Verde urbano e nuove fonti energetiche. Una risposta a Berbera van de Vate, di Stefano Corazza

Sono convinto della giustezza di molte delle affermazioni di Berbera van de Vate sui diversi temi da lei trattati in un post su questo blog (vedi). Non c’è infatti alcun dubbio sul fatto che nel resto d’Europa la cura del verde pubblico, sia esistente che di nuovo impianto, possieda un livello tecnico ben diverso dal nostro; che mentre l’Europa riduce le emissioni l’Italia e l’Emilia-Romagna le aumentino; che abbiamo molto da imparare dalla gestione della mobilità in molte piccole e grandi città d’Europa. Ho vissuto in Olanda diversi mesi negli anni ‘80 e conosco da allora le virtù di quel paese nella creazione e cura dei percorsi ciclabili urbani ed extraurbani, nella trasformazione di strade esistenti in spazi urbani liberi dalle auto e a disposizione dei residenti (Woonerf); nella programmazione e costruzione di grandi Parchi urbani (Amsterdam). Come non essere d’accordo con lei quando dice che in Viale Vittorio Veneto (come in Via Libertà) non solo lo spazio ai piedi degli alberi è insufficiente, ma che la percorribilità della strada per pedoni (anziani e non, carrozzine e non) e biciclette è impedita e che ci vorrebbe una limitazione del traffico automobilistico? Non è forse questo che ho sempre sostenuto con altri a “Via della Partecipazione”? Non abbiamo forse richiesto per Via Libertà di utilizzare lo spazio a terra, ora occupato dai marciapiedi, come aiuola permeabile ai piedi dei tigli e di creare, accanto a quelle, nuovi marciapiedi di ampiezza adeguata ed una pista ciclabile, lungo una sola corsia carrabile a senso unico in direzione Ovest? Non abbiamo, altri ed io, denunciato in un video (vedi) – che oggi viene mostrato nelle Università da Milano a Venezia a Palermo – la “Mobilità insostenibile” e l’”Ambiente inurbano” di Vignola? Da qualche parte anche su questo sito si dovrebbe trovare una documentazione che non lascia dubbi (consultare i post della categoria “ambiente”: vedi). Anche a Vignola vivono alcuni Europei!
C’è da chiedersi invece se ci siano Europei all’interno dell’Amministrazione comunale di Vignola che liquida, tagliando tutto,  la questione se conservare o meno gli alberi di Via Barella (posta come obiettivo dai cittadini!) facendosi scudo di 8 righe del Dott. Antonaroli (sempre lui!) che per altri versi aveva giudicato che solo due alberi fossero in condizioni tali da suggerire l’abbattimento (vedi). Ha ancora ragione Berbera, perché spendere denari per perizie fotocopia che hanno conclusioni spesso opinabili quando non teleguidate?

Vi Libertà, caratteristico viale alberato vignolese, sotto la neve (foto del 19 dicembre 2009)

Ma qui è in questione anche il tema della “concertazione”. E’ credibile una istituzione che gestisce un processo partecipativo di alcuni mesi impegnando i cittadini ad esprimersi e ad accordarsi e poi li smentisce adattando le decisioni a soluzioni preconfezionate? E per rimanere sui temi di Berbera. Può concertare chi pensa a un “Parco dei bambini e delle bambine” in zona agricola che inizia con un bel Parcheggio? (vedi) Chi costruisce una rotonda con fontana spendendo la bella cifra di 492.000 euro e non si preoccupa delle condizioni di igiene, sicurezza, agibilità, funzionalità del cortile della scuola elementare che vi si affaccia? Chi interviene su una sede stradale (Via Portello) ed elimina un marciapiede? Chi lascia la gestione di una ampia zona verde nel centro città (l’area piscina è ancora un Parco pubblico urbano?) a chi realizzando, in regime di affidamento, opere con denaro pubblico (quasi 3 milioni di euro in cinque anni), lo tiene chiuso per oltre 5 anni? Chi infine, pur avendo a disposizione un’area di rilevanza naturalistica e ambientale, ma anche un luogo di grande attrattiva per una frequentazione dei cittadini, quale il fronte fluviale, non è stato in grado nell’ultimo decennio di produrre un solo progetto e tanto meno intervento per la sua conservazione, miglioramento, attrezzatura (se si eccettua una ridondante illuminazione di un breve tratto di percorso)?

Non il mio nome, iniziativa in difesa dei tigli di via Libertà. Le foto di alcuni dei partecipanti (foto del 14 novembre 2009)

Tra le tante cose giuste scritte da Berbera mi permetto tuttavia di dissentire su alcune affermazioni che paiono generaliste e spesso contraddittorie e che attengono sia agli alberi che alla questione energetica. La sua proposta di rifunzionalizzazione per Viale Vittorio Veneto è attuabile anche senza tagliare gli alberi (i bagolari) sul modello della nostra proposta per Via Libertà. Infatti pur condividendo il giudizio su errata scelta iniziale della specie e di posizionamento, sulla errata conduzione colturale passata, sui maltrattamenti inferti, ritengo che il patrimonio che essi costituiscono in termini di bellezza, qualità ambientale, funzionalità chimico-fisica (non solo ossigeno, ma ombreggiamento, mitigazione climatica, barriera frangivento, conduzione termica, assorbimento emissioni e barriera alla dispersione di polveri) e biologica (nidificazione e alimentazione di diverse specie di uccelli e insetti, ma mi è capitato di vederci anche uno scoiattolo o era…. il Barone Rampante?) non sia di poco conto e senza contare che tali alberi per la loro monumentalità dovrebbero ricadere sotto tutele rigorose. Avranno pure, alcuni di loro, anche “funghi patogeni” ma non è certamente vero come Berbera dice che “emettano CO2” anche se “senili”. Finché vegeta, un albero ha uno scambio chimico con l’atmosfera positivo in termini di ossigeno!
Come fare allora? Anche qui ci soccorrono sia buone pratiche europee contemporanee, sia l’esperienza maturata dai maestri italiani dell’arte dei giardini di cui siamo stati iniziatori, ma che sembriamo avere dimenticato. Essi, seccandosi una pianta di una spalliera o di una bordura, di un filare o di una siepe, ne provvedevano alla sostituzione senza distruggere il resto, ma ciò poteva avvenire anche con rinnovazioni programmate nel tempo. Allora, una volta creato a terra uno spazio adeguato attorno agli alberi esistenti lungo una strada, le sostituzioni, anche con riposizionamento, possono avvenire in modo progressivo e programmato in modo tale che si mantenga costante l’assetto generale di insieme. Nel frattempo una buona manutenzione  a cadenza ravvicinata dovrà evitare un eccessivo sviluppo in altezza delle chiome e si dovrà assicurare un minimo di cure fitopatologiche. Ne vale la pena e il costo!

Non il mio nome: un cittadino in difesa di ciascuno dei 172 alberi di via Libertà (foto del 14 novembre 2009)

Quanto all’energia ancora d’accordo con Berbera ad evitare i combustibili fossili, ma l’utilizzo delle biomasse quali combustibili deve essere accuratamente programmato in termini di disponibilità di approvvigionamenti in un contesto territoriale di prossimità (il trasporto dei materiali da bruciare, quello sì, genera CO2), di dimensione dei bruciatori (meglio piccoli, al servizio magari di un singolo edificio come ad esempio programma il Comune di Portogruaro o come la stessa Berbera sembra suggerire), di localizzazione degli impianti. A Vignola,  Adani e CPL Concordia (o Adani/CPL Concordia?) vogliono fare una centrale a Biomasse, alimentata con i “cascami” agricoli (potature e altro) “della collina”, accoppiata a turbogas da complessivi 8/12Megawatt, collocata a non più di 100 metri in linea d’aria da zone residenziali e a meno di 500 m dal centro città!
Lo sa Berbera che all’inizio degli anni 2000 è stata installata all’Istituto Spallanzani, con un finanziamento europeo, una caldaia che avrebbe dovuto bruciare cippato proveniente dall’intorno urbano-agricolo e che invece ha funzionato a pellets (data la scarsa produzione dell’intorno o l’incapacità di organizzarne la raccolta sistematica o…) mentre la cippatrice acquistata è rimasta inutilizzata fino all’anno scorso, quando è stata venduta, in un magazzino di Modena?
Ah dimenticavo, il bruciatore di biomasse dello Spallanzani è spesso fermo per manutenzione; la scarsa qualità dei pellets utilizzati la rende indispensabile con una certa frequenza. Bruciare legno libera CO2 più di quanto ne liberi il decadimento organico di un albero (una parte infatti viene ricatturata dal suolo e dalla vegetazione che lo sfrutta, dai decompositori e dalla catena alimentare che li utilizza). In più la qualità biologica dei boschi (la loro biodiversità) dipende anche dalla quantità di legno morto (deadwood) che contengono, dalla loro disetaneità, dall’assenza di un loro sfruttamento. Davvero vogliamo nei boschi solo alberi non “senili”? Non è un’esclusione della soluzione biomasse, ma un invito a considerarla solo come una soluzione molto contingente e residuale in contesti geografici particolari, non come il modo furbesco per “usufruire del credito di imposta” (CPL).

“Verde! no case” una scritta nel quartiere di Brodano, Vignola (foto dell’1 marzo 2006)

Abbiamo in Italia un soleggiamento doppio della Germania e meno di un quinto dell’energia dal solare termico e fotovoltaico che hanno i tedeschi. Una nuova scuola o un nuovo centro servizi possono essere resi, con sistemi costruttivi adeguati e con approvvigionamenti di energia dal solare, assolutamente inerti dal punto di vista energetico o addirittura produrre più energia di quanta ne consumino. E molto si può fare sul patrimonio edilizio esistente. C’è chi calcola nel 30% il risparmio energetico realizzabile. Come sarebbe bello che venisse, in tema di energia, “concertato” (io direi: “costruito e poi gestito in modo partecipato”, ma credo che anche Berbera intenda la stessa cosa) un piano energetico con i cittadini! Per concertare occorrono molti suonatori che accordino i loro strumenti. Adani ha duettato, in “camera”, con CPL; la Giunta attuale fa il solista in un teatro che mantiene accuratamente vuoto perche non si disturbi il suonatore. Ai cittadini di Vignola toccano solo le bande delle feste della fioritura!
Ciao Berbera e grazie per il tuo intervento.

Stefano Corazza

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