vignola? Sarebbe interessante comprendere come la crisi sta cambiando la composizione degli occupati sul nostro territorio. Un’analisi delle dinamiche occupazionali condotta da CNA tra aziende sue associate (sino a 50 dipendenti) dell’area dell’Unione Terre di Castelli sembrerebbe giungere ad una diversa conclusione (vedi il Resto del Carlino del 13 febbraio 2010). Secondo lo studio, la crisi andrebbe ad incidere in particolare sugli stranieri: 133 (il 59,4%) sui 224 lavoratori espulsi complessivamente dal mercato nel 2009 sono infatti stranieri. E’ questa la dinamica in atto? In realtà l’analisi dei dati demografici del Comune di Vignola sembra mettere in luce una situazione più vicina a quella descritta da Ricolfi. Ovviamente tali dati non si riferiscono al mercato del lavoro, ma alla residenza, ovvero alle iscrizioni o cancellazioni anagrafiche (ma è plausibile che tra assunzione della residenza e inserimento nel mercato del lavoro un nesso ci sia). Come già successo nell’arco del 2009 il saldo migratorio (tuttora positivo, seppure meno consistente) è determinato essenzialmente da cittadini stranieri. I 545 iscritti, infatti, sono composti per 281 unità (51,6%) da italiani e per 264 unità (48,4%) da cittadini stranieri. I 464 cancellati, invece, sono composti da 270 italiani (58,2%) e 194 (41,8%) cittadini stranieri. Dunque, nel primo semestre 2010 per gli stranieri il saldo migratorio è positivo: 281 iscritti e 194 cancellati (saldo migratorio pari a +70 unità). Anche per gli italiani il saldo migratorio è positivo (+ 11 unità), ma di assai minore consistenza (281 iscritti – 270 cancellati). Il saldo migratorio complessivo del primo semestre 2010, pari a + 81 unità, è dunque determinato per l’86% da cittadini stranieri. E’ plausibile ritenere che lo stabilirsi a Vignola risulti associato ad opportunità di lavoro che dunque – così sembrerebbe – sono tutt’ora presenti più per i cittadini stranieri (disposti ad adattarsi) che per quelli italiani.

Composizione del saldo migratorio (italiani e stranieri) nel periodo 2007-2010 (per il 2010: I° semestre)

Questa analisi è certamente grossolana (pesa una quota di ricongiungimenti familiari nel determinare il più consistente saldo migratorio positivo degli stranieri), ma mi sembra sufficiente per mettere in discussione la tesi che ad essere maggiormente colpiti dalla crisi siano i lavoratori stranieri. Comprendere come si sta evolvendo il mercato del lavoro. Comprendere se le “ristrutturazioni” in atto puntano verso lavori “cattivi e malpagati” (per usare un’espressione di Ronald Dore) o se invece sta crescendo la quota di posti di lavoro “qualificati” sarebbe di grande importanza. Innanzitutto per le amministrazioni locali – sia per impostare politiche di sviluppo economico (green economy?), sia per gli interventi di welfare. Ma c’è qualcuno che sta facendo analisi un po’ accurate sulle trasformazioni in atto determinate dalla crisi nel nostro territorio? C’è un qualche report che analizza l’andamento dell’economia nel distretto e disegna scenari per il futuro? Per lungo tempo, dalla seconda metà degli anni ’90, si è parlato della costituzione di un “osservatorio economico” per Vignola ed il suo distretto. E’ probabile che una struttura ad hoc non trovi giustificazione per un territorio in realtà abbastanza contenuto. Ma la funzione di analisi può essere esercitata anche senza un’apposita struttura (es. affidando incarichi a soggetti terzi, all’Università, ecc.), basta che ci sia una “testa” che governa questa attività. Ad esempio sarebbe interessante sapere quale attività di supporto tecnico alla pianificazione ha svolto l’Ufficio di Piano dell’Unione Terre di Castelli (ufficio di piano per il settore socio-sanitario – il welfare locale). Quali documenti di analisi e di scenario esso ha prodotto in questi anni. Temo nessuno. L’impressione è che ancora oggi si provi a “governare” non disponendo di un adeguato “sistema cognitivo”. Anzi, forse non se ne avverte neppure la mancanza. Vorrei tanto essere smentito. Con i fatti, però.

