Elezioni regionali 2010. Un appunto dall’Emilia e da Vignola

Che cosa sappiamo dell’andamento delle elezioni regionali 2010? In primo luogo il dato della forte crescita dell’astensionismo. Un elettore su tre non ha votato (vedi l’analisi di Renato Mannheimer sul Corriere della Sera del 30 marzo: vedi). “Per la prima volta nella storia repubblicana la partecipazione elettorale in una consultazione di rilievo nazionale è scesa nettamente sotto il 70%, toccando il 63,5% – ben 8 punti in meno rispetto alle regionali del 2005 (71,5%)”. E’ quanto osserva l’Istituto Cattaneo di Bologna – uno degli osservatori più autorevoli in tema di elezioni. Ed il più rapido a commentare il voto del 28-29 marzo nelle 13 regioni interessate (vedi). Anche l’Emilia-Romagna non è risultata immune da questa tendenza. Anzi, essa si colloca nel gruppo di regioni in cui la crescita dell’astensionismo è risultato più marcato: +8,7% rispetto al 2005, al pari di Marche e Liguria e superata solo da Lazio (+11,9%; ma qui pesa la mancata presentazione della lista PdL) e Toscana (+10,5%). Nella nostra regione nel 2010 i votanti sono stati 2.357.733 (pari al 68,06% dei 3.463.713 elettori). Alle elezioni regionali del 3 aprile 2005 i votanti furono 2.638.487 (pari al 76,67% dei 3.441.207 elettori). Mentre il numero degli elettori rimane sostanzialmente stabile (cresce di 22.506 unità), il numero dei votanti diminuisce di 280.754 unità. 280mila elettori che decidono di starsene a casa, manifestando così il loro disinteresse e disaffezione. Solo di poco meglio sono andate le cose a Modena e provincia: 372.661 votanti nel 2010 (il 70,2% dei 530.810 elettori), contro i 414.193 votanti del 2005 (78,11% dei 530.223 elettori). E a Vignola? Nel 2010 12.748 votanti (il 71,06% dei 17.940 elettori); nel 2005 14.235 votanti (79,61% degli aventi diritto). Vignola, Modena, Emilia-Romagna: il calo dei votanti è generalizzato! Ad ogni livello almeno un +8% di astensionismo.

Street art, Bologna, stazione ferroviaria (foto del 7 marzo 2010)

[1] Poiché cambia significativamente il numero dei votanti, il confronto in termini di percentuali rischia di essere fuorviante. Per comprendere chi ha vinto e chi ha perso conviene dunque mettere a confronto i numeri assoluti: 2010 a confronto con 2005. E’ quanto ha fatto l’Istituto Cattaneo di Bologna (vedi). Il risultato può essere così sintetizzato: “forte crescita della Lega Nord e dell’Italia dei Valori, con conseguente riequilibrio dei rapporti di forza entro le due coalizioni”. Nonostante il calo dei votanti la Lega Nord raddoppia i consensi nel giro di cinque anni: aveva ottenuto 1.370.000 voti nel 2005, ne ottiene 2.750.000 nel 2010 (“Meno votanti, più leghisti”, sintetizza Paolo Natale: vedi). Con le elezioni regionale del 2010 la Lega Nord raggiunge il 13% (dato riferito alle 13 regioni). La Lega cresce parecchio anche in Emilia-Romagna: dai 109.092 voti del 2005 (pari al 4,78%) passa nel 2010 a 288.601 voti (13,67%) (si tratta di un +165%). La Lega Nord è dunque, in modo inequivocabile, il principale “vincitore” delle regionali 2010. Mentre però la Lega cresce, il PdL cala: ha perso complessivamente 1 milione 69 mila voti (ma 600mila voti sono dovuti al “pasticcio” con la lista nel Lazio). Se però sommiamo i voti dei due partiti, Lega Nord e PdL hanno guadagnato 301mila voti rispetto al 2005. Questo avanzamento del centrodestra si accompagna ad un “riequilibrio” dei rapporti di forza tra i due partiti: nel 2005 la Lega incideva per il 16% dei voti della coalizione; nel 2010 incide per il 31%.

Street art, Bologna, stazione ferroviaria (foto del 7 marzo 2010)

[2] Le cose vanno diversamente per il centrosinistra ed il suo principale partito, il PD. Nel 2010 il PD perde circa 2 milioni di voti rispetto al 2005 (quando si sommavano ancora i voti di DS e Margherita; il dato è calcolato sulle 13 regioni in cui si è votato). In Emilia-Romagna, ad esempio, nel 2005 la lista “Uniti nell’Ulivo” (DS+Margherita) aveva ottenuto 1.095.566 voti (pari al 48,03%). Nel 2010 i voti del PD sono 857.613 (pari al 40,64%). Un calo di 237.953 voti (pari a -21,7% dei voti 2005). Nella coalizione di centrosinistra cresce invece l’Italia dei Valori, il partito di Antonio Di Pietro. In Emilia-Romagna aveva ricevuto 31.929 voti nel 2005 (pari all’1,40%). Ha ottenuto 136.040 voti nel 2010 (6,44%). Se, come giustamente ha osservato Bersani, è in atto una “ristrutturazione del centrodestra”, occorre però osservare che è in atto anche una “ristrutturazione” del centrosinistra. Certo, di minore portata rispetto a quella Lega Nord-PdL, ma non trascurabile. Quest’aspetto è colto, di nuovo, nell’analisi dell’Istituto Cattaneo. Prendendo come riferimento le 13 regioni la conclusione è questa: “se nel 2005 i consensi di Democratici di sinistra e Margherita erano 23,4 volte superiori a quelli dell’IdV, nel 2010 questo rapporto è sceso a 3,7” (vedi). Su entrambe gli schieramenti si accentua pertanto la competizione all’interno della coalizione (plausibilmente sarà anche questa la mission dei 4 consiglieri dell’IdV eletti nell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna; mentre si apre ora la “partita” per il sindaco di Bologna, su cui ha prontamente preso posizione Silvana Mura, segretaria regionale, nell’intervista a Il Resto del Carlino del 31 marzo).

Street art, Bologna (foto dell'11 agosto 2009)

[3] “Non è sconfitta” – ha affermato il segretario del PD Bersani. Ha poi aggiunto che non è neppure una vittoria. In effetti non è facile leggere il risultato elettorale del PD. Rispetto alle regionali del 2005 c’è una perdita netta. Rispetto alle elezioni europee del 2009 (allora il PD aveva il 26,12%) c’è forse un lieve incremento (difficile da quantificare in modo inequivocabile, vista la presenza del voto ai presidenti, ecc.; Mannheimer stima il PD al 27,1%). E’ però vero che se si pensa a tutto quello che è successo nell’ultimo anno nella galassia berlusconiana si deve registrare che non è il PD che beneficia dei “limiti” altrui. Non è che queste elezioni regionali abbiamo evidenziato immobilismo da parte dell’elettorato. Anzi! Lo spostamento di voti c’è stato ed anche significativo (Lega Nord, IdV, Movimento 5 stelle), ma non ha beneficiato il PD se non in minima misura. Come è stato rilevato con lucidità su Europa del 30 (vedi) e del 31 marzo (vedi) il risultato di queste elezioni regionali evidenzia l’irrisolto nodo della strategia del PD. Bersani ha abbandonato la “vocazione maggioritaria” di Veltroni puntando sul fare coalizione ed, anzi, sul fare coalizioni allargate. Ma diventa sempre più difficile mettere assieme saldamente una siffatta coalizione che poi sia in grado di garantire una dignitosa capacità di governo. Si prospetta ora il “modello Liguria”, ovvero un’alleanza con tutto il fronte antiberlusconiano (dall’IdV all’UdC, finanche al movimento di Beppe Grillo). Ma è alquanto improbabile riuscire ad esportare questa soluzione altrove: l’UdC ha verificato che va meglio dove si allea con il PdL, l’IdV non ne vuole sapere di alleanze con l’UdC (questo il tenore delle dichiarazioni relative all’Emilia-Romagna ed a Bologna), il Movimento 5 stelle non sembra molto attirato da un’alleanza con il PD. L’editoriale di Europa conclude dunque osservando che si rischia di impostare solo “una rincorsa a coprire i buchi che si aprono” (e che si aprono più rapidamente della nostra capacità di richiuderli – pensiamo alla rapidità con cui si è manifestato il fenomeno delle liste “Movimento 5 stelle”). Insomma il problema vero è che il PD gode ancora di scarso appeal e, soprattutto, non sembra che sia nelle condizioni di migliorare in modo significativo, a breve, la sua performance elettorale.

Street art, Bologna, via Zamboni (foto del 27 settembre 2009)

[4] E a Vignola? Anche qui abbiamo registrato il trend rilevato nell’intera regione tra 2005 e 2010. Con qualche accentuazione. Trainata dalla candidatura di Graziano Fiorini la Lega Nord ha sorpassato, in termini di voti, il PdL. 2.325 voti per la Lega Nord (pari al 20,20%), contro 2.192 voti al PdL (19,04%). In effetti a Vignola Fiorini ha avuto circa un terzo delle preferenze complessivamente ottenute (1823 preferenze). Se mettiamo a confronto il dato 2010 con quello 2005 il risultato è impressionante: nel 2005 la Lega Nord ottenne 569 voti (pari al 4,58%). Nel 2010 ha avuto invece 2.325 voti (20,20%). L’incremento è stato del 308%! Ma anche se guardiamo alla coalizione di centrodestra i dati segnano un incremento: AN+Forza Italia+Lega Nord avevano ottenuto 3.522 voti nel 2005 (28,3%). Nel 2010 PdL e Lega Nord ne ottengono 4.517 (39,24%). In cinque anni c’è stato un incremento di 995 voti (+22%). Le cose vanno diversamente per il PD. “Uniti nell’Ulivo” (DS+Margherita) aveva ottenuto 6.230 voti nel 2005 (pari al 50,13%). Il PD ne ottiene 4.848 nel 2010 (pari al 42,12%). In cinque anni si registra un calo di 1.382 voti (-22%). Sul versante “centrosinistra” la crescita più significativa riguarda l’IdV. Nel 2005 aveva ottenuto 164 voti (pari all’1,32%). Nel 2010 ne ottiene 637 (5,53%). Anche a Vignola, infine, si registra l’exploit del “Movimento 5 stelle – Beppe Grillo”: 674 voti, pari al 5,86% (voti di lista).

I dati sulle elezioni regionali del 2005 a Vignola sono qui (pdf). Quelli del 2010 qui (pdf). Sulla Lega Nord e la sua crescita vedi l’articolo di Ilvo Diamanti su la Repubblica del 31 marzo (vedi). Sul suo insediamento nelle “regioni rosse” vedi l’articolo di Simona Poli su la Repubblica del 31 marzo (vedi).

2 Responses to Elezioni regionali 2010. Un appunto dall’Emilia e da Vignola

  1. Marco Villa ha detto:

    Solo un appunto: ti segnalo l’editoriale di Ricolfi de La Stampa del 1° aprile dove il Pd è dato in calo, a differenza delle analisi di Mannheimer. E’, ovviamente, questione di criteri usati per il calcolo: mentre chi scrive su La Stampa calcola la somma delle liste Pd + liste dei presidenti + liste radicali da tenere in considerazione vista l’alleanza nel 2008 (facendo arrivare il Pd, alle Europee, al 29%: due punti in più di oggi), chi scrive sul Corriere si limita a prendere in esame i listini del presidenti + il Pd… Francamente penso sia un po’ più preciso Ricolfi, pur considerando Mannheimer un grande esperto di gran lunga superiore a Weber, Davi o altri.
    Certo è questione di dettagli, il dato politico non cambia… però per precisione volevo segnalartelo.

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Grazie Marco per la segnalazione. Mi sono letto l’articolo di Luca Ricolfi, sociologo, da tempo impegnato ad offrire una descrizione oggettiva della società italiana e del suo sistema politico. L’articolo è raggiungibile qui:
    http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&currentArticle=QSZVL
    Nell’introdurre la sua ipotesi di una “nuova geografia del voto” Ricolfi contesta in effetti le conclusioni di Bersani, ovvero che dalle regionali 2010 il PD esca un po’ più forte (in termini di voti) rispetto alle europee del 2009. A supporto di Ricolfi (e contro Bersani) stanno però anche le analisi dell’Istituto Cattaneo che attestano che il risultato del PD nel 2010 non è superiore a quello del 2009 (vedi la fig.4 a pag.3):

    Fai clic per accedere a Analisi%20Istituto%20Cattaneo%20-%20Voto%20regionale%202010%20-%20Tendenze%20di%20lungo%20periodo%20%281996-2010%29%20%2831.3.2010%29.pdf

    Possiamo dire che tra 2009 e 2010 il PD è stabile (o è in lievissimo calo). Ma anche se dicessimo che è in lieve aumento (la tesi di Bersani) il problema dello scarso appeal rimane. L’analisi più lucida – per me – rimane quella di Michele Salvati sul Corriere della Sera di ieri, 1 aprile:
    http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&currentArticle=QT0FX
    Il titolo dell’articolo dice già tutto: “Tempo di crisi, malcontento diffuso. Eppure il PD non è un’alternativa”. Per Salvati l’accoppiata PdL-Lega Nord svolge molto bene il suo lavoro di ottenere il consenso della maggioranza degli italiani (secondo una “divisione del lavoro” che ha dimostrato di funzionare). Salvati non lo dice, ma questo potrebbe voler dire che una analoga formazione potrebbe essere necessaria anche sul versante del centrosinistra. Questa è la vera sfida alla strategia della “vocazione maggioritaria”. Potrebbe essere necessaria una coalizione centrata su due partiti (e in questa fase è molto più credibile l’accoppiata PD+IdV rispetto all’accoppiata PD+UdC) per competere efficacemente con la coppia Berlusconi-Lega Nord. Ugualmente interessante è l’elenco dei temi che il PD dovrebbe “imparare” ad affrontare (e che oggi non è in grado di affrontare per un deficit di cultura politica). Insomma, Salvati assolutamente da leggere! Al di là delle valutazioni sull’1% in più o in meno.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: