Cresce la concentrazione dei residenti stranieri nel centro di Vignola

Bisogna avere la capacità di chiamare i problemi per nome. Ma anche di non vendere fumo, ovvero soluzioni illusorie (o palesemente false). Da questo punto di vista le cose non vanno affatto bene quando si parla di immigrazione e cittadini stranieri. Ed ancora di più quando si parla dei temi correlati della sicurezza, della lotta alla clandestinità, delle politiche di integrazione, della società multiculturale. Una politica seria dovrebbe usare ogni occasione possibile per ricordare ai cittadini che l’immigrazione è un dato di fatto non evitabile ed anzi, per certi aspetti, necessario per le società occidentali e per il nostro paese. Dovrebbe anche ricordare in ogni occasione che l’immigrazione porta con sé nuovi problemi che possono però, in larga misura, essere affrontati a due condizioni: che si abbia l’onestà intellettuale di riconoscerli e di “studiare” alla ricerca delle migliori soluzioni possibili (facendo tesoro dell’esperienza degli altri paesi); che si abbia la capacità di investire risorse per realizzare serie politiche di integrazione. L’integrazione degli stranieri nella società italiana non è un fatto naturale, la conseguenza del fato o del destino, ma il risultato delle politiche che il nostro paese mette in campo (anche o soprattutto a livello locale!): politiche di accoglienza, politiche di formazione civica, politiche di riduzione delle disuguaglianze, politiche di formazione linguistica, politiche di accesso ad una dotazione minima di beni e opportunità ritenuti indispensabili per vivere dignitosamente in società (è il welfare state!). Uno dei nodi critici che periodicamente entra nell’arena dei mass media riguarda la concentrazione territoriale dei cittadini stranieri, ovvero il formarsi di cosiddetti “quartieri ghetto” (per un esempio: vedi).

Via Belloi nel centro storico di Vignola (foto del 17 agosto 2008)

Non è affatto un tema nuovo. Anzi. Esiste una lunga tradizione di studi sociologici in proposito, sviluppata soprattutto dalla cosiddetta “Scuola di Chicago” (vedi). E forse è opportuno ricordare che uno degli studi sociologici più famosi su un “ghetto” di stranieri riguarda proprio un quartiere abitato da immigrati italiani a Boston. Lo ha scritto il sociologo americano William Foote Whyte: Street Corner Society. The Social Structure of an Italian Slum , The University of Chicago Press, Chicago, 1943 (vedi). E’ stato tradotto anche in italiano da Laterza con il titolo Little Italy, ma è oramai fuori catalogo (per una recensione: vedi). Comunque è vero che le concentrazioni residenziali degli stranieri richiamano spesso l’attenzione, non solo degli studiosi, ma anche dei mass media e dell’opinione pubblica, specie quando sono lo sfondo di disordini urbani (come è successo recentemente per il quartiere cinese a Milano). Governare il fenomeno dell’immigrazione e accrescere le chances di integrazione significa anche evitare la concentrazione di residenti stranieri in particolari quartieri della città. E’ un problema che affligge, in una misura più o meno ampia, tutte le città e Vignola non fa eccezione. Già nell’aprile 2008 avevo richiamato l’attenzione sulla concentrazione di residenti stranieri nel centro storico di Vignola (vedi). Due anni dopo il fenomeno risulta accentuato. Per monitare la situazione mettiamo a confronto i dati ottenuti dall’anagrafe comunale nel febbraio 2010 con quelli dell’aprile 2008.

Residenti italiani e stranieri in due aree di Vignola: “dentro le mura” e “centro fuori-mura”. Confronto tra aprile 2008 e febbraio 2010

[1] Il 30 aprile 2008 gli stranieri residenti a Vignola erano 2.956, pari al 12,5% della popolazione residente totale. Il 31 gennaio 2010, poco meno di due anni dopo, essi risultano pari a 3.674 unità (14,95% della popolazione residente). Da qualche anno si registra grossomodo una crescita della popolazione straniera pari ad un punto percentuale all’anno. Dal punto di vista residenziale, tuttavia, la popolazione straniera non si distribuisce in modo omogeneo sul territorio cittadino. Vi sono invece concentrazioni di una certa consistenza in alcune zone della città. Il punto di massima concentrazione è il centro storico. Era così nell’aprile 2008. Lo è ancora oggi, a febbraio 2010. Anzi, nei due anni trascorsi dalla prima elaborazione il fenomeno si è ulteriormente accentuato. Oggi nel centro storico “dentro le mura” risultano risiedere 489 cittadini: 248 italiani e 241 stranieri. In quest’area della città di Vignola, pertanto, i cittadini stranieri residenti sono il 49,28% del totale dei residenti. Erano il 43% due anni prima (per una presentazione analitica dei dati vedi questo pdf). Si tratta di un valore che è più di tre volte l’incidenza media della popolazione straniera su quella totale residente a Vignola. Una crescita così accentuata si registra anche nell’area adiacente alla città storica “dentro le mura”, ovvero nel perimetro tracciato da via del Portello, via N.Tavoni, via M.Pellegrini, via Bellucci, via Borgovecchio, via Corso Italia. In quest’area urbana (di centro storico “fuori le mura”) si registrano oggi 2.352 residenti, di cui 1.498 di nazionalità italiana e 854 stranieri (non potendo trattare solo segmenti di vie ho incluso per intero i dati di Via A.Plessi e via G.Mazzini). Gli stranieri sono dunque qui il 36,31% dell’intera popolazione residente (erano poco più del 30% due anni fa; per una presentazione analitica dei dati vedi questo secondo pdf). Il confronto tra i dati del febbraio 2010 con quelli dell’aprile 2008 ci dice che il processo di concentrazione (o di “segregazione”) continua, anche se forse ha perso un po’ di dinamismo. In quest’area della città la concentrazione di residenti stranieri è il doppio od anche il triplo del valore medio cittadino. E’ indubbio che una parte delle tensioni e dei problemi che vive il centro storico di Vignola ha all’origine questa causa. Le politiche cittadine dovrebbero porsi come obiettivo quello di garantire una meno squilibrata distribuzione dei residenti stranieri, sia per avitare un sovraccarico foriero di rischi in un’area cittadina ristretta, sia per facilitare i processi “naturali” di integrazione che richiedono contatti molecolari, quotidiani tra italiani e stranieri anche come fattore (forse il principale) di “socializzazione”.

Case in piazza Boncompagni, nel centro storico di Vignola (foto del 22 giugno 2009)

[2] Che questa situazione necessiti di politiche di riequilibrio è cosa nota da tempo. Nella scorsa legislatura, ad esempio, ho più volte sollecitato l’amministrazione comunale a non interrompere o non ritardare la riqualificazione urbana del centro storico cittadino (vedi; vedi anche il punto 3 del post sul bilancio di previsione 2009: vedi). Occorre completare l’opera di riqualificazione delle vie e dei portici del centro. Occorre trovare meccanismi di innesco di interventi di riqualificazione da parte dei privati (alcuni progetti perseguiti dall’amministrazione Adani non hanno prodotto i risultati attesi). Occorre proseguire l’opera di valorizzazione commerciale (e di funzioni attrattive e di pregio) del centro storico vignolese. Non sono cose che si fanno nell’arco di mesi o di pochi anni. Occorre al proposito saper impostare una politica di lungo periodo con capacità di monitoraggio e di auto-correzione, e quindi tenere la barra dritta per almeno due legislature. La sfida del centro storico la si vince o si perde nell’arco di un decennio. Del prossimo decennio. Nel frattempo vi sono iniziative sia di tipo sociale, sia di “controllo” che possono aiutare a rendere più tollerabile la situazione. Educazione alla legalità e costruzione di relazioni tra italiani e stranieri debbono diventare gli ingredienti costanti delle politiche cittadine, con particolare riferimento a quest’area. Si tratta, dunque, di tenere assieme e perseguire contemporaneamente sicurezza e integrazione. Non vi sono scorciatoie. Non vi sono coup de théâtre che possono risolvere queste criticità.

Dal 2008 il centro storico è dotato di sistemi di videosorveglianza (foto del 17 agosto 2008)

A questa categoria – dispiace dirlo – appartiene la proposta (sic!) avanzata dal ministro Gelmini sull’onda dei recenti fatti milanesi: “un tetto agli stranieri nei quartieri”. “L’ho istituito nella scuola e ha dato i suoi frutti. Credo che potrebbe funzionare anche nei quartieri delle nostre città” – ha affermato perentorio il ministro Gelmini al Corriere della Sera – edizione di Milano del 18 febbraio scorso (vedi). A parte il fatto che il tetto agli stranieri nelle classi italiane è risultato inapplicabile (vedi), anche per l’incertezza del ministero stesso che non ha saputo precisare sin dall’inizio se gli alunni stranieri nati in Italia erano da conteggiare o meno nel calcolo degli “stranieri per classe” (vedi). E’ evidente che il problema esiste e va affrontato, ma il modo per farlo non può essere quello di tracciare soglie simboliche – un modo di fare politica che si prefigge di colpire l’opinione pubblica più che la sostanza dei problemi! Aggiungo, per inciso, che nell’intervista il ministro Gelmini racconta una vera e propria “balla”, quando, con l’ultima risposta, riferisce che “con il governo Prodi il flusso degli immigrati clandestini era 70 volte quello di oggi” (un tentativo maldestro per scaricare su altri la responsabilità della situazione milanese, visto che l’intervistatore le aveva fatto notare che negli ultimi 15 anni a governare la Lombardia e Milano è stato il centrodestra!). Peccato non esista un garante anti-“balle” che possa imporre rettifiche! Comunque è evidente che chiunque voglia facilitare i processi di integrazione degli immigrati stranieri nella società italiana deve sviluppare politiche che facilitino una loro equilibrata distribuzione residenziale. Vale per Milano. Vale anche per Vignola.

Via Belloi nel centro storico di Vignola (foto del 17 agosto 2008)

[3] Massimo Livi Bacci, forse il più famoso demografo italiano (è anche senatore PD, ma non è certo studioso “di parte”), nel commentare l’ultimo rapporto della Caritas Italiana sugli immigrati, ha affermato: “non vanno occultati i grandi problemi che l’immigrazione porta con se: un elevato rischio di esclusione, particolari forme di devianza, diffuse forme di discriminazione, gli sbarchi illegali sulle coste del paese che hanno fatto segnare un record nel 2008, la disoccupazione (e la conseguente crescita dell’irregolarità) che la crisi porta con se, i problemi irrisolti delle seconde generazioni. Gran parte del paese e dell’opinione pubblica vive nell’equivoco che l’immigrazione sia reversibile e che degli immigrati si possa fare a meno. Che essi rappresentino una “protesi” della quale ci si possa disfare a piacere, ristrutturando l’economia, aumentando la produttività degli autoctoni, regolando il mercato del lavoro. Queste convinzioni impediscono di prender coscienza che l’immigrazione è, e resterà a lungo, un fenomeno strutturale; che la migliore garanzia della sicurezza è l’integrazione; che questa non è gratuita; che la precarietà ritarda l’integrazione così come l’esclusione dal diritto di voto; che un paese a forte immigrazione deve poter convertire gli immigrati in cittadini” (vedi). Bisogna avere la capacità ed anche il coraggio di affrontare questi impegni con chiarezza e determinazione, senza tentazioni ideologiche (che ci sono in tutti gli schieramenti, ma che oggi sono fortissime nella Lega Nord), sapendo che il benessere futuro della nostra comunità dipende dalle politiche che facciamo oggi. Da questo punto di vista sia a livello comunale che al livello dell’Unione Terre di Castelli un po’ più di consapevolezza e determinazione non guasterebbe.

Annunci

2 Responses to Cresce la concentrazione dei residenti stranieri nel centro di Vignola

  1. Stefania Montaguti ha detto:

    Ciao Andrea,

    ti ringrazio per i tuoi interventi sempre esaustivi e interessanti.
    In quanto residente/proprietaria di un appartamento in centro storico in un palazzo in cui su 6 appartamenti 3 sono attualmente occupati da immigrati credo sia importante anche chiedersi come mai la concentrazione è così alta in centro storico. La risposta il più delle volte è che gli appartamenti sono fatiscenti, mal tenuti e poco salubri e che i proprietari ITALIANI affittano spesse volte in nero e a un numero di persone non commisurate alla grandezza degli appartamenti; non ci sono attualmente piani sosta che agevolino i residenti ( Adani aveva promesso più volte una possibile convenzione con il parcheggio a pagamento durante le ore notturne per i residenti ma nulla è stato fatto e niente si sta facendo), motivo che allontana molte coppie o famiglie dall’idea di acquistare in centro storico, le ordinanze per combattere il depositarsi di guame dei piccioni il più delle volte non sono state fatte rispettare, (e edifici comunali non sono esenti da questo problema ad esempio corte del Teatro Cantelli)la cosa rende alcune parti del centro davvero poco salubri; in ultimo credo che nulla si stia facendo per incentivare l’apertura di attività artigiali o le restrutturazioni d’immobili da parte dei privati. Il sindaco Denti aveva promesso tante cose in campagna elettorale spero che cerchi di metterle in atto nei prossimi anni perchè al momento mi sembra che nulla stia cambiato. Anzi molti esercizi commerciali hanno chiuso , prova che il fatto di fare circolare le macchine a qualsiasi ora non salva il centro storico dalla sua morte. L’Amministrazione è sempre pronta a pavoneggiarsi per le strade che sono state rifatte ma non dice nulla sul fatto che in molti pezzi i ciotoli siano già saltati via e che soprattutto a seguito dell’introduzione del ciottolato ( molto bello ma anche molto rumoroso) si doveva pensare a tutelare i residenti dal rumore almeno nelle ore notturne. Sembra che quando si parli di centro storico e di possibili azioni di miglioramento gli unici interlocutori siano purtroppo i commercianti mentre i residenti non sono coinvolti quasi per nulla. La verità è che a volte non sembra nemmeno di vivere in un centro storico ma più in un crocevia di strade percorse come scorciatoia. Forse potrebbe aiutare l’unione in comitati di quartiere misti italiani/stranieri, forse il dialogo è l’unica arma per combattere il formasi di ghetti e la lontananza tra le culture. Forse l’amministrazione potrebbe agire in questo senso creando più opportunità d’incontro. Forse….

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Ciao Stefania, ricordo che questa discussione – in cui abbiamo sostanzialmente la stessa visione delle cose – prosegue da molto tempo:
    http://vignolacambia.wordpress.com/2009/07/29/centro-storico-quale-futuro/
    Il centro storico è da tempo in situazione di sofferenza. Alcuni interventi fatti vanno nella giusta direzione: penso alla sistemazione delle strade e dei portici (e delle relative reti sottoterra) di metà del centro storico; penso all’installazione dei sistemi di videosorveglianza. Ma altre, tante, rimangono da fare perché non si rimanga a metà dell’opera e perché non si vanifichi anche le cose buone sin qui fatte. Io, ad esempio, ho l’impressione che il centro di Vignola mantenga una buona vivacità commerciale. Certo qualche esercizio chiude, però altri si insediano e mi sembra che negli ultimi anni la qualità dell’offerta commerciale non sia diminuita e forse è pure aumentata (certo con qualche eccezione: es. la chiusura di un negozio storico come Bassoli). Però questo non basta. Bisogna insistere e bisogna fare di più. Per affrontare seriamente quei problemi bisogna lanciare un programma di lavoro decennale, ma in cui le cose si fanno anno dopo anno con continuità. Da quelle piccole (il guano dei piccioni) a quelle grandi (le ristrutturazioni e riqualificazioni delle abitazioni del centro). Ricordo che al dibattito pubblico di confronto tra i due allora candidati alle primarie, Luca Gozzoli e Daria Denti (fu poco prima del 25 gennaio 2009, data delle primarie), fu la stessa Daria Denti a parlare del centro storico di Vignola come di un centro “degradato”. Usò proprio questo termine e la cosa colpì molti dei presenti. Mi sembrerebbe strano se oggi pensasse che la sua elezione a sindaco ha risolto il problema e che il centro storico che lei allora definì “degradato” oggi non lo è più. Un modo serio di lavorare sarebbe quello di mettere per iscritto un vero “Piano” di rilancio del centro storico, con impegni su più fronti (riqualificazione urbana, promozione commerciale, auto e parcheggi, animazione sociale, sicurezza, ecc.) e che siano “misurabili”. Ad oggi non si vede niente di tutto ciò all’orizzonte. Né cose significative vengono dette nella Relazione al bilancio di previsione 2010. Intanto il tempo passa. Peccato. Ultima cosa. Un dettaglio, se vuoi. Mi intristisce vedere interventi fatti dal vago sapore elettorale, come la sistemazione delle mura della fossa Gazzotti fatta per un tratto di qualche decina di metri. E’ un intervento da riprendere e far diventare un “tassello” di quel piano di lavoro pluriennale di cui si diceva.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: