Energia da biomasse e filiera corta, di Paolo Romagnoli

Nel dibattito sulla sostenibilità e sulla green economy occorre prestare attenzione ai significati. C’è ad esempio il rischio che venga modificato il significato della “filiera corta” intendendolo riferito solo ad una ipotetica distanza. C’è il rischio che passi l’idea che la coogenerazione da metano (combustibile fossile) sia intesa come “rinnovabile”, in contrasto con gli impegni presi. C’è il rischio che venga modificato anche il significato della green economy – non più il ripensare il nostro sistema produttivo in modo sostenibile e rispettoso dell’ambiente, ma – da quello che ho ascoltato in alcune esposizioni di politici – semplicemente il lavorare in attività legate al verde. Forse anche tutta l’agricoltura chimica diventerà green economy? Anche chi deforesta l’Ammazzonia sarà green economy? Perchè non definire green economy anche chi libera il sottosuolo di quel liquido inquinante che si chiama petrolio? Scusate i toni sarcastici e amareggiati ma sono un tecnico che si è trovato a lavorare su tali materie all’estero e nel 2005 ho iniziato a informare i nostri amministratori, funzionari e politici sulla potenzialità delle modalità energetiche territoriali di come all’estero veniva applicato Kyoto. Sono un tecnico che ha perso tanto tempo e denaro a consegnare materiale scientifico e tecnico e che ha accompagnato molti amministratori (compreso l’ex-sindaco Adani, ma anche assessori e tecnici del Comune) a vedere impianti funzionanti a biomassa,  spiegando loro difetti e vantaggi. Sono quello che ha portato a Modena, negli incontri in Provincia per gli amministratori locali e in vari convegni, i massimi esperti esteri del settore a spiegare cosa si faceva nei loro paesi. Dopo cinque anni  sono arrivato a una conclusione: parlare con chi non è interessato non serve a nulla, i sordi mentalmente non sono in grado di ascoltare e me ne sono tornato a lavorare solo con chi queste cose le vuole fare, dove gli impegni presi con Kyoto e in sede europea si applicano realmente e non si parla solo. Dove non si vuole spacciare l’aumento delle emissioni  per rinnovabile.

Consumi "energetici" del Comune di Bologna 1990-2004 (foto del 18 settembre 2009)

Purtroppo la realtà locale (anche di Vignola) è bloccata  dalla scelta politica degli amministratori, dal ruolo delle ex-municipalizzate nel settore energetico così come nell’acqua ecc. Finché come scelta politica nell’applicazione delle biomasse si vuole mantenere un ruolo gestionale di tali strutture non vi sono i margini per applicarle.  La filiera corta come ha spiegato bene Berbera van de Vate  (vedi) è cosa diversa e se si introduce un altro attore e si vuole pagare la biomassa €15-18 al Mwh (€ 5-6 al quintale) non vi sono i margini perchè gli agricoltori locali la possano produrre. Andate a Vidiciatico nel Comune di Lizzano in Belvedere e senza farvi traviare dalle favole che vi raccontano  controllate realmente da dove arriva la biomassa nonostante siano in mezzo ai boschi. Controllate dove è la filiera locale. Nel caso dell’impianto di cogenerazione proposto da CPL Concordia per Vignola, sapendo quale è la produzione annuale di energia termica e la potenza delle singole caldaie (lo ha scritto CPL nel suo sito) è semplice comprendere se il combustibile primario è il metano fossile o la biomassa che comunque senza certificazione sappiamo bene non sarà mai locale. La Centrale di Bando, frazione di Argenta, o quella di Vidiciatico, frazione di Lizzano in Belvedere, ben dimostrano da dove viene la biomassa.  In Italia abbiamo molte centrali elettriche a biomassa e sono alimentate tutte dai porti in quanto la biomassa importata dall’Africa e dal Sud America costa chiaramente meno che produrla da noi nonostante i trasporti per nave e su camion. Smettiamola anche di dire senza le dovute conoscenze tecniche che le ramaglie urbane o agricole possono diventare un business – “un entrata” – sono una criticità, sono un costo per lo smaltimento. Nel modo di applicare estero sono un problema da risolvere ed  è possibile utilizzarle solo con alcune tecnologie e appositi filtri, ma serve una apposita filiera di predisposizione e una buona professionalità. Oltre ad alcuni inquinanti il problema è che il legno presente è cosa esigua rispetto alla predominanza della corteccia  e questa in combustione dà i suoi problemi.  Nonostante la tecnologia particolare, la professionalità che serve per predisporle,  ottimizzare le ramaglie agricole e urbane a scopo energetico è certamente un benefit per l’ambiente se consideriamo che ora molte potature agricole sono bruciate in campagna con relativo inquinamento in PM e se valutiamo tutti i trasporti per smaltimento ecc. che  le urbane richiedono per smaltirle. Recuperarle a scopo energetico anche se costa quello che rendono è un grosso benefit ambientale per il territorio ed economico perchè si elimina il costo di smaltimento. Questo è il reale problema per applicare le biomasse; quale modello applicativo politicamente e  culturalmente sul territorio si sceglie? Se come sostiene Berbera van de Vate (vedi) si riesce ad organizzare gli agricoltori in consorzio che producono energia a €35 al Mwh  con filiera certificata e dall’altra parte i consumatori, allora si riesce anche da noi ad utilizzarle altrimenti sono parole, parole, parole. Se degli  oltre 70 € al Mwh  che oggi l’utente spende solo di combustibile per il metano il giusto va a compensare l’attività agricola e il rimanente va a coprire il project financing per ripagare l’impianto e poi come vantaggio per il consumatore si riuscirà a sfruttare le biomasse locali con una buona replicabilità degli impianti, altrimenti non sarà possibile. La scelta ora è solo politica a livello regionale e locale, se creeranno i fondi di rotazione e le condizioni per tali applicazioni queste potranno partire altrimenti si continuerà a fare parole, parole, parole inutili.

