Energia da biomasse: una replica a Stefano Corazza, di Berbera van de Vate

Berbera van de Vate, cittadina olandese, era intervenuta nel dibattito aperto sul verde urbano e sulle politiche energetiche a Vignola (vedi). Al suo intervento era seguita una replica di Stefano Corazza (vedi). Ora Berbera replica a sua volta, focalizzando l’attenzione sull’uso delle biomasse quali fonti energetiche. Viene espressa anche una valutazione critica circa la centrale a cogenerazione (gas metano + biomasse) ipotizzata da CPL Concordia e connessa alla rete di teleriscaldamento che dovrebbe percorrere l’intera via Libertà.

Mi fa piacere apprendere che alcune valutazioni sulla viabilità erano già state fatte, pur con conclusioni, se ben ho compreso, che non condivido. Non me la sento di coinvolgermi in opinioni e valutazioni politico-sociali sulla scelta locale che credo debbano comunque partire e non stravolgere le obbligatorie valutazioni tecniche. Mi permetto pertanto di specificare alcuni punti solo tecnicamente e credo sia bene che in generale nelle concertazioni e nelle discussioni siano differenziate le analisi tecniche e scientifiche dalle opinioni e dalle sensazioni personali.  In questo periodo sono molto impegnata e mi limito volutamente a fornire solo alcune nozioni sulle rinnovabili per dare un supporto puramente tecnico alla discussione, quindi non approfondisco adesso l’aspetto degli alberi in città che comunque mi ripropongo di farlo dopo aver acquisito alcuni dati e pareri scientifici durante i miei spostamenti per lavoro. Vorrei partire con l’energia da biomasse essendo un settore dove credo di poter dare un ulteriore  apporto tecnico.

Gli interventi di riduzione delle emissioni del Comune di Bologna (Pedalando per Kyoto, Bologna, 18 settembre 2009)

[1] In questi ultimi due decenni la tecnologia delle caldaie a biomassa ha  veramente fatto delle ottimizzazioni impensabili in termini di resa e di emissioni soprattutto nelle caldaie termiche sopra i Kw 1000. Problemi ci sono ancora sulle piccole caldaie ma in tutta Europa escluso l’Italia e altri pochi paesi mediterranei vi sono regole ferree per le piccole caldaie, camini, stufe ecc.. Per le piccole caldaie anche a  pellet, vi sono ancora vari problemi tecnici da risolvere e pertanto possono essere installate solo se collegate a un sistema di riscaldamento e se rispettano certe emissioni, se garantiscono certe rese. Vedi Art.15a B-VG dell’Austria, LRV della Svizzera e la BIMS ch IV della Germania  e chi volesse approfondire può contattare in Italia imqprimacontrol.com
[2] La centrale dello Spallanzani  è quello che tecnicamente può definirsi una assurdità  e dimostra la poca conoscenza e preparazione tecnica di chi l’ha fatta installare. Non mi permetto neppure di dire che siamo alla preistoria della biomassa come spesso succede in Italia;  il cippato e il pellet sono due combustibili completamente diversi che necessitano di combustioni diverse. Poter usare tutte e due i combustibili nella stessa caldaia è forse quello che per poca conoscenza tecnica sulle combustioni a biomassa si richiedeva nel bando come spesso succede in Italia. Gli aspetti comunque più negativi di quel tipo di caldaia non è solo il mal funzionamento ma possono essere la scarsa resa e le emissioni. Usando un esempio che nulla c’entra con le caldaie ma che serve a comprendere quanto ho detto: dove ci sono norme chiare sulle emissioni delle autovetture che funzionano a gasolio si usano motori  poco inquinanti, nei paesi del terzo mondo dove non vi sono tali regole si viaggia su mezzi che chiunque ne può constatare il forte inquinamento dai fumi densi dello scarico. Per questo credo sia importante creare cultura e conoscenza nel settore delle biomasse e che anche in Emilia-Romagna si regolamentino le piccole caldaie a biomassa.
[3] Per le biomasse i paesi oltre Alpi hanno venti anni di esperienza, con errori ma anche tante  ricerche e migliorie tecnologiche eccezionali. Guardate cosa fanno oltre Alpi e per favore non vogliate leggere con le vostre conoscenze le loro applicazioni ma approfondite i percorsi che hanno trovato. Se sono arrivati a  normare a livello europeo una nuova metodologia per il mercato energetico è chiaro che vi erano grosse motivazioni di sostenibilità (vedi); è quanto è successo con la filiera corta commerciale normando che produrre e vendere energia è attività agricola. Dalle analisi emerge chiaramente che le migliori applicazioni a biomassa legnosa per vantaggi ambientali, economici per l’utente e per minor emissioni sono quelle sopra i Kw 1000 e servono  comparti da 100 appartamenti e oltre. La giusta dimensione e sostenibilità va però verificata impianto per impianto con un calcolo completo energetico e delle emissioni  sulla nuova filiera rispetto a quella che si sostituisce. Quello che incide non sono la biomassa e la centrale ma sono gli adeguamenti strutturali, il piccolo teleriscaldamento necessario e gli accumuli. Il consumo stagionale dell’energia termica  per la latitudine è inferiore alla Germania, pertanto  la densità delle abitazioni presenti da noi in pedemontana è fondamentale perché tali impianti siano sostenibili.  Noi in questi anni abbiamo fatto varie ipotesi e credo di poter affermare tranquillamente che  nessun impianto nei nostri paesi montani è risultato sostenibile se non a Pavullo, mentre tutte le ipotesi fatte nella pedemontana sono risultate sostenibili.

