Via della Partecipazione. Verso l’epilogo

Man mano che il progetto “Via della Partecipazione” procede crescono gli stimoli per una riflessione sui processi deliberativi aperti alla partecipazione dei cittadini. L’incontro di ieri sera, mercoledì 11 novembre, presso l’Auditorium dell’ITC Paradisi (più di 150 i presenti), ha offerto materiale per qualche ulteriore considerazione, pur essendo sostanzialmente finalizzato alla presentazione dei due progetti sospesi (prima via Barella, poi via Libertà) – i “vecchi” progetti. Vediamo.
[1] La vicenda di via Libertà risulta alquanto singolare. Il sindaco Roberto Adani convoca una riunione presso la biblioteca Auris il 14 gennaio 2009: vi partecipano 60 persone (erano invitati residenti e commercianti della via). Ne esce convinto che il progetto migliore di via Libertà sia quello che prevede l’abbattimento dei tigli su uno dei due lati della via. Ne esce anche con la convinzione che quella proposta sia approvata dalla grande maggioranza dei cittadini coinvolti. Il suo assessore ai lavori pubblici, Daria Denti, non ha nulla da obiettare. Il progetto dunque si appresta a procedere, fino a quando non diventa, prima, uno dei temi della campagna elettorale, poi, oggetto di una iniziativa di diversi cittadini, contrari all’abbattimento degli alberi (l’iniziativa “Non il mio nome”: vedi).

G_Foto 11nov2009 004

Nelle slides brani del "racconto" di via Libertà fatto dai cittadini intervistati (foto dell'11 novembre 2009)

Dieci mesi dopo la situazione sembra mutata. La riunione di ieri sera (così come i colloqui intercorsi tra i facilitatori di Genius Loci e numerosi cittadini) sembra evidenziare che oggi la maggior parte delle persone coinvolte considera importante fare il possibile per salvare i tigli (pur aggiustando i marciapiedi). Molti di loro si sono espressi nel senso di una rinuncia alla pista ciclabile, se questo consentirà di salvare gli alberi. Si tratta – è bene precisarlo – di una “impressione”, non di una rilevazione puntuale o di una “votazione”. Solo al termine del percorso partecipato potremo (forse) capire qualcosa di più rispetto all’orientamento prevalente. Anzi, forse solo se i diversi progetti venissero effettivamente sottoposti ad un voto popolare sapremmo quale consistenza, quale consenso hanno le diverse opzioni. Tuttavia, la cosa che questa vicenda sembra insegnare è che le opinioni non sono stabili, specie se rilevate nella fase iniziale di dibattito pubblico – un processo di formazione che richiede tempo per ascoltare, raccogliere punti di vista, confrontarsi con altri, apprendere dal contraddittorio, ecc. E’ stato un bene, dunque, la decisione di diversi cittadini di richiamare l’attenzione dell’amministrazione comunale sui diversi elementi non convincenti di quel progetto – primo fra tutti il non considerare il valore degli alberi esistenti (vedi). Così come, di conseguenza, è stato un bene la decisione dell’amministrazione comunale di sospendere il progetto “uscito” dall’incontro del 14 gennaio 2009 (e di questo va dato atto al sindaco Daria Denti). Se questa descrizione coglie davvero quello che è successo allora è importante, anche per i futuri progetti di partecipazione, riconoscere che occorre “dare solidità” alle opinioni. Già riconoscere questo è un primo passo (sul come farlo bisognerà ritornarci). Insomma, non basta – come troppo spesso ha fatto l’amministrazione Adani – presentare un progetto di riqualificazione in un incontro pubblico, incassare l’eventuale consenso (limitando o “schivando” le espressioni di dissenso) e quindi procedere alla realizzazione (vedi). L’impressione è che su questo modo “sbrigativo” di procedere l’amministrazione comunale di Vignola si sia giocata una fetta di consenso.

G_Foto 11nov2009 007

Nelle slides brani del "racconto" di via Libertà fatto dai cittadini intervistati (foto dell'11 novembre 2009)

[2] La riunione di ieri sera (e la discussione intervenuta) evidenzia però anche un rischio. Quello di un modo “confuso” di prendere una decisione o di “cristallizzare” un orientamento. Il progetto “Via della Partecipazione” è un processo decisionale (ancorché “creativo”). Esso dovrà produrre una decisione (un orientamento), anche se ad oggi non è ancora chiaro come ciò verrà fatto. Forse è banale richiamare di nuovo l’attenzione sul fatto che le informazioni e, più in generale, il grado di consapevolezza sulla realtà attuale, le caratteristiche del progetto, le implicazioni, ecc. non è proprio un aspetto trascurabile. Come si dice nell’ambito della processazione dei dati: “garbage in, garbage out”. Se si immette “spazzatura” nei sistemi di elaborazione il risultato sarà … spazzatura. Fuor di metafora: se le informazioni utilizzate sono grossolane, carenti o parziali il processo di “elaborazione”, ancorché utilizzasse procedimenti “creativi”, difficilmente produrrebbe decisioni di qualità. La norma è di solito questa: è difficile che cattivi argomenti producano buone decisioni. La mia impressione è che l’investimento in informazione sin qui realizzato sia alquanto modesto. Occorre fare circolare una o più relazioni, magari anche qualche contro-relazione. Occorre rendere trasparente il confronto degli argomenti; fissarlo anche in una forma scritta – e renderlo accessibile a tutti. Una riunione è uno degli ingredienti informativi, non può essere l’unico. Occorrono colloqui con esperti, pannelli, plastici, documenti, ecc. magari realizzati già pensando all’utente finale (il “semplice” cittadino), messi a disposizione per un tempo predefinito – un tempo sufficientemente ampio da poter consentire assimilazioni ed elaborazioni autonome da parte dei cittadini interessati. Così come ci sono tecniche creative per l’elaborazione di soluzioni, per l’assunzione di decisioni, così ci sono tecniche creative anche per l’informazione. Sin qui, tuttavia, non sono state applicate. Il “problema dell’informazione” è stato formulato con efficacia da Herbert Simon venticinque anni fa: “la ricchezza di informazioni produce scarsità di attenzione”. Occorrono pertanto “dispositivi” che aumentino l’efficienza dell’elaborazione (es. il ricorso ad esperti) e dispositivi che aumentino la capacità di attenzione. Il conflitto, ad esempio, ha un effetto di creazione di attenzione. Dischiude pertanto la possibilità di “valorizzare” l’informazione a patto che sia disponibile ed in un formato accessibile.

G_Foto 11nov2009 011

Nelle slides brani del "racconto" di via Libertà fatto dai cittadini intervistati (foto dell'11 novembre 2009)

[3] Nei processi di partecipazione, tuttavia, non sono implicate solo informazioni (siano o meno di qualità). Ci sono anche valori, passioni, interessi … Le reazioni del pubblico presente ieri sera in sala lo testimonia – ad esempio con il battimano dopo l’uno o l’altro degli interventi (per cui risulta agevole percepire la polarizzazione del pubblico). Sono componenti ineliminabili ed anche positive – perlomeno se non superano una certa soglia, trasformando il pubblico in “fazioni” (incapaci di ascoltarsi e di apprendere). Affinché le occasioni di confronto (o di conflitto) abbiano sbocchi positivi occorre essere in grado di “filtrare” queste componenti. L’argomentazione pubblica, usata in modo intelligente, aiuta – nella misura in cui “lascia passare” solo ciò che ha la “parvenza” della ragionevolezza. Anche su questo aspetto c’è da applicare un di più di creatività.
[4] L’impressione di questa prima parte (un mese e mezzo, oramai) di “Via della Partecipazione” è che per impostare il percorso di partecipazione sia stata usata una cassetta degli attrezzi troppo striminzita. La gamma delle tecniche e degli strumenti per risolvere alcuni dei problemi citati sopra è molto più ampia di quanto proposto dai consulenti di Genius Loci. Per usare una battuta ad effetto: chi vende martelli tende a vedere il mondo in termini di chiodi (da martellare) … mentre esso è popolato pure da bulloni, viti, ecc. – oggetti che richiedono attrezzi di altro genere per essere utilizzati in modo appropriato. Ribadisco che qui, a mio modo di vedere, si paga una (cattiva) contrapposizione tra  “approccio argomentativo” e “approccio del Confronto Creativo” (vedi). L’effetto è un sotto-utilizzo delle tecniche e degli strumenti che potrebbero facilitare la produzione e la circolazione di buoni argomenti.

G_Foto 11nov2009 018

Il progetto (sospeso) di sistemazione di via Libertà (foto dell'11 novembre 2009)

[5] Vediamo di fare un po’ di sintesi sugli orientamenti emersi “nel merito”. Alcune affermazioni scaturite dal dibattito hanno ottenuto un consenso molto ampio, quasi universale. E’ stato proprio uno dei residenti di via Barella, consenziente all’abbattimento-sostituzione degli alberi di quella via, ad affermare: “Penso che nessuno sia favorevole al modo in cui le piante sono state manutenute in questi anni” – considerazione condivisa da tutti i presenti (valore massimo all’applausometro!). L’interramento dei cassonetti e l’adozione di un sistema di stoccaggio a scomparsa è un’altra di quelle soluzioni che è stata evocata e che ha ottenuto un generale apprezzamento (il Comune di Vignola ha ottenuto di recente un finanziamento per realizzare una di queste isole interrate – plausibilmente da collocare nel centro storico). Ugualmente convincente è la considerazione che via Libertà e via Matteotti debbono costituire un progetto integrato, essendo la seconda lo sbocco della prima in direzione del centro della città. E’ stato quindi precisato che l’interramento delle tubazioni di teleriscaldamento al centro della strada non danneggerà gli alberi ai lati. Queste ed altre considerazioni suggeriscono – a mio modo di vedere – di approfondire l’ipotesi della messa a senso unico di via Libertà (con l’eccezione, forse, del tratto tra via Circonvallazione e la caserma dei Carabinieri), salvando in tal modo sia le due file di alberi, sia la “dotazione” di funzioni del nuovo progetto (marciapiedi rifatti, ciclabile, posti auto). Si tratta di un’opzione peraltro già prevista nel primo Piano Urbano del Traffico (approvato alla fine degli anni ’90). Probabilmente, avendo una sede stradale di poco più di 10 metri di larghezza, questa soluzione consentirebbe di avere un marciapiede risistemato su entrambe i lati (di cui almeno uno in grado di consentire la circolazione dei disabili), una pista ciclabile (2,20 metri), un parcheggio lineare (2 metri) ed una carreggiata da 4 metri (un riferimento – certo non identico – è la sistemazione di via Caselline o di via della Pace).

G_Foto 11nov2009 027

Il progetto (sospeso) di risistemazione di via Libertà (foto dell'11 novembre 2009)

Certo, quest’opzione richiede la decisione coraggiosa di risistemare la viabilità in un settore più ampio che la sola via Libertà. Ma sappiamo che se tale scelta non la si compie oggi, con quest’intervento, difficilmente potrà essere compiuta in un futuro “accessibile” (entro 10-15 anni). E’ su questa visione del futuro della città, sulla capacità di esplicitare in modo trasparente i vincoli e le opportunità dell’azione amministrativa (risorse in bilancio, alta complessità ma grande valore duraturo nel tempo della scelta di oggi) e della capacità di convincere i cittadini della qualità di questa “visione” che si misura la qualità di un amministratore. Difficile pensare di cavarsela dicendo semplicemente loro: fate un po’ voi (su questo il sindaco Daria Denti risulta tutt’altro che convincente).

11 Responses to Via della Partecipazione. Verso l’epilogo

  1. sergio sme ha detto:

    quindi, oltre a “paratecipare” a questa battaglia ( anche se il termine non mi piace)… cominciamo in un angolino del cervello a pensare a quel che sarà dell’area dell ex mercato…prossima tappa della riqualificazione di Vignola a cura dell’amministrazione comunale. Non facciamoci trovare impreparati e senza idee.

  2. marcello ha detto:

    a proposito di percorsi partecipati consiglio la visione di un film di Eric Rohmer intitolato mi pare ‘il sindaco e la mediateca’. Potrebbe essere proiettato prima di ogni percorso analogo di gestione del consenso

  3. sergio sme ha detto:

    anche “Il pranzo di Babette” !
    ps: scusa andrea P se banalizziamo un po’ il tuo forum…ma anche questa è cultura dai!

  4. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Il film che segnala Marcello è “L’albero, il sindaco e la mediateca” (L’arbre, le maire et la médiatèque) di Eric Rhomer (Francia, 1993). In effetti il tema è quello: “In un villaggio della campagna francese il sindaco Dechaumes è riuscito a fare passare il progetto di una prestigiosa mediateca, con teatro all’aperto e piscina annessa che, a suo dire, rivitalizzerebbe la zona, altrimenti destinata ad un inevitabile declino. Il maestro elementare, Marc Rossignol, si fa strenuo difensore dell’integrità ambientale del luogo e soprattutto della sopravvivenza di un albero secolare, che la realizzazione del progetto finirebbe per sacrificare. Dechaumes ha dalla sua parte l’appoggio del potere centrale e punta sulla realizzazione dell’opera per il futuro della sua carica politica. Una giornalista arriva al villaggio per preparare un servizio su tutta la faccenda, che però il direttore del giornale snaturerà. Imprevedibilmente, infine, per motivi che sfuggono al controllo dello stesso Dechaumens, tutto il progetto viene accantonato. Il film si conclude con un “coro” in cui i principali protagonisti della vicenda (il maestro, il sindaco, gli abitanti del villaggio) celebrano la conclusione della vicenda come una propria vittoria.” Varrebbe la pena proiettarlo pubblicamente! Per la recensione completa del film (redatta da Adriano Piccardi, Cineforum, n.329, settembre 1993) vedi:
    http://www.municipio.re.it/manifestazioni/ufficio_cinema/archivio_schede/schede_tutte/Rohmer/AlberoSindacoMediateca.htm

  5. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Altra annotazione. In risposta ad una domanda di Sergio, il sindaco ha detto che se fosse stata convinta della bontà del progetto sarebbe “andata avanti” (ovvero non avrebbe bloccato il progetto ed avviato un percorso partecipato). Che dire? Bisogna solo non dimenticare che Daria Denti quando venne elaborato il progetto era assessore ai lavori pubblici. Inoltre ha affermato: “A me non serve la ciclabile … Serve che [la via] sia funzionale ai cittadini”. Questa sorta di “agnosticismo” rappresenta un modo singolare di interpretare il ruolo di amministratore! Invece alla domanda sul perché l’amministrazione comunale non difende il verde pubblico e dunque anche quegli alberi proprio non ha risposto!

  6. sergio sme ha detto:

    Visto che mi quoti vorrei sottilineare una cosa che forse è sfuggita nel mio discorso: Io sono favorevolissimo alla partecipazione ma pretendo anche delle linee guida da parte di chi mi amministra. Il carisma, la competenza e la lungimiranza fanno la differenza nella personalità di un politico. Io mi aspetto idee e progetti sui quali discutere non una posizione di attesa. Anche i due progettisti sono apparsi a volte imbarazzati sul loro lavoro e sulla loro posizione – erano un po’ sulla graticola – e a difendere posizioni che forse non condividono. Per quanto riguarda Daria, il fatto che fosse co-respondabile della prima parte del progetto, lascia comunque spazio ad una rivisitazione dello stesso o delle sue idee (e questo sarebbe apprezzabile), ma che lei sarebbe andata avanti se avesse ritenuto valido il progetto a prescindere dalla volontà dei cittadini…questo non è un granchè… perchè Vignola non è sua…lei è il sindaco, che è diverso mi pare. Giusto?

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Condivido in pieno. Il punto non è se un politico possa o meno cambiare idea, ci mancherebbe. E’ un’esperienza che – per fortuna – tutti facciamo nella vita. La questione è che il ruolo di amministratore pone l’obbligo di avere una “posizione” che, per il livello di informazione che un amministratore ha (pensiamo che un cittadino deve farsi un’idea in un’incontro di un paio d’ore su temi su cui l’amministratore ci ha studiato e si è confrontato per mesi), dovrebbe essere in grado meglio di interpretare l’interesse di medio-lungo termine della comunità. Ed è su questa posizione che l’amministratore si confronta e prova a convincere i suoi concittadini (rimanendo disposto ad apprendere da questo confronto). Questo significa amministrare bene. Questo è il “profilo alto”. Certamente è più facile dimostrare indifferenza (o “neutralità”) ed uscirsene con affermazioni che possono essere tradotte con un’esortazione, rivolta ai cittadini, del tipo: “fate un po’ voi”. E’ un modo un po’ troppo facile per strappare l’applauso ed ha “costi” che si scaricano sulla comunità del futuro. Comunque, mi sembra che la VERA questione decisiva oggi non sia più solo la difesa degli alberi (un obiettivo che oggi, grazie alla mobilitazione di tanti cittadini, ha un po’ più di credito rispetto a dieci mesi fa), ma piuttosto l’intervento sulla viabilità con la messa a senso unico di via Libertà. Oggi il tema è diventato: è fattibile? a quali condizioni? con che tempi? cosa comporta per il progetto di sistemazione della via? Invocare la partecipazione e poi non dare risposta a questo quesito (emerso con una certa nettezza anche nell’incontro dell’11 novembre) significa inevitabilmente prendere in giro un po’ di gente …

  7. sauro ha detto:

    Sto seguendo con interesse la vs. esperienza sulla via della partecipazione e devo farevi i complimenti per i risultati che state ottenendo e il vero confronto tra cittadini e progettisti. Anche se sono di Spilamberto ho partecipato alla passeggiata fatta dai cittadini il 30 ottobre per vedere come si svolgeva questa iniziativa, mi è piaciuta molto, gli sviluppi li sto seguendo sul blog, mi piacerebbe che questa esperienza venisse esportata anche a Spilamberto dove c’è una giunta che decide all’interno dell’ufficio del Sindaco perchè la loro convinzione è quella che se hanno ottenuto i voti devono decidere. L’esperienza delle ultime elezioni a Vignola insegna tutt’altro.

  8. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Oggi, presso la biblioteca Auris per il Planning for real, uno dei residenti di via Libertà mi ha raccontato della sua partecipazione alla riunione del gennaio 2009. In quell’incontro alcuni dei partecipanti fecero interventi accesi contro gli alberi, chiedendone il taglio. Altri non erano convinti, ma non se la sentirono di intervenire. Solo nei giorni successivi, ripensando a quella decisione, maturarono la consapevolezza che la dinamica dell’incontro li aveva indotti ad accettare qualcosa di cui non erano convinti. Comunque sia, è evidente che un progetto complesso come quello di via Libertà (e via Barella) non può essere trattato nell’incontro di una serata. Occorre dare il tempo ai cittadini di “maturare” un’opinione – cosa che “viene meglio” nel confronto con altri ed assistendo o partecipando ad un confronto di argomentazioni!

  9. Alvaro ha detto:

    Perchè continuate a raccontar balle. Forse per darvi un identità politica che altrimenti sarebbe vuota? Anche voi non fate l’interesse del cittadino ma il vostro. In biblioteca in origine sono state persentate diverse opzioni progettuali, nessuna ha convinto fino in fondo e l’amministrazione si era impegnata a presentare una nuova proposta in cui si piantavano significativamente più alberi di quanti se ne abbattevano… poi c’è stata la campagna elettorale… e tutto si è confuso…
    E non è vero che abbia preso il sopravvento la voglia di abbattere a causa dei danni alle recinzioni. La discussione è stata semplicemente: meglio + alberi ma nuovi e una nuova pista ciclopedonale o meglio lasciare i vecchi alberi e un semplice marciapiede. lo stesso a onor del vero è stato anche per l’amministrazione il cui sindaco ha esordito dicendo che lui era più per mantenere che per abbattere ma che voleva discuterne civilmente con i cittadini. Non è che ci sono cittadini a cui non piacciono gli alberi e altri che li abbracciano. Magari qualcuno vorrebbe sostituire i vecchi spesso malati con molti di più ben piantati e mantenuti. Quindi noi quella sera non abbiamo dato nessuna carta bianca all’amministrazione che anzi aveva detto che prima della estate avrebbe sviluppato uno studio di fattibilità per rendere alberate tutte le laterali di via libertà. Perchè non proponete piuttosto questo! Laterali tutte a senso unico con pedonali ed alberi e via libertà lasciatela com’è, ma le laterali sono molto peggio. Ma secondo me anche voi fate solo battaglie un pò di bandiera e poco di sostanza visto che questa proposta non l’ho sentita da voi!
    Quindi smettetela di dire che rappresentate i cittadini e limitatevi alla rappresentanza di voi stessi che allora diventa rispettabile anche se magari non condivisibile in toto.

  10. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Ciao Alvaro, non è mia abitudine raccontare balle e non penso di averne raccontate in riferimento alla vicenda di via Libertà. Parlo ovviamente per me, essendo che dietro a questo blog ci sono semplicemente io: Andrea Paltrinieri, con la mia faccia, la mia storia, le mie idee. Da questa parte, dunque, non c’é nessun “noi”. Né tantomeno un “noi” che si arroga la pretesa della rappresentanza dei cittadini. Come è chiaro a tutti, i cittadini hanno opinioni diverse in merito a come sistemare via Libertà (di cui la vicenda degli alberi costituisce un aspetto – importante, ma solo un aspetto). Io non ero presente all’incontro di gennaio 2009 dove il sindaco ed i tecnici comunali hanno presentato il progetto. Non c’ero, ma ci sarei stato se solo fossi stato informato dell’iniziativa. Allora ero consigliere comunale, ma il sindaco si “dimenticò” di avvisarci (una prassi diffusa, in verità). La dinamica di quella riunione la posso solo ricostruire dai racconti dei diversi partecipanti. E confesso che ancora oggi non mi è chiaro come andò. Ho però aderito volentieri all’iniziativa “Non il mio nome” in difesa dei tigli di via Libertà, per un semplice motivo. Quegli alberi, oltre a provocare dei danni, producono anche dei benefici (microclima, ombra, assorbimento anidride carbonica, valore estetico). Togliere 80-90 alberi di quelle dimensioni e ripiantare, anche lì vicino, alberelli alti tre metri non significa aver mantenuto un equilibrio. Alcune funzioni vengono perse, almeno fino a quando quegli alberi non saranno ricresciuti (diciamo tra vent’anni). Il ragionamento, semplice, semplice, è questo: prima di mettere mano a quegli alberi (per abbatterli ed eventualmente spostarli altrove), cerchiamo di capire quali benefici producono oggi. Mi sembra che oggi, anche grazie al dibattito intervenuto, più gente rispetto al passato riconosce l’importanza di salvare quegli alberi.
    Per quanto riguarda l’intervento di riqualificazione delle vie laterali, hai ragione. Sta bene fatto. Così come sta bene qualche albero piantato in quelle vie. C’é un tavolo di progettazione aperto ed è una richiesta che è opportuno avanzare. Non c’é alcuna “contraddizione” tra il voler richiamare l’attenzione sugli alberi di via Libertà ed il proporre nuovi alberi nelle vie laterali. Un cordiale saluto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: