I buoni casa fanno flop!

Il 13 novembre, sul sito web del Comune di Vignola, è stata pubblicata la graduatoria relativa ai “buoni casa”, ovvero ai contributi a fondo perduto per l’acquisto della prima casa per “giovani” coppie. Il bando per tali contributi era stato pubblicato il 15 maggio (in piena campagna elettorale) ed aveva scadenza il 14 luglio 2009 (due mesi dopo) (vedi). Le risorse complessivamente disponibili per i buoni casa – per questo primo bando – erano pari a 630mila euro, così ripartite: 52 contributi per nuovi mutui per complessivi 468mila euro (ciascuno per un importo complessivo di 9.000 euro); 30 contributi per mutui già stipulati (di recente) per complessivi 162mila euro (ciascuno per un importo complessivo di 5.400 euro). Insomma, erano a disposizione 82 contributi o “sostegni” (come li chiama il bando). Quattro mesi dopo la scadenza del bando viene dunque pubblicata la graduatoria. Ed è con una certa sorpresa che si apprende che i contributi erogati sono … 4 (quattro)! Le giovani coppie che hanno presentato domanda per i “buoni casa” sono state 26, ma di queste, per diverse ragioni, solo 4 potranno beneficiare del contributo (avendo soddisfatto pienamente i requisiti del bando) (vedi). Quando il risultato di “politiche pubbliche” ha queste proporzioni – 630.000 euro disponibili, 36.000 euro di contributi erogati (pari al 5,7% della somma complessiva disponibile) – l’unica conclusione possibile è che tali politiche sono state male congegnate! E’ questa una grave responsabilità di cui rendere conto ai propri cittadini. Vediamo la questione in dettaglio, ricostruendo anche la storia di quest’intervento.

Nuova edilizia residenziale: la lottizzazione "Il Borgo" lungo via di Mezzo (foto del 16 aprile 2006)

[1] Della vicenda dei buoni casa me ne sono occupato in diverse occasioni, sia come consigliere comunale, sia come commentatore (su questo blog). La vicenda è ricostruita in questo post (vedi). Qui basta ricordare che tale misura ha origine in una variante ex-art.15 del PRG che risale al 2002. Essa concede a privati titolari di diritti di edificazione di ottenere un incremento della superficie utile (fino a +25%) in cambio della concessione di risorse che vanno ad alimentare un fondo vincolato, appunto, all’erogazione di “buoni casa” a “giovani coppie”. Con la successiva delibera del Consiglio Comunale n.20 del 17 marzo 2004 sono stati approvati gli schemi di convenzione tra i proprietari delle aree edificabili e l’amministrazione comunale. Un certo numero di proprietari ha usufruito di questa opportunità, tant’è che ad oggi l’amministrazione comunale ha incassato per i “buoni casa” 2 milioni di euro (sì! avete letto bene: 2 milioni di euro). Un primo bando del 2006 ha consentito di erogare 3 (tre!) buoni casa da 15.000 euro. Con questo secondo bando del 2009 altri 4 (quattro!) buoni casa vengono erogati (per un max di 36.000 euro). Insomma da un lato sta una disponibilità effettiva di 2 milioni di euro finalizzati all’erogazione di buoni casa. Dall’altra sta una assegnazione effettiva, avvenuta nell’arco di 3 (tre!) anni, per complessivi 81.000 euro. La montagna (2 milioni di euro disponibili) ha partorito il topolino (81.000 euro erogati)! Delle risorse disponibili ne verranno erogate, a tutto il 2009, il 4%.

Edilizia residenziale nella zona circostante via di Mezzo (foto del 23 luglio 2008)

[2] Al bando del 2009, in verità, partecipano 26 giovani coppie. Ma solo 4 di queste riescono a compiere per intero il percorso ad ostacoli ed a soddisfare tutti i requisiti richiesti (vedi). Delle altre 22 la situazione è la seguente: 11 hanno l’abitazione a cui si riferisce il mutuo ubicata fuori da uno dei comparti individuati nel bando; 3 presentano una documentazione incompleta; 3 possiedono altre proprietà (cosa non ammessa dal bando); 2 non soddisfano il requisito della residenza; 2 hanno presentato domanda fuori termine; 1, infine, evidenzia una percentuale dell’importo del mutuo troppo elevata. Tutto ciò fa sì che avendo a disposizione e mettendo a bando 630.000 euro l’amministrazione comunale di Vignola riesce ad erogarne 36.000. Quando una pubblica amministrazione ottiene un successo così … catastrofico (per riprendere il titolo di un bel libro di Paul Watzlawick) è evidente che qualcosa non ha funzionato nella progettazione dell’intervento: o non si è stati in grado di definire con precisione il target del provvedimento; o i requisiti per l’accesso sono stati congegnati in modo tale da escludere i potenziali interessati; o la comunicazione in merito all’intervento è stata condotta con modalità burocratiche che hanno fuorviato i destinatari (che non sono burocrati esperti, ma, appunto, “giovani coppie”); o per altri motivi ancora. L’impressione è che in questo caso il risultato sia l’effetto cumulativo di tutti questi fattori (e magari di qualcun altro qui non individuato – un minimo di indagine su chi ha presentato domanda e su chi, invece, non l’ha fatto aiuterebbe assai).

Edilizia residenziale in costruzione e contestuale realizzazione della sede stradale dell'attuale via Gandhi (foto del 16 aprile 2006)

[3] La cosa singolare della vicenda è che, consapevole della complessità della materia, il Consiglio Comunale di Vignola aveva approvato, il 31 gennaio 2007 (vedi), una mozione in cui impegnava la giunta a realizzare un’analisi delle esperienze già in atto (il Comune di Vignola non è certo il primo che prova ad erogare buoni casa – altri ci sono pure riusciti!) ed uno “studio di fattibilità” che affrontasse in modo non artigianale il tema dei requisiti per l’accesso (a quale valore fissare la soglia ISEE, quale importo massimo del mutuo, come operazionalizzare il concetto di “giovane coppia”, ecc.). Tutto ciò, purtroppo, non è stato fatto. Per una ragione molto semplice: è mancata la materia prima “politica”, ovvero un assessore che si prendesse in carico il provvedimento (e magari anche dotato dell’intelligenza politica e della determinazione per tirarci fuori un buon lavoro), sottraendolo ad un sindaco evidentemente assorbito da progetti di maggiore rilievo, per portarlo a termine come si deve. Il lavoro di definizione della formula economica, dei criteri per l’accesso, delle modalità di comunicazione è stato condotto in modo approssimativo (e senza una regia politica) attingendo al lavoro di più tecnici senza però aver prima chiarito e, soprattutto, verificato gli obiettivi operativi dell’intervento (stante il fatto che sull’aiutare le “giovani coppie” ad entrare in possesso di un alloggio siamo tutti d’accordo – il tema vero è come integrare questo intervento in un sistema di interventi sulla casa che deve puntare soprattutto ad aiutare le coppie in difficoltà a pagare l’affitto). Il provvedimento è stato dunque confezionato (male) negli ultimi mesi della legislatura, anche su sollecitazione a mezzo stampa: ricordo un articolo di un giovane vignolese sulla Gazzetta di Modena l’1 novembre 2008; una replica del sindaco Adani pochi giorni dopo (dove invitava ad avere pazienza … ci si stava lavorando!); un mio intervento critico sempre sulla Gazzetta di Modena l’11 novembre; quindi anche l’intervento (in dissenso) del segretario generale FILLEA-CGIL di Modena, Sauro Serri. Alla fine, pur senza un lavoro di analisi sistematico, il provvedimento venne comunque varato (nonostante le perplessità espresse in commissione consiliare) – plausibilmente perché ritenuto comunque utile in campagna elettorale. Gli esiti testimoniano che il deficit di analisi ed elaborazione non ha consentito di mettere a punto un intervento che potesse rispondere appieno alle esigenze ed alle possibilità delle giovani coppie vignolesi (certo, va considerata anche la difficoltà data dalle turbolenze del mercato immobiliare nel 2008!). L’esigenza di una riflessione un po’ più sistematica è evidenziata anche dal fatto che provvedimenti analoghi, proposti ad esempio dalla Regione Emilia-Romagna, presentano modalità operative e requisiti per l’accesso anche significativamente diversi – come risulta dallla delibera di recente approvata dall’Assemblea legislativa (vedi). Insomma, siamo di fronte ad un’occasione mancata! Se qualcuno mi chiedesse quali sono i “costi della politica”, non avrei dubbi a rispondere: questi! Ovvero i costi di una cattiva politica. Per uscire da questa situazione – il prima possibile – io non vedo altra strada che (ri)prendere sul serio il compito già assegnato tre anni fa alla giunta: fare un’analisi come si deve degli interventi in questo settore e, dunque, apprendere dalle esperienze (e dagli errori) degli altri (ed oggi anche dell’amministrazione comunale di Vignola).

