Sciatteria istituzionale al Consiglio dell’Unione Terre di Castelli?

L’episodio è avvenuto nella seduta di giovedì 29 ottobre del Consiglio dell’Unione Terre di Castelli. Ed è un episodio di mancato rispetto delle regole che presiedono al funzionamento del Consiglio ed in particolare di negazione delle prerogative (dei “poteri”) attribuite ad ogni singolo consigliere comunale. L’episodio ha riguardato Simone Pelloni, consigliere di minoranza appartenente al gruppo consiliare “Cittadini insieme nell’Unione” (e che fa parte del gruppo Lega Nord in consiglio comunale a Vignola). Visti questi ingredienti l’impressione che un osservatore ne ricava è che le norme che presidono al funzionamento dell’istituzione-consiglio non siano state seguite per ragioni politiche. Ma anche fosse solo per disattenzione o “leggerezza interpretativa” o convenienza del momento la cosa non sarebbe meno grave. In ogni caso è decisamente opportuno recuperare quanto prima una corretta “impostazione”. Preciso, a scanso di equivoci, che la cosa che mi preme evidenziare è la tutela delle prerogative di chi siede in consiglio (ovvero il pieno rispetto del Regolamento che l’Unione Terre di Castelli si è data), indipendentemente dal fatto che si tratti di consigliere di maggioranza o di minoranza. Diverse volte in passato sono stato testimone di comportamenti delle minoranze non rispettose delle istituzioni – ho in mente diversi episodi di abbandono dell’aula al fine di far mancare il numero legale. Ma so bene che per difendere credibilmente le istituzioni (e le regole che presiedono al loro funzionamento) questa difesa non deve essere a senso unico. Ogni cittadino dovrebbe apprezzare il fatto che le istituzioni non vengano utilizzate o piegate per fini politici (e sentirsi rassicurato da questo). Il loro corretto funzionamento è garanzia per tutti.

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Gonfaloni (foto del 22 novembre 2008)

Il “caso” riguarda la presentazione di un “ordine del giorno” (a tema l’organico della polizia municipale), redatto dal consigliere Pelloni e da lui presentato affinché fosse discusso nel primo consiglio comunale in programma. L’ordine del giorno è stato dunque correttamente protocollato il 23 ottobre. Il Consiglio dell’Unione successivo si è tenuto il 29 ottobre, ma del punto proposto dal consigliere Pelloni non c’è traccia. Ed ovviamente di questo – a ragione – il consigliere Pelloni si è lamentato, dentro e fuori l’aula.
Veniamo al Regolamento. Che recita, all’art. 47: “1. I Consiglieri possono presentare interrogazioni ed interpellanze, ordini del giorno e mozioni, e proporre risoluzioni, su argomenti che riguardano direttamente l’attività del Comune o che interessano, in senso generale o su temi particolari, la vita politica, sociale, economica e culturale della popolazione. 2. Gli ordini del giorno, mozioni e proposte di risoluzioni su fatti particolari rilievo, sono presentati almeno 24 ore prima della seduta, al Sindaco.” Pelloni ha presentato il suo “ordine del giorno” non 24 ore prima, ma qualche giorno prima. Dunque il punto doveva essere inserito all’ordine del giorno del consiglio del 29 ottobre. Ma anche si rubricasse il testo del consigliere Pelloni (più correttamente) come “mozione”, il Regolamento del consiglio ugualmente non lascia scampo (art.52): “La mozione viene iscritta all’ordine del giorno della seduta immediatamente successiva a quella di presentazione.” Queste sono le norme che l’Unione si è data nel proprio Regolamento. Ed a queste norme non deve essere possibile derogare se non in casi eccezionali, con adeguate motivazioni e con il consenso di tutti (almeno fino a quando il Regolamento non viene modificato). E queste norme il Presidente del Consiglio dell’Unione – che è figura di garanzia e non di parte – è tenuto a far applicare. Anche si fossero consultati i capigruppo consiliari (anche si fosse consultato il Presidente della Repubblica!) non vi è modo per legittimare una decisione (il non inserimento, la non discussione) che contrasta con le norme regolamentari.
Oggi la gestione della macchina “istituzionale” dell’Unione Terre di Castelli è indubbiamente più complessa rispetto a qualche mese fa. Il passaggio da 5 a 8 dei comuni associati e, per la prima volta, l’eterogeneità politica delle amministrazioni coinvolte (delle 8 una è di centrodestra, l’altra è “civica”) si traduce inevitabilmente in una maggiore complessità. Pur in un quadro oggettivamente “più impegnativo” occorre in ogni caso salvaguardare il rispetto delle istituzioni e delle norme che ne ordinano in funzionamento. E’ un passaggio che va chiarito al più presto, anche per evitare di dare l’impressione di “sciatteria istituzionale” o dell’uso delle istituzioni per fini di parte.

2 Responses to Sciatteria istituzionale al Consiglio dell’Unione Terre di Castelli?

  1. Ricci Giovanni ha detto:

    Quanto ha scritto Andrea, e non ho ragione di dubitarne, è un fatto grave. Grave anche perchè si ha l’impressione che il tutto stia dentro a un clima politico non sereno e che sembra coinvolgere anche il consiglio comunale di Vignola. All’interno del CC di Vignola ci sono quattro forze, due dichiaratamente di opposizione, quelle che fanno riferimento a partiti nazionali e che, se non vinceranno alle elezioni o in presenza di ribaltoni, saranno all’opposizione anche in futuro, perchè la loro posizione è innanzitutto ideologica. Poi ci sono due liste civiche che personalmente preferisco definire di minoranza. Le lista civiche per loro definizione sono liste di cittadini nate per problemi e obiettivi definiti territorialmente, insomma non hanno riferimenti partitici univoci. Vignola cambia si è presentata alle elezioni su due grandi temi: partecipazione e territorio. Il risultato elettorale ha pemiato la lista ed ha tolto, checchè ne dica il capogruppo del PD, la maggioranza degli elettori al suo partito. Ora mi pare evidente che la Chiara Smeraldi persegua gli obiettivi per i quali si è presentata in campagna elettorale. Meno evidente mi sembra l’atteggiamento dell maggioranza che, al di là di formalissima, almeno per ora, disponibilità, in realtà per ora ha detto solo dei no: no al consiglio d’amministrazione della Patrimonio, no all’apertura a tenici nelle commissioni consiliari, tecnici di cui per altro la maggioranza fa amplissimo uso. Per rispondere alle proposte fatte non occorre cambiare la Costituzione, ma semplicemente un regolamento comunale per le commissioni e uno statuto per quel che riguarda la Patrimonio. Finora si è risposto decisamente no, senza prendere politicamente atto che non ci sono più, dal punto di vista elettorale, maggioranze assolute. Anzi si usano nelle commissioni e in CC toni al limite dell’arroganza e della saccenteria se non dell’intimidazione. Ora vorrei che i toni si smorzassero, che se tutti vogliamo realmente partecipazione e trasparenza, tutti cercassimo insieme gli strumenti perchè questo avvenga. Le liste civiche nascono e muoiono su problemi specifici;se tra cinque anni ci saranno ancora tredici liste, tutti, maggioranza e minoranza, avranno perso ma soprattutto avrà perso Vignola. Quindi non chiudiamoci a riccio, non usiamo toni minacciosi ma per una volta chiediamo condivisione, sgombrando il campo da sospetti e incomprensioni. Non umiliamo il CC facendone un vuoto strumento di ratifica. Non diamo l’impressione ai molti cittadini che partecipano alle sedute del CC e delle commissioni che il tempo impegnato è inutile, perchè comunque tutto e sempre è già deciso.
    Il tempo delle primarie è finito finalmente, e per me, finalmente ha vinto Bersani, ora speriamo al più presto di trovare anche il PD vignolese, perchè in assenza di interlocutori politici, tutto si risolve nel palazzo comunale e questo non è un bene nè per i vignolesi nè per il PD stesso.

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Oggi, 4 novembre, il Presidente dell’Unione, Francesco Lamandini, ed il Presidente del Consiglio dell’Unione, Tiziana Flandi, hanno replicato con un comunicato stampa al consigliere dell’Unione Simone Pelloni, in merito alla vicenda trattata in questo post. Scrivono: “Il 22 Ottobre, alle 18.50, Pelloni protocollò due ordini del giorno. L’Ufficio di Presidenza (organo che definisce gli argomenti da trattare nelle sedute del Consiglio, composto del Presidente del Consiglio e dai quattro Capigruppo), era previsto per le ore 20.30 dello stesso giorno, durante la pausa di una riunione iniziata alle ore 19, riunione alla quale il Consigliere Pelloni era presente come era presente il suo Capogruppo di riferimento (Chiara Smeraldi), la quale comunque non riportò le esigenze del consigliere all’Ufficio di Presidenza. Come mai Pelloni, sapendo di aver presentato degli O.d.G. così al limite non ha informato il Capogruppo o il Presidente del Consiglio in quell’occasione? Come mai Pelloni gioca sempre al limite o anche fuori dal limite dettato dal Regolamento? Forse il problema non è il rispetto delle regole ma la sua volontà di non comunicare con il proprio Capogruppo e con il Presidente del Consiglio. Ci auguriamo vivamente che questo sia dovuto all’inesperienza.” Il concetto di “giocare al limite” è un concetto sfuggente e, per dir la verità, giuridicamente irrilevante. L’impressione è che serva a coprire l’imbarazzo. La questione sta in poco posto. O Pelloni ha rispettato le norme, o non le ha rispettate. Tertium non datur. Stando a quanto fissato dal Regolamento del Consiglio dell’Unione, l’ordine del giorno presentato dal consigliere Pelloni andava iscritto al consiglio successivo alla sua presentazione (avvenuta il 22 ottobre), dunque quello del 29 ottobre. Non risulta che il Regolamento preveda, al proposito, un potere di decidere diversamente in capo all’Ufficio di Presidenza (od al singolo capogruppo). Non risulta che il Regolamento richieda al consigliere proponente una qualche ulteriore comunicazione o contrattazione. L’iscrizione del punto all’ordine del giorno del consiglio non è un “favore” che viene concesso al consigliere Pelloni, ma la conseguenza di una sua “prerogativa”, di un suo “potere” sancito dalla legge e precisato, nelle modalità, dal Regolamento. Se non è così lo si dimostri, con il regolamento alla mano però. Dopo questo comunicato stampa debbo quindi rettificare la mia valutazione. Non di “sciatteria” (trascuratezza) si tratta, bensì di arroganza. Piccola, ma pur sempre arroganza.

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