Inaugurazione dell’anno scolastico 2009/2010 a Vignola. Qualche considerazione

Sabato 14 novembre, alle ore 10, si è tenuta una seduta del Consiglio comunale dedicata alla scuola vignolese. L’evento ha visto la partecipazione dei dirigenti o rappresentanti di tutte le istituzioni scolastiche di Vignola: dall’asilo nido fino all’Università della “libera età”. Si tratta di un’iniziativa che nasce da una proposta (quella del “settembre pedagogico”) dell’associazione dei Comuni, l’ANCI, giunta alla sesta edizione e che ogni territorio declina in modo “personalizzato”. Collocata all’inizio dell’anno scolastico consente di fare il punto sulla situazione della scuola e sul funzionamento del “patto con la scuola” – un accordo formale tra l’amministrazione comunale e le istituzioni scolastiche autonome in cui entrambe le parti assumono impegni espliciti per garantire il miglior funzionamento del sistema educativo locale. Vale dunque la pena non lasciar passare l’evento senza qualche considerazione. Una considerazione, ad esempio, riguarda la “formula” adottata e le innovazioni introdotte quest’anno. L’impostazione data all’evento dalla nuova amministrazione comunale presenta infatti alcuni significativi elementi di novità. Ma l’impressione è che la formula giusta non sia ancora stata trovata. Procediamo con ordine, però.

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Il nuovo asilo nido "Barbapapà", inaugurato il 7 novembre 2009 (foto del 28 settembre 2009)

[1] Quattordici gli interventi in programma, compressi nell’arco di tre ore. Un vero e proprio tour de force cognitivo. A fronte di alcuni interventi eccessivamente descrittivi, altri hanno consentito di avere una rappresentazione sintetica, ma efficace, dello stato della scuola locale, evidenziandone sia i punti di forza (le “eccellenze” citate da Omer Bonezzi, dirigente del Circolo didattico), sia i punti di fragilità (che ci sono ed è giusto che su questi si concentri l’attenzione delle istituzioni). Il messaggio dominante ha riguardato la situazione di sofferenza della scuola anche a livello locale. Essa, infatti, partecipa necessariamente di un quadro nazionale tutt’altro che entusiasmante – essendo chiaro a tutti che il principale obiettivo dell’azione del governo è quello di ridurre la spesa per l’istruzione (me ne sono occupato diffusamente in passato: per i “provvedimenti Gelmini” vedi1 e vedi2; per i loro effetti sulla scuola locale vedi3), con provvedimenti che inevitabilmente intaccano la qualità del sistema scolastico, piuttosto che risolvere i nodi critici che esso presenta da tempo – e sono nodi relativa alla (troppo bassa) qualità e dunque alla sua performace (vedi). L’assessore provinciale Elena Malaguti ha ricordato che il sistema scolastico della provincia di Modena vanta crediti dallo stato per 19 milioni di euro – un dato che rappresenta bene la sofferenza dei bilanci (in realtà della “cassa”) delle istituzioni scolastiche e che si traduce in una difficoltà di spesa pur a fronte di risorse teoricamente assegnate. Il presidente dell’Unione Terre di Castelli, Francesco Lamandini, con un intervento breve, ma alquanto efficace, ha richiamato l’attenzione sull’incertezza delle famiglie che hanno figli in terza media e che dal prossimo anno dovrebbero entrare in un sistema scolastico rinnovato (quello dell’istruzione secondaria superiore) di cui non si sa ancora nulla di certo. Mentre negli anni passati a novembre le istituzioni scolastiche svolgevano le attività di “orientamento” per le scelte scolastiche dell’anno successivo, oggi tutto tace su questo fronte, rendendo assai incerta una delle scelte più difficili nella vita di un ragazzo!