Nota. “Gli immigrati risentono meno della crisi per il fatto di accettare tutti i tipi di lavoro, anche i meno qualificati” – così il Rapporto annuale 2009 dell’Istat (p.131), pubblicato il 26 maggio 2010 (vedi). Il rapporto riporta dati interessanti che confermano – certo, a livello nazionale – effetti diversi della crisi su occupazione (e disoccupazione) di italiani e stranieri (vedi le pp.125-132). La gran parte del calo dell’occupazione italiana ha riguardato professioni qualificate e tecniche. La “moderata” crescita dell’occupazione straniera avvenuta nel 2009 ha interessato in larga parte “professioni non qualificate” o comunque operaie. Si accentua il “carattere duale” del mercato del lavoro (p.128). “In definitiva, la contrazione della base occupazionale ha risparmiato maggiormente il lavoro non qualificato, che tuttora coinvolge la maggior parte degli stranieri.” (p.128) Anche nell’industria in senso stretto l’occupazione italiana è in forte calo (-209mila unità, pari a -4,6%), quella straniera in “lieve” calo (-5mila unità, pari a -1,3%). Anche in Veneto i dati confermano la migliore occupabilità degli stranieri, rispetto agli italiani, in questo periodo di crisi, come conferma un post di Giampiero Dalla Zuanna su Neodemos.it (vedi).

4 Responses to Nel distretto di Vignola la crisi colpisce di più gli italiani o gli stranieri?

  1. Marco Bini ha detto:

    Per quanto riguarda gli stranieri di cui parli nel post, Andrea, ovvero i “regolari” (poiché iscritti all’anagrafe e in possesso, suppongo, dei documenti prescritti dalla legge), va segnalato un altro aspetto. Con l’attuale legge sull’immigrazione, gli stranieri che rimangono senza lavoro per sei mesi (se non sbaglio) sono passibili di espulsione dal territorio nazionale. A ciò, aggiungerei ancora che difficilmente gli stranieri godono di una rete di protezione familiare (della quale, in molti casi e per ovvie ragioni di stratificazione “storica” godono invece le famiglie italiane) che permetta loro di rimanere anche solo qualche mese senza lavoro. Ricordo, a scanso di equivoci, che si parla di immigrati regolari, ovvero di persone che hanno fatto una scelta di vita e lavoro “alla luce del sole” in Italia. Credo che questo dato serva anche per capire come esista una fascia di datori di lavoro che sanno benissimo di poter pescare in un bacino di persone con le spalle al muro, che difficilmente contratteranno o faranno valere i propri diritti (per quanto riguarda stipendio, contratti, sicurezza, salute, contributi e via dicendo). La creazione di “cattivo” lavoro costa molto meno che la creazione di “buon” lavoro. Ed è immediatamente più vantaggiosa. In un paese che guarda solo la punta delle proprie scarpe, che spesso ritiene gli investimenti a lungo termine degli sprechi inutili, è un invito a nozze per tanti.

    Marco Bini

  2. Migliori Fabrizio ha detto:

    Credo che l’analisi che fai tu Andrea sottolinei il fatto che, davanti a questa situazione economica, non basti dire che o prima o poi le imprese ricominceranno a produrre reddito per tutti come prima. La crisi in atto è profonda, di sistema, di stili di vita, e la consapevolezza di questa situazione la politica pare non ce l’abbia sia a livello generale che locale.
    Nel nostro comprensorio sarebbe necessario che finalmente si iniziasse a discutere seriamente fra le forze politiche, sindacali e sociali per capire quale scenario economico e sociale sia possibile su questo territorio nei prossimi 10-20 anni.
    Ora, nell’immediato, le imprese cercano di sopravvivere riducendo al massimo il costo della mano d’opera per essere concorrenziali e siccome in molti casi si tratta di lavoro non specializzato o con scarso valore aggiunto o addirittura in nero, forse vi è un maggiore disponibilità in tal senso degli immigrati.
    Se a livello nazionale il governo non è in grado di progettare uno straccio di politica economica e nominare nemmeno il ministro dello sviluppo economico, almeno sarebbe auspicabile che a livello locale ci fossero politici un po’ più attenti e consapevoli che senza una conoscenza di ciò che sta accadendo e come si sta evolvendo la situazione economica e sociale di questo luogo non si può nemmeno progettare il futuro. Fabrizio Migliori

