Violenza etnica. Quale risposta?

La notizia è apparsa sulla Gazzetta di Modena di ieri, 24 ottobre: “Tenta di stuprarla in un garage”. Giovedì 22 ottobre, verso le ore 15, “una ragazza marocchina di 19 anni è stata immobilizzata da un connazionale in una palazzina di piazza Carducci. Condotta in uno scantinato, la violenza non è stata consumata solo per la reazione della vittima.” Un episodio avvenuto in pieno centro a Vignola. Ci sono diverse ragioni per cui questo episodio dovrebbe far riflettere. Proviamo a vederle.
[1] L’impressione è che sia in atto una crescita degli episodi di violenza sul nostro territorio. E’ un’impressione, ma mancano i dati per confermarla o disconfermarla. Il richiamo a “più trasparenza”, anche da parte dell’amministrazione comunale, rimane anche su questo fronte privo di conseguenze concrete. I “semplici” cittadini non hanno accesso né a dati delle forze dell’ordine (i più interessanti), né a dati di riscontro dell’attività della polizia municipale. Se guardo ai titoli dei giornali, tuttavia, l’impressione è quella di un aumento se non dei reati in generale, certamente degli episodi di violenza sulle persone. “Ubriaco accoltella l’amico alla gola” (Gazzetta di Modena, 11 maggio 2009: aggressore un cingalese, a Castelnuovo). “Pugni ai carabinieri. Arrestato clandestino” (il Resto del Carlino, 13 luglio 2009, a Vignola). “Costringe 21enne a prostituirsi, arrestato” (Gazzetta di Modena, 7 agosto 2009, un’albanese picchiava la fidanzata, rumena, per costringerla a prostituirsi, a Savignano). “Minacce con la pistola per togliergli il lavoro” (il Resto del Carlino, 23 agosto 2009, coinvolti due giovani albanesi, a Castelnuovo). “Aggredisce una ragazza al bancomat e la picchia per rubarle il cellulare” (il Resto del Carlino, 12 settembre 2009, aggressore e vittima sono marocchini, a Savignano). “Armato di pistola minaccia la cassiera e fugge col bottino” (il Resto del Carlino, 13 settembre 2009, il rapinatore è un “extracomunitario”, a Zocca). “Picchiato a sangue per rubargli un cellulare” (L’Informazione di Modena, 21 ottobre 2009, vittima ed aggressori sono “nordafricani”, a Castelnuovo). “Uccide un ragazzo albanese, preso a Guiglia” (il Resto del Carlino, 22 ottobre 2009, vittima ed uccisore sono albanesi). Ultimo l’episodio vignolese, anche in questo caso vittima ed aggressore sono stranieri (marocchini). Occorre provare a capire cosa sta succedendo. E per fare ciò non c’è altro mezzo: occorre un po’ di dati. Il fatto preoccupante, però, non è solo l’indisponibilità di dati per il comune cittadino. Anche le istituzioni non se la passano meglio – e questo è singolare però. Se il Consiglio Comunale di Vignola non ha a disposizione dei dati sugli episodi di criminalità, sui reati, sui trend in atto, come farà a decidere “razionalmente” quali politiche della sicurezza provare ad attuare sul territorio? Domanda intrigante. E se mancano i dati sull’andamento dei reati, come provare a rendicontare l’efficacia delle politiche di questo territorio degli anni passati? Lo stesso vale, ovviamente, per il Consiglio dell’Unione Terre di Castelli a cui, oggi, è affidata la delega per la polizia municipale (ma ci sono altri aspetti delle politiche di sicurezza – es. installazione telecamere – che rimangono in capo ai comuni).

Libere di correre: camminata contro la violenza sulle donne (10 maggio 2008)

Libere di correre: camminata contro la violenza sulle donne (10 maggio 2008)

[2] Molti degli episodi di “cronaca nera” riportati dai giornali vedono protagonisti cittadini stranieri. Che la presenza di cittadini stranieri si associ ad una crescita della criminalità non è una novità. Ce lo ricordano da diversi anni gli studi del sociologo Marzio Barbagli (vedi). Questi studi evidenziano che la gran parte della devianza straniera è riconducibile agli immigrati irregolari, ovvero a coloro che soggiornano in Italia senza permesso di soggiorno. Se questo è vero in generale, è però anche vero che la quota delle persone senza permesso di soggiorno sul totale degli immigrati denunciati varia in modo significativo a seconda del reato. Ci sono cioè reati commessi quasi esclusivamente da clandestini e, invece, reati commessi anche da (molti) stranieri regolari. Mentre tra gli stranieri denunciati per “furto con destrezza” gli stranieri regolari sono solo il 12% (dati 2006), tra quelli denunciati per “violenza carnale” essi sono il 38% (vedi il cap. 3 del libro citato di Barbagli). Basta però leggere anche solo i titoli delle notizie per accorgersi di un altro fenomeno: in moltissimi casi gli stranieri sono sia coloro che compiono il gesto criminale, sia la vittima. E’ vero cioè che l’immigrazione porta più criminalità. E’ anche vero, però, che gran parte di questa criminalità è “giocata” all’interno di confini “etnici”. Molti di questi episodi di violenza sono pertanto compiuti da stranieri su stranieri, spesso della stessa nazionalità. Se le cose stanno così occorre evitare un rischio purtroppo assai presente – il rischio di “due pesi, due misure”. Questo rischio è tangibile soprattutto nei casi di violenza sulle donne. Già in occasione del gravissimo episodio di violenza sessuale del 5 maggio 2008 qualche forza politica (leggi:Lega Nord) aveva avuto una reazione scomposta, chiamando “il popolo” alla difesa delle “nostre” donne, come se delle donne “degli altri” (ovvero, delle donne straniere) non importasse niente (vedi). Il rischio, detto altrimenti, è quello di un’attenzione selettiva – un’attenzione differenziata, che da l’idea che la violenza sulle donne straniere (o, più in generale, sui cittadini stranieri) sia meno rilevante che la violenza indirizzata a donne o cittadini italiani. Sarà interessante misurare quanto è diffuso questo atteggiamento ed un primo banco di prova starà proprio nelle reazioni delle istituzioni e delle forze politiche alla “tentata” violenza alla ragazza marocchina di 19 anni.

Libere di correre: camminata contro la violenza sulle donne (10 maggio 2009). Raduno conclusivo in piazza Boncompagni a Vignola

Libere di correre: camminata contro la violenza sulle donne (10 maggio 2008). Raduno conclusivo in piazza Boncompagni a Vignola

[3] Se focalizziamo l’attenzione sul fenomeno della violenza sulle donne occorre prestare particolare attenzione ad un altro dato. Sappiamo che nella maggior parte dei casi gli episodi di violenza sessuale non vengono denunciati o vengono denunciati tardivamente. Diverse sono le ragioni di ciò e tra queste un posto di rilievo ce l’ha la profonda vergogna delle vittime ed il fatto che spesso chi esercita violenza appartiene alla famiglia, alla rete parentale od alla cerchia dei conoscenti (vedi). Anche per questo la denuncia è più difficile. Le donne straniere debbono qui affrontare un handicap in più. L’uso della violenza per ottenere prestazioni sessuali è probabilmente più diffusa nelle culture di origine, spesso ancora improntate di ciò che noi definiremmo “maschilismo” e “patriarcalismo”. Diritti e norme culturali differenziate tra uomo e donna e che consentono al primo un esercizio del “potere” che sconfina nell’abuso. Della cultura non ci si sbarazza rapidamente. Il rischio è che questi modelli culturali costituiscano un ostacolo in più per le donne straniere oggetto di violenza. Un unico dato, disponibile sul web, riguarda la realtà di Carpi: nei primi otto mesi del 2006, al pronto soccorso di quella città, si sono presentate 104 donne che avevano subito violenza. Il 38 per cento erano straniere (vedi) – un fatto che segnala la gravità del fenomeno sia in assoluto, ma anche (e soprattutto) tra le donne straniere.
Anche sul tema della cultura veicolata dai nuovi immigrati tanto le istituzioni, quanto i servizi, quanto anche le forze politiche debbono probabilmente focalizzare meglio la situazione. Ricordo qualche anno fa quando, per promuovere un atteggiamento di tolleranza verso gli immigrati stranieri, i DS realizzarono una campagna comunicativa con manifesti con lo slogan “la differenza è un valore”. L’intento era buono, ma il messaggio profondamente sbagliato. Per un semplice motivo: non tutte le “differenze” (ovvero le espressioni culturali) sono da considerarsi meritevoli di essere salvaguardate (dunque non tutte le differenze sono “un valore”). Ci sono tratti culturali – ad esempio il “maschilismo” e l’atteggiamento connesso di considerare la donna una “proprietà” – che non solo non debbono ottenere riconoscimento, ma anzi debbono essere fortemente contrastati. In generale, non possiamo adottare un approccio che, anche solo alla lontana, fa pensare che vogliamo tutelare tutte le “diversità culturali”, alla stessa stregua della bio-diversità. Non tutte le espressioni culturali meritano rispetto – e la violenza è una di quelle che non lo merita. Dunque tolleranza zero.

