Vignola Patrimonio e oltre. Il tema della governance

Nel consiglio comunale del 28 ottobre sono state portate all’approvazione due delibere relative a VignolaPatrimonio Srl, la società patrimoniale istituita dal Comune di Vignola. Del contenuto delle due delibere ho già riferito, essendo queste state presentate e discusse precedentemente in commissione consiliare (vedi). La discussione si è però sviluppata non tanto sul contenuto della delibera in oggetto (n.2 all’ordine del giorno: Autorizzazione del socio all’acquisto della nuova sede della farmacia comunale), ma sui dispositivi di “governo” della società patrimoniale, ovvero sulle leve di indirizzo e di controllo che l’amministrazione comunale (sindaco, giunta, consiglio comunale) può manovrare. La richiesta che tutte le forze di opposizione avanzano all’unisono è quella di rafforzare la trasparenza gestionale per il tramite di organismi di governo (consiglio di amministrazione) e di controllo (collegio dei revisori) collegiali, in cui possa sedere anche un “rappresentante” delle minoranze, superando così l’attuale soluzione dell’amministratore unico e del revisore unico. Grazie ad alcuni interventi la discussione ha imboccato una strada promettente, che può (forse) portare ad una revisione condivisa del sistema di governance ed accrescere così le chances di politiche di gestione del patrimonio al tempo stesso efficaci e trasparenti.

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Via Gandhi nei pressi del centro commerciale Marco Polo (foto del 3 ottobre 2009)

[1] Nell’ora circa di dibattito a cui ho assistito sono stati 11 gli interventi sul tema. Li cito nell’ordine: Fiorini (Lega Nord), Bazzani (PdL), Masetti (PD), Ceci (PdL), Rubbiani (Città di Vignola), Castagnini (PD), Smeraldi (VignolaCambia), Pelloni (Lega Nord), Cassani (PD), Succi (PD), Rabitti (PD). Soprattutto tre di questi, a mio vedere, hanno fornito argomenti o “visioni” utili ad uscire dall’empasse del “muro contro muro” che rischia di contraddistinguere, su questo punto, il rapporto tra maggioranza ed opposizione. Rossella Masetti (PD) ha messo un po’ d’ordine, con piglio professionale, in un dibattito che rischiava di svilupparsi in modo confuso, dunque poco produttivo, ricordando alcune cose. Innanzitutto che il tema della “partecipazione dei cittadini” può essere meglio declinato cercando di rafforzare i poteri del Consiglio Comunale (organo rappresentativo elettivo) piuttosto che inserendo un consiglio di amministrazione (con rappresentante delle opposizioni) in vece dell’amministratore unico (vedremo dopo quanto è solido questo argomento). In secondo luogo ricordando che l’anomalia di una società commerciale per gestire patrimonio pubblico viene “addomesticata” sia per il fatto che, nel caso vignolese, il Comune è socio unico (non vi sono partecipazioni di privati, come in altre realtà), sia per la norma di legge/statutaria che prevede il meccanismo del “controllo analogo” (che assegna al consiglio comunale esattamente gli stessi poteri di cui esso disporrebbe nel caso di una gestione interna, in house). In effetti proprio le due delibere su Vignola Patrimonio Srl all’ordine del giorno in quel consiglio comunale testimoniavano che ogni atto significativo (acquistare una sede per la farmacia piuttosto che contrarre un debito per il pagamento di lotti di terreno al Comune di Vignola) passa per un’autorizzazione del Consiglio Comunale (e può offrire, pertanto, occasione di analisi e di discussione). E’ su questi poteri e dispositivi del “controllo analogo” che potrebbe aprirsi un confronto per perfezionare e migliorare tempi e modi del controllo – anche a garanzia delle opposizioni. In terzo luogo ha ricordato, opportunamente, che lo “strumento” della società patrimoniale è uno strumento relativamente nuovo per cui è certamente auspicabile una riflessione che porti ad un miglioramento dell’adattamento al contesto politico-istituzionale dell’ente locale.

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Logo del centro commerciale Marco Polo (foto del 24 ottobre 2009)

Immediatamente dopo c’è stato l’intervento di Giancarlo Ceci (PdL) che ha scompaginato un po’ le carte e, in tal modo, ha aperto un possibile varco verso un terreno d’intesa. Da un lato Ceci ha affermato che potrebbe andar bene anche il “revisore unico”, a patto però che ad indicarlo siano chiamate le opposizioni. Ha ricordato, inoltre, che una tale soluzione è già in vigore (e per tre “mandati”) presso l’Unione Terre di Castelli. Dall’altro lato ha messo in discussione l’efficacia del controllo (dunque anche del “controllo analogo”) che le forze politiche di opposizione, siedendo solo in consiglio comunale, possono effettivamente esercitare. Il controllo che può essere esercitato dal consiglio comunale è giocoforza un controllo a posteriori, dunque scarsamente efficace. Sul versante della maggioranza la prospettiva delineata da Ceci ha trovato accoglienza favorevole – fatto tutt’altro che scontato. Personalmente ho apprezzato l’intervento di Guerrino Cassani (PD) che si è dichiarato d’accordo con la proposta del revisore unico indicato dall’opposizione, ma ha anche ribadito che la disponibilità ad accogliere questi suggerimenti non risponde tanto all’esigenza di soddisfare le esigenze dell’opposizione, ma di soddisfare quelle della collettività (di una capacità di governo più efficace anche perché più trasparente). Individuare una prospettiva verso una soluzione di alto profilo alla questione della governance della società patrimoniale (esercizio delle funzioni di indirizzo e controllo) non vuole ancora dire adottare una siffatta soluzione. Vedremo nelle prossime settimane se questo avverrà davvero. La cosa interessante del dibattito è che, soprattutto grazie ad alcuni interventi, si è avuta l’impressione che possa essere a portata di mano un reale terreno d’intesa tra maggioranza ed opposizione, ovvero che, seppur faticosamente, si possa arrivare a condividere in primo luogo una mappa dei problemi della governance locale (vedi), quindi la ricerca vera di una soluzione soddisfacente (almeno in modo relativo) per tutte le parti.

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Ingresso centrale del centro commerciale Marco Polo (foto del 24 ottobre 2009)

[2] Proprio la “vicenda” dell’autorizzazione, da parte del socio unico-Comune di Vignola, all’acquisto della nuova sede della farmacia comunale può offrire qualche riflessione utile a mettere in luce la posta in gioco associata al dispositivo di governance locale. Mette in luce anche i limiti della prospettiva del “controllo analogo”. In effetti, se pensiamo alla scarsa capacità di controllo che il consiglio comunale esercita ordinariamente sull’esecutivo risulta evidente che il “controllo analogo” non è, né può essere, una risposta rassicurante – tanto per i consiglieri di minoranza, quanto per quelli di maggioranza. Mi sembra che ciò sia testimoniato proprio da questa delibera. Vediamo perché. L’avviso pubblico per la ricerca di una nuova sede per la farmacia comunale è del 12 maggio 2009 ed è stato emanato dall’amministratore unico di Vignola Patrimonio che ha, con tale atto, anche fissato i requisiti per l’immobile che si cercava (vedi). Ad esempio è specificato nell’avviso che l’immobile deve essere “ben visibile dalla viabilità” – criterio che fa pensare ad una sede ubicata lungo le principali arterie di scorrimento. Poteva, in aggiunta od in alternativa, essere indicato come criterio il fatto che era da ritenersi preferita un’ubicazione “baricentrica” rispetto al comparto n.5 della pianta organica delle farmacie di Vignola. Poteva, ma non lo è stato. Il fatto è che i due criteri prefigurano due diverse scelte (anche politiche) di mission per la farmacia comunale: la prima maggiormente orientata alla valorizzazione commerciale, la seconda al servizio del quartiere. Legittime entrambi, ma opportuno esplicitarle. Anzi, l’iter seguito evidenzia che questi aspetti sono sottratti alla discussione ed alla decisione del consiglio comunale e stanno, invece, esclusivamente in capo all’amministratore unico. Qui è in gioco il potere di indirizzo e di “controllo in itinere”. Ma che il ruolo del consiglio comunale risulti oggi assolutamente marginalizzato rispetto alle questioni di Vignola Patrimonio lo si evince anche da un altro aspetto di questa delibera. La delibera approda in consiglio comunale il 28 di ottobre. Teoricamente il consiglio comunale potrebbe non concedere l’autorizzazione all’acquisto. E’ tuttavia singolare come presso l’area commerciale Marco Polo i locali della nuova farmacia siano già “contrassegnati” – segno perlomeno di un’aspettativa (vedi la foto sottostante).

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Sulla sinistra la nuova sede della farmacia comunale presso il centro commerciale Marco Polo (foto del 24 ottobre 2009)

Queste due considerazioni rendono evidente che quando le opposizioni (Ceci, Rubbiani, Smeraldi, Fiorini, Pelloni) nei loro interventi evidenziano che il potere di indirizzo e di controllo del consiglio comunale è generalmente inefficace non stanno affermando una cosa peregrina. L’impressione, dunque, è che questo dibattito riuscirà davvero a fare passi in avanti nel momento in cui tutti (maggioranza e opposizione) riconosceranno che qui sta uno dei nodi critici dell’attuale sistema di governance. Ovvero che il potere di indirizzo e controllo esercitato dal consiglio comunale, tanto in generale, quanto per quelle parti di attività “esternalizzate” negli enti di secondo grado (e ci mettiamo, oltre a Vignola Patrimonio, anche l’ASP, l’Unione, la Strada dei Vini e dei Sapori, il Consorzio del parco regionale di Roccamalatina, ecc.; problematiche analoghe si hanno con le società di servizi pubblici locali come HERA, AMO, ecc.) è davvero alquanto limitato. Riconoscere l’esistenza del problema è il primo passo per risolverlo.

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La "vela" del supermercato Conad presso il centro commerciale Marco Polo (foto del 24 ottobre 2009)

[3] La discussione sui meccanismi di governo di Vignola Patrimonio è interessante proprio perché si tratta di uno dei segmenti in cui è frammentato il sistema della governance locale. Sono da tempo convinto che questo sia uno dei “nodi critici”, in genere però neppure percepito come tale. Tuttavia negli ultimi 10-15 anni il processo di “esternalizzazione” e di creazione di enti di secondo livello ha portato sempre più il Comune a configurarsi come una sorta di holding che “controlla”, in modo più o meno forte, una serie di enti a cui è affidata la realizzazione di attività, programmi, gestione impianti – tutte cose fondamentali per il territorio e la qualità del vivere locale (vedi). Epperò l’organizzazione dei “dispositivi di governo” (meglio: di governance) non ha tenuto il passo con questa articolazione e complessificazione del “sistema locale”. Il sistema dei partiti, in primo luogo quelli che da tempo governano questa città, ha rinunciato a pensare questi temi. Se dal dibattito sul “governo” di Vignola Patrimonio potesse rinascere l’attenzione su questi aspetti sarebbe comunque una cosa positiva. Per quello che vale vorrei esprimere la mia opinione in merito ad alcune linee guida, in parte già emerse nel dibattito consiliare del 28 ottobre, per la definizione del sistema di governo di Vignola Patrimonio (& C.). Ovunque è possibile revisore unico, ma affidandone l’indicazione alle opposizioni. Mantenimento dell’amministratore unico (soluzione che io sarei per generalizzare – dall’ASP a tutti gli enti similari – a condizione che la nomina avvenga sulla base di criteri di professionalità rigorosamente certificabili) ed individuazione di meccanismi in grado di consentire al consiglio comunale di recuperare capacità di indirizzo e controllo. Il che significa “più trasparenza” e più partecipazione in tutte le fasi della formazione degli orientamenti e delle decisioni.

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3 Responses to Vignola Patrimonio e oltre. Il tema della governance

  1. Monica Maisani ha detto:

    Mi inserisco nella discussione su di un tema già ampiamente snocciolato, ma sul quale penso occorra fare ancora qualche riflessione. Le mie riguardano sia il merito ( cosa fa la Vignola Patrimonio?) sia il metodo ( come opera e come viene controllato il suo operato dai cittadini?). Sul primo punto esprimo ancora tutte le mie perplessità riguardo alla c.d. “mission” della società : gestire servizi pubblici, gestire opere pubbliche e gestire il patrimonio del Comune di Vignola. Posto che sui primi due punti non vedo perchè non si potesse continuare come si è fatto sino ad ora , è sul terzo punto , e cioè sulla gestione patrimoniale,che l’argomento si fa spinoso. Credo che non sia di poco conto riconoscere ad un ente pubblico una vocazione speculativa in campo edilizio. Seppure attraverso uno strumento del diritto privato ( una s.r.l. appunto) di fatto diamo per scontato che fare affari ( così sono stati definiti da un dirigente comunale ) con le lottizzazioni rientri tra gli scopi di un ente pubblico. Comprare dei terreni dal Comune di Vignola e poi rivenderli come Vignola Patrimonio dopo aver proceduto alla lottizzazione è del tutto confacente con gli interessi dei cittadini vignolesi: che c’è di male? Con i soldi guadagnati ( pecunia non olet!)possiamo occuparci dei problemi dei cittadini e fornire loro servizi e opere pubbliche. Ma siamo veramente sicuri che questa operazione corrisponda agli interessi dei cittadini e che la gestione di beni e interessi comuni debba passare attraverso logiche privatistiche e di mercato? E che dire del consumo di territorio che diventa un mezzo per raggiungere scopi non privati ma pubblici? Sono forse considerazioni troppo sofisticate e moraliste? Dove è finita l’etica pubblica? In un momento come questo in cui è palese il fallimento del mercato noi ci buttiamo “anima e ‘ccore ” negli affari! Siano poi sicuri che ci convenga dal punto di vista economico? Intanto quei terreni per ora rappresentano un costo per la Vignola Patrimonio visto che per pagarne il prezzo , non avendoli ancora “valorizzati”,deve richiedere un finanziamento. Di questi tempi poi! Ma veniamo al secondo punto: Il c.d. ” controllo analogo”. Se il Consiglio comunale pensa di poter esercitare sulla Vignola Patrimonio lo stesso controllo che esercita sugli altri servizi gestiti da soggetti terzi ( privati ) stiamo freschi! Qualcuno ha mai assistito ad un incontro con i rappresentanti della Multinazionale Hera per discutere di qualità e prezzo dei servizi erogati? Prendere o lasciare, cari miei!Concludo questo mio commento chiedendo di porre maggiore attenzione alla sostanza e non solo alla forma delle cose. Perchè la forma è sostanza!
    Occorrerebbe pertanto a mio avviso, se davvero si vuole mantenere in piedi questo strumento, prevedere forme di controllo più stringenti. Giusta la richiesta di un consiglio di amministrazione ( a proposito dobbiamo ancora vedere uno straccio di relazione da parte di un qualche amministratore…)
    e di un revisore unico, ma occorrerebbe anche approvare una delibera di indirizzo nella quale si preveda il parere preventivo ,obbligatorio e vincolante, sulle decisioni più importanti : vendite , acquisti, dismissioni, valorizzazioni, operazioni di finanziamento e non una mera ratifica a giochi fatti, come mi sembra sia avvenuto fino ad ora. E sarebbe bene che l’amministratore o il C.d.A. si presentasse almeno ogni tre mesi in Consiglio per riferire sul suo operato. Sbaglio o in campagna elettorale qualcuno aveva detto che avrebbe reso conto ai suoi datori di lavoro? Bene ora è venuto il momento!

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Ciao Monica, sulla vicenda di Vignola Patrimonio le minoranze, come sai, hanno posto alcune questioni. Una di queste è il loro ruolo o, per usare un termine più preciso, la loro partecipazione al “potere” di indirizzo e di controllo. Questo è un tema VERO. Dovrebbe interessare fortemente anche la maggioranza. Così almeno secondo le dichiarazioni di Guerrino Cassani (che condivido!) nel consiglio comunale del 28 ottobre. Questo è il vero nodo critico. E’ bene prenderne atto, non liquidarlo con un’alzata di spalle (qualcuno nel PD sembra avere questa tentazione) e ricercare una soluzione che coniughi efficacia e trasparenza. Io direi efficacia TRAMITE trasparenza. I ragionamenti che fanno Sergio Smerieri e Marco Bini sul blog di VignolaCambia vanno in questa direzione:
    http://vignolacambia.wordpress.com/2009/10/30/la-daria-giudiziaria-ovvero-il-dissenso-silenzioso/#comments
    Le tue considerazioni (nella seconda parte del tuo commento) enfatizzano lo stesso nodo critico: il potere di indirizzo e controllo.
    Personalmente non sono invece così contrario allo strumento della società patrimoniale come tu manifesti anche in questo commento (prima parte). La patrimoniale è un mezzo e come tale va valutato. Non è certo lei che ha il potere di determinare la politica del territorio (se alienare, quanto alienare, per farci che cosa, ecc.). Visti i vincoli del patto di stabilità mi sembra uno strumento utile – a patto di affrontare seriamente il vero nodo critico: il potere di indirizzo e di controllo. Su questo punto il dibattito si sta facendo interessante.

  3. Monica Maisani ha detto:

    Scusa se intervengo un pò in ritardo , ma vorrei ricordarti che lo stesso Dott. Chini ha ammesso che i vincoli del patto di stabilità non potranno essere aggirati dalla Patrimoniale in quanto il bilancio della stessa entrerà a far parte del Consolidato del Comune di Vignola e pertanto … non sembra che sia valsa poi la pena di fare tutta questa manovra per risparmiare un pò sull’IVA. Come ho già espresso in altri miei commenti,non sarà che dietro ai tecnicismi ( patrimoniali, project financing,finanza fredda…) si nasconda una certa difficoltà della politica a dare risposte concrete e serie ai cittadini sul merito delle questioni? Nelle ultime riunioni sul tema abbiamo visto e sentito schiere di tecnici, poche parole dal sindaco e nessuna dall’assessore competente.

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