  3. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Ciao Marco, Ciao Fabrizio. Le vostre considerazioni completano ed articolano il mio ragionamento. Le considerazioni che svolge Marco sulla “debolezza” degli stranieri nel mercato del lavoro sono importanti. Le cose stanno così, purtroppo. Gianpiero Dalla Zuanna, demografo, aveva detto qualcosa di simile sul Corriere della Sera del 9 giugno scorso:
    http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&currentArticle=S4SA2
    Come Fabrizio, anch’io sono preoccupato circa il modo in cui “si esce” dalla crisi, nel nostro territorio. Non vedo politiche coordinate a livello di Unione – segno di debolezza di “pensiero strategico”. Nei giorni scorsi la Regione ha comunicato il finanziamento di diverse APEA (Aree Produttive Ecologicamente Attrezzate) sul territorio regionale. Sono le nuove “zone artigianali”, ma ecologicamente compatibili (ed attrezzate). Non c’é nulla per il nostro territorio! E dire che nel documento preliminare del PSC (del 2008) era prevista un’APEA proprio nel nostro territorio, tra Vignola e Spilamberto! Temo che sia svanita! Questa occasione di finanziamento, il bando regionale, è persa! Comunque, sarebbe fondamentale innanzitutto monitorare l’evoluzione del tessuto produttivo nella nostra zona. Sappiamo che la crisi porta una riduzione dell’occupazione qualificata. Per chi è laureato (tutti i tipi di laurea!) è più difficile trovare lavoro:
    http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&currentArticle=QJA0Y
    Per questo dotarsi di un sistema di monitoraggio è fondamentale per capire cosa succede. E capire cosa succede è un prerequisito di ogni elaborazione di strategia. Considerazioni banali. Ma non per gli amministratori di questo territorio! L’Unione Terre di Castelli dovrebbe farsi vedere proprio su queste cose!!!

  4. Andrea Paltrinieri ha detto:

    E’ ancora Luca Ricolfi che ci aggiorna sul diverso andamento del mercato del lavoro, per italiani e stranieri, su Panorama del 2 novembre 2011:
    http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&currentArticle=161SKK
    Nel secondo semestre 2008 l’occupazione totale in Italia ha raggiunto il suo massimo storico. Da allora sono venuti a mancare quasi 500 mila posti di lavoro. “E tuttavia questa cifra, mezzo milione di posti perduti, è fuorviante. Perché i posti perduti degli italiani sono più del doppio, anche senza contare la cassa integrazione: 1 milione 11 mila posti in meno. A fronte di questo crollo degli occupati italiani si verifica invece un aumento spettacolare, considerata la gravità della crisi, dei posti di lavoro degli stranieri, che aumentano di ben 487 mila unità in 3 anni: 184 mila posti conquistati fra il 2008 e il 2009, 171 mila posti nel 2009-2010, 168 mila posti nel 2010-2011. Una corsa impressionante, anche per la regolarità e la insensibilità alla congiuntura, che invece condiziona pesantemente le perdite degli italiani (…). E’ come se gli stranieri affrontassero la crisi moltiplicando gli sforzi di trovare un lavoro e gli italiani lo subissero più o meno fatalisticamente, preferendo non lavorare piuttosto che accettare i posti di lavoro, spesso di bassa qualità, che gli stranieri sono invece ben contenti di ricoprire.” Succede lo stesso a livello locale? Sembra di sì. In attesa che qualche amministratore locale si svegli e cerchi di capire come sta cambiando, in conseguenza della crisi, il mercato del lavoro, questo sembra indicare i dati dell’anagrafe comunale di Vignola. L’unica componente della popolazione che cresce è quella straniera. Se il saldo generale della popolazione (circa +300 all’anno) è ancora positivo lo si deve solo all’immigrazione straniera. Che esibisce sì un maggior turn over rispetto al passato, ma in cui comunque coloro che arrivano sono di più di coloro che lasciano. In effetti anche nell’ultimo anno la componente straniera della popolazione vignolese è passata dal 15,5 al 16,5%. Il fenomeno non va valutato negativamente di per sè, ma in quanto testimonia una riduzione dei posti di lavoro a maggiore qualificazione. Per intenderci (e semplificando): i giovani vignolesi di 20-30 anni hanno a disposizione, sul territorio, posti di lavoro tipo McDonald’s, ma meno posti nel settore “ricerca & sviluppo”. Se questa è la situazione – e sarebbe decisamente opportuno poter disporre di un quadro informativo meno impressionistico di quello che io riesco a tratteggiare con i pochi dati pubblicamente disponibili – non sarebbe il caso, per comune, Unione Terre di Castelli, Fondazione di Vignola, ecc. fare una seria politica di sostegno all’innovazione economica? Reperire risorse innanzitutto dai propri bilanci (che vuol dire tagliare altri capitoli di spesa) per promuovere e sostenere un’occupazione di maggiore qualità?

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