Diventa "consumAbile": manifesto sul risparmio energetico (Pedalando per Kyoto, Bologna, 18 settembre 2009)

[4] Così come è per il presunto inquinamento in polveri sottili della biomassa,   anche  l’idea che la biomassa richiede molta energia nel trasporto è una bufala mediatica delle lobby del fossile. Non è assolutamente vero. Se controllate le pubblicazioni del Joanneum Research di Graz (vedi) troverete tutte le valutazioni e ne riporto un passaggio: “Le emissioni per trasporto di biomassa su lunghe distanze, possono ancora essere piccole comparato alle emissioni da combustibili fossili che sono sostituite da combustibili di biomassa“. Se avete difficoltà con il tedesco vi consiglio di rivolgervi al sito della Regione Piemonte  per il settore Foreste e Beni Ambientali trovate la pubblicazione “L’Energia del Legno” (vedi), testo semplice ma con tanti dati scientifici, e potete vedere a pag. 38  che l’energia grigia (l’energia necessaria a rendere disponibile un combustibile)  per il cippato è solo al 2,7% contro il 10.6% del metano e il 14,5% del GPL. Nella stessa pagina  si trova anche il dettaglio di questo 2,7%,  per un trasporto di Km 50  questo incide sul 2,7% solo il 20%  quindi un trasporto di Km 50  dal Cimoncino a Vignola incide per il  0,54% sulla rinnovabilità. Per favore non fatevi traviare dalle nozioni della lobby del fossile, le emissioni in gas serra per l’installazione di caldaie a legno sono date soprattutto dagli adeguamenti strutturali e dagli scavi e posa del teleriscaldamento  comparati con l’utilizzo termico.
[5] La centrale progettata a Vignola se si analizza a modo non è a biomasse ma vi sono due grosse caldaie a metano e un cogeneratore, sempre a metano. Qua in Italia esiste una incongruenza legislativa perché avete sottoscritto Kyoto e tutti gli altri protocolli compreso quello del 20-20-20 ed è chiaro che il metano fossile per nessun motivo può essere rinnovabile ma a livello locale  si tende ancora a farlo passare per tale in cogenerazione. Questo fa si che da una parte si ha un considerevole aumento dei gas serra, dall’altra  in Italia se in una centrale vi è una cogenerazione applicate l’eliminazione delle accise non solo sul metano consumato nella cogenerazione ma a quanto mi è stato riferito su tutto il metano della centrale anche quello delle caldaie termiche.  Chiaro quindi il vantaggio economico di chi lo realizza anche se si aumentano le emissioni,  altrettanto chiaro che la caldaia a biomassa sul progetto di Vignola non ha nessun scopo se non per dare una immagine ambientale falsa ai cittadini,  ciò è dimostrato dal fatto che nel progetto manca completamente la filiera di approvvigionamento.  In tutti i progetti di centrali a biomassa prima si pianifica e definisce la filiera possibile sul territorio poi in base al combustibile legnoso disponibile si sceglie la opportuna tecnologia.
[6] Ci sono boschi e boschi e comunque un elevato senso ambientale non può prescindere dal valutare il riavvio delle cura e coltura dei nostri boschi montani che non sono naturali ma dei boschi sfruttati dall’uomo fino a pochi decenni fa a ceduo e che necessitano sia riavviata la cura e lo sfruttamento sostenibile. Anche se si vuole ricreare una biodiversità che oggi non è presente nei nostri cedui occorre intervenire. Credo che la più evoluta soluzione ambientale per i boschi in generale sarebbe senz’altro quello di fare uno sfruttamento sostenibile dei nostri boschi atrofizzati e di avviare una certificazione obbligatoria sulla provenienza del legname tutelando meglio le ultime foreste planetari dove veramente rischiamo la perdita di molte biodiversità. Negli studi fatti in centro Europa uno sfruttamento sostenibile non crea perdite di biodiversità, ma anzi dove si interviene con metodi mirati si migliorano e non crea perdita delle fertilità del suolo. Sulla emissione di CO2  (infatti Lei ha ragione, un albero decomponendosi emette soprattutto CH4,  che ha però un effetto serra circa 20 volte maggiore della CO2) chiedo veramente di controllare la ricerca appena svolta dall’Università di Bologna e dal Centro Cisa di Bologna (vedi); sul sito di quest’ultimo troverete il tutto. Purtroppo i nostri boschi appenninici fortemente sfruttati fino a pochi decenni fa e poi abbandonati senza più nessuna cura sono nella fase senile e non riescono più nel bilancio complessivo a rilasciare ossigeno e a catturare carbonio  se non si riavvia la cura e lo sfruttamento sostenibile come era in passato;  potete controllare sul sito.

Pedalando per Kyoto, Bologna (foto del 18 settembre 2009)

[7] Per il solare pur consci che tale stella ci invia ogni giorno oltre 10.000 volte l’energia di cui abbiamo bisogno non possiamo però sottovalutare la scarsa resa che le tecnologie odierne ci permettono, degli scarni bilanci energetici, e delle difficoltà che una energia non gestibile in rete crea. Chiaro che non sto negando l’importanza dell’energia solare, ma visto lo scarno bilancio energetico tra energia prodotta e energia consumata per produzione, installazione, gestione e smaltimento di tali tecnologie credo ci si dovrebbe muovere con più attenzione nelle valutazioni di dove e perché installare il solare. Mi limito solo a dire che mi sembra vi sia molta improvvisazione e poche capacità tecniche per valutare quale applicazione dia la miglior resa e se il costo energetico e le emissioni degli adeguamenti energetici siano sostenibili.  Solo quando ogni applicazione del solare sarà realizzata con un bilancio energetico e con il bilancio dei gas climatizzanti si inizieranno a vedere reali installazioni solari altamente efficienti e a basso impatto di emissioni. Credo che oggi molte di queste applicazioni siano tutt’ altro che rinnovabili e sostenibili.
[8] Per la disponibilità della biomassa in Provincia di Modena  mi permetto di riportare  quello che è emerso immettendo i dati della regione Emilia-Romagna  per superfici nel nostro programma di preanalisi. Riavviando la coltura dei cedui (rispettando le aree a forte valenza ambientale), avviando lo sfruttamento delle risulte urbane e agricole e sfruttando tali biomasse in modo sostenibile nei paesi pedemontani si potrebbe sostituire quella che oggi è una spesa degli utenti in metano fossile di oltre 40 milioni di €. Per fare questo servono solo fondi di rotazione che permettono il project financing sull’attuale spesa degli utenti dalla quale con le caldaie a biomasse si risparmia le risorse necessarie per gli investimenti. Per lo sfruttamento delle risulte agricole e urbane  serve utilizzare le opportune tecnologie che garantiscano  le emissioni.  Dalle analisi della Landeskammer della Stiria emerge che oltre a spostare 40 milioni di € da spesa verso l’estero in economia reale sul territorio con una forte ripresa anche economica, si avrebbe un aumento dell’occupazione di 15 volte rispetto all’attuale filiera del fossile.
[9] Sperando di aver dato un supporto tecnico alla discussione e mi scuso se qualcuno si sente infastidito da quanto da me riportato ma credo sia indispensabile fare sempre un minuzioso approfondimento tecnico poi solo dopo trarre opinioni e proporre soluzioni. Mi auguro davvero che come propone Stefano Corazza si apra a Vignola una concertazione seria, scientifica e concreta per lo sfruttamento delle biomasse e delle rinnovabili che porterebbero al territorio grossi vantaggi ambientali, sociali, occupazionali  e economici. Mi scuso per il ritardo ma ho ritenuto di far valutare questa mia ad altri tecnici operativi sulle rinnovabili per essere certa della correttezza di quanto affermato.

Berbera van de Vate

8 Responses to Energia da biomasse: una replica a Stefano Corazza, di Berbera van de Vate

  1. Roberto Adani ha detto:

    Devo dire che mi piace molto l’approccio ai problemi di Berbera, ancora prima dei contenuti che condivido, mi piace sul piano del metodo. Non mi piace la politica che si occupa di tutto, ma che poi è incapace di fare il suo mestiere e di fare delle scelte sulle basi di studi e approfondimenti, rispettando i confini tra ciò che è opinabile e ciò che invece è dimostrato e documentato, almeno dalle attuali conoscenze. La democrazia e la partecipazione sono tali solo se avvengono sulla base di elementi di conoscenza condivisi non superficiali e solo se su tale base si esprimono pareri documentati e argomentati. Detto questo aggiungo che condivido anche nei contenuti ciò che Berbera afferma e di avere cercato anche sulle sue considerazioni di avviare almeno un processo in cui il tema energetico e le biomasse assumessero un ruolo più importante. Devo dire che la difficoltà del costruire la filiera della biomassa è stata enorme, forse non ci si è lavorato abbastanza, ma la diffidenza rispetto a progetti di cui non c’è ancora esperienza e cultura è enorme. E’ un cane che si morde la coda, nessuno si impegna seriamente sul tema se non c’è un esempio locale funzionante, ma contemporaneamente non ci può essere un esempio funzionante se agricoltori, associazioni agricole e istituzioni non ci credono. Un altro problema è poi è il tempo che trascorre in Italia tra l’idea e la realizzazione, anche se avessimo trovato gli agricoltori della filiera nel frattempo sarebbero praticamente morti… Penso che da qualche parte bisogna partire magari anche con un progetto da migliorare nel tempo. Non so se Berbera sa che il progetto esecutivo della centrale di Vignola è diverso dal preliminare del bando, prevede una centrale a biomasse, e caldaie a gas solo per emergenza e picchi, oltre al cogeneratore a gas (purtroppo non ancora a biogas). Il progetto è sostanzialmente identico nella struttura a quello funzionante a Predazzo in Trentino. Comunque avere una rete di teleriscaldamento (e quindi quella massa critica di cui Berbera parlava) e una centrale a biomassa è già un primo passo importante. Non dimentichiamoci che noi siamo un territorio con il mito del riscaldamento indipendente con caldaia a gas in ogni appartamento. Dobbiamo quindi fare una bella rivoluzione per andare ad un centralizzato a biomasse…penso quindi che un progetto che inizia con l’infrastruttura garantita dal pubblico e poi nel tempo necessario alla costruzione cerca di realizzare la filiera cominci ad essere un passo avanti… anzi mi auguro che persone come Berbera ci lavorino… quindi buon lavoro
    Ps E’ un tema molto importante che se confinato solo ai pannelli solari perchè non spaventano nessuno, ci porterà all’ennesima discussione all’italiana mentre il resto del mondo va anche in altre direzioni, Amburgo è la città più ecologica di Europa per la riduzione di emissioni di CO2 di cui è stata capace grazie soprattutto alle biomasse…

