Un registro comunale dei testamenti biologici? Se ne parla al Teatro Cantelli mercoledì 30 giugno

Mercoledì 30 giugno, ore 21 al Teatro Cantelli di Vignola, si terrà un incontro dedicato a “Problematiche di fine vita. Il registro comunale dei testamenti biologici”. L’iniziativa è promossa dalla lista di cittadini Vignola Cambia (vedi). L’incontro, moderato da Chiara Smeraldi, consigliere comunale di Vignola, vede la presenza di Maria Laura Cattinari, presidente nazionale dell’associazione “Libera Uscita”; di Marcello Bettelli, medico di famiglia co-promotore della proposta di delibera popolare sul testamento biologico; di Federico Ricci, consigliere comunale di Modena (gruppo Sinistra Ecologia e Libertà). L’incontro vuole offrire un’occasione di riflessione e di dibattito sulla rilevanza del principio di autodeterminazione della persona (art. 32 della Costituzione Italiana) nelle situazioni di terapie che mantengono artificialmente in vita un malato terminale – un tema che ha colpito l’opinione pubblica italiana soprattutto con la vicenda di Eluana Englaro (vedi).

Mercoledì 30 giugno, ore 21, presso il Teatro Cantelli: iniziativa sul testamento biologico ed il Registro comunale.

Ricordiamo che il 6 febbraio 2009, proprio in occasione dell’avvio del protocollo per la progressiva riduzione dell’alimentazione di Eluana, in coma dal 1992, il consiglio dei ministri approvò un decreto legge per impedire la sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione dei pazienti, ma il Presidente della Repubblica in quell’occasione rifiutò di firmare il decreto poiché non superava le obiezioni di incostituzionalità precedentemente espresse. Che l’urgenza fosse strumentale rispetto al caso Englaro risultò chiaro a tutti poche settimane dopo la morte di Eluana, quando il tema del “testamento biologico” e la regolamentazione della sospensione delle terapie riprese il percorso ordinario di un disegno di legge tuttora in discussione in Parlamento. Il tema però rimane tutto, come rimane il ritardo dello Stato italiano nel definire una legge in materia. Proprio in questi giorni Umberto Veronesi, commentando una sentenza della Corte di Cassazione tedesca che in questi giorni ha dichiarato legittima l’interruzione di una terapia che mantenga artificialmente in vita un malato terminale se questa è espressamente la sua volontà, ha auspicato la ripresa di un dibattito sull’argomento nel nostro paese (vedi).

Giovanni Manfredini (Pavullo 1963), Senza titolo. Quadro esposto nella chiesa barocca di Santa Maria del Popolo a Roma (foto del 17 maggio 2010)

[1] In assenza di una legge nazionale (è in discussione, in Parlamento, il controverso disegno di legge Calabrò: vedi) – ed anche con l’intento di richiamare il legislatore ad una trattazione del tema più attento al principio di autodeterminazione della persona – diverse associazioni, numerosi cittadini, ma anche molte amministrazioni comunali hanno promosso e stanno tuttora promuovendo l’istituzione, a livello locale, di “registri dei testamenti biologici”. Una iniziativa in tal senso è stata promossa da circa 200 cittadini (primo firmatario Enrico Matacena) anche a Vignola. La petizione per l’istituzione del Registro Comunale dei Testamenti Biologici è stata presentata al sindaco il 25 gennaio scorso. Non si tratta certo di una sola questione vignolese. Ad oggi più di un centinaio di comuni ha affrontato il tema, spesso proprio per iniziativa popolare. Circa la metà di essi ha già istituito o deliberato di istituire un registro dei testamenti biologici. Tra questi vi sono diversi capoluoghi di provincia, fra cui Firenze, Torino, Cagliari, Caserta, Vicenza, Rimini, Pisa, Bologna. In provincia di Modena il primo comune ad attivarsi è stato Pavullo, poi seguito da diversi altri. Tra questi il Comune di Modena che ha deciso di istituire il Registro con delibera del consiglio comunale n.22 dell’8 marzo scorso. Sollecitata dalla petizione firmata da 200 cittadini anche la giunta municipale di Vignola si è mossa verso l’istituzione del registro dei testamenti biologici. Anche se in un modo un po’ contorto. Dapprima, a febbraio 2010, l’assessore ai servizi demografici, Maria Francesca Basile, ha incontrato il primo firmatario della petizione Enrico Matacena. Attestazione di interesse, ma nessun impegno concreto. Quindi il 22 marzo la giunta municipale ha adottato una delibera – un “atto di indirizzo” – in cui si decideva di non procedere, ma si dava mandato al Responsabile dei Servizi Demografici “di formulare richiesta di parere al Garante per la Protezione dei dati personali come qualificato supporto istruttorio delle decisioni di questa Amministrazione in materia di istituzione del registro”. Sta di fatto che questa decisione è stata interpretata come un modo per dilazionare nel tempo l’istituzione del Registro, anche perché il parere del Garante era già stato ottenuto da altre amministrazioni comunali (ed a quello ci si poteva riferire). E lo stesso Comune di Modena, come si ricordava, aveva già deciso di procedere (a Modena il Registro è diventato operativo dal 14 giugno). Enrico Matacena, primo firmatario vignolese, non più interpellato dall’amministrazione comunale (sic!), lamentava questo modo di procedere sui quotidiani locali. La lista di cittadini Vignola Cambia interveniva con un proprio comunicato,  ripreso dai quotidiani locali nei giorni 16-18 maggio. Pochi giorni dopo il Comune di Savignano, con decisione del consiglio comunale, decideva anch’esso di procedere all’istituzione del Registro (in quel caso una petizione era stata firmata da oltre 400 cittadini savignanesi: vedi la Gazzetta di Modena del 21 maggio 2010, p.27). Insomma il Comune di Vignola si apprestava ad arrivare … buon ultimo.

Compianto, chiesa barocca di Santa Maria del Popolo, Roma (foto del 17 maggio 2010)

A questo punto anche l’assessore Basile e la giunta municipale hanno convenuto che non era necessario attendere la risposta del Garante. E con una delibera della giunta municipale l’amministrazione ha deciso l’istituzione del Registro (delibera di giunta ad oggi non ancora accessibile sul sito web del Comune!), operativo da ieri, 28 giugno. Ovviamente fa piacere quando un amministratore ritorna sui propri passi, riconoscendo in tal modo di non aver compiuto la giusta scelta. Bene, dunque. E’ solo il caso di osservare che questo è quanto passa oggi il convento: una giunta che prima blocca l’istituzione del Registro ritenendo indispensabile il parere del Garante (22 marzo), quindi, senza più attendere il “qualificato supporto istruttorio”, decide di procedere comunque all’istituzione del Registro (delibera di giunta del 14 giugno). Evidentemente in politica avere le idee chiare è un optional. Senonché la soluzione adottata – delle tre possibili – è quella meno coraggiosa. Da molti ritenuta insoddisfacente. Il “Registro” vignolese, infatti, si limiterà a registrare “l’indicazione del soggetto depositario della dichiarazione anticipata di trattamento sanitario”. Non sarà dunque consentito di lasciare in busta chiusa il proprio “testamento biologico” (l’espressione della volontà dell’interessato), ma soltanto di lasciare indicato il nominativo della persona depositaria della volontà dell’interessato. In una nota congiunta – così riporta la Gazzetta di Modena del 22 giugno – PD e IdV commentano: “Accogliamo con grande soddisfazione la decisione della giunta di attivare il Registro a Vignola”. Onestà intellettuale vorrebbe che si riconoscesse che il percorso è stato perlomeno “pasticciato” (ma non è la prima volta che l’assessore si esibisce in tali performance: vedi).

Giovanni Manfredini (Pavullo 1963), VIVI, 2010. Quadro esposto nella chiesa barocca di Santa Maria del Popolo, Roma (foto del 17 maggio 2010)

[2] Lasciamo da parte la vicenda vignolese e chiediamoci: perché un Comune dovrebbe occuparsi di istituire un registro dei testamenti biologici? Riporto la convincente risposta della Prof.ssa Alessandra Pioggia, professore ordinario di diritto amministrativo all’Università di Perugia: “La risposta è «per fornire un servizio alla collettività». Quando dico servizio, intendo proprio riferirmi ad una prestazione di utilità generale, un’attività, cioè, che non attribuisce un nuovo diritto, ma assicura che si possa godere effettivamente di diritti dei quali si è già titolari. Quel che si chiede oggi al Comune (…) è di offrire a chi lo richieda la possibilità di depositare una propria dichiarazione in merito ai trattamenti sanitari a cui intende o non intende acconsentire, garantendo la certezza del fatto che la dichiarazione provenga effettivamente dal sottoscrittore, che sia stata depositata in una certa data e assicurando che essa sia debitamente conservata ed eventualmente consegnata a chi è stato indicato a questo fine come destinatario. Come si vede si tratta di prestazioni che rientrano pienamente nell’esercizio delle prerogative comunali e non travalicano affatto, come pure qualcuno vorrebbe sostenere, le competenze dell’amministrazione territoriale: la funzione di certezza esercitata dal Comune riguarda, infatti, unicamente data e provenienza dell’atto, che è e resta una dichiarazione privata, e anche il deposito a cui consegue l’iscrizione nel registro ha una funzione di conservazione, senza che all’iscrizione stessa conseguano degli effetti sulla validità e sull’efficacia della dichiarazione. Certezza e conservazione sono però entrambi elementi essenziali della prestazione. L’ipotesi, pure formulata, di un registro solo nominativo che non garantisca la conservazione dei documenti, ma si limiti a certificare data e nome di chi ha predisposto un testamento biologico di fronte ad un notaio e lo conserva presso di esso o di un fiduciario non fornirebbe alcun effettivo servizio dal momento che non assicurerebbe alcuna ulteriore utilità, né risponderebbe ad una esigenza meritevole di tutela, quale quella assicurare a tutti gli interessati, con modalità semplici e non onerose, la possibilità di depositare e veder conservata la propria dichiarazione in ordine ai trattamenti sanitari ai quali intende o non intende acconsentire nella fase finale della propria vita.” (qui il testo completo dell’intervento: vedi). E così è spiegata anche l’insoddisfazione verso la “soluzione” vignolese. Per chi vuole approfondire,  l’invito è quello di prendere parte alla serata. Domani sera, mercoledì 30 giugno, al Teatro Cantelli. Mi sembra ne valga la pena.

Per un punto di vista che si richiama a principi religiosi, ma “non allineato”, sui temi della “buona morte”, dell’accanimento terapeutico e dell’eutanasia, si veda Hans Küng, La dignità della morte. Tesi sull’eutanasia, DataNews, Roma, 2007, pp.95, 12 euro). Risorse web: Iniziativa Rete Laica Bologna (vedi); Registro dei testamenti biologici di Pisa (vedi); Registro dei testamenti biologici di Firenze (vedi).

2 Responses to Un registro comunale dei testamenti biologici? Se ne parla al Teatro Cantelli mercoledì 30 giugno

  1. Maria Luisa ha detto:

    Grazie della segnalazione. Sono anche riuscita a fare una scappata all’incontro, dato che l’argomento mi interessa molto. Sono rimasta colpita dalla signora Cattinari, dalla lucida ed energica passione con cui affronta il tema delle dichiarazioni di fine vita, dell’eutanasia ecc… Mi sono anche chiarita le idee sul DDL Calabrò e ho scoperto che i DAT di cui parla il decreto non sono vincolanti per il personale sanitario, come invece accade altrove e come vuole che sia, ad esempio, l’associazione Libera Uscita.
    Sono rimasta delusa, invece, dal chiarimento su cosa è in realtà il registro per il Comune di Vignola: non vi si potranno depositare i testamenti biologici, ma solo i nomi dei depositari di tali DAT (persone di fiducia? cioè notai, che possono certificare data e firma) mentre il Comune non darà certificazione ne’ della data, ne’ della firma dell’avvenuto deposito di questi nominativi. Insomma, quello che dovrebbe essere un diritto per tutti, lo sarà solo per chi è disposto – e in grado – di pagare la parcella di un notaio… Ancora strada da fare…

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Riporto qualche informazione dall’incontro sul testamento biologico organizzato dall’amministrazione comunale ieri sera (lunedì 5 luglio), sulla base di un breve resoconto di Enrico Matacena che era presente. In particolare mi soffermo sul punto relativo alla “privacy” che, essendo stato ritenuto controverso, ha spinto l’amministrazione comunale prima a chiedere il parere all’autorità garante, quindi a procedere senza attendere la risposta. Tipico metodo stop and go di chi non ha le idee molto chiare. Sembra che la questione sia riconducibile al fatto che “fare testamento biologico mostra l’orientamento religioso”. Questione singolare, come Enrico ha evidenziato nel suo intervento. Comprare un prosciutto mostra che non sono musulmano. Scegliere l’ora di religione a scuola significa mostrare il proprio orientamento religioso. Così anche lo sposarsi in chiesa. Evidentemente tutte attività “autorizzate” (anche dal punto di vista informativo) da chi le mette in atto. Nessuno però si è mai sognato di fare appello alla “privacy” per impedire la circolazione di queste informazioni. Eccesso di zelo, dunque, sulla vicenda del testamento biologico? Sembra proprio di sì. Come testimoniato, tra l’altro, dal fatto che la giunta municipale ha deciso di procedere anche senza il parere del garante (tra l’altro già richiesto ed ottenuto da altre amministrazioni comunali e dunque anche formalmente già disponibile). Eccesso di zelo, dunque, e mancanza di guida politica.

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