Recuperati parco e belvedere di San Michele in Bosco a Bologna

La cerimonia di inaugurazione si è tenuta martedì 29 giugno alle 18.30. Ad essere inaugurato è stato il parco di San Michele in Bosco, antica chiesa sulla collina a ridosso di Bologna, fuori porta San Mamolo. Annessa alla chiesa un antico monastero olivetano del XV secolo, ma le cui origini risalgono al IV secolo dopo Cristo. Forse oggi ai visitatori di Bologna il nome di San Michele in Bosco dice ancora poco. In effetti per larga parte del XX secolo tra l’ex-monastero, trasformato in ospedale (nel 1896, grazie ad un lascito del chirurgo bolognese Francesco Rizzoli, divenne sede dell’Istituto Ortopedico Rizzoli) e la città sono cresciute barriere fisiche e simboliche. L’area, ospedalizzata, ha perso la percezione della monumentalità. Il bosco, attorno al monastero, è cresciuto e si è infittito, sino a sottrarre agli ospiti la vista sulla città e, per converso, impedire ai bolognesi la visione della sommità della collina con l’antico complesso monumentale. Questi sviluppi del XX secolo rappresentano un caso esemplare di “scomparsa” di un pezzo di territorio.

Il restauro del parco di San Michele in Bosco e del suo storico belvedere: cartello illustrativo (foto del 29 giugno 2010)

Le nuove funzioni ospedaliere inserite nel complesso, la mancanza di manutenzione del verde circostante hanno fatto quasi scomparire quell’area ed il complesso monumentale che in essa insiste agli occhi dei bolognesi. Per diversi secoli il rapporto tra San Michele in Bosco e la città è stato invece diverso. Il monastero era infatti considerato un vero gioiello tanto da ospitare moltissimi dei personaggi illustri transitati per Bologna (da Papa Gregorio X nel 1273 all’imperatore Carlo V nel 1529, da Papa Paolo III nel 1541 e 1543 a Vittorio Emanuele II nel 1860) e da essere visitato da altrettanto illustri personaggi stranieri (da Cristina di Svezia a Montesquieu, a Stendahl). Ciò che colpiva i visitatori era, oltre alle opere d’arte in esso contenuti (affreschi di Ludovico e Paolo Carracci, Alessandro Tiarini, Domenico Maria Canuti, tele di Giorgio Vasari, ecc.), la stupenda vista panoramica che dal piazzale di San Michele in Bosco si aveva sulla città. San Michele in Bosco, in effetti, è stato per lungo tempo la “terrazza di Bologna”. Prima di oggi, il tema del rapporto tra il complesso di San Michele in Bosco e la sottostante città di Bologna, venne affrontato in modo innovativo per l’ultima volta nel 1888 (pochi anni prima di essere trasformato in ospedale). In quell’anno San Michele fu coinvolto nelle manifestazioni della Esposizione Emiliana prganizzata a celebrazione dell’VIII centenario dell’Università di Bologna e divenne sede di mostre d’arte (ed anche di cimeli risorgimentali) e di rassegne (vedi). In quell’occasione vennero ripensati i collegamenti con la città, introducendo sistemi di mobilità innovativi. Venne costruita una tranvia a vapore, che dai Giardini Margherita saliva all’odierno Piazzale Bacchelli, ed anche una funicolare, sempre a vapore, che saliva dall’attuale via Codivilla al piazzale della chiesa (il tragitto più ripido). I sistemi fisici di mobilità sono in effetti un fondamentale prerequisito per la fruizione delle aree all’esterno della zona urbana. La parentesi di oblio (per la città) di San Michele in Bosco si sta ora chiudendo e l’inaugurazione del nuovo parco, ristrutturato grazie all’intervento della Fondazione Del Monte, segna un’inversione di tendenza e l’intenzione della città di recuperare il suo storico rapporto con la collina.