PS Riprendo un brano del post sui “buoni casa” del 9 novembre 2008: “Mi sembra sufficiente osservare che l’impegno richiesto dal Consiglio Comunale di procedere in modo meno “artigianale” ed invece di produrre uno studio sistematico delle migliori esperienze – best practices – dovrà essere soddisfatto. Il rischio che si corre è quello di non avere ancora le idee chiare sulle modalità di impiego (e sugli aspetti operativi come requisiti per l’accesso e criteri per le graduatorie) delle risorse 2008 (quella parte non impegnata per il cimitero, pari a qualche centinaio di migliaia di euro) del fondo buoni casa o per l’impiego delle risorse eventualmente restituite dall’investimento cimiteriale (…). In ogni caso difficile pensare si possa realizzare un intervento davvero significativo entro la fine della legislatura!” Purtroppo le cose sono andate esattamente così!

5 Responses to I buoni casa fanno flop!

  1. Marcello Mattioli ha detto:

    Ma di fronte a cifre concesse così esigue (9.000 euro per un mutuo, un aiuto importante ma pari ad una piccolissima frazione del costo della casa) mi chiedo che senso abbia imporre dei requisiti così rigidi. Si potevano dare 20mila euro a chi non aveva nessuna proprietà e 10mila a chi aveva qualcosa. Visto che ci sono quasi 2 milioni di euro non spesi come verrà gestita questa voce in bilancio ?

  2. Roberto Adani ha detto:

    Caro Andrea,
    fai tanto il paladino della complessità, battaglia che tra parentesi io condivido, poi fai considerazioni sul tema piuttosto superficiali, e a volte tralasci elementi essenziali che tu conosci bene ma fai finta di dimenticare per rendere più incisiva la tua tesi. Tu prendi ad esempio di buon provvedimento e di buopn governo in materia buoni casa il provvedimento della regione, dimenticando che è uscito ad ottobre parecchi mesi dopo quello del comune di Vignola, quindi sarebbe stato difficile copiare qualcosa che ancora non esisteva. La realtà è che la regione si è ispirata al nostro provvedimento essendo i requisiti molto simili tra loro. Ma forse tu non hai letto il bando che citi.
    La regione mette a disposizione complessivamente 6 milioni di euro per tutta la regione
    Il comune oltre 2 milioni, 600.000 quest’anno gli altri nei successivi bandi.
    La regione richiede che uno dei due componenti non abbia superato i 35 anni e l’altro i 40.
    Il comune invece è meno restrittivo e richiede che i componenti abbiano meno di 40 anni, aumentabili di 2 per ogni figlio.
    Entrambe richiedono la cittadinanza italiana e la residenza, ammettendo anche gli extracomunitari regolari, per il comune di Vignola da almeno 10 anni.
    La regione richiede un reddito ISEE massimo non superiore a 40.000 euro e il comune 35.000 (sono redditi reali piuttosto elevati quindi non c’è una sostanziale differenza)
    La regione richiede che nessun componente della coppia deve possedere un alloggio in Emilia-romagna.
    Il comune che non siano proprietari di altri immobili ad uso abitativo.
    La regione poi aggiunge che non debbono essere titolari di usofrutto.
    La regione aggiunge che nessuno dei componenti deve aver ricevuto in precedenza altri contributi.
    Sia il comune che la regione prevedono le coppie di fatto da almeno due anni.
    La regione pone un limite max all’appartamento di 95 m. e di max 1900 euro al mq.
    Il comune solo che il costo sia inferiore a 300.000 euro.
    La regione prevede un contributo max di 10.000 euro, il comune di 9000.
    Il comune ammette anche coloro che pur non convivendo dichiarino l’intenzione a sposarsi.
    Mi sembra evidente che i criteri sono spaventosamente simili e anzi quelli delle regione sono leggermente più restrittivi. Siccome poi stiamo parlando di una regione con centinaia di dipendenti che lavorano e studiano su queste tematiche … noi con i nostri poveri mezzi non abbiamo fatto cose sostanzialmente diverse.
    Il bello è che il provvedimento è andato anche in commissione consiliare a cui tu hai partecipato e in cui non c’è stata nessuna sostanziale proposta di modifica se non la richiesta da parte di alcuni, te compreso se non ricordo male di ampliare i benefici anche all’usato.
    Cosa che abbiamo fatto, e che il bando della regione non fa e che costituisce una molto importante apertura.
    Certo tu hai sempre richiesto studi più approfonditi. Puoi constatare che abbiamo fatto meglio della grande regione Emilia-Romagna. Comunque abbiamo fatto uno studio durato mesi con un pool di banche e con i servizi utilizzando anche specialisti. Le banche erano essenziali, perchè se noi gli davamo il contributo e la banca non gli dava il mutuo era piuttosto ridicolo. Quindi abbiamo concordato che a queste condizioni avrebbero dato il mutuo a chi si trovava in graduatoria.
    Il problema è che mentre noi studiavamo il provvedimento cambiavano tutti i giorni le condizioni, visto che cambiavano i tassi, i provvedimenti del governo sui mutui, le condizioni economiche etc…
    Il problema è un altro e cioè che oggi le aspettative sul futuro sono talmente incerte che neanche chi ha un posto fisso è sicuro di mantenerlo per il futuro, e quindi pur essendoci diverse coppie (non tantissime purtroppo) che potrebbero con un mutuo comprarsi casa e pagare la rata (con il bando sarebbe abbassata di 200 euro mensili per 3 anni) ma l’incertezza sul futuro è tale che nessuno (tranne forse i dipendenti pubblici) sa se domani avrà ancora uno stipendio e un lavoro. Certo si poteva attendere tempi migliori…. ma anche tu avresti gridato allo scandalo se non fossimo usciti con un bando almeno per provare. Bene almeno quattro famiglie saranno un po’ più tranquille, non è che si siano buttati via dei soldi, ora si potrebbe ripubblicare aprendo a coloro che un mutuo lo pagano già, e immagino che saremmo travolti dalle richieste in un momento come questo, quindi se il tema è utilizzare quelle risorse… la soluzione mi sembra ovvia. Comunque ora non voglio semplificare troppo io, però a maggio non lo facemmo perchè c’erano altre misure che aiutavano chi aveva un mutuo e aveva perso un lavoro. Ora quelle risorse si sono esaurite e le banche (non tutte) consentono la posticipazione delle rate, quindi si potrebbe aprire alle giovani coppie magari con figli che hanno comprato casa negli ultimi anni e che ora sono in difficoltà.
    La regione poi elargisce altri 6 ml di euro ai costruttori perchè concedano in affitto per 4 anni a 400 euro al mese con promessa di vendita differita questi appartamenti. Penso che ci si possa pensare anche se ai 100 alloggi dove l’avevamo prevista non ha funzionato, nel senso che tutti hanno preferito fare il mutuo da subito essendo la rata con contributo molto vicina ai 400 euro.
    Ora mi sembra si apprezzi un po’ di più la complessità della materia. Ora cambia il titolo. Buoni casa ritentiamo e forse saremo più fortunati.
    Ciao Roberto

