Centro storico di Vignola: luci ed ombre

Queste immagini rendono evidente anche a chi non vuol vedere che il centro storico di Vignola è in una situazione di sofferenza (per la discussione: vedi). Anche di degrado, specie per quanto riguarda l’edilizia residenziale. Ma anche la rete commerciale manifesta segni di sofferenza: accanto a negozi di qualità altri esercizi commerciali chiudono o si trasferiscono altrove.

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6 Responses to Centro storico di Vignola: luci ed ombre

  1. Marco Bini ha detto:

    Bighellonando spesso in centro storico, per lavoro o altro, noto queste situazioni. Quello che mi sentirei di aggiungere è che, negli spazi lasciati dalle mancanze amministrative (vecchie di anni, giacché certi problemi si trascinano da tempo) si inseriscano atteggiamenti sbagliati dei cittadini, che non so quanto siano ormai “redimibili”. Se si parcheggia un po’ dappertutto (con il caso limite di via Cantelli che è a tutti gli effetti un piccolo parcheggio, in teoria pubblico, in pratica off-limits per chiunque non risieda), come si farà a convincere le persone a parcheggiare fuori le mura? O anche a riflettere se ogni spostamento necessita davvero dell’auto? Sarà l’abitudine alla comodità e alla vicinanza (forse tipica di un paese di provincia), ma mi è capitato di parlare con persone frustrate dall’idea di dover fare a piedi 60-70 metri in più… Figuriamoci se dovessero farne qualcuno in più…
    Quando passo da via Soli penso che, se fosse viva e vivace, sarebbe forse la via più bella del centro, con le mura, quel ponticello tra i giardini e le case, la luce che, soprattutto nella bella stagione, le dà un bel colore, che mi piace… Ma si riuscirebbe a convincere chi, in box che sarebbero ottimi per aprire attività, preferisce tenere il garage o il ripostiglio, a farne un utilizzo diverso? L’impressione che ho è che il centro sia fortemente privatizzato. Non solo via Soli ovviamente, ma pensiamo alle proprietà della parrocchia: alcuni edifici, tra cui palazzo Barozzi, un monumento importante della città, che si riesce a fatica a visitare. O ancora, “privatizzato” dalle automobili.
    Quello che esprimo è un dubbio: anche con tutta la buona volontà, potrà un’amministrazione “riaprire” il centro, rendendolo un luogo della cittadinanza e non solo di quelle categorie che lì hanno proprietà e interessi personali?

    Marco Bini

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Ciao Marco, ottimo sguardo da osservatore. Punto uno: le politiche pubbliche. Nel 1960 viene approvata la “Carta di Gubbio” dei centri storici (sono notizie che traggo dall’ultimo libro-intervista di Campos Venuti, uno dei più famosi urbanisti italiani). La carta afferma che il valore dei centri storici non sta nei singoli monumenti che in essi sono racchiusi, ma in tutto il tessuto. In effetti nel centro storico di Vignola non ci sono certro i palazzi signorili di Bologna. C’é la rocca, palazzo “Barozzi”, un paio di edifici di pregio, una chiesa del ‘700. Il resto sono edifici o luoghi che se valutati dal punto di vista architettonico non hanno gran valore. Ma il valore sta nel centro in sè, nel tessuto di edifici, piazze, strade, portici. Questo è il “bello” del centro storico vignolese. E che andasse salvaguardato come “totalità” lo dice appunto un documento, promosso da città con centri storici assai più blasonati del nostro, del 1960. Plausibilmente allora per Vignola le priorità erano altre. Ma sarebbe comunque interessante ricostruire il momento in cui la “riqualificazione” del centro storico entra nell’agenda politica vignolese. Plausibilmente il primo intervento significativo (oltre al recupero del castello da parte della CRV prima, Fondazione poi) consiste nella ripavimentazione di via Garibaldi (contestata non come progetto, ma per i materiali utilizzati). Siamo negli anni ’90. Insomma di recupero o riqualificazione del centro storico se ne parla da almeno vent’anni. Di cose ne sono state fatte, sia dall’amministrazione Quartieri, sia (soprattutto) dall’amministrazione Adani. Ma bisogna accelerare! Bisogna innanzitutto avere un’idea del rapporto tra centro storico ed automobili. Bisogna, cioè, sviluppare un’idea convincente di pedonalizzazione. Convincente innanzitutto per i commercianti ed i residenti. Punto due: i privati. Perché qualcuno preferisce usare a garage uno spazio che potrebbe usare per attività commerciali? E’ la legge del mercato. Per il semplice motivo che gli affitti (ad esercizi commerciali) sono troppo bassi. Per questi problemi non c’é bisogno di azioni culturali. Basta far leva sugli interessi. Terza questione: una nuova cultura della città. Ovviamente la cultura conta, è importante. E noi abbiamo bisogno di cambiare la nostra. Abbiamo bisogno di apprendere una grammatica della vita “urbana” che vuol sempre dire anche “civile”. Abbiamo bisogno di acquisire una più sofisticata sensibilità estetica. C’é un bel libro che offre importanti suggestioni: Romano M., La città come opera d’arte, Einaudi, Torino, 2008, 9 euro. C’è un lavoro di “produzione di cultura” che attende le amministrazioni comunali intelligenti ed i partiti di sinistra. Per fare ciò, però, non ci aiuteranno di certo le bancarelle che vendono grucce di plastica o articoli di ferramenta in piazza davanti a villa Braglia!

  3. Antonio Tavoni ha detto:

    Ciao Andrea, ciao Marco, è inutile dire che mi sento un po’ parte in causa, visto che in centro storico ci abito da ventotto anni. Vorrei cercare di dare un contributo alla riflessione circoscrivendo un passaggio secondo me importante. In centro i principali tra i più recenti lavori per la messa a nuovo di ex spazi commerciali o affini è stata compiuta direttamente dall’amministrazione comunale. Pochi privati di recente hanno fatto significativi sforzi in questo senso. La mia opinione è che il comune si debba proccupare di questo, evitando di agire in prima persona occupando spazi (museo in via cantelli, ufficio cultura ed eventi + percussioni fu bassoli in via fontana, sede di vignola grandi idee c/o ex videoteca in via bernardoni)che non svolgono comunque la funzione di esercizi commerciali nel senso più ampio e concentrano risorse con ricadute effettive non soddisfacenti. Qui di seguito mi sono lasciato andare ad una spiegazione piuttosto lunga della mia posizione che coinvolge più aspetti, non sentitevi obbligati a leggere, ma se vi interessa buona lettura.

    La chiusura di esercizi commerciali, specie se “storici”, rappresenta sempre un passaggio dolente, soprattutto dove questi rappresentano una sorta di “presidio sociale-civico-culturale” (non è un po’ inquietante quando cerchiamo neologismi per descrivere quello che fino e poco prima era considerato la normalità?). Non ho bisogno di farmelo raccontare dai miei genitori, ma ricordo perfettamente da solo quando in centro (intendendo “di qua” da corso italia) c’erano almeno due salumerie, tre fruttivendoli, quattro mecellerie (di cui una polleria e una equina), una ferramenta, due pasticcerie, due cartolerie, un negozio di giocattoli, uno di sementi e articoli per animali, una fioraia, un meccanico per biciclette e ciclomotori, un falegname, un elettricista, due barbieri, due negozi di scarpe, una pescheria, una videoteca. Il macellaio aveva due sedie per far sedere le clienti mentre preparava la carne, il falegname lavorava sotto il portico di via bonesi, da un fruttivendolo ci andavi perchè i fagiolini erano più freschi e dall’altro perchè vendeva anche scope e detersivi. C’era Riccò, c’era Galli e non mancavano i negozi di abbigliamento. Non sto calcando la mano su qualcosa di idilliaco, sto solo scorrendo un po’ al volo com’erano le cose nel mio quartiere fino a dieci, quindici anni fa. Molti negozi erano obbiettivamente un po’ orrendi, con quel gusto per pseudo marmi, formica e alluminio anodizzado che con il centro storico faceva alquanto a cazzotti. Ma tu uscivi di casa e salutavi almeno quattro o cinque persone, i negozi non erano mai vuoti e la macchina ti serviva solamente se lavoravi fuori.
    Questo “sistema” è andato obiettivamente in crisi. Tra i fattori che hanno inciso di più ai primi posti metterei l’invecchiamento della popolazione (quando ero bambino il rapporto era già drammatico, per cinque o sei “decenni” forse un centinaio di nonni! a scuola si era sempre in netta minoranza, niente a che vedere con le potenze demografiche di brodano e della vescovada che contribuivano ad un buon 90% della mia prima media alle ex barozzi).
    Questo è un fattore fondamentale che significa tante cose. Significa che i figli e i nipoti di quei nonni stavano a brodano e alla vescovada e che le probabilità che spendessero soldi ed energie per sistemare un appartamento in centro storico, con tutte le limitazioni del caso erano alquanto rare. Significa che una popolazione che invecchia non ha aspettative o obiettivi per cui progettare, immaginare, investire in quei momenti in cui è decisivo, se non indispensabile, farlo per evitare il collasso.
    E’ il mercato immobiliare che ci dice che immobili con scarsa manutenzione in quartieri con scarsi servizi sono più appetibili per fasce di reddito più basse e non ci vuole la scala o la lega per capire che le fasce di reddito più deboli riguardano in buona misura l’immigrazione (extracomunitari sì, ma anche migrazione interna). Non dipende dalla buona o cattiva volontà dei nuovi residenti il fatto che un quartiere così tanto abitato da immigrati sia per definizione un luogo problematico.
    Non c’è una soluzione per il centro storico se i privati non intervengono in prima persona. Non è facile, visto che parliamo di un patrimonio spesso fortemente concentrato in poche mani (che di solito avendo tanta “roba” spesso poi o non sanno cosa farsene o non hanno le risorse per mettervi mano), ma credo profondamente che sia compito di un amministrazione comunale pensare un piano articolato di interventi indiretti finalizzati a:

    -aumentare il numero di proprietari del centro storico;
    -eliminare i pericoli dovuti alla presenza impianti fatiscenti e strutture da troppo tempo lasciate a sè;
    -avere in centro un’ampia offerta di negozi che coprano più necessità;
    -coniugare l’offerta commerciale e le necessità dei privati con la qualità estetica e logistica che deve avere un centro storico;

    Se il comune si mettesse in questa prospettiva, avrebbe a disposizione tutte le leve che sarebbero da muovere, a partire da un serio (ho detto serio, non vorrei essere frainteso) piano di parcheggi collegato magari a un miglioramento dell’offerta di trasporto pubblico, passando per un oculato piano di incentivi mirato a precisi obietivi (impianti, facciate,…), arrivado anche sanzionare proprietari che non si adeguano o che affittano appartamenti non a norma (tutti in casa abbiamo qualcosa di non a norma… ma difficilmente dal 1960!).
    E’ più difficile operare in modo indiretto perchè presume che l’argomento sia stato studiato in modo approfondito, che ci siano dati e numeri su cui lavorare e che si mettano in campo strumenti non immediatamente visibili. Ma questa è l’unica vera soluzione. Se il comune, magari opportumente stimolato, vorrà intraprendere questo percorso, sicuramente lungo, ma da vero protagonista dietro le quinte, bene, diversamente…

    …AAA affittasi ampio locale al piano terra in via Selmi con servizi igenici e vista panoramica sulla rocca di Vignola, parcheggio “random” (nel senso che sarebbe carico scarico, ma la multa si fa di quando in quando, di solito c’è una “campagna intransigenza” ogni cinque-sei mesi circa) a soli 50 cm dalla porta d’ingresso! Non so, magari l’ufficio tecnico è interessato…

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Quello che tu chiedi, Antonio, è un “piano strategico” per il centro storico. E infatti di questo ci sarebbe bisogno. Richiede però l’individuazione delle leggi nazionali o regionali che possono dare “poteri” o “risorse economiche” per la sua progettazione e realizzazione. Richiede la disponibilità di sistemi informativi per monitorare l’esistente e l’efficacia dei provvedimenti. Richiede una visione “alta” del futuro di Vignola. Richiede la capacità di costruire percorsi aperti di partecipazione come modo “sano” per costruire il consenso su politiche di questo tipo. Richiede anche – e questo non sta nella disponibilità dell’amministrazione – associazioni di categoria, forze politiche, associazionismo vario “sensibili” al tema e disposti a lavorarci non in un’ottica corporativa. Sino ad oggi di questi ingredienti e della capacità di combinarli nelle giuste dosi non s’é vista traccia.

    • Marcello Mattioli ha detto:

      Bella analisi. Io sto cercando un nuovo ufficio ma a priori ho scartato il centro storico e la zona di espansione circostante per il problema del parcheggio, e temo che solo notai e avvocati e forse qualche medico o dentista possano oggi permettersi di restare in questa zona, non tanto per i costi ma perché la clientela deve poter trovare comodamente un posto auto. E questo vale ancora di più per i negozi, una volta si andava a fare due passi in centro per un caffè, il giornale, per comprare un paio di scarpe o il pane, oggi la città è sempre più diffusa e facciamo i due passi nel centro commerciale o al limite arriviamo fino in via Pellegrini, viale Mazzini o via Bellucci, dopo aver lasciato la macchina all’ex mercato o dalla stazione dei treni. Eppure la potenzialità commerciale di qualità resta immutata, si tratta solo di dare al potenziale cliente lo stimolo e il tempo per arrivarci, magari dare ai negozianti dei buoni parcheggio da distribuire ai clienti a parziale carico del comune non è una cosa così impraticabile, o no ?

  4. De Luca Donato ha detto:

    Dell’enorme degrado dei centri storici di Vignola e anche di Spilamberto non c’è nulla da sorprendersi dopo anni di amministrazione di sinistra mai interrotta che ha favorito sempre il degrado agevolando gli immigrati in tutto e per tutto. Dopo che in tutta la mia vita ho visto sempre che chi proviene da altri paesi ha vantaggi economici superiori ai miei in qualsiasi cosa non posso certo restare calmo dopo aver letto i precedenti commenti.
    La mia attività è affogata in un ghetto extra a Spilamberto e non c’è mattina che non debba pulire l’ingresso da immondizie di vario genere anche organiche. Eccetto i clienti affezionati che continuano a venire ho grosse diffocoltà con nuovi … un po’ per la puzza che spesso è presente, un po’ perchè a dieci metri c’e un luogo di culto mussulmano che a fine “messa” muove tanta gente di dubbia fiducia.
    Se uno nella mia situazione che vede divorare la sua fonte di sostegno vede quelle foto e legge quelle motivazioni gli viene da vomitare.

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