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L'ampliamento della scuola d'infanzia "Collodi" (foto del 30 gennaio 2007)

A fronte di questa situazione di incertezza e di sofferenza ciò che colpisce è la scarsa recettività del mondo esterno alla scuola – la maggior parte dei cittadini di questo paese sembra essere semplice spettatore di una progressiva deriva del sistema scolastico, forse non percependo neppure la gravità degli esiti a cui può condurre questo lento processo di erosione della qualità della nostra scuola. E’ questa una situazione che merita una riflessione. Troppo spesso il consenso dei cittadini rispetto alle politiche pubbliche è giocato su mosse ad effetto (grembiule sì, grembiule no) che non hanno nessun legame con i processi reali sostanziali (per un esempio: vedi). Gli effetti di questi ultimi sono spesso percepibili solo a posteriori, molti anni più tardi rispetto al momento in cui le decisioni che ne sono all’origine sono state prese. Le vicende della scuola appartengono senza ombra di dubbio a questa categoria. Ma se così stanno le cose, risponde ad un interesse primario delle istituzioni scolastiche e soprattutto degli enti locali poter rappresentare adeguatamente qual è la performance educativa che esse esprimono. Insomma, se vogliamo aiutare i cittadini (in parte utenti) a comprendere qual è lo stato di salute della scuola abbiamo bisogno di “sistemi di rappresentazione”, di sistemi informativi che ci consentano di “misurare”, pur con un certo grado di approssimazione, se le cose vanno meglio o peggio rispetto al passato e se le cose vanno peggio o meglio rispetto ad altre realtà territoriali comparabili. Giustamente il dirigente del Circolo didattico (Bonezzi) ha fatto riferimento alla “valutazione degli apprendimenti” condotta dall’Invalsi (ma i dati citati sono meno rassicuranti di quello che a prima vista potrebbe apparire: l’essere qualche punto percentuale al di sopra della media nazionale non è del tutto tranquillizzante se si sa che la media nazionale è particolarmente bassa in rapporto a quella degli altri paesi OCSE! vedi) ed anche a “misure” di socialità. Questa autodiagnosi di istituto è un’attività di grandissima importanza (e per questo va dato grande merito al Circolo didattico di Vignola!), ma deve anche trovare un adeguato momento di presentazione pubblica. Deve cioè essere accompagnato da trasparenza nei confronti degli utenti: le famiglie (ed i loro bambini), i cittadini, la comunità nel complesso. Senza una diffusione di questa “cultura” inerente lo stato della scuola e gli ingredienti della qualità del sistema scolastico si corre il rischio che i processi di “impoverimento” pianificati dall’alto possano essere portati a compimento prima che se ne percepiscano gli esiti (infausti). In generale, inoltre, azioni di questo tipo rispondono ad una esigenza, forse avvertita ancora in modo confuso, ma comunque in crescita, di “rendicontazione” (vedi). E’ importante osservare al proposito che il corrispondente termine inglese – accountability – non richiama solo il “rendere conto”, ma soprattutto il rendere conto secondo modalità che possano essere facilmente padroneggiabili dall’utente.

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Vista dell'asilo nido "Cappuccetto Rosso", inaugurato nel settembre 2004 (foto del 5 settembre 2009)

[2] La giornata del 14 novembre (spero di non sbagliarmi) è stata anche la prima “uscita” pubblica dell’assessore alla formazione del Comune di Vignola, Maria Francesca Brasile. Il suo intervento è stato piattamente descrittivo, con solo due “accenni” a questioni “politiche”: (1) una critica (approssimativa) all’operato del governo e (2) un richiamo in merito alla presenza degli alunni stranieri a scuola (un invito a considerare che la maggior parte di questi è in realtà nata in Italia). Siamo ancora in superficie. E siamo ancora in una fase iniziale. Ma se dovessi esprimere una valutazione in base a quell’intervento sarei tentato di dire che a Vignola manca un assessore alla scuola, se con ciò intendiamo un amministratore che ha una capacità di visione “strategica” del sistema scolastico locale, che ha chiaro, cioè, quali punti di forza e di debolezza esso presenta e quali linee d’azione debbono essere perseguite nel corso della legislatura per cercare di dargli maggiore qualità. Aggiungo subito che la formazione di un giudizio sulle politiche comunali è un compito tutt’altro che semplice e, soprattutto, che richiede un livello di informazione e di discussione pubblica che “non si vede in giro”. Né aiuta la capacità striminzita di rendicontazione sin qui esibita dall’amministrazione comunale (vedi). Anche per questo non è mia intenzione sottrarmi al compito (vedi). Ma vorrei anche dare un contributo “in positivo”, essendo stato per un po’ di tempo responsabile del settore “conoscenza e saperi” della segreteria del PD locale, nonché coordinatore del “forum su scuola e cultura” messo in campo dal PD per la formazione del programma elettorale 2009-2014. Un po’ di considerazioni, con particolare riferimento all’importanza del “legame con il territorio” per il sistema scolastico locale (anche ai tempi della Gelmini), sono contenute nel documento prodotto dal forum (vedi) e recepito in modo solo parziale (e superficiale) nel programma elettorale del PD (chi vuole può prendersi la briga di un confronto). Un invito a leggerlo – certo criticamente! – anche al nuovo assessore mi sembra un atto dovuto.

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La scuola d'infanzia "Mago di Oz" (foto del 9 dicembre 2008)

[3] L’ultima considerazione recupera il punto da cui sono partito – l’identità, la “mission” di questa giornata di inaugurazione dell’anno scolastico a Vignola. In passato l’incontro del consiglio comunale con le istituzioni scolastiche ad inizio anno vedeva infatti la partecipazione dei dirigenti scolastici della sola “scuola dell’obbligo”, ovvero, nella realtà vignolese, del Circolo didattico di Vignola (scuola dell’infanzia e scuola elementare) e della Scuola media L.A.Muratori (le istituzioni con cui effettivamente è sottoscritto il Patto con la scuola). Includeva anche un incontro con il “consiglio comunale dei ragazzi”. I due ingredienti non si collocavano senza difficoltà all’interno di un’unica cornice di un consiglio comunale – dove i rappresentanti dei cittadini dovrebbero interloquire e confrontarsi con i rappresentanti delle istituzioni scolastiche e con l’amministrazione comunale per concorrere al formarsi della politica scolastica dell’ente locale. Quest’anno, invece, nella giornata di inaugurazione dell’anno scolastico è stato coinvolto tutto il sistema scolastico locale, dagli asili nido al principale soggetto della formazione permanente (l’Università della Libera età N.Ginzburg). Una soluzione che ha presentato però un inconveniente: quella di avere concentrati nelle tre ore disponibili 14 “relatori” e dunque trasformando l’evento sì in una cerimonia “completa” dal punto di vista della “rappresentanza”, ma svuotandola delle potenzialità di confronto reale (discussione e contraddittorio) e dunque riducendone il contributo alla formazione di un orientamento per le politiche comunali. Mi sembra, in sintesi, di poter dire che questo evento, che personalmente ritengo di grande importanza sia per l’amministrazione comunale e le istituzioni scolastiche, sia per la comunità tutta, non ha ancora un’identità, una fisiologia, una mission precisa. Non è chiaro, cioè, se è da intendersi come una cerimonia di (auto)-rappresentazione o se è un momento di analisi, di confronto, di formazione degli orientamenti decisionali. E che dunque presuppone un ruolo attivo, non di semplice spettatore, del Consiglio Comunale (ed anche degli operatori della scuola; magari pure delle realtà associative e dei cittadini). L’altro elemento che balza agli occhi è la mancanza degli operatori della scuola e dei cittadini. Erano di più i rappresentanti delle istituzioni (scolastiche o locali) che il “pubblico” (nella sala non c’erano complessivamente più di 50 persone, di cui più della metà, appunto, rappresentanti delle istituzioni). Ed è un peccato, perché di questi momenti la comunità locale avrebbe un gran bisogno (proprio per aumentare il livello di consapevolezza sulla performance del sistema scolastico locale e sugli ingredienti che possono contribuire ad innalzarla). Forse anche su questo fronte è bene che l’amministrazione comunale, che è promotrice dell’iniziativa, investa di più, sia in termini di materiali di comunicazione (perché in giro per Vignola ci sono i manifesti di “Gemelli… con gusto” e non anche, invece, della giornata di inaugurazione dell’anno scolastico?), sia in termini di “attivazione” di reti sociali. Se la giornata è importante ai fini della comprensione o della “pianificazione” del sistema scolastico vignolese, ciò dovrebbe essere testimoniato anche dalla quantità di pubblico presente!

4 Responses to Inaugurazione dell’anno scolastico 2009/2010 a Vignola. Qualche considerazione

  1. daniela ha detto:

    Ciao Andrea
    apprezzo molto l’analisi di questo post e desidero sottolineare alcune Tue informazioni:
    1- la scarsa partecipazione della popolazione civile (non addetta ai lavori)nonchè degli opertori della scuola alla seduta Consigliare del 14/11/09 mi ha colpito, ma non è una cosa nuova. In un paese dove l’accesso a carriere e posizioni di prestigio è dettata da meccanismi di cooptazione e non certo da criteri meritocratici, la formazione scolastica e la cultura hanno perduto molto appeal e considerazione per le famiglie.
    Gli operatori della scuola sembrano vivere con molta rassegnazione questa riforma Gelmini, che lungi dall’aver ridotto gli sprechi nella scuola, l’ha solo impoverita ed umiliata, senza perlatro offrire modelli alternativi di formazione.
    2- da semplice cittadino mi sembra che l’unica via percorribile per presidiare la scuola come istituzione fondamentale della nostra società è organizzarci dal basso: come dici tu integrare l’educazione scolastica con quella del/dal territorio (vedi gruppo comunità educante, vedi progetti di formazione musicale, artistica, sportiva da realizzare ex novo negli orari extrascolastici, ma in collaborazione con il personale docente).
    3- per realizzare tutto ciò occorre una comunità sensibile a questi argomenti, disponibile a partecipare a iniziative locali (tipo via della partecipazione su argomenti dedicati), disposta a finanziare con risorse proprie progetti e programmi locali, non più sostenuti/bili dallo stato (che a quanto dici non onora neppure i debiti con il sistema scolastico provinciale).
    4- l’informazione, rendicontazione e valutazione di tali iniziative (a cura di chi: asessorato alla scuola? circolo didattico?….) diventano infine cruciali sia per mantenere attiva la partecipazione dei cittadini sia per guidare l’evoluzione nel tempo dei progetti.
    Senza queste iniziative la formazione dei nostri giovani migliori non potrà che avenire fuori da questo territorio, con la prevedibile conseguenza di un progressivo suo impoverimemto sociale e culturale.

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Ciao Daniela, una parte importante delle mie considerazioni vanno proprio nella direzione da te tratteggiata. Nel documento frutto del lavoro del Forum sulla scuola del PD, frutto di un’elaborazione collettiva, avevamo scritto: “Una scuola che in questi mesi si è vista (quasi esclusivamente) destinataria di tagli difficilmente è una scuola che “sta bene” dal punto di vista psicologico. I provvedimenti del governo “deprimono” dunque ulteriormente uno stato di benessere, anche psicologico, già provato dal turbinio di riforme e controriforme degli ultimi anni. In questa situazione le istituzioni scolastiche locali ed i principali stakeholder (gli enti locali, ma non solo) debbono trovare nuove motivazioni e nuove energie per reagire, per riaffermare la centralità della scuola nella società democratica e nella società della conoscenza. Occorre, in altri termini, accentuare lo sforzo sia progettuale, sia di collaborazione scuola-istituzioni-società, così da “vincere la depressione” che altrimenti, nella scuola e negli strati più consapevoli dei cittadini, rischierebbe di diffondersi”. E’ nel rafforzamento del rapporto con la comunità locale nelle sue diverse articolazioni (dalle istituzioni alle numerose realtà associative, ai cittadini che si mobilitano ad hoc per la scuola) che stanno oggi le chances di un innalzamento (o forse anche solo mantenimento) della qualità della scuola. Ma queste poche chances ce le dobbiamo giocare tutte!

  3. Cesare Venturi ha detto:

    Ciao Andrea.
    Innanzitutto trovo anche questo tuo blog un importante ed efficace strumento per informare e dibattere su temi di interesse comune, ancora forse poco praticato e valorizzato.
    Mi riconosco sostanzialmente nell’analisi che fai della situazione scolastica, anche a livello locale. Centrale resta il ribadire la gravità della situazione circa gli indirizzi di politica scolastica nazionale; nonostante le promesse e i proclami del ministro (che da buona oca giuliva non riesce che a dare eco alla rassicurante voce del padrone), i tagli e le restrizioni sono allarmanti e gli effetti già sono evidenti. Purtroppo vengono minimizzati dalla gran parte della informazione (e dire che è quasi tutta antiberlusconiana, come sostiene il cavaliere!!..)
    Ma preoccupante – come anche tu dici – è il grado di scarsa consapevolezza del problema e della disaffezione crescente a livello di opinione pubblica ad affrontare i temi della scuola.
    Due brevi annotazioni in merito:
    Sul versante delle famiglie – concordo anche con l’intervento di Daniela – occorrono progetti partecipati e non incontri sporadici. I genitori poi non devono inseguire logiche individualistiche e volte ad occuparsi di problemini marginali (grembiule, feste, ecc.) La responsabilità di una scuola che educhi,che formi, che funzioni bene, che costruisca un vero terreno per l’integrazione, ricade su tutti (istituzioni, operatori, genitori, società..):ciò valeva ieri ed ancor più oggi. Gli insegnanti mi paiono -purtroppo- in prevalenza passivi e rassegnati, quasi assuefatti a una modesta routine. Pesano certo la precarietà, lo scarso riconoscimento anche economico del loro ruolo e funzione,ma qualche sussulto per la salvaguardia, oltre che della occupazione, della dignità professionale dovrebbe indurre a prese di posizione più energiche di quanto non si veda.E anche a livello di innovazione mi pare che pure i giovani docenti non si dimostrino così entusiasti (lo noto ad es. pure nell’atteggiamento piuttosto restio all’uso delle nuove tecnologie, ecc.) E soprattutto perchè -senza inneggiare al pessimismo- di questo passo il progressivo decadimento della funzione della scuola diventa inevitabile.
    A livello di amministrazione locale poi, concordo con te sul fatto che questo tipo di iniziative sull’apertura dell’anno scolastico -se davvero vengono ritenute importanti – non possono esaurirsi in incontri in qualche modo “di rappresentanza” e ancora una volta di immagine, sia perchè rendono insufficienti i livelli informativi, impossibili gli approfondimenti e i confronti, data la ristrettezza dei tempi ed il numero degli interventi. Il tessuto di collaborazione tra operatori scolastici, amministrazioni e cittadini va costruito e mantenuto vivo in modo stretto, partecipato e continuativo. Una domanda mi sono posto già all’insediamento di questa amministrazione. Il fatto che non si sia mantenuto un assessorato alle politiche scolastiche specifico ( ma un general-generico assessorato alla formazione), considerata la rilevante presenza a Vignola di quasi tutti gli ordini scolastici e di un bacino di utenza che va ben oltre il territorio locale, è puramente casuale, risponde ad esigenze organizzativo- funzionali o può essere anche il segno di una sottovalutazione della centralità della scuola e di ciò che essa richiederebbe?

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      La cosa singolare è che negli incontri del Forum sulla scuola del PD è stato richiesto a gran voce il mantenimento di un assessorato alla scuola del Comune di Vignola, nonostante la materia “scuola” sia stata trasferita all’Unione Tere di Castelli. Soprattutto da “rappresentanti” del Circolo Didattico di Vignola questa richiesta è stata formulata in modo chiarissimo, ritenendo che la complessità del sistema scolastico vignolese mal si conciliasse con un unico assessore a livello di Unione. Nella originaria formazione della giunta non risultava nient’affatto chiaro il mantenimento o meno di un assessore alla scuola a Vignola. Oggi la risposta risulta affermativa, anche se occorre interrogarsi – come ho fatto in questo post – sulla “capacità di visione” esibita oggi dall’amministrazione comunale (e dall’assessore vignolese).

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