Via Barella: considerazioni di Stefano Corazza

In tutti i tempi, gli uomini si sono divertiti a riconoscere nelle piante una virtù segreta, forse perché sono sempre stati sensibili al fascino vivente che ne scaturisce e che non può mancare di commuoverli. (…)
Determinata da fattori geografici, climatici, botanici, l’arte dei giardini è nello stesso tempo alle dipendenze dello stato sociale, religioso e più genericamente spirituale, di un momento storico, come lo sono tutti gli altri fenomeni dell’attività umana.

Pierre Grimal,  L’arte dei giardini, 1987 (vedi).

Vengo a sapere che mercoledi sera (24 Marzo) alla biblioteca di Vignola è stata decretata la fine di 19 dei 27 alberi presenti in Via Barella. Anzi, forse di tutti 27. Alla prima reazione di rabbia è subentrata una grande amarezza. Questi i motivi.

Via Barella vista dalla minirotatoria all’incrocio con via per Sassuolo (foto 31 ottobre 2009)

[1] Il primo: la sensazione di un vero e proprio tradimento perpetrato da chi è responsabile della decisione nei confronti delle molte persone che hanno partecipato  a “Via della Partecipazione” portando argomenti anche diversificati, ma che complessivamente avevano condotto alla affermazione del principio che qualsiasi intervento avrebbe dovuto in primo luogo salvaguardare le alberature esistenti. Questo, ci fu detto, era stato anche il principio che aveva guidato il primo progetto in seguito modificato “su richiesta degli abitanti”. Da cosa nascevano queste richieste?
Non da problemi funzionali nel riassetto complessivo della strada: solo tre vecchi e un po’ malandati pioppi cipressini si sarebbero trovati (in parte) ad ostacolare il ridisegno del largo adiacente alla strada. La posizione dei tigli attuale si dimostrava compatibile con la sistemazione della sede stradale,  della realizzazione di una pista ciclabile e di adeguati marciapiedi tanto che la loro “sostituzione” (successivamente prevista) con Frassini minori sarebbe avvenuta all’incirca nella collocazione attuale. Non dalla rivendicazione di danni alle recinzioni delle proprietà chè gli alberi si trovano ben distanti dai confini privati.
E allora? Riassumo brevemente gli “argomenti” ascoltati dai partecipanti a “Via della partecipazione” favorevoli all’abbattimento dei tigli in Via Barella: le foglie sporcano; devo raccogliere le foglie; ho rami vicino alle finestre; amiamo gli alberi, ma non i tigli e come conseguenza: non vogliamo tagliarli, ma sostituirli ed infine, forse nella foga della discussione: mi sono stancato di vedermeli davanti da venti anni!

Via Tavoni, laterale di via Barella. L’aiuola centrale contiene una fila di pioppi cipressini (foto del 31 ottobre 2009)

[2] E qui subentra il secondo motivo di amarezza. A che sistema di valori, a quale visione del mondo corrisponde questo insieme di affermazioni? E’ a mio parere evidente che, nonostante possa essere compresa l’esasperazione motivata da anni di incuria degli spazi pubblici e di mancati interventi di manutenzione, vi sia in quelle una deriva egoistica, una assenza di etica, religiosa o civile che sia, una cultura consumista (la “sostituzione” di un albero equiparata alla sostituzione di un frullatore), una assenza di qualsiasi idea di bene comune. Solo in parte tale amarezza è temperata dalla considerazione che a”Via della Partecipazione” gran parte degli intervenuti (anche abitanti di Via Barella) si è mostrata distante da queste posizioni.
[3] Ecco infine il terzo motivo di amarezza: il Comune di Vignola, che ha sempre rivendicato il ruolo di decisore ultimo sulla questione, davvero non è stato in grado di scegliere in base ad un sistema di valori che rispecchiasse un ruolo istituzionale non solo di tutela di beni collettivi, ma anche una doverosa funzione di educazione civile,  di capacità di scelta su prospettive non contingenti e particolari. Decidere di abbattere gli alberi sembra proprio denotare una assenza di consapevolezza che conduce a scelte che blandiscono gli individui e nel contempo distruggono l’idea stessa di “civitas”, la responsabilità di essere cittadino.

Via Barella, tratto curvo prima dell’ingresso posteriore del Cimitero (foto del 31 ottobre 2009)

[4] Tutto ciò appare a qualcuno ubbia? Un ragionare astratto? Una idiosincrasia personale? E’ l’”economia” contingente che deve, sola, guidare le scelte?  Eccovi allora i conti. Il taglio degli alberi, compresa la rimozione dei ceppi costerà almeno 20.000 euro. La loro sostituzione con Frassini “a pronto effetto” cioè piante già sviluppate: da 20 a 40.000 euro a seconda della dimensione. Tuttavia diverse metodologie sul valore delle alberature condotte da  diverse parti conducono ad una stima di valore delle piante esistenti (considerando le loro condizioni e i benefici prodotti) all’incirca di 100-150.000 euro. A Londra i regolamenti urbani impongono al singolo cittadino che chiede di abbattere un albero di proprietà pubblica di risponderne in solido qualora si acconsenta alla sua richiesta. Chi pagherà qui di questi costi che il Comune intende affrontare con risorse pubbliche? Gli amministratori comunali di Vignola?

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One Response to Via Barella: considerazioni di Stefano Corazza

  1. Mauro Soli ha detto:

    Aggiungo una altra amarezza, se mai possibile: scopro che la cosiddetta Via Della Partecipazione non è altro che un appalto a quanto una volta era il compito istituzionale del politico. Con incarico di consulenza a Genius Loci sas Facilitatione & Develompment con il seguente oggetto “Consulenza per lo sviluppo di un percorso partecipato con i cittadini realtivamente ai lavori di messa in sicurezza e riqualificazione delle via Barella e Libertà” sono stati spesi € 23.868,00 sul bilancio 2009 per ottenere il risultato illustrato dall’amico Corazza. Ma se viene appaltata la funzione politica cosa mai potrà succedere di peggio?

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