  2. luciano credi ha detto:

    Come al solito; come è avvenuto per dieci anni l’ex sindaco si focalizza sugli aspetti tecnici della cose, cosa che mi fa pensare che non abbia quantomeno una laurea in filosofia (come Bersani con tesi sulla storia del cristianesimo…) o in qualche scienza umanistica. Questo per dire che per progettare degli ottimi progetti come sovente ha fatto l’amministrazione Adani, bisogna in primo luogo lavorare sul piano culturale; storico e sociale per renderli concreti sul territorio.
    Io vivendo all’estero e forse se continuano cosi le cose penso forse di rimanerci per sempre, non mi permetterei mai di proporre soluzioni all’avanguardia, qualora fossi un politico vignolese; senza trovare vie di mediazione culturale per spiegare in termini dialettali, quello che sta avvenendo altrove nell’ambito ad esempio dell’energie rinnovabili; insomma cercherei d’imporre una politica di sinistra in grado di essere condivisa da tutti; anche sull’ambito culturale o quantomeno compresa.
    Insomma bisogna lavorare sull’aspetto culturale e non solo sullo quello tecnico, per non lasciare altro terreno alle demagogie delle destre.

  3. Roberto Adani ha detto:

    No guardi sig. Credi forse non mi sono espresso correttamente, ma penso anche io che sia un problema principalmente culturale, semplicemente da fondare su dati tecnici che dovrebbero essere condivisi in quanto oggettivi. Se questo fosse assodato, probabilmente si riuscirebbe a concentrarsi meglio sugli aspetti culturali. Non si tratta di dare una soluzione semplicemente tecnicistica ai problemi, ma al contrario riconoscere un ambito alla discussione politica che parta da un pò di conoscenza condivisa, in modo da semplificare. Sulle sue conclusioni ha ragione, anche se quelli che parlano in dialetto sono spesso più aperti e meno prevenuti di tanti altri…
    Ps Sono nato in una famiglia in cui si parlava solo dialetto, poi mi sono laureato in ingegneria e senz’altro queste due cose mi influenzano…ma non pretendo di avere sempre ragione…era solo un piccolo contributo ad un tema che ritengo interessante.

  4. AMARA VIGNOLA ha detto:

    SOLO PER CHI NON LO SAPESSE…ma visto che abbiamo scelto…ve lo ricordo…

    La città di Vignola, comune modenese noto nel mondo per la qualità della sua ciliegia, ha deciso quale sarà la sua energia del futuro, e
    ha scelto per i prossimi 30 anni l’energia rinnovabile di CPL Concordia.
    E’ dei mesi scorsi la firma della convenzione fra l’Amministrazione Comunale e CPL, con un accordo che consiste nella realizzazione e futura gestione con manutenzione ordinaria e straordinaria di una centrale di teleriscaldamento con cogenerazione e biomassa, della rete di teleriscaldamento e delle sottocentrali fino allo scambiatore di calore di questo impianto. CPL Concordia avrà l’onere di fornitura di energia termica alle utenze allacciate e che si allacceranno, e relativa fatturazione agli utenti da parte della società di scopo Vignola Energia. L’accordo stabilisce che l’impianto sarà devoluto gratuitamente al Comune di Vignola dopo 24 anni di gestione.
    I lavori sono iniziati a giugno con alcuni tratti di reti del teleriscaldamento e termineranno in tempo per la stagione termica 2010-2011. Le utenze collegate alla centrale termoelettrica sono utenze comunali (scuola, municipio, centro nuoto), utenze provinciali (scuole superiori ricomprese nella Gestione Calore di CPL per la Provincia di Modena), e l’adesione formale dell’AUSL di Modena per quanto riguarda il servizio all’utenza dell’Ospedale di Vignola.
    Claudio Bonettini, responsabile dell’Area Emilia di CPL Concordia, rileva: “La centrale prevista è una ‘replica’ dell’impianto già realizzato da CPL Concordia a Predazzo in Val di Fiemme. La conduzione invece sarà sull’esempio dell’Ospedale Bolognini di Seriate nel bergamasco che curiamo da diversi anni.” Per alimentare la caldaia a biomasse saranno utilizzati i cascami provenienti dalle colline sopra Vignola: sono già stati attivati contatti e un indirizzo di fornitura da parte di Hera Modena. Il guadagno consiste soprattutto nell’ottimizzazione del funzionamento dell’impianto, sia dal punto di vista dei rendimenti sia dal punto di vista delle tariffe, dei combustibili e delle emissioni inquinanti. “La biomassa è stata prevista per usufruire del credito d’imposta e quindi far diminuire le tariffe”, precisa inoltre Bonettini.
    Sono già state previste le predisposizioni per l’allacciamento di due future utenze come il nuovo Polo scolastico – un paio d’insediamenti scolastici sono già previsti dal Piano regolatore nelle immediate vicinanze della centrale – e il nuovo Polo sicurezza che vedrà la luce fra 5 anni, e che contempla le nuove strutture operative di Vigili del Fuoco, Carabinieri, Polizia e Vigili Urbani.
    L’importo del project financing, per il quale è stato attivato un finanziamento specifico con la Cassa di Risparmio di San Felice, è di 4 milioni di Euro per la realizzazione dell’opera, terminata la quale CPL Concordia si occuperà della gestione e conduzione (con manutenzione ordinaria e straordinaria dell’impianto) per i successivi 24 anni, esclusi i due anni di realizzazione delle opere. L’importo complessivo per i 26 anni è stimato in circa 30 milioni di Euro.
    Bonettini, che ha seguito le attività fin dall’inizio, spiega: “E’ stato un progetto fortemente voluto dall’Amministrazione comunale di Vignola, sia la precedente sia quella attualmente in carica, che hanno dimostrato con la loro collaboratività di tenerci almeno quanto il concessionario. Si tratta di uno dei primi impianti con queste caratteristiche realizzato in pianura a servizio di un intero comune. Crediamo che la buona riuscita del progetto ‘Vignola Energia’, con soddisfazione di chi lo gestisce e di chi ne usufruisce, possa dare la spinta ad altre amministrazioni per procedere nella stessa direzione di una strategia energetica di lunga prospettiva”.
    La nascita del progetto

    Il progetto è nato nel 2005-2006 dall’idea di sfruttare il cippato derivante dai tagli del sottobosco subappenninico, per declinare in modo conforme al territorio vignolese il tema dell’energia rinnovabile. “Abbiamo evidenziato che le sole utenze comunali non erano in grado di sostenere l’investimento così come contemplato dal progetto – ricorda Claudio Bonettini – Ci siamo quindi attivati con il mandato dell’amministrazione comunale (tengo a ricordare il Sindaco Adani, il Resp. Ufficio Tecnico Ing. Parise e la sua collaboratrice Montanari che si sono prodigati per addivenire ad una soluzione positiva) al fine di portare l’AUSL di Modena a un tavolo per comprendere le aspettative della struttura sanitaria. Parlando con il Direttore Generale Dott. Caroli e la Struttura Tecnica di AUSL (l’Arch. Gentile e l’Ing. Taddia) siamo giunti a una proposta condivisa di tariffa ad hoc per l’AUSL al fine di garantire un risparmio all’Azienda Sanitaria di Modena per l’Ospedale vignolese, e a noi uno zoccolo duro di consumi che sostenesse il nostro business plan”.
    Come sarà la nuova energia vignolese
    Il progetto prevede una centrale termica composta da due generatori termici alimentati a gas metano a basse emissioni inquinanti, un sistema di cogenerazione e una caldaia alimentata a biomasse legnose (cippato). Nella fase di avvio l’impianto svilupperà una potenza di 8 megawatt termici, e la produzione annua di energia termica toccherà i 7 gigawattora (7.000.000 kWh).
    Dagli 8 megawatt iniziali sarà possibile arrivare ad un’estensione di potenza della centrale fino a 12 megawatt, in previsione della fornitura di energia a nuove utenze. Anche le condotte di teleriscaldamento che verranno posate sono in grado di supportare un incremento di potenza dell’impianto: si tratta di due linee di doppi tubi (102° C di mandata e 75°C di ritorno) per un’estensione prevista di circa 8 km di rete. In questa fase i cittadini le cui abitazioni sono interessate dall’attraversamento della condotta potranno manifestare la loro intenzione di allacciarsi.