  3. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Ciao Roberto, il titolo è indubbiamente ad effetto, ma descrive puntualmente la “performance” sin qui dimostrata con i buoni casa. Non implica che lo strumento dei “buoni casa” sia da buttare (non lo penso certamente), ma da rivedere sì. E soprattutto da studiare bene. La verve polemica del post è giustificata dal fatto che uno studio come si deve non è stato fatto. La qual cosa sarebbe comprensibile se un Comune avesse da distribuire 50.000 euro. Ma il Comune di Vignola ha accumulato 400.000 euro all’anno dal 2005 ad oggi, per complessivi 2 milioni di euro. In questo caso un modo di procedere meno artigianale non solo è possibile, ma è d’obbligo! Ed il problema dei buoni casa del Comune di Vignola è che uno studio vero NON esiste – se per “studio” intendiamo un documento dove sono presentate le diverse opzioni disponibili e sulla base di un’analisi delle “opportunità” si argomenta a favore di una soluzione (e che magari include anche una ricognizione delle altre esperienze, di successo e no, esistenti in altri territori). Nella formulazione della proposta il Comune ha proceduto in modo un po’ artigianale: c’è un po’ di lavoro della banca tesoriere, un po’ di lavoro del direttore generale, un po’ di lavoro della dirigente del settore welfare dell’Unione. Shakerato e con aggiunta di un pizzico di improvvisazione. La vicenda è andata in questi termini. E’ vero che la proposta è stata presentata e discussa in commissione che, però, ha espresso osservazioni e perplessità su diversi punti. D’altro canto non puoi rimproverare ai consiglieri di non essere in grado di entrare nel merito di una materia tecnica complessa come questa. E’ una competenza che anche io NON ho. Ho però la competenza per “riconoscere” quando un progetto è elaborato bene oppure no. Ed il fatto è che c’erano sia i tempi (la mozione del Consiglio comunale che impegna la giunta allo studio della materia ed a produrre un documento è dell’inizio del 2007!), sia le risorse (quando hai 2 milioni di euro da erogare, 10.000 per una consulenza li puoi trovare …) per fare una cosa fatta meglio. Tutto ciò avrebbe prodotto un risultato significativamente diverso in termini di buoni erogati. Certo i soldi non sono buttati. Ci sono ancora 2 milioni di euro (e sono vincolati in base a quanto scritto in convenzione con i privati). La situazione di grave crisi economica spero che spinga l’amministrazione attuale a studiare in modo approfondito (e con la dovuta trasparenza nel rilasciare i risultati di tale studio e dunque le motivazioni della nuova impostazione) il modo migliore per impiegarli.
    Per il resto cito la Regione proprio perché in questi giorni è uscita con una sua proposta, ma non dico affatto che la sua proposta è meglio o peggio di quella del Comune di Vignola o di altri enti locali. Semplicemente, non avendo fatto un confronto, non prendo posizione. Ma registro che su questa materia ogni ente si inventa qualcosa di suo (non ho citato Castelnuovo Rangone che ha fatto un SUO bando per i buoni casa, con criteri e requisiti diversi da Vignola). Si tratta – anche questa eterogeneità lo testimonia – di politiche innovative degli enti locali e delle regioni. Ma proprio per fronteggiare questa giungla di proposte un po’ di investimento tecnico-conoscitivo andava fatto. Io poi oggi mi sento di aggiungere che la vicenda vignolese è anche la conseguenza della mancanza di un “solido” assessore alle politiche abitative (sic!) e della mancanza di una decisione politica forte su dove allocare la competenza di questa materia, se presso i Comuni o se presso l’Unione Terre di Castelli. Queste fragilità hanno contribuito all’esito deludente. Sono d’accordo con te che bisogna insistere, ma facendo tesoro dell’esperienza sin qui fatta. Ciao.

  4. Roberto Adani ha detto:

    Mi limitavo a considerare che la Regione sta facendo un bando sostanzialmente identico a quello che ha fatto il comune di Vignola. Non mi piace fare passare l’idea che l’amministrazione pubblica nelle nostre zone non faccia dei seri sforzi per impiegare al meglio i denari pubblici. Spesso vedo giudizi superficiali che non fanno affatto giustizia dell’impegno e perdonami anche della grande professionalità che si utilizzano. Certo che tutto è migliorabile, ma le sperimentazioni e le prove sul campo sono importanti, soprattutto quando la realtà muta ad una velocità impressionante e molti studi sarebbero già vecchi una volta terminati. Pensa allo scorso anno, uno studio terminato a luglio a settembre rappresentava, con lo scoppiare della crisi, una realtà ormai obsoleta. Non bisogna aver paura anche di un qualche fallimento in questo ambito, anzi io mi sono convinto che non esista la soluzione unica che risponde a gran parte delle esigenze, la situazione è sufficientemente complessa e mutevole per necessitare di una collezione di interventi ognuno dei quali risponde a un numero limitato, ma vero di bisogni. Abbiamo davanti a noi il periodo forse più difficile che il nostro territorio abbia mai conosciuto, molte imprese stanno per chiudere, sono le migliori quelle che hanno investito, che hanno pagato regolarmente i loro fornitori e lavoratori, che non hanno portato i denari alle cayman e quindi non hanno capitali da far rientrare anonimamente e pressochè gratuitamente. Il meglio del nostro contesto economico e sociale è in reale pericolo, di fronte a un governo e in parte ad una società che non vuole vedere la realtà e la sua complessità, bisogna mettere in campo tutta l’intelligenza di cui siamo capaci, e 2 milioni di euro possono essere molto utili.

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Sono assolutamente d’accordo con queste tue considerazioni. Faccio solo un distinguo (che ha motivato diverse considerazioni nel post originario) in merito all’opportunità di un maggiore investimento tecnico-conoscitivo. Poi è vero che possono sempre succedere eventi che costringono a rivedere pesantemente (od anche a rifare da capo) studi, analisi, progetti già impostati. Comunque è verissimo che spesso la politica tende a sottovalutare il fattore tempo e le incognite che esso porta con sè. I tempi delle decisioni sono fondamentali – penso che pochi ne abbiano maggiore consapevolezza rispetto a te. E questo fa la differenza nella competizione tra un territorio e l’altro. La vera sfida, dunque, sta nel predisporre meccanismi di governance ed anche di partecipazione che contribuiscano ad innalzare la qualità degli argomenti (e dunque dare maggiore chances a “buone” decisioni), senza però allungare troppo i tempi delle decisioni.

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