Tetto del 30% per gli alunni stranieri/2. Solo effetti comunicativi

Sul tema del tetto del 30% degli “alunni stranieri” nella classi (e scuole) italiane – provvedimento voluto dal ministro Gelmini – non ci sarebbe nulla da aggiungere a quanto già scritto su questo blog il 10 gennaio (vedi). Ovvero che il provvedimento risulta sia inapplicabile che inefficace. Inapplicabile perché se si considera solo il dato della nazionalità (anziché quello più appropriato della capacità linguistica) vi sono già oggi realtà in cui il tetto è superato, o in generale o in riferimento a singoli indirizzi scelti (e non è possibile costringere una famiglia a scegliere un orario piuttosto che un altro, o un indirizzo piuttosto che un altro). Inefficace perché ciò che conta davvero non è la nazionalità (e dunque quanti sono gli alunni stranieri), ma piuttosto la competenza linguistica (ovvero quanti sono gli alunni che non conoscono adeguatamente la lingua italiana). E se si guarda a questo dato – la capacità di parlare in italiano – un eventuale intervento dovrebbe puntare innanzitutto ad un’opera di formazione intensiva e preventiva, più che a una redistribuzione (visto che comunque i numeri degli alunni con deficit linguistici sono molto più bassi rispetto al 30%, come riconosce lo stesso ministero).

Biblioteca Auris, Vignola (foto del 28 ottobre 2009).

Ma il “pasticcio” fatto dalla Gelmini che nella direttiva scrive una cosa (il tetto del 30% riguarda gli alunni stranieri tout court) ed in TV ne dice un’altra (ovvero che gli stranieri nati in italia non sono conteggiati ai fini del calcolo del “tetto”) richiede un chiarimento. Inoltre, la reazione della stampa rende evidente che la finalità del provvedimento era essenzialmente comunicativo: si da l’idea di un provvedimento che risolve un problema (come per le “ronde” volute dalla Lega Nord), quando invece così non è. E soprattutto, annunciando un provvedimento del governo si offre l’occasione (per il modo in cui questo è congegnato) di creare un’allarme sociale. Il messaggio che passa, infatti, è il seguente: ci sono troppi stranieri nelle scuole italiane (e se non sono troppi oggi, lo saranno certamente domani). Questo è infatti il messaggio veicolato da una parte dei mass media. In effetti a livello locale, soprattutto Il Resto del Carlino, ha enumerato classi e scuole con un “eccesso” di stranieri (considerando il “tetto” del 30%), senza preoccuparsi del fatto che questi fossero o meno nati in Italia, ovvero sapessero o meno parlare l’italiano. Ma la Gelmini non aveva detto di non considerare i nati in Italia? Procediamo con ordine.

Biblioteca Auris, Vignola (foto del 14 febbraio 2009).

[1] “Annunci di fondamentali novità che, una volta illustrate, finiscono per rivelarsi come suggerimenti a fare quel che in gran parte già si faceva” – così Giovanna Zincone, una delle massime esperte nazionali di cittadinanza ed integrazione, ha definito il provvedimento del ministro Gelmini (vedi). Graziella Favaro, sociologa e pedagogista esperta di intercultura, aggiunge: “Se il tetto del 30% si riferisce agli alunni che non parlano italiano, allora mi pare un’indicazione positiva, che comunque era già contenuta in circolari precedenti. Se invece parliamo di alunni stranieri in generale, allora trovo che ci siano molti dubbi sull’applicazione e non vedo la ragione per cui specificare un tetto” (La Stampa, 9 gennaio 2010). La direttiva ministeriale fissa un unico “tetto” a livello nazionale, quando invece si sa che la realtà è assolutamente differenziata – le percentuali alte di stranieri si hanno in Lombardia, nel Nord Est ed in Toscana. Quello che va bene per una regione (es. l’Emilia-Romagna, con quasi il 13% di alunni stranieri), non va bene per la Basilicata (che ha, invece, percentuali molto più basse). Anche a livello regionale, inoltre, la realtà è così diversificata da sconsigliare di fissare un’unica soglia! Inoltre – lo ripeteremo fino alla noia – non conta la nazionalità, ma la competenza linguistica. Insomma, sono altre le cose che sarebbero utili: accertare il livello di competenza linguistica e mettere a disposizione risorse per una formazione linguistica intensiva (e magari anche preventiva) alle scuole che documentano un deficit di tali competenze negli alunni stranieri. Se le risorse che il ministero metterà a disposizione per tale compito saranno davvero significative oggi non è dato sapere. Nel documento ministeriale, infatti, non c’è alcuna quantificazione dei fondi su cui le scuole potranno contare in futuro. Difficile che le cose vadano meglio che in passato (intanto una nota dell’Ufficio Scolastico Regionale dell’Emilia-Romagna suggerisce di pulire aule e bagni “a giorni alterni” per fronteggiare la riduzione delle risorse a disposizione delle scuole! vedi).