La chiesa di San Michele in Bosco (foto del 29 giugno 2010)

Il bosco circostante San Michele (7 ettari) è stato diradato. Le alberature cresciute sino a divenire barriera nei confronti della città sono state abbattute (ne sono state piantate altre in diverse posizioni). L’antico sistema di stradine del parco è stato ripristinato. Oggi nuovamente San Michele in Bosco costituisce la terrazza da cui ammirare la città sottostante e da cui spingere lo sguardo verso la Pianura Padana (guarda la fotogallery sul CorrierediBologna.it: vedi). In questo processo di recupero della fruibilità di San Michele si colloca anche il completamento dello spostamento delle funzioni ospedaliere nel nuovo edificio. Il complesso monastico, così liberato, entrerà a far parte di “Genus Bononiae – Musei nella città” in corso di allestimento da parte della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna (vedi).

Vista panoramica sulla città di Bologna dal piazzale di San Michele in Bosco (foto del 29 giugno 2010)

Il recupero di San Michele in Bosco alla città di Bologna costituisce un esempio di buone pratiche urbanistiche. Di buone pratiche nel governo della città. Esso è un episodio di un tema assai più ampio, quello della ricostruzione delle relazioni “sociali” ed “ambientali” tra città e collina. E’ un obiettivo assunto come strategico dal Piano Strutturale Comunale di Bologna il cui iter è iniziato nel 2005 ed è giunto a termine con l’approvazione definitiva da parte del Consiglio Comunale il 14 luglio 2008 (sindaco era Sergio Cofferati). Una delle 7 città in cui era articolato il PSC bolognese si intitolava appunto “Città della Collina”. Una collina, quella bolognese, che anch’essa ha subito negli anni un processo di progressiva riduzione e privatizzazione degli usi (quasi solo residenza). Il PSC si pone l’obiettivo di invertire la tendenza, restituendo la collina all’uso della città: “ricostruzione di un sistema di connessioni e nodi (corridoi, sentieri, stazioni, parcheggi) che diversifichi e qualifichi l’accessibilità urbana e metropolitana; individuazione di luoghi da progettare come raccordi-parco con le aree densamente urbanizzate; creazione di un mosaico di ambienti ecologici, agricoli e periurbani disponibili a diverse pratiche d’uso degli abitanti metropolitani.”

San Michele in bosco in occasione dell'inaugurazione del parco "riqualificato" (foto del 29 giugno 2010)

Questa “buona pratica” bolognese costituisce un esempio a cui guardare anche per Vignola. Anche da noi negli ultimi vent’anni si è perso il rapporto con la collina che sovrasta la città (quella de Il Poggio, di Santa Maria Rotonda, di Campiglio) – un tema sviluppato in un precedente post (vedi). Il nostro parco (o bosco) in collina – il parco dei “Nuovi nati”, sulla “costa” che fiancheggia la salita detta del Gessiere – è stato per lungo tempo in uno stato di abbandono e solo in questi ultimi mesi, grazie all’assessore all’ambiente Mauro Scurani, ha visto alcuni primi, ancora timidi, segnali di inversione di tendenza. Certo i nostri “complessi monumentali” (Santa Maria Rotonda, la chiesa di San Michele Arcangelo a Campiglio e poco altro: vedi) non sono paragonabili all’antico monastero olivetano di Bologna. Ma il tema del recupero del rapporto tra la città e la parte collinare del territorio è importante qui come là. Anche su questo punto andrà misurata la capacità dell’attuale amministrazione comunale. Nel frattempo, al turista che si appresta a visitare (o ri-visitare Bologna) il consiglio che diamo è quello di includere nel suo percorso una tappa al “belvedere” di San Michele in Bosco. Ora il colle del Rizzoli, con il suo bosco, i prati ed il Belvedere, è di nuovo a disposizione della città e dei suoi visitatori (qui la presentazione da Il Resto del Carlino del 4 luglio 2010: vedi).

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