  5. stefano corazza ha detto:

    Chi ha scelto cosa?
    Lo scritto che invii come post è stato pubblicato sulla rivista Cnews, di CPL Concordia, nel numero di Settembre 2009. Credo sia sempre importante citare le fonti.
    Spero che le perplessità nate, si dice, nell’attuale Assessore all’Ambiente del Comune, in sede di Conferenza dei Servizi sul progetto qui descritto portino ad una sua radicale revisione; consigliata sia dal ridimensionamento dei faraonici (leggi: “Adanici”) progetti dei poli “della sicurezza” e “scolastico”, sia da considerazioni tecniche sulla gestione energetica, sia infine da un modo di decidere in cui anche i cittadini possano davvero dire di “avere scelto”.

  6. sergio sme ha detto:

    chiedo scusa… mi firmo sempre lo sai… mi è sfuggito l’invio e avrei anche citato la fonte. Il titolo AMARA VIGNOLA doveva rientare nel cappello. Rimedio subito. Ma speravo che lo facesse Adani che mi sembra molto partecipe alla discussione.

  7. Roberto Adani ha detto:

    Caro Corazza non la conosco personalmente, ma faccio fatica a capire, l’unica spiegazione che mi do è che quando passano diversi anni tra ideazione e realizzazione di un progetto la gente semplicemente si dimentica oppure allora non era interessata e oggi lo è. Il progetto Mete che è il progetto poi andato a gara per il project financing è stato anticipato da uno studio di fattibilità ampiamente diffuso, si è fatta una mostra per qualche mese nella sala consiliare visitata da tanti cittadini. Poi una corposa pubblicazione con tutti i dati del progetto, un cd divulgativo. Più di uno speciale sul giornalino che va a tutte le famiglie e tanti articoli sul giornale. Ma ciò che è più importante, è stato uno dei cardini del programma elettorale delle amministrative del 2004 a cui votava l’80% dei vignolesi aventi diritto. La democrazia impone che questo sia il momento più importante della partecipazione dei cittadini. Nel corso di questo lungo percorso il settore ambiente della Provincia ci ha chiesto di essere più innovativi e di inserire nel bando le biomasse. La provincia si era impegnata a lavorare sulla filiera anche se poi non è stato fatto tantissimo. A questo punto unica modifica è stato lo spostamento della centrale che prima era sotto alle scuole Paradisi all’area spettacoli, in quanto i camion con il cippato non potevano entrare nel cortile della scuola. Si è aggiunto l’ospedale. Il progetto spegne una ventina di medie caldaie a gas non sempre nuovissime in giro per il centro di Vignola complessivamente decisamente più inquinanti della nuova centrale, Conservo ancora il progetto e la pubblicazione è curata e firmata da Monica Maisani Assessore all’ambiente e da Francesco Galli Assessore ai lavori pubblici che fecero sinceramente un ottimo lavoro. Penso che conoscerà lo zelo con cui Monica si è impegnata sulla comunicazione ambientale. Il mondo ambientalista poi allora insistevano giustamente sulle biomasse. Il progetto potrà essere migliorato, fino all’esecutivo è normale farlo.Ma anche il gas un giorno finirà. Magari un giorno la centrale sarà a idrogeno. Io ad esempio sto lavorando con una multinazionale dell’energia ad un progetto sperimentale che usa alghe da cui si può ricavare un gas di sintesi purissimo o idrogeno. . L’industria dei semiconduttori è particolarmente energivora e piuttosto pericolosa, utilizza processi chimici controllati ma potenzialmente pericolosi, comunque il solare può coprire solo una piccola parte del fabbisogno . La strada delle Biomasse intrapresa da Trentino, Austria, Germania e altri appare come particolarmente auspicabile dove la risorsa legnosa non manca e può dare anche reddito all’agricoltura. Tutto qua

  8. stefano corazza ha detto:

    gent. Sig Adani
    mi pare lei confonda informazione con partecipazione. Parla di mostre, opuscoli e CD, ma non cita una sola iniziativa di discussione pubblica e tanto meno un processo in cui i cittadini abbiano potuto esprimersi in modo articolato sul progetto della centrale… i diversi progetti! D’altra parte per Lei democrazia sembra essere soltanto l’esercizio del diritto di voto. Abbia la compiacenza di leggere la Convenzione diAarhus:

    Fai clic per accedere a cep43ital.pdf

    Lei stesso, mi sembra di ricordare ha avuto modo di sottolineare le differenze tra il primo progetto (2000)e il nuovo (2005) e comunque chiunque può verificarle leggendo, da un lato gli opuscoli che Lei cita e, dall’altro, l’articolo di CNnews sopra appeso come post. Non ho notizia di altre informazioni sul nuovo (per modo di dire) progetto del 2005/6 da Lei o dalla nuova giunta divulgate.
    Le differenze sono comunque piuttosto sostanziali: dalla potenza installata al rapporto biomasse/gas!
    Lei continua a parlare di biomasse che però, a ben guardare (per i non specialisti sono sufficienti le dichiarazioni del Sig Bonettini di CPL Concordia, vedi sopra)costituscono una parte marginale (e strumentale? “la biomassa è stata prevista per ottenere il credito di imposta”) del combustibile di cui è previsto l’utilizzo (“due generatori termici alimentati a gas metano… una caldaia alimentata a biomasse legnose”). Per la filiera delle biomasse Lei dice che “forse non ci si è lavorato abbastanza” e che
    agricoltori e associazioni agricole non ci credono.
    Chi doveva farlo? Non era Lei il Sindaco? Non ha pensato che forse proprio da un processo partecipativo ben strutturato sarebbero potute venire idee e soluzioni in merito a scelte energetiche destinate a durare ben oltre il suo mandato?
    Siamo poi sicuri che dall’agricoltura residua nel territorio vignolese, marginalizzata dalla proliferazione edilizia di “ville, villule, case villerecce…” (mi perdoni C.E. Gadda per una citazione a memoria), finti capannoni agricoli (questi ultimi una vera novità tipologica di recente invenzione che Gadda non conosceva, ma che nel corso della sua gestione Lei avrà certamente avuto modo di valutare), derivino “cascami” in quantità sufficiente ad alimentare una pur piccola caldaia a biomassa?
    Identificare il solare con i semiconduttori è un artificio dialettico che maschera un pregiudizio con una motivazione tecnica.
    Energia solare, Lei che è ingegnere lo sa bene, non significa solo fotovoltaico in cui si utilizzano i semiconduttori. Esiste il solare termico per la produzione di acqua calda: molto più efficiente del fotovoltaico e la cui tecnologia semplice non costituisce un problema di alcun genere (almeno non più dello smaltimento di ceneri di combustione o di materiali filtrati delle emissioni di caldaie a biomasse; esiste il solare a concentrazione che cioè produce calore concentrando tramite specchi i raggi solari su caldaie il cui vapore muove generatori.
    In Spagna con contributi governativi, Rubbia, un fisico nucleare italiano, ha sviluppato in modo applicativo questa tecnologia. Eolico ed idroelettrico sono altre energie rinnovabili etc., non solo biomasse…dunque.
    Ciò detto ricordo a Lei e all’attuale amministrazione comunale che le politiche energetiche europee cui anche lo Stato italiano ha dato consenso parlano di 20/20/20 dove i primi due 20 (per cento) stanno per RIDUZIONE DI EMISSIONI di CO2 e RISPARMIO ENERGETICO e solo il terzo è riferito al traguardo quantitativo di produzione di ENERGIE RINNOVABILI. Molti Paesi d’Europa hanno già scelto di andare oltre questi obiettivi minimi.
    A Vignola si potrà avere un Piano energetico partecipato per discutere tutti gli aspetti (decisivi sul tipo di futuro da garantire ai nostri figli di cui molti cittadini intendono essere artefici) di una politica energetica e potere scegliere?

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