Biblioteca Auris. Dettaglio dell'impianto di illuminazione del giardino (foto del 14 febbraio 2009).

[2] Non è però rilevante solo il fatto di un provvedimento che “suggerisce” ciò che si sta già facendo o che prospetta soluzioni inapplicabili od inefficaci (ribadisco – a scanso di equivoci – che in alcuni contesti il problema esiste, ma che la soluzione prospettata dal ministero non è affatto risolutiva!). Ciò che risulta rilevante è il modo in cui il tema è stato trattato da una parte consistente dei mass media. Qui faremo riferimento alla stampa ed essenzialmente a quella locale. Il provvedimento del ministro è stato presentato come se fosse davvero risolutivo (cosa che invece non è). Pochi giornalisti si sono interrogati sull’applicabilità e sull’efficacia del provvedimento, ed hanno invece automaticamente dato credito all’annuncio del ministro. Inoltre a questo primo messaggio – finalmente si cambia! (mentre invece non cambierà quasi nulla) – se ne aggiunge un altro: nella scuola italiana ci sono troppi stranieri! Si gioca qui sull’equivoco e sulla confusione sui due caratteri che, infine, anche il ministro ha dovuto tenere distinti: nazionalità da un lato, competenza linguistica dall’altro. Si può essere stranieri e parlare bene l’italiano (e dunque non costituire un ostacolo all’attività didattica nel gruppo classe). Se non si focalizza l’attenzione su questo aspetto il semplice messaggio “20% o 30% o 40% di stranieri” genera l’impressione, fuorviante, di classi e scuole che non sono in grado di svolgere la loro funzione didattica (penalizzando così gli alunni italiani). Ribadisco di nuovo che il problema esiste in alcune situazioni, ma l’indicazione della percentuale di stranieri non ci aiuta ad identificarle! Questo è quello che si è verificato negli articoli di larga parte della stampa locale.

Biblioteca Auris (foto del 14 febbraio 2009).

Il Resto del Carlino – Modena dedica due intere facciate al tema il 14 gennaio. Si parla letteralmente di “classi ‘fuorilegge’” (sic!). In provincia di Modena vi sarebbero 54 classi (concentrate in 21 plessi), tra tutti gli istituti di ogni ordine e grado, ad avere “più stranieri che italiani”. Se però non analizziamo le competenze linguistiche – ed il giornale si guarda bene di introdurre questa cautela – non siamo in grado di dire se il problema c’è e quanto è grande. Su questa ambiguità gioca in larga parte la comunicazione dei mass media. Ma non è tutto. Intervistando gli operatori della scuola – dal dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale ai presidi – questi evidenziano tutti la non applicabilità del provvedimento (o la sua difficile applicabilità). Il dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale, Gino Malaguti, ha rilasciato in questi giorni diverse dichiarazioni ai giornali. In tutte ha precisato che, in diversi casi, non ci si può fare nulla, ovvero che la norma risulta inapplicabile! Il 14 gennaio, su Il Resto del Carlino – Modena (p.2), ha dichiarato: “Prendiamo il caso del Corni [scuola media superiore di Modena], dove si iscrivono molti stranieri: nessuno può buttarli fuori.” Ed il giorno prima, 13 gennaio, su L’Informazione di Modena (p.3): “E’ comunque molto più difficile applicare la normativa nei piccoli paesi dove ci sono una o due classi e mescolare gli alunni diventa impossibile.” Ma lo stesso dice anche il preside della Scuola media di Vignola, finito nel “tritatutto” dei mass media perché a Vignola ci sarebbe l’unica classe, di scuola media della provincia, in cui “gli stranieri” (e dai!) sono più del 50% degli alunni! Nella scuola media L.A.Muratori di Vignola gli alunni stranieri sono il 21,9% (145 su 661 alunni). In alcune classi, però, si supera la “soglia” del 30%. Anzi, in una classe si supera il 50% (una prima di “tempo prolungato” 18 studenti, 12 stranieri). Ne ha parlato Il Resto del Carlino del 14 gennaio. Ecco le considerazioni del preside, Luciano Maleti: “E’ il classico caso in cui non possiamo certo intervenire, visto che quello [il tempo prolungato] è l’indirizzo scelto dai ragazzi.” In tutta la scuola le classi che superano il “tetto” del 30% sono 4. Insomma, un’ulteriore conferma che le norme pensate dal ministro non cambieranno la realtà. Un’ulteriore conferma che la retorica prevale anche in questo caso sulla sostanza (ovvero sull’efficacia del provvedimento)!

PS Considerazioni analoghe fa Paolo Manasse su LaVoce.info in un post del 14 gennaio. Anche per Manasse il problema principale è l’applicabilità. Anche Manasse, inoltre, evidenzia come si tratti di un ennesimo episodio di una “politica degli annunci” (vedi).

2 Responses to Tetto del 30% per gli alunni stranieri/2. Solo effetti comunicativi

  1. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Per chi voglia passare in rassegna un po’ di commenti sul tema può leggersi le osservazioni all’articolo di Paolo Manasse su LaVoce.info:
    http://www.lavoce.info/commenti/281001498.html

    A queste considerazioni ha poi risposto lo stesso Manasse:
    http://www.lavoce.info/articoli/-scuola_universita/pagina1001506.html
    Tutta la discussione conferma che il sistema delle “quote” (il 30%) è difficilmente applicabile in generale e, in alcune situazioni, del tutto inapplicabile. Come ho argomentato nei due post, vengono ad essere confermate altre osservazioni. La prima: sarebbero preferibili, perché più efficaci, altri strumenti (es. attivazione di corsi intensivi di formazione linguistica). Per la gestione del problema, inoltre, è opportuno responsabilizzare ogni singolo istituto scolastico (autonomo), piuttosto che dare indicazioni (peraltro non vincolanti!) a livello nazionale. In secondo luogo, visto che si riconosce tranquillamente che il provvedimento è inapplicabile e inefficace, si giunge altrettanto tranquillamente alla conclusione che l’intento principale è comunicativo: produrre un effetto sull’opinione pubblica, piuttosto che trovare una reale soluzione al problema.

    Nel frattempo le assessore alla scuola di Comune e Provincia di Bologna hanno scritto una lettera al Presidente della Repubblica Napolitano in cui definiscono “culturalmente sbagliata, ma anche di difficile applicazione” la poroposta del tetto del 30% per gli alunni stranieri avanzata dal ministro Gelmini:
    http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/cronaca/2010/20-gennaio-2010/tetto-stranieri-ci-addolora-sbagliato-difficile-applicare-1602318145424.shtml?fr=correlati

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    E’ pubblicato su la Repubblica di oggi, 19 marzo, un articolo di Salvo Intravaia che prova a stimare l’impatto del provvedimento Gelmini in merito al tetto agli alunni stranieri (non più del 30%):
    http://www.repubblica.it/scuola/2010/03/19/news/studenti_stranieri_effetti_del_tetto-2769104/
    E’ evidente a chiunque abbia buon senso che la circolare non è applicabile. Penso che il 90% degli italiani sia disposto a riconoscere che non è pensabile costringere chichessia a frequentare la scuola di UN ALTRO comune. Intanto la scuola continua ad impoverirsi (e questo fenomeno riguarda tutti)!

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