Una società promossa dal Comune di Correggio - la En.Cor. Srl - per la produzione e gestione di energia (foto del 18 settembre 2009)

Ma mi sembra che nulla sia cambiato da 5 anni fa, anche l’attuale assessore provinciale vuole applicare le biomasse con le ex-municipalizzate. E’ il sistema pratico e migliore per non applicarle. Certamente partire dalle persone è la cosa migliore. La riduzione delle emissioni si ottiene soprattutto coinvolgendo le persone che in tutte le attività quotidiane fanno il possibile per contenere le emissioni supportate  da corrette informazioni e cultura. In questo modo si raggiungono livelli eccezionali.
Un consiglio che posso dare a tutti è di valutare sempre la reale riduzione della CO2 rispetto all’applicazione fossile nella sua complessità. Se c’é una reale riduzione delle emissioni (nei termini descritti da Berbera van de Vate: vedi) è rinnovabile, altrimenti no.  Molto di quello che in Italia vi propinano come rinnovabile purtroppo non lo è e in Europa siamo tra i pochi paesi che non hanno ridotto le emissioni nonostante la politica anche locale dica che abbiamo raggiunto gli obiettivi.
E’ vero. Il progetto METE (questo in origine il nome del progetto di teleriscaldamento per Vignola) è partito 10 anni fa, ma vi posso garantire che già allora in centro Europa  facevamo cose diverse. Vi erano a livello europeo conoscenze e dati scientifici su come ridurre le emissioni. Si sapeva che si dovevano valutare le emissioni nella complessità , vi erano già moltissimi lavori fatti e spiegazioni tecniche. Una cosa è certa. Nel 2005 il Comune di Vignola era a conoscenza degli aspetti critici di quel progetto, di cosa era rinnovabile e cosa no, dei vari modelli. Se voleva aveva visto direttamente cosa si poteva fare, aveva visto centrali (Prato allo Stelvio) con una cogenerazione a biogas di base e solo caldaie a Biomassa legnosa per il termico; aveva recepito che gli utenti pagavano già il 40% in meno, aveva sufficiente materiale tecnico e scientifico estero per valutare. Vi erano molteplici agricoltori locali e dei comuni limitrofi disposti a impegnarsi sia in culture vocate per il biogas che per il cippato da legna, purtroppo nessuno a livello istituzionale si è mai mosso per predisporre tali filiere e il bando del Comune dopo tutto questo lavoro fu una indicazione e una scelta politica molto chiara. All’estero sono le amministrazioni locali predisposte al governo del territorio a promuovere, pianificare, regolamentare l’avvio delle nuove filiere sul territorio. In Italia a chi tocca?

Progetto della centrale EVA della En.Cor. Srl (Energia Correggio) (foto del 18 settembre 2009)

Nonostante l’amarezza vorrei che queste mie critiche servissero realmente alla sinistra italiana a comprendere l’importanza delle applicazioni a “filiera corta” (“modalità energetiche territoriali”). Vorrei che ne comprendesse fino in fondo la potenzialità di rilancio economico, l’importanza della ricaduta economica diffusa sul territorio, l’importanza del ruolo attivo degli utenti, l’importanza dell’aumento dell’occupazione, l’importanza di tagliare la spesa energetica verso l’estero e trasformarla in economia sul proprio territorio. Vorrei che gli amministratori locali fossero imparziali nelle scelte a vantaggio del loro territorio, che facessero quanto è possibile (e con le modalità energetiche territoriali possono tutto) per applicare gli impegni presi come Nazione in applicazione della riduzione delle emissioni e di sostenibilità dello sfruttamento del pianeta su cui siamo e che dovremo lasciare ai nostri figli. Credo che nelle nostre scelte odierne noi determineremo realmente il futuro dei nostri figli, per questo a livello locale mi sono impegnato tanto in tempo e risorse. Poi deluso per i risultati e nella necessità di procacciarmi il necessario ho dovuto fare una scelta diversa da quella che avrei voluto. Posso garantirvi una cosa, di tecnici Italiani che lavorano all’estero in questi anni ne ho conosciuti tanti, molti ci si sono sposati, molti hanno avuto un appagamento professionale che in Italia gli era negato, molti ne traggono di che vivere dignitosamente che in Italia non avrebbero, molti come me mantengono nell’ambito delle possibilità attività anche i n Italia e tutti sperano e sognano di tornare in Italia e mettere a disposizione del proprio paese quanto hanno appreso e le capacità che hanno maturato all’estero.

Paolo Romagnoli

One Response to Energia da biomasse e filiera corta, di Paolo Romagnoli

  1. davide ha detto:

    Ciao, volevo solo precisare che a me risulta che il coefficiente moltiplicativo per i CV viene riconosciuto dal GSE solo se la biomassa proviene da “filiera corta”, cioè biomassa prodotte entro il raggio di 70 km dall’impianto di produzione dell’energia elettrica (D.M. 2/3/2010 del Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali; perche allora sostieni che le centrali di Lizzano et altre sono alimentate dalle navi africane, puoi motivarlo con degli esempi concreti.

    ciao e complimenti per l’articolo

    davide

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