Consigli (non richiesti) al PD di Vignola nel momento della scelta del nuovo segretario

Dare consigli è sempre cosa difficile. Quando poi non sono richiesti lo è ancora di più. Essendo comunque un iscritto al PD – per quanto dissidente rispetto al circolo locale (vedi) – intendo correre il rischio. Nell’Assemblea Provinciale prevista per sabato 23 gennaio verrà eletto il nuovo segretario provinciale. L’unico nome in lizza per la successione a Stefano Bonaccini è quello di Davide Baruffi, sulla cui candidatura si è registrata la convergenza di tutte le componenti del partito. Entro quella data dovranno tenersi le assemblee di circolo, per il rinnovo degli organi dirigenti e per l’elezione dei rappresentanti all’assemblea provinciale. Anche a Vignola – domenica 17 gennaio, ore 9 – si terrà l’assemblea del circolo cittadino. In quell’occasione si provvederà all’elezione del nuovo segretario del PD di Vignola. Sino ad ora sono circolati diversi nomi: Mattia Monduzzi Donazzi, Guerrino Cassani, Gino Quartieri (però assolutamente indisponibile), Maurizia Rabitti, Luca Castagnini. Non intendo pronunciarmi sui nomi, ma provare a ragionare dell’agenda che, a mio parere, il nuovo segretario dovrebbe darsi per rilanciare un partito oggi in affanno anche a livello locale (oltre che a livello nazionale). Per provare a recuperare un po’ di entusiasmo sul fare politica all’interno di un partito. E per contribuire a disegnare le linee di governo della città in un periodo di grande difficoltà.
[1] Piuttosto che nei grandi eventi, l’identità di un partito si vede dalle routines, dai comportamenti quotidiani. Così avevo iniziato un post sul PD di Vignola il 27 maggio 2009 (vedi). E’ un pensiero di Marco Follini, allora componente della segreteria nazionale del PD. Romano Prodi in questi giorni ha scritto qualcosa di analogo, ricordando che “bisogna ridare al cittadino la capacità di contare … nella vita quotidiana dei partiti (che di vita quotidiana ne hanno sempre meno)” (Il Messaggero, 31 dicembre 2009: vedi).

Routines: parlare con i cittadini, con i propri elettori. Il PD di Vignola non ha organizzato alcun incontro in vista della preparazione del bilancio di previsione 2010 (nella foto: l'iniziativa "La parola ai cittadini" organizzata dalle liste civiche Vignola Cambia e Città di Vignola il 14 dicembre 2009)

Il primo tema è proprio questo. Ricostruire una vita quotidiana che testimoni i valori che si vuol presentare a cittadini ed elettori, dando il segno di un modo di far politica davvero nuovo. Che vuol dire essenzialmente trasparenza dei processi decisionali, coerenza tra quanto si proclama e quanto si fa, capacità di chiamare i problemi con il loro nome e capacità di organizzare un serio lavoro di ricerca delle soluzioni. Questo è l’essenziale. Ma è anche un modo di fare che non si vede oggi nella quotidianità del PD, tantomeno locale. Faccio qualche esempio così ci si intende.

  • Se a 20 giorni dall’assemblea di circolo un partito non fa trapelare nulla all’esterno (ad oggi non c’è una sola parola sull’assemblea nel sito web del PD di Vignola! Diversamente avviene, invece, per il PD di Carpi: vedi), all’opinione pubblica, di questo importante passaggio, non è credibile quando parla di trasparenza. Da invece l’idea di un partito opaco e chiuso e che non ha alcun interesse ad aprirsi all’esterno. Plausibilmente l’annuncio arriverà quando i giochi sono già fatti. Si è persa una chances di dare l’idea di un nuovo modo di fare politica (un messaggio che ogni giorno che passa diventa meno credibile senza fatti concreti).
  • Un secondo esempio che attiene al fatto che troppo spesso il PD si è dato norme che poi ha disatteso. Ricordo ancora Vera Ricci che, appena eletta coordinatrice del PD di Vignola, affermava che per lei la “parità di genere” è una moda e per questo propose una segreteria che violava la norma statutaria che dispone che gli organi dirigenti del PD debbano essere composti per il 50% da donne. Non è un bel messaggio impegnarsi pubblicamente a parole e poi fare diversamente (vedi). Troppe volte il PD ha avuto questo modo di fare, non proprio brillante.
  • Un terzo esempio riguarda il “senso” delle istituzioni e di nuovo la coerenza tra i valori che si proclama ed il proprio modo di agire. Ci sono comportamenti che danno l’idea che i valori che si proclamano sono ritenuti importanti solo quando coincidono con il proprio interesse. La credibilità, invece, la si conquista quando le “norme” sono rispettate contro il proprio interesse! Allora non ci si può permettere di uscire da un proprio errore (l’aver gestito in modo maldestro i rapporti con le opposizioni nella “trattativa” per le cariche istituzionali del consiglio comunale) appropriandosi anche della vicepresidenza del consiglio (tradizionalmente spettante alle minoranze) (vedi). E poi tener ferma questa posizione per mesi. Né è un bell’esempio un presidente del consiglio comunale che, essendo anche segretario politico del PD, non ha la capacità di tener fede al proprio impegno di dimettersi entro settembre 2009. E neppure è un gran segno di “senso delle istituzioni” avere un componente della segreteria del PD che ricopre anche il ruolo di vicepresidente della Fondazione di Vignola – quando è evidente a tutti l’opportunità di mantenere una netta separazione tra queste cariche! (vedi)

Comunque, le routines che occorre ridefinire riguardano le attività principali di un partito: le decisioni (evitare la prassi oggi dominante per cui le decisioni vere vengono prese da pochi in segrete stanze e poi fatte approvare dalla base), il rapporto con forze sociali e cittadini (deve diventare una costante, non qualcosa da proporre solo in vista di scadenze elettorali), la comunicazione: va caratterizzata sia dalla pluralità dei “canali” (dal passaparola al web), che dalla pluralità delle voci – si ha paura di non riuscire a governare un dibattito vero?

Un plastico sulle aree oggetto di trasformazione secondo l'amministrazione Adani (foto del 30 ottobre 2008). Il PD che sosteneva l'amministrazione Adani è ancora quello che sostiene l'amministrazione Denti?

[2] Strettamente collegato al tema della vita quotidiana e delle routines del PD c’è anche una questione di “cultura politica”, su cui ha recentemente richiamato l’attenzione Salvatore Biasco con un suo libriccino (vedi). Il PD ha bisogno di darsi una cultura politica nuova – anche per questo l’apporto di gente nuova dall’esterno (possibilmente impegnata nel lavoro, nelle professioni, nel management) è fondamentale. Le organizzazioni giovanili – è bene dirlo in modo chiaro – hanno semplicemente riprodotto al loro interno una cultura politica vecchia! Salvatore Biasco definisce l’attuale cultura politica del PD (del PCI-PDS-DS-PD) con il termine “politicismo”: orizzonti temporali sempre giocati sul breve periodo, slogan al posto del ragionamento, inseguimento dell’evento ad effetto comunicativo. Bisogna invece tornare a sviluppare una capacità di analisi e di elaborazione, una capacità di “pensiero”. Salvatore Biasco, ad esempio, suggerisce, sulle questioni programmatiche, di lavorare per dossier, ovvero con documenti programmatici approfonditi, dedicati ad un tema e dunque sottoposti a rendicontazione. Ce ne sarebbe bisogno anche a livello locale, ad esempio dando spessore ad un programma elettorale che su alcuni punti importante è rimasto in “superfice” (penso, ad esempio, al tema della governance ed al rapporto tra Comune e Unione e gli altri “enti” a cui sono stati affidati funzioni o servizi da gestire). Non è necessario disporre di un think thank (vedi) anche a livello locale, anzi, sarebbe bene non esternalizzare questa funzione di “elaborazione”. Un partito che si indebolisca su questa funzione fondamentale (o che ritenga sufficiente che dell’innovazione se ne occupi l’amministrazione comunale) è un partito che tradisce la sua principale missione: raccogliere i problemi di una società sempre più frammentata (ed impaurita) e farne programmi d’azione politica ed amministrativa.

L'ex-mercato ortofrutticolo che presto sarà oggetto di "progettazione partecipata". Il PD di Vignola ha qualche idea in merito a metodologie, obiettivi realistici, procedure? (foto dell'8 novembre 2008)

Che cosa ne pensa il PD di Vignola dell’inconsistente programma di lavoro per l’integrazione dei cittadini stranieri (oggi il 14-15% della popolazione di Vignola: vedi) esibito dall’amministrazione comunale anche con il bilancio 2010? Non è dato saperlo. Ma prendiamo un tema che è stato oggetto di dibattito nella recente campagna elettorale e che ha visto qualche iniziativa (tutt’altro che pienamente riuscita) da parte dell’amministrazione comunale: la partecipazione dei cittadini alle scelte più importanti della città. A livello locale il PD è conservatore su questi temi (per un motivo molto semplice: qui governa e dunque il “caos” della partecipazione è visto come un disturbo). Questo è però un problema per almeno due ragioni. Innanzitutto perché una parte certo minoritaria, ma crescente, di cittadini vuol davvero poter dire la sua sul futuro della città, del quartiere o della via in cui abita. In secondo luogo perché solo ripensando la partecipazione in modo nuovo un partito può recuperare quella funzione di “sensore” che in passato gli era garantita da una rete organizzativa capillare (che però non c’é più da tempo – e si vede). Ad oggi, però, non c’è un pensiero forte nel PD di Vignola su come tenere assieme partecipazione e scelta efficace (lo ha dimostrato il progetto “Via della Partecipazione” in cui l’amministrazione ha dato l’idea di non aver chiari i criteri di scelta di una metodologia piuttosto che un’altra – e dunque di una società di consulenza piuttosto che un’altra: vedi). Metodo della costruzione creativa del consenso? Nuove tecniche di “negoziazione”? Giurie di cittadini? Democrazia deliberativa? Primarie delle idee (una bella proposta avanzata tempo fa da Francesco Galli: vedi)? Per il PD di Vignola queste sembrano essere formule vuote ed indistinte – ma su questi aspetti si gioca un pezzo di credibilità e di consenso, specie quando si tratterà di pensare la partecipazione della città a progetti più impegnativi rispetto alla risistemazione di una via: pensiamo all’ex-mercato ortofrutticolo ed al PSC (vedi).

Amministratori ed esponenti di partito camminano con i cittadini nel quartiere Vescovada: sono le "camminate di quartiere" organizzate dal gruppo consiliare DS (foto del 2 ottobre 2005)

[3] Il tema di fondo, in ogni caso, rimane quello di come fare in modo che il PD sia in grado di attrarre persone (e persone di valore) e come mettere a frutto il pluralismo interno (tipico di ogni partito che non sia minuscolo o non abbia un “padrone”), con discussioni vere e con processi decisionali trasparenti, efficaci e puntuali. Walter Veltroni, primo segretario nazionale del PD, lo ha detto nel modo più chiaro possibile: “Il PD al quale penso è un partito che intende mettere al servizio di un incisivo programma riformatore tutta la forza della partecipazione democratica, la mobilitazione delle energie intellettuali e morali, civili e politiche, delle quali dispone una società viva come quella italiana.” La credibilità di questo proposito ha subito qualche colpo nell’ultimo anno, ma è ad esso che occorre comunque tornare. Per rendere davvero attraente un partito – e qui il livello locale deve giocare la sua parte – occorre dimostrare che partecipando ai suoi lavori si contribuisce davvero a migliorare Vignola. Bisogna dunque essere in grado di dare il senso che partecipare conta, che ogni argomento nuovo portato anche dall’ultimo iscritto è tenuto in considerazione e merita una risposta. Bisogna essere in grado di dire con forza che il rinnovamento che si cerca non è quello meramente anagrafico, ma del modo di fare politica. Bisogna ripristinare una piena coerenza tra proclami ed azioni. Se il PD vignolese vuole crescere ed irrobustirsi – anche io lo auspico – farebbe bene a rendere trasparente il programma di lavoro che si da per i prossimi anni (e ad aprire un dibattito vero su di esso, senza ridursi a far circolare un questionario!, prima dell’assemblea di circolo e coinvolgendo davvero tutti gli iscritti e magari anche chi iscritto non è!), non limitandosi alla semplice scelta di un nuovo coordinatore/segretario. Sono convinto che alcuni dei temi che sarebbero affrontati in questo programma sono anche quelli esposti sopra (altri, più “politici”, non li ho trattati, ma li ho ben presenti; uno su tutti: il PD di Vignola pensa di lavorare per allargare l’alleanza al governo della città o si accontenta degli attuali confini?). In ogni caso auguri di buon lavoro!

One Response to Consigli (non richiesti) al PD di Vignola nel momento della scelta del nuovo segretario

  1. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Ancora ad oggi, sabato 2 gennaio, nulla si dice della prossima assemblea cittadina sul sito web del PD di Vignola. Mancano 15 giorni. Ovviamente lo Statuto vigente, sia del PD nazionale che del PD regionale prefigura altre modalità. Lo statuto del PD dell’Emilia-Romagna, ad esempio, afferma che (art. 1, comma 4) “Il PD promuove la trasparenza e il ricambio nelle cariche politiche e istituzionali”. Trasparenza (sic)! Le norme statutarie “rendono gli incarichi contendibili” (ma la maggioranza degli iscritti non è informata della possibilità di candidarsi)! Ed ancora: “Il PD organizza un sistema di comunicazioni adeguato a favorire il dibattito interno e a far circolare rapidamente tutte le informazioni necessarie a tale scopo. Esso rende liberamente accessibili per questa via tutte le informazioni sulla sua vita interna, ivi compreso il bilancio, sulle riunioni e le deliberazioni degli organismi dirigenti.” (art.1, comma 5) Ed anche: “Gli iscritti e le iscritte al PD hanno il diritto di (…) essere compiutamente informati ai fini di una partecipazione consapevole alla vita interna del partito” (art.2, comma 5, punto e)Ecc., ecc. Evidentemente questo statuto non è mai arrivato a Vignola!

    PS Buon ultimo arriva anche il PD di Vignola che oggi, venerdì 8 gennaio, informa del prossimo congresso cittadino (il 17 gennaio) sul proprio sito web. Non è mai troppo tardi?

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