Rapporto QUARS 2009: Emilia-Romagna bocciata nella categoria “ambiente”, di Monica Maisani

In questo post Monica Maisani commenta il Rapporto QUARS 2009 con particolare riferimento alla collocazione della regione Emilia-Romagna in merito alla categoria “ambiente”. Mentre sulle restanti 6 categorie monitorate dal Rapporto la nostra Regione risulta ben posizionata, così non succede per la categoria “ambiente” su cui si evidenziano delle forti criticità.

“Il PIL misura tutto tranne ciò che rende la vita degna di essere vissuta” (Bob Kennedy)

Dal celebre discorso, che risale agli anni sessanta del novecento e  da cui è stata tratta la frase sopra riportata, fino ad  oggi, scienziati, filosofi, economisti, politici, interi popoli, cittadini, si sono interrogati su cosa si debba intendere per benessere e come si possano meglio determinare gli strumenti della sua misurazione, data la palese insufficenza del PIL (Prodotto Interno Lordo), mero indicatore quantitativo della ricchezza di una nazione. Si è passati quindi dall’ISU (Indice di Sviluppo Umano) al PIL verde, dal GPI (Genuine Progress Index) all’HPI (Happy Planet Index), dai lavori della  Commissione Europea con il rapporto “Beyond GDP” del novembre 2007 fino al Rapporto Stiglitz-Sen-Fitoussi commissionato dal Presidente francese Sarkozy e pubblicato  nel 2009 (per una sintesi vedi),  per giungere alle stesse conclusioni a cui, più sommariamente, giunse Bob Kennedy. Ma, nonostante ciò, molti altri passi ancora mancano per arrivare a scardinare definitivamente l’equazione sviluppo=crescita economica o,  per dirla con le parole di Serge Latouche, per “decolonizzare l’immaginario della religione del PIL” (cfr. Latouche S., Come sopravvivere allo sviluppo, Bollati Boringhieri, Torino, 2005). Che si chiami felicità o che si chiami “buen vivir”, è ormai certo che  il nostro benessere non può esaurirsi nella misura di quante merci abbiamo prodotto e consumato.

Vandana Shiva, scienziata e ambientalista, a Bologna (foto 18 settembre 2009)

In questo interessante dibattito, da cui purtroppo i nostri politici nazionali e locali si tengono “cautamente” fuori, si inserisce la settima edizione del Rapporto QUARS 2009 ( Indice di Qualità  dello Sviluppo Regionale), pubblicato nel novembre scorso ed  elaborato dalla Campagna “Sbilanciamoci!”, associazione (che riunisce 46 organizzazioni espressione della società civile italiana) meglio conosciuta per la “Controfinanziaria”, documento critico e alternativo che ogni anno viene  presentato   in contrapposizione a quello  del  Governo (vedi). L’obiettivo della Campagna, nel caso del QUARS,  è quello di fornire un’alternativa credibile  al modo di misurare e valutare la qualità dello sviluppo e del benessere a livello locale sulla base di indicatori diversi  (ambientali, sociali, di genere, ecc.) da  quelli macroeconomici tradizionalmente utilizzati.
Il rapporto, costruito in modo partecipato con il contributo di tutte le associazioni e con l’obiettivo di arrivare ad una definizione partecipata dello sviluppo, evidenzia, infatti, come il PIL e, specialmente il PIL pro-capite, sia un indicatore insufficiente a determinare il grado di benessere e di soddisfazione degli abitanti di un Paese  o  di una Regione, soprattutto in termini di qualità della vita. Dai dati emersi risulta infatti che non sempre vi è una relazione diretta tra PIL e QUARS, cioè  tra ricchezza posseduta e qualità dello sviluppo . Per fare un esempio, la regione Lombardia che risulta al secondo posto tra le regioni italiane per ricchezza prodotta (leggi: PIL), è invece all’ottavo per indice QUARS.
Per meglio comprendere ciò che misura questo indice occorre leggere qualche passo dall’introduzione al Rapporto (scaricabile per intero dal sito web di Sbilanciamoci: vedi): “Una regione (o in generale, un territorio) caratterizzata da una buona qualità dello sviluppo è una regione in cui la dimensione economica (produzione, distribuzione, consumi) è sostenibile e compatibile con i fattori ambientali e sociali, dove i servizi sociali e sanitari soddisfano in modo adeguato tutti i cittadini, dove è viva la partecipazione alla vita culturale, sociale e politica da parte di tutti, dove si realizzano le condizioni necessarie a garantire i diritti e la parità di opportunità economiche, sociali e politiche tra tutti gli individui, a prescindere dal loro reddito, sesso o paese di origine, dove l’ambiente ed il territorio sono tutelati.”

Pedalando per Kyoto. Il convegno bolognese (foto del 18 settembre 2009)

La rappresentazione della complessità dei territori è avvenuta attraverso un gran numero di indicatori (ben 41) raggruppati in sette aree o categorie: Ambiente, Economia e lavoro, Diritti e cittadinanza, Salute, Istruzione e cultura, Pari Opportunità, Partecipazione. Un’attenzione particolare è stata riservata a quegli elementi di benessere dei cittadini che possono essere direttamente ottenuti dall’attuazione di politiche pubbliche ai vari livelli amministrativi con lo scopo di individuare elementi di criticità o di eccellenza anche in un’ottica di stimolo-controllo democratico.
Si riportano qui di seguito  le conclusioni del Rapporto: “Dalla media semplice dei sette macro-indicatori  si ottiene la classifica dell’indice del QUARS. In generale si possono distinguere tre blocchi di regioni: nelle posizioni più alte della  classifica si collocano, con qualche eccezione, le regioni più piccole del Centro-Nord; nelle posizioni centrali, con livelli di qualità dello sviluppo intermedi, troviamo quattro grandi regioni del Nord industrializzato: Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria più l’Umbria; seguono altre regioni del Centro e le regioni del Mezzogiorno.
Il Trentino-Alto Adige si conferma al primo posto dell’indice grazie ad eccellenti risultati ottenuti in Ambiente, Economia e lavoro, Diritti e cittadinanza e Partecipazione e alle buone prestazioni per quanto concerne Pari opportunità e Salute. Una regione quindi sostanzialmente ricca, attenta al territorio e alla qualità sociale (un quinto della popolazione è “cittadinanza attiva”, impegnata in organizzazioni della società civile), dove l’unico indicatore al di sotto della media è ancora una volta quello di Istruzione e cultura. Va però sottolineato come questo dato sia inficiato dal peculiare sistema di formazione professionale, a cui un numero significativo di giovani accedono trovando poi lavoro: infatti il tasso di disoccupazione e di precarietà è fra i più bassi della penisola.

Dati sul traffico a Bologna: circa 2 milioni di autoveicoli al giorno (foto del 18 settembre 2009)

Al secondo posto si posiziona per il terzo anno consecutivo l’Emilia-Romagna con risultati ben al di sopra della media per tutti i macro-indicatori, eccezion fatta per quello relativo all’Ambiente. Le ragioni di tale risultato negativo vanno attribuite in primis agli indicatori d’impatto ambientale, quasi tutti al di sotto della media delle regioni, e poi a un livello di attenzione alle policy talvolta inefficiente. La Valle d’Aosta si colloca al terzo posto, avanzando di due posizioni rispetto al 2008.”
Dunque, dai risultati del rapporto emerge che la nostra Regione (al quarto posto per ricchezza prodotta in termini di  PIL)  eccelle in tutte le categorie tranne che in quella dell’Ambiente, dove si posiziona solo all’ottavo posto (con un indice negativo di – 0,02) e dove colleziona una serie di “votacci” in tutti gli indicatori, sia nelle variabili di impatto sia nelle politiche di mitigazione degli effetti degli stessi.
Ma vediamo quali sono questi indicatori  e quali riflessioni possiamo fare in proposito. Secondo il macroindicatore Ambiente le variabili definite di “Impatto” (che misurano cioè gli effetti sull’ambiente delle attività umane di produzione, distribuzione e consumo) sono le seguenti.

  • Densità della popolazione
  • Emissioni di Co2
  • Fertilizzanti
  • Ecomafia
  • Raccolta differenziata

Tutti i dati provengono dall’Istat, tranne che per quelli relativi  all’Ecomafia che provengono da Legambiente, autrice di un importante Rapporto annuale in merito.

Pedalando per Kyoto. Manifestazioni bolognesi in Sala Borsa (foto del 18 settembre 2009)

Per quanto si riferisce agli indicatori definiti di “Policy”, vale a dire relativi alle buone prassi intraprese dalle Regioni per mitigare gli effetti sull’ambiente delle attività umane, le variabili sono le seguenti:

  • Energia da fonti rinnovabili
  • Aree protette
  • Eco Management
  • Agricoltura biologica
  • Mobilità sostenibile

Anche per questi indicatori i dati provengono in larga parte dall’Istat, altri da Legambiente e dalla stessa Sbilanciamoci.
Secondo quanto emerge dal Rapporto risulta che oggetto di misurazione sono quindi prevalentemente aspetti che vanno a comporre lo sviluppo di un territorio su cui le amministrazioni possano intervenire direttamente. Il QUARS diventa, infatti, uno strumento utile  non solo per meglio conoscere i territori e la società in cui viviamo ma anche uno strumento a disposizione della politica e dei cittadini per capire in che direzione stiamo andando, quali priorità stiamo perseguendo e sotto quali aspetti sia necessario un cambio di direzione.
Non sappiamo se le Regioni (intese come Istituzioni) conoscano questi dati, se li tengano, o li abbiano tenuti,  in considerazione nell’individuazione dei loro obiettivi e politiche. E’ certo che per noi cittadini, chiamati a votare alle prossime elezioni amministrative, i dati in esso contenuti possono essere uno strumento utile e un  buon punto di partenza per provare a formulare giudizi e domande ai candidati, anche in un’ottica di corretta “rendicontazione”.

L'acqua in bottiglia fa bene all'ambiente? (foto del 18 settembre 2009)

Certo, qualcuno – almeno un cittadino attento alle dinamiche di “sviluppo” dei nostri territori degli ultimi anni – a questo punto potrebbe obiettare che non c’era bisogno del Rapporto QUARS per stabilire che la qualità dell’ambiente e, peggio ancora, delle politiche ambientali in Emilia-Romagna è piuttosto deludente. In effetti, per limitarci al territorio della provincia di Modena, negli ultimi anni abbiamo assistito, solo per fare qualche esempio, ad un consistente ed irrimediabile “consumo”  di territorio ( per gli amanti dei dati ricordo che è stato calcolato che in Italia negli ultimi dieci anni è stata consumata una quantità di  territorio pari  alla Regione Umbria), al raddoppio di un Inceneritore (chiamiamolo pure “termovalorizzatore”!) e quindi all’assenza di una qualunque politica di “prevenzione “ dei rifiuti (a proposito: chi glielo dice al “supertriplocandidato” Errani che entro il 2010 dovrà essere recepita la nuova direttiva comunitaria sui rifiuti che pone al primo posto proprio la prevenzione?), all’approvazione del Piano delle attività estrattive più devastante di tutti i tempi con conseguente peggioramento della qualità e quantità della risorsa acqua a nostra disposizione, all’annacquamento dei Piani di tutela del  territorio e della biodiversità di alcuni Parchi Regionali, alla mancata realizzazione dei tanto agognati “Tecnopoli” (la parola “SIPE” ricorda qualcosa?), per non parlare delle “non politiche” tese a favorire una mobilità sostenibile (pensiamo alla disastrosa situazione in cui versa la ferrovia Vignola-Bologna e all’esponenziale aumento del numero di autoveicoli privati per abitante con conseguente aumento della Co2), all’assenza di una incisiva politica di risparmio ed efficienza energetica o di sostegno all’agricoltura biologica ecc. ecc.

Schema del Piano Generale del Traffico Urbano di Bologna (foto del 18 settembre 2009)

Ma non è ancora tutto. Qualcuno infatti potrebbe dire che il ritardo o lo “stallo” nelle politiche ambientali è dovuto alla crisi economica che ha comportato un incremento della spesa pubblica regionale e locale sul fronte degli aiuti sociali e alla produzione. Ma parliamo di una mezza verità.
Leggendo un articolo di  Alessandro Sterlacchini dal titolo “Eco-incentivi, la pagella delle regioni italiane”, pubblicato sulla rivista on line di Sbilanciamoci (vedi), si evince che la nostra Regione  ha ottenuto dei pessimi risultati anche sul fronte dell’eco-innovazione, settore nel quale invece altre regioni, e soprattutto altri paesi europei, hanno investito moltissime risorse, con l’obiettivo di attutire la crisi, considerandola un’occasione più che un problema,  e di prepararsi al “dopo crisi”, promuovendo contemporaneamente tutela dell’ambiente e occupazione.
L’autore analizzando infatti i dati relativi alle risorse destinate dalle singole regioni agli eco-incentivi alle piccole e medie  imprese (PMI), sulla base delle risorse  FESR  2007-2010 messe a disposizione dall’Unione Europea, evidenzia che la Regione Emilia Romagna ha fatto poco o niente per stimolare le imprese a produrre prodotti e processi rispettosi dell’ambiente.
Dal POR (Piano Operativo Regionale) relativo ai fondi FESR emerge infatti che sul totale di 347 milioni di euro solo 6 milioni  (pari all’1,72%) sono destinati alla misura in questione. Siamo molto al di sotto della  media nazionale (3,6%) e lontanissimi dalle prime in classifica: Puglia (10%) e Piemonte (7 %).
Per meglio comprendere la portata dei dati in questione l’autore dell’articolo, riportando quanto è scritto nel POR del Piemonte – “Gli investimenti in tecnologie pulite costituiscono un fattore di crescita competitiva del sistema economico, considerata la prospettiva di uno sviluppo del mercato dei beni e servizi relativi a tale ambito”-, così commenta: “Tali investimenti, ovviamente costosi, vanno quindi concepiti come opportunità per favorire la nascita di nuove imprese, la riconversione di quelle esistenti e, quindi, la creazione e/o il mantenimento di posti di lavoro”. Di fronte a queste riflessioni, allora, bisogna non solo prendersela con il Governo nazionale che invece di far fronte alla crisi si impegna a tutto campo nella campagna di difesa dell’impunità del premier, ma anche con i nostri amministratori regionali che ci sembrano essere stati in questi ultimi anni quantomeno un po’ “svogliati”. Chi glielo dice al “pluricandidato” Errani?

P.S.  “Lo sviluppo è un viaggio con più naufraghi che naviganti” (Eduardo Galeano). Dedicato  a tutti gli “obiettori” della crescita .

Monica Maisani

One Response to Rapporto QUARS 2009: Emilia-Romagna bocciata nella categoria “ambiente”, di Monica Maisani

  1. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Ciao Monica, questo tuo post è molto interessante, anche perché riporta i dati di una delle poche indagini comparative tra regioni. Se vogliamo comprendere la performance di un’istituzione pubblica (o anche di un’azienda privata) la dobbiamo confrontare con altre dalle caratteristiche comparabili. Queste indagini ci forniscono i pochi dati oggettivi che ci consentono di valutare i nostri amministratori. Per questo sono estremamente preziose. Altrimenti non ci rimane che la documentazione prodotta “spontaneamente” da ogni regione, con un taglio però decisamente propagandistico. Nonostante la Regione Emilia-Romagna possa essere considerata una delle migliori d’Italia sotto diversi aspetti (diversi ambiti di policy), è chiaro che un “rendiconto di gestione” come quello predisposto dal presidente Errani non può essere considerato oggettivo:
    http://www.emiliaromagnaparladinoi.it/
    Non tanto perché i dati riportati non siano veri, ma perché è stata la Regione stessa a scegliere quei dati (tralasciandone altri). E tutto ci dice che ha citato solo quei dati che le consentono di fare bella figura. Ad esempio non si dice nulla del fatto che questa regione non è riuscita ad approvare il Piano Territoriale Regionale (PTR) che qualche vincolo alla diffusione dello sprawl urbano forse dovrebbe porlo. La stessa metodologia comparativa andrebbe adottata nel confronto tra province (sarebbe interessante un confronto sul “Piano cave”) e quindi sui comuni di ogni singola provincia. Servirebbero degli organismi indipendenti, come Legambiente, impegnati a produrre analisi comparative di questo tipo anno dopo anno. Ho l’impressione, però, che indagini di questo tipo verranno realizzate solo se richieste a gran voce dai cittadini.

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