Alberi in città, centrali a biomasse, teleriscaldamento. Un appunto di Berbera van de Vate

Berbera van de Vate, cittadina olandese residente in Italia, ha inviato questo contributo sulla riqualificazione di via Barella e, più in generale, sul verde urbano. Tratta anche di questioni energetiche: uso delle biomasse, centrale di cogenerazione e rete di teleriscaldamento (un progetto vignolese che sta suscitando parecchie perplessità). Pubblichiamo volentieri il suo contributo alla discussione in corso.

Mi chiamo Berbera van de Vate, sono olandese e pur abitando sull’Appennino e non a Vignola  sento, dopo averci riflettuto a lungo, di dover apporre una mia opinione a quanto ho letto sul vostro blog riguardo alla riqualificazione delle piante stradali e nel caso specifico di via Barella. Mi permetto inoltre di dare alla fine della scrittura qualche suggerimento per Vignola più in generale.
Evito normalmente di intervenire in tali discussioni e prendere posizioni perché spesso non comprendo le motivazioni nascoste e vengo strumentalizzata a sostegno di messaggi che a volte non condivido. Voglio pertanto chiarire anzitutto che la mia non è una opinione ne a favore dei politici che amministrano ne di chi giustamente è contrario e fa una corretta opposizione, ma vuole dare solo qualche spunto per entrambi e soprattutto per suggerirvi ulteriori elementi di valutazione.
Amo il vostro clima, apprezzo il vostro calore umano e i vostri rapporti tra le persone ma non riesco a comprendere lo scontro frontale politico che avete e che spesso arriva anche a falsare i dati tecnici, portando lo stesso apporto tecnico a servizio delle varie fazioni politiche e non della comunità. Forse dovreste ridare un giusto ruolo ai tecnici ben distinto da quello politico. Per esempio la banca olandese e varie entità di economia hanno valutato come a seguito delle minor entrate fiscali e per le spese di contrasto alla crisi  il bilancio olandese deve nei prossimi anni tagliare ben 23 miliardi di spese; questo è un dato e un’analisi tecnica e ora le varie componenti politiche diranno come lo intendono fare.
La mia attenzione vuole portare come ulteriore elemento di discussione la situazione climatica che stiamo vivendo, i protocolli e gli impegni presi dall’Italia e dall’Europa come quello di Kyoto. Come saprete l’Europa ha ridotto del 7,9 le emissioni rispetto al 1992 ma voi in Emilia le avete aumentate di oltre il 10% e dovrete tagliarle solo per raggiungere gli obiettivi oltre il 16% e oltretutto dovrete pagare penali di inadempimento come Italia che a tutt’oggi sono già oltre il miliardo.
Io nei Paesi Bassi sono da sempre iscritta a associazioni di tutela ambientale, ne sono stata attivista e tuttora mi occupo anche dei problemi sulle energie rinnovabili. Mi permetto di dire che in Olanda abbiamo un rapporto e concetti di gestione diversi per le piante urbane,  forse più scientifici e tecnici e meno sentimentali e ideologici. Vi pongo pertanto alcuni apporti perché realmente credo che anche qua dovreste avere un rapporto diverso con il verde urbano.

Via A.Tavoni, laterale di via Barella (foto del 21 novembre 2009)

[1] Ogni albero non è solo un tronco ma un organismo che con una lunga evoluzione ha raggiunto una sua armonia e sviluppo naturale che dovremmo tener presente quando mettiamo a dimora. Una parte fondamentale dell’albero a cui mai qua si dà la giusta importanza è l’apparato radicale  che sempre più risente del caldo dovuto ai cambiamenti climatici, è già stato rilevato come le radichette vicino a i cordoli, vicino a manufatti in cemento interni alle aiuole siano morte per il troppo caldo estivo. Credo che anche qua in Italia dovreste imparare a piantumare le piante solo a distanze idonee al loro sviluppo e in aiuole ben preparate e di dimensioni idonee, almeno superiori ai mt 2 di larghezza.
[2] Non comprendo come mai in Italia quando progettate anche i quartieri nuovi dove comunque dovete lasciare una percentuale di verde rispetto al costruito non progettiate le strade molto più larghe con pedonale, ciclabile, e una bella aiuola almeno di tre metri per le alberature. Per i costruttori non cambia nulla, la superficie verde che devono lasciare è sempre la stessa, si tratta solo di ottimizzare la progettazione.

Via Barella, direzione via per Sassuolo. Sul lato destro della strada la fila dei tigli che verranno abbattuti (foto del 21 novembre 2009)

[3] Sulla gestione delle piante noto una grossa diversità tecnica tra voi e il paese da cui provengo; nei Paesi Bassi è normale che le piante urbane e stradali quando cominciano a presentare lesioni, danni alle radici o diventano troppo grandi e ormai senili vengano eliminate e sostituite con piante giovani. Ormai è prassi tecnica e una ottimizzazione economica tra costi e benefici. Le piante stradali che sono molto soggette a urti e danni, appena presentano danni diffusi o raggiungono una età matura non si eseguono costose manutenzioni che mai risolvono il problema ma si va a una riqualificazione eliminandole e sostituendole magari con scelte più idonee di quello che era stato. Credo che uno spreco di risorse come fate in Italia per valutare la pericolosità di piante che già presentano forti problematiche sia una caratteristica puramente italiana. Normalmente si dà molta importanza alla metodologia di messa a dimora; non si mettono mai a dimora grosse piante come fate voi che poi sviluppano con fatica e molto più soggette a stress di trapianto. Non si posizionano i pali di ancoraggio appoggiati al tronco che con lo sfregamento dovuto al vento creano lesioni al tronco ecc.

Via Libertà, direzione centro. Anche questa via sarà oggetto di riqualificazione: quale sarà il destino degli alberi? (foto dell'1 novembre 2009)

[4] Tutto questo in base ad alcuni principi di funzionalità:
•    una pianta finché cresce assorbe carbonio nel legno che crea e libera ossigeno. Le manutenzioni di contenimento tolgono molto del legno di accrescimento che qua in Italia decomponendosi emette CO2 ( gli Enti locali non hanno mai creato le filiere per la valorizzazione energetico termica di tale materiale)  e inoltre vi è un notevole spreco economico e forti emissioni dovute alle manutenzioni per piante che non hanno futuro.
•    Il benessere delle persone e la mobilità di persone anziane o in carrozzina è fondamentale per un paese culturalmente evoluto e si deve permettere una facile mobilità a tali persone. Tutta Europa ha una popolazione che sta sempre più invecchiando e valutare le loro esigenze è indispensabile. Spesso si deve valutare tutta una serie di adeguamenti urbani iniziando dai marciapiedi che man mano vengono realizzati o riqualificati.
•    Limitare il traffico urbano e il renderlo meno pericoloso per le persone è oggi un sistema sempre più utilizzato e onestamente quando io passo per via Vittorio Veneto con quelle piante sui marciapiedi, con l’asfalto sulle radici, senza una aiuola adeguata, a pochi cm dai muretti e con marciapiedi impercorribili da carrozzine e pericolosi per anziani mi chiedo cosa fa il Comune che non lo riqualifica. Mi chiedo cosa aspettano a togliere quelle piante piantumate in modo osceno, piante da uno sviluppo vegetativo troppo grande per quella collocazione, che quindi sono state brutalmente capitozzate in passato e sono ora piene di funghi patogeni che ne stanno alterando il legno e prima o poi le renderanno pericolose. Forse portare quella strada a senso unico con una bella aiuola per le piante nuove, un bel pedonale e una ciclabile sarebbe molto più funzionale e conterrebbe molto le spese di manutenzione. Anche questo oggi ha una sua importanza sia economicamente che ambientale; progettare aiuole e verde urbano che sia idoneo allo sviluppo delle piante  e che non comporti manutenzioni inutili come eccessive potature di contenimento che hanno notevoli costi e emettono tanta CO2 inutile.
•    Chiaramente dobbiamo valutare attentamente tra le piante storiche e ben sviluppate di un parco e le piante stradali; una quercia secolare andrebbe ben tutelata, invece anche a Vignola senza troppi scrupoli si fanno scavi profondi vicino alle radici senza che nessuno dica nulla causandone lo schianto e si dovrebbe essere più funzionali e realistici per le piante stradali.
•    Vi è poi una pratica che si chiama “diradamento arboreo” necessaria nei parchi perché le piante migliori si sviluppino in modo armonioso. Da voi non è praticata e porta al deterioramento del vostro patrimonio arboreo. Le piante troppo vicine crescono snelle in altezza e se questo è bene per i tronchi da lavoro nelle coltivazioni forestali è una cosa assurda nella gestione del verde urbano. Mi permetto pertanto di sollecitare i comuni a una miglior gestione delle piante messe a dimora effettuando i necessari diradamenti che oltre a ottenere piante molto armoniose non richiedono poi inutili manutenzioni.
•    All’estero per quanto riguarda le alberature stradali viene normalmente valutato se lo spazio dove sono collocate è idoneo, se l’apparato radicale e il tronco sono integri, se lo sviluppo della chioma è armonioso secondo specie e anche quanto carbonio cattura e quanto ossigeno emette.  Io non credo sarebbe possibile dare un valore reale alle piante di Vittorio Veneto, credo che qualsiasi analisi tecnica sia per la sostenibilità degli abitanti sia ambientale evidenzi la necessità di una riqualificazione.
•    Vi è inoltre uno spreco eccessivo del territorio che vedo qua in Emilia. E’ un problema di molte città europee. Oggi  in molte zone d’Europa  si cercano di applicare concetti innovativi di sostenibilità; mantenere all’interno del paese le aiuole e il verde urbano utilizzato dalle persone, ma utilizzare diversamente tutto il verde inutilizzato o poco fruito e creare con il ricavato un bosco urbano a ridosso della città. Un bosco che deve essere facilmente raggiungibile anche con mezzi pubblici, che ha alcune carreggiate percorribili, che non ha nessun tipo di manutenzione arborea se non il rinnovo a chiazze di leopardo man mano che gli alberi sono maturi. Ormai molte città al nord hanno tali boschi ed è piacevole andare a passeggiarvi, inoltre diventano un oasi per tanti animali, insetti utili e il forte accrescimento cattura una grossa quantità di carbonio  e libera ossigeno.

Via Liberta vista dalla confluenza con via Matteotti (direzione circonvallazione). Sarà attraversata dalla rete di teleriscaldamento? (foto dell'1 novembre 2009)

Sono pienamente d’accordo quando si sostiene che le scelte non devono essere fatte in modo solo economico ma d’ora in poi si deve tener presente dell’ISEW (index of sustainable economic welfare), un nuovo indicatore economico della sostenibilità. Soprattutto in paesi dove le persone anziane sono sempre di più e quindi della loro mobilità, della loro sicurezza stradale si deve sempre più tenere conto(se le macchine circolano in una sola direzione si migliora la sicurezza). Se possibile è necessario riqualificare la mobilità e il verde urbano realizzato nel dopoguerra utilizzando le conoscenze e la sensibilità odierna.
Fondamentale che privati e Comune ripensino la gestione e sviluppo del verde urbano,  ripensandolo per una maggior valorizzazione ambientale, bloccando più carbonio possibile e che richieda poche manutenzioni.
Onestamente quando passo per Vignola e vedo tutti quei cedri perfettamente potati, mi chiedo che senso abbia avuto tutto quel lavoro. Certamente sono stati messi in luoghi non idonei per lo sviluppo di quelle piante, ma quel tipo di manutenzione deve essere ripetuta periodicamente con grandi emissioni e senza nessun vantaggio ambientale. Il contenimento delle alberature a forma obbligata può essere necessaria e avere un significato nel centro storico ma in quei condomini basterebbe sostituirli con piante più idonee rispettando le necessarie distanze tra le piante.

Via Barella in prossimità dell'incrocio con via per Sassuolo (foto del 21 novembre 2009)

Questo per dirvi da ambientalista convinta e impegnata fin da giovanissima che dobbiamo progredire con le nostre conoscenze in campo ambientale, sociale e urbano per un migliore benessere delle persone e dobbiamo valutare attentamente vantaggi e svantaggi ambientali con il  calcolo delle emissioni, con una valutazione ambientale a valenza globale. Purtroppo devo ammettere che non condivido l’idea di non sfruttare a scopo termico per i paesi pedemontani la biomassa dei nostri cedui montani che sono già senili ed emettono CO2; non condivido che si aumenti l’uso del legno in edilizia ecc. senza nessuna certificazione di provenienza e di sostenibilità che credo un’azione sicuramente miope, non di valenza ambientale e che aumenta solo la pressione al saccheggio delle ultime foreste planetarie.
Personalmente credo molto nella concertazione, e credo che siano proprio le persone a doverla richiedere, ha una grossa importanza per la vita civile, per le scelte future  delle comunità. Per noi nei Paesi Bassi è prassi, viene chiamato modello polder, ed è stato quello che ha permesso di creare i polder dove si discute su tutto ma poi presa una decisione viene rispettata da tutti e tutti collaborano per la comunità; se ci si allaga, ci si allaga tutti. Ma lo scontro politico deve stare fuori dalla concertazione e credo sia utile e indispensabile oggi per l’Italia come unico modo di affrontare il protocollo di Kyoto e le quote per il 2020.
Copenaghen ha dimostrato come si possono avere grossi risultati senza grossi investimenti se ci si muove in sinergia sui territori, enti locali, cittadini e imprenditori eliminando tutti gli sprechi e facendo partire economie energetiche locali.

Via Libertà in prossimità della confluenza con via Matteotti (direzione circonvallazione) (foto dell'1 novembre 2009)

Con tali applicazioni energetiche territoriali sfruttando la biomassa della gestione urbana e il ceduo appenninico montano si sostituisce il metano che ora compriamo dalla Russia e spostiamo quella che è una spesa verso estero in economia, sviluppo e posti di lavoro sul territorio.
La Landeskammer austriaca ha dimostrato come tali metodologie aumentano di 15 volte l’occupazione rispetto al fossile. Ha anche evidenziato come sia una delle poche azioni di contrasto alla crisi che i singoli Comuni e Province possono attuare sui loro territori per contrastare la crisi; ottimizzando con il project financing la spesa corrente degli utenti si realizzano gli investimenti  creando in tal modo attività ed economia reale sul territorio.
Io assieme a tecnici che operano in centro Europa in queste modalità, nel 2006 avevo proposto al vostro Sindaco alcune centrali di questo tipo per Vignola, avevamo anche accompagnato il Sindaco e vari funzionari Comunali a vedere tali impianti, ma  per poca conoscenza della materia e forse per decisioni politiche che ritengo errate ha optato per un grande teleriscaldamento dove il combustibile primario è il metano fossile. Una realizzazione che anche se presentata come rinnovabile, non riduce le emissioni ma le aumenta sensibilmente e non porta nessun vantaggio economico agli utenti, solo disagi alla popolazione per la sua realizzazione.
Nella valutazione sull’uso delle biomasse nessuno per favore si faccia traviare dalla contro-informazione che le lobby del fossile stanno facendo a tappeto, le biomasse con le opportune tecnologie non inquinano, con appositi filtri si hanno emissioni simili al metano, ma se controllate le ricerche dell’università di Zurigo vedrete come l’uomo si adatta all’ambiente in cui vive anche se sono necessarie parecchie generazioni, da sempre l’uomo si è scaldato con la legna, il suo organismo riconosce quelle molecole e non sono cancerogene come invece sono le molecole dei combustibili fossili.
Pertanto vi chiedo non bloccate la concertazione, ma sostenetela e obbligate il Comune a una concertazione generale di ripensare la mobilità e il verde in modo più sostenibile e funzionale per gli anziani, con un salto di qualità che porti al superamento del teleriscaldamento che hanno deciso e si vada a realizzazioni che realmente comportano la riduzione della CO2 e una maggior difesa del benessere dei cittadini.
Aprite dei tavoli di confronto anche tecnici sulle varie problematiche con il Comune, portate il Comune a un vero tavolo di concertazione che valuti la centrale e il teleriscaldamento dove primario è il metano fossile già decisa e costruite assieme una analisi seria tecnicamente e sostituitela con piccoli impianti per comparto che funzionano con le biomasse per il termico,  impianti realmente rinnovabili e che riducono anche il costo energetico per l’utente.
Concertate un piano generale che porti a una miglior progettazione delle nuove aree, una miglior collocazione delle piante, un minor spreco del territorio e per creare un bosco urbano a ridosso del paese.
Scusate se mi sono intromessa in una discussione tipicamente italiana con il mio punto di vista. Spero che nessuno mi voglia schierare a sostegno di qualche gruppo politico, chiedo scusa se ho infastidito qualcuno e spero di avervi dato spunti utili a un confronto più costruttivo.

Distinti saluti,
Berbera van de Vate

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