Libere di correre: camminata contro la violenza sulle donne (10 maggio 2008)

Libere di correre: camminata contro la violenza sulle donne (10 maggio 2008)

[4] Che fare? La prima cosa è riconoscere con chiarezza, in modo esplicito, che dobbiamo affrontare un nuovo problema, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo. Purtroppo l’impressione è che su queste cose le istituzioni locali (il riferimento è a Vignola ed al suo distretto) abbiano smesso di pensare da tempo, limitandosi ad un approccio “reattivo”: quando succede il fatto si prova a fare qualcosa. Perlomeno si prova a dare l’idea che si fa qualcosa o che si vuole fare qualcosa. C’è qualcuno che può smentirmi? Ne sarei lieto. Ovviamente il tema è difficilissimo da trattare a livello istituzionale. Non bastano le norme di legge, non basta più denaro, non basta l’attivazione di nuovi servizi – sono queste le leve che di solito manovra un’amministrazione. Plausibilmente non basta il potenziamento delle forze dell’ordine, né l’assunzione di due o più agenti di polizia municipale. La presenza delle forze dell’ordine sembra poter garantire dei risultati a posteriori, in termini di raccolta di segnalazioni, di indagini, di repressione. Bisogna anche riconoscere che il fenomeno della violenza (sulle persone) e della criminalità non è omogeneo, per cui la definizione di una politica integrata di intervento dovrebbe differenziare in modo preciso i diversi “ambiti” della criminalità e per ciascuno di questi mettere a punto una strategia d’intervento mirata. Mi limito qui a svolgere due considerazioni sul tema da cui siamo partiti – la violenza sulle donne (donne italiane e donne straniere), con particolare riferimento alla violenza “etnica” sulle donne.
La prima osservazione riguarda la rete dei servizi ed in particolar modo quelli di “primo accesso” nei casi di violenza. Carabinieri e Pronto soccorso costituiscono oggi i principali luoghi di denuncia, anche se sappiamo che molti casi (forse la maggioranza) non vengono denunciati. In entrambi i casi si tratta, però, di punti di accesso indifferenziati, ovvero non specifici riguardo al tema della violenza per le donne. Probabilmente la presenza di una rete “dedicata” aiuterebbe in due modi: innanzitutto offrendo la possibilità di un counseling mirato (magari anche telefonico), in secondo luogo contribuendo alla visibilità del tema (e dunque a diffondere consapevolezza sulla sua presenza). Oggi non esiste, sul territorio, alcun servizio specificamente dedicato a questo. In ogni caso la presenza di uno o più servizi in grado di “prendersi in carico” donne vittime di violenza non emerge. Provate a fare una ricerca (usando le parole “violenza” o “violenza sessuale”) con il motore di ricerca interno nel sito web del Comune di Vignola, in quello dell’Unione Terre di Castelli od in quello dell’ASP “G.Gasparini”. In ogni caso il risultato sarà lo stesso: nulla! Va meglio nel caso del sito web dell’Azienda USL di Modena, ma non per il distretto di Vignola. Del Piano strategico sulla violenza alle donne approvato in Consiglio Provinciale nel maggio 2008 (vedi) non c’è alcuna ricaduta tangibile sul territorio del distretto di Vignola (diversamente da quanto avvenuto nei distretti di Modena, Carpi, Sassuolo ed anche Pavullo). Tra l’altro, nel Piano, la specificità degli immigrati stranieri è riconosciuta una volta sola e su un punto assolutamente secondario, seppure importante (campagne di informazione e comunicazione mirate anche alle donne straniere).

Libere di correre: camminata contro la violenza sulle donne (10 maggio 2008). Raduno conclusivo in piazza Boncompagni a Vignola

Libere di correre: camminata contro la violenza sulle donne (10 maggio 2008). Raduno conclusivo in piazza Boncompagni a Vignola

La seconda osservazione riguarda le azioni da condurre assieme alla “società civile”, visto che uno degli obiettivi da porsi è quello del cambiamento culturale. Su questo tema l’azione delle istituzioni sarà tanto più efficace quanto più saprà mobilitare i cittadini singoli ed associati, quanto più esse avranno al loro fianco realtà associative impegnate a perseguire lo stesso scopo della tutela delle donne e della promozione di una cultura che rigetta l’uso della violenza. Mi sembra che anche il Forum dei cittadini stranieri dovrebbe giocare un ruolo importante, assieme alle associazioni di stranieri oggi presenti sul territorio (almeno tre associazioni di marocchini, una di cingalesi, una di ghanesi sul territorio dell’Unione). Nei primi anni di vita il Forum ha operato essenzialmente come un’associazione culturale promuovendo qualche iniziativa “ricreativa” e qualche seminario sui temi legati all’immigrazione (in più sono stati portati sotto il suo ombrello eventi di fatto realizzati da altri servizi – dunque tanto per rimpolpare la lista delle attività, delle cose concrete attribuibili al Forum). Forse è giunta l’ora di impegnarlo su tematiche più impegnative relative alla (buona) convivenza tra cittadini italiani e stranieri, tra cui anche il contrasto della violenza alle donne. E’ vero che seppur con diverse settimane di ritardo anch’esso si è mobilitato, promuovendo una “camminata”, contro la violenza (e legata all’episodio del maggio 2008), ma il muovere i piedi è un po’ poco se si ha come obiettivo quello di produrre consapevolezza, di “fare cultura”. Un primo passo, certo, a cui però non è seguito nulla. In ogni caso è da una forte alleanza tra programmi delle istituzioni locali ed iniziative di più realtà associative (specie di quelle straniere) che può nascere qualcosa di utile per ridimensionare e forse scardinare quelle culture, sia autoctone che straniere, che tollerano la violenza sulle donne.

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3 Responses to Violenza etnica. Quale risposta?

  1. Ziva ha detto:

    Violenza sulle donne!!! Già già….magari riuscire a scardinare questa bella cultura. Cultura al singolare perchè tra autoctona o straniera c’è solo una differenza. Io la chiamo IPOCRISIA.

  2. guarro ha detto:

    Sono d’accordo e ipocrisia unica, il tema e delicato,non riesco ad esprimermi, posso solo dire che queste cose sono davvero deprovevoli. Queste persone vanno richiuse e gettate le chiavi, chi sa se cambierà mai qualcosa nel nostro paese, eppure succedono spesso.

  3. guarro ha detto:

    Come tutti sanno, estata protocollata uana richiesta da parte del gruppo Consiliare del P.D.L, per conoscere l’attività della Polizia Municipale attualmente, visto il passato deludente dell’assessore alla Polizia Municpale. La richesta e stata fatta ed è stato detto anche in Consiglio Comunale ma, si vede che a qualcuno non importa la Sicurezza dei Cittadini Vignolesi. Aspetteremo in silenzio l’udienza se mai arriverà da parte del Sindaco e del Co.P.M forse? ma, noi non molleremo la presa i cittadini sono al primo posto e questo noi non lo dimenticheremo mai.

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