Bilancio di previsione 2010 dell’Unione Terre di Castelli. Un appunto

Nella seduta del 4 febbraio 2010 la Giunta dell’Unione ha approvato la proposta di bilancio di previsione 2010 dell’Unione Terre di Castelli. Il 15 febbraio è stata la volta dell’esame da parte del revisore unico. Quindi con lettera del 24 febbraio essa è stata trasmessa ai consiglieri dell’Unione che hanno tempo fino alle ore 13 di lunedì 8 marzo per presentare proposte di emendamento. La proposta di bilancio sarà quindi votata nel Consiglio dell’Unione convocato per l’11 marzo (vedi convocazione pdf). Fatto singolare, non risulta che sia stata convocata alcuna commissione consiliare per l’illustrazione e la discussione della proposta di bilancio. Se le cose stanno davvero così c’è indubbiamente da complimentarsi tanto con presidente e vicepresidente della Prima Commissione – Affari generali. Si tratta rispettivamente di Isa Seidenari, consigliere di centrodestra di Castelnuovo, e di Maurizia Rabitti, capogruppo PD di Vignola. L’atto più importante dell’anno 2010 dell’Unione Terre di Castelli verrà approvato assai presto con il minimo di approfondimento e di discussione possibile. I cittadini saranno informati a cose fatte e così anche i consiglieri comunali che non siedono nel consiglio dell’Unione.

Il ponte sul fiume Panaro della Pedemontana (foto del 24 maggio 2009)

Non c’è traccia, inoltre, dell’intenzione di rispettare la norma fissata nello Statuto dell’Unione secondo cui contestualmente al primo bilancio di previsione il Consiglio dell’Unione è tenuto a discutere ed approvare un “apposito documento” contenente il “programma amministrativo … del Presidente dell’Unione” (art.19, comma 1). Insomma: ce ne facciamo un baffo! La discussione è stata striminzita (oltreché grossolana) quando si è trattato di ridisegnare il profilo dell’Unione in termini di deleghe (vedi). Rischia di essere ancora meno significativa a proposito del bilancio di previsione 2010. E dire che non si tratta proprio di risorse irrilevanti. 55 milioni di euro di spesa corrente a cui si aggiungono 1,2 milioni di euro di spese di conto capitale. La svolta “partecipazionista” che sembrava aver fulminato alcuni sindaci, in primis quello di Vignola (ma non solo), si è dissolta al varcare i confini del territorio comunale. Anzi, nel momento in cui si disegnano le politiche del territorio più vasto non solo si sta alla larga da qualsiasi percorso di “bilancio partecipativo”, ma si trova il modo (complice la disattenzione colpevolissima della presidenza della prima commissione – e si tratta di un consigliere di opposizione!) di non far partecipare – se non per l’alzata della mano – neppure il Consiglio dell’Unione (figuriamoci i consiglieri comunali degli 8 comuni coinvolti). Poi qualcuno si stupisce – io sono tra quelli – che il livello qualitativo del dibattito sullo stato dell’Unione si abbassa sempre più. E finiscono per prevalere gli atteggiamenti strumentali di chi, pur dentro alle istituzioni (non fa molta differenza se ricoprendo un ruolo di maggioranza o di minoranza), pensa che l’Unione non sia affar suo o non trova di meglio che definirla semplicemente un “carrozzone” (ma anche un’istituzione in cui decide tutto una giunta composta solo dagli otto sindaci). Certo un incontro di maggioranza è stato fatto a gennaio, ma non ha consentito di certo lo scavare in profondità e l’assumere con piena consapevolezza le scelte che il bilancio 2010 racchiude (o nasconde al suo interno). Proviamo a dire qualcosa, seppure in modo frettoloso – essenzialmente per richiamare un attimo l’attenzione su questo passaggio annuale.

Scuola dell'infanzia a Mulino di Savignano (foto del 15 marzo 2009)

[1] Come sempre il “bignami” del bilancio è dato dal Parere del revisore unico (per il testo completo: vedi). 62 milioni di euro di spese di cui 55 milioni di spese correnti, 1,2 milioni di spese in conto capitale più altri 5,7 milioni di spese per “rimborso prestiti” e “servizi per conto terzi”. Queste cifre danno l’idea della rilevanza oggi dell’Unione su questo territorio. Per fare un confronto la spesa corrente prevista nel 2010 per il Comune di Vignola è di 19 milioni di euro (vedi). Quasi tre volte tanto è quella dell’Unione. Stando così le cose chi si lamenta dello scollamento tra consigli comunali e Unione non ha tutti i torti. L’architettura disegnata ha validità formale (ci mancherebbe!), ma dal punto di vista sostanziale – del collegamento tra coloro che rappresentano il corpo elettorale e quest’organismo di secondo livello – il problema c’è tutto ed attende che qualcuno vi metta mano alla ricerca di una soluzione. Sarebbe dunque opportuno che di questo problema se ne facesse carico autonomamente (senza dover aspettare chissà quali ulteriori pungoli) in primo luogo la maggioranza consiliare, affrontando una buona volta il nesso tra governance e partecipazione. L’impressione, però, è che manchi in primo luogo la percezione del problema – figuriamoci se possiamo sperare che si metta mano alla giusta soluzione.

Ospedale di Vignola. Il nuovo ingresso (foto del 16 gennaio 2010)

[2] Chi si prende la briga di leggere la Relazione previsionale programmatica del triennio 2010-2012 (qui il testo in pdf) troverà un documento scritto abbastanza male. Disomogeneo (come sempre), in cui le scelte più importanti sono scarsamente argomentate (come sempre), in cui mancano i dati riferiti agli anni passati per fare un confronto (come spesso accade) ed in cui si è evitato accuratamente anche solo di accennare ad alcune questioni un po’ impegnative (ed anche imbarazzanti). Tanto per entrare subito nel merito. La prima pagina (una pagina soltanto!), riguardante “marketing territoriale, turismo, IAT, politiche integrate per la cultura”, non cita neppure la Strada dei vini e dei sapori, così che a nessuno venga in mente di chiedersi se si tratta di una risorsa o di una zavorra (vedi). Eppure la Strada è il soggetto che gestisce lo IAT dell’Unione ed in occasione dell’ultimo rinnovo dell’Accordo di Programma le funzioni che le sono state assegnate sono state ampliate, non diminuite! E proprio sul versante del marketing territoriale. Nella presentazione delle politiche di questo settore non c’è un dato! Non c’è una descrizione minimamente sofisticata degli scenari e dei loro cambiamenti, dei trend in atto, delle criticità del territorio e dell’Unione. Non c’è alcun riferimento agli atti più significativi del passato, ad esempio al Piano delle strategie del 2006 (vedi), neppure per dire se ed in che cosa è eventualmente superato! Questo stile generalmente sciatto caratterizza l’intero documento con alcune (poche eccezioni). Perlomeno le politiche scolastiche sono supportate da dati; la riorganizzazione del corpo unico di Polizia Municipale è presentato in dettaglio; c’è un tentativo (seppur con lacune) di dare conto di cosa consiste il “Progetto anti crisi” (sebbene non si sia fatto alcuno sforzo di produrre dati in grado di rappresentare lo “stato” della crisi ed i più probabili scenari futuri); c’è un’articolata descrizione dei “servizi sociali” (ma cinque pagine per parlare delle tipologie di accreditamento sono decisamente fuori luogo). E’ difficile non pensare che la stesura di un tale documento, al di là dell’importanza che esso dovrebbe rivestire, non sia vissuta solo come un adempimento formale, come un onere e non invece una sfida per misurare la propria capacità di fornire una diagnosi del presente e per innestarvi dei progetti strategici, avendo l’ambizione di convincere consiglieri, forze sociali e cittadini della propria capacità di visione.

Progetto del "Polo culturale Graziosi" a Mulino di Savignano (foto del 12 luglio 2009)

[3] Che idea ci si può fare dalla lettura della Relazione dei progetti di maggiore importanza per l’anno 2010? Certamente l’anno 2010 – anno “di transizione” – è l’anno in cui si dovrà assestare il nuovo assetto dell’Unione, dopo il passaggio da 5 ad 8 comuni associati. Non sarebbe male, comunque, provare ad innestare in questo percorso un po’ di intelligenza per ripensare i meccanismi della governance locale (tra cui il rapporto con i singoli consigli comunali) e per cercare di rianimare visibilità ed attaccamento dei cittadini tramite dispositivi di partecipazione. Forse non sarebbe male riprendere a studiare il tema, tanto per non cadere nell’equivoco di ritenere di aver contribuito alla trasparenza ed alla partecipazione semplicemente con l’attivazione dell’albo pretorio online! Un adempimento che agli enti locali ed alla Pubblica Amministrazione è stato imposto dal ministro Brunetta. La Relazione tratta quindi del Piano Strutturale Comunale (PSC) che è indubbiamente uno degli adempimenti più importanti che l’Unione (anche se solo per 5 degli 8 comuni) ha all’orizzonte. Anche se non è facile intendere se la ripresa del percorso del PSC, che dovrà essere partecipato, avrà luogo davvero nel 2010. Al propsito va comunque rilevato che sul PSC la Relazione intende rimarcare una chiara “discontinuità”, “non ritenendo soddisfacente né attuale quanto prodotto in precedenza” (va però osservato che il presidente Lamandini e l’assessore Denti sono gli unici che hanno formalmente approvato, con voto in giunta, il Documento preliminare che oggi è giudicato insoddisfacente). Vedremo. Sul versante delle politiche sociali e della governance socio-sanitaria il 2010 sarà un anno di innovazione. La sfida sarà quella di produrre un significativo miglioramento nella performance assistenziale. Ancora oggi io non trovo convincente la strada imboccata di ridisegno della linea di confine tra Unione Terre di Castelli e ASP G.Gasparini (vedi), ma sono pronto a ricredermi se una rendicontazione puntuale (fatta come si deve e non come strumento di pseudo-propaganda) dimostrasse che con il nuovo assetto si riesce a coniugare maggiore efficacia degli interventi (che vuol dire essenzialmente maggiore capacità di conferire autonomia socio-economica) ed accesso user friendly ai servizi. Sul versante delle politiche sociali mi sembrano invece fuori misura le politiche a sostegno dell’integrazione dei cittadini stranieri, su cui occorre un’azione molto più decisa per favorire l’autonomia e l’occupazione femminile (e per la formazione di una adeguata consapevolezza civica). La promozione dell’associazionismo, meglio se “misto” italiani stranieri, dovrebbe diventare di nuovo un obiettivo. Infine occorre prendere sul serio il tema delle “seconde generazioni” e dei meccanismi che riproducono per esse disuguaglianza sociale (vedi la concentrazione dei ragazzi stranieri nelle scuole professionali: vedi). Sempre connesso alle politiche sociali c’è l’intervento “straordinario” (?) del “progetto anticrisi”. Singolare che, a più di due anni dall’istituzione dell’Ufficio di Piano, non si sia in grado di presentare alcun dato sull’impatto della crisi sul territorio (es. in termini di riduzione occupazionale, di contrazione della ricchezza, di incremento della povertà) e sugli scenari (che tutti gli osservatori dipingono a tinte fosche) per il 2010. 379mila euro sono comunque disponibili per il territorio degli 8 comuni nel 2010 (ma non tutto per trasferimenti; una parte sarà assorbita per costi di personale). Altro progetto importante del 2010 è quello relativo al Corpo unico di Polizia Municipale. Vengono innovati i modelli organizzativi (e questo è un bene) e potenziate le dotazioni strumentali, ma l’organico rimane ancora lontano dall’ottimale (59 operatori contro gli 80 necessari). Difficile che questo gap venga superato entro questa legislatura.

Campo sportivo "Il Fornacione" a Marano s.P. (foto del 3 giugno 2009)

[4] Ma oltre al detto c’è anche il non detto. Anche questo è rilevante. Abbiamo già citato il caso della Strada dei vini e dei sapori (vedi). Possiamo aggiungere la “ristrutturazione”, nel senso di ridimensionamento, di prestazioni e servizi per i portatori d’handicap, conseguentemente all’applicazione dei nuovi criteri e standard previsti per l’accreditamento (di questo non si dice nulla). Così come anche la rivisitazione della rete dei centri diurni per anziani, con la probabile chiusura di uno dei tre (oggi si dice Castelnuovo, l’ultimo ad essere realizzato). Infine è scomparso completamente il tema della dotazione e distribuzione dei “servizi” del territorio, sia degli spazi o istituzioni della cultura (vedi), sia degli impianti sportivi (su cui, pure, l’Unione aveva realizzato una sorta di PRG). C’è soprattutto un non detto in merito alla mancanza di una visione strategica o di un “piano delle strategie” che provi a misurare quello che sta cambiando nella competizione tra territori (l’impressione è che questo territorio stia arretrando rispetto al comune capoluogo di provincia ed alle altre città di maggiori dimensioni) ed a mobilitare intelligenze e risorse su quegli obiettivi irrinunciabili per non perdere posizioni. Ma nella situazione di una Unione a otto (territorialmente e politicamente più eterogenea) per fare qualcosa di significativo su questo fronte occorrerebbe cambiare il modo di fare politica, il modo di “fare” le politiche (pensarle e costruire il consenso necessario per metterle in atto), per recuperare quell’effetto di fluidificazione decisionale che prima era garantito da autorevolezza e fiducia.

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