Un antropologo in Consiglio Comunale

Ore 22.30 di mercoledì 2 settembre. La seduta del Consiglio Comunale di Vignola è in corso. E’ in trattazione il secondo punto all’ordine del giorno, ovvero la discussione delle linee programmatiche di governo per il mandato elettorale 2009/2014 – linee che il sindaco Daria Denti ha illustrato, in modo assai schematico per la verità, nella seduta del 7 agosto scorso. Sino ad ora sono intervenuti, nell’ordine, i consiglieri Daniele Mislei e Gianluca Castagnini (entrambi del PD), Marco Santunione (Italia dei Valori), Vera Ricci (PD), Graziano Fiorini (Lega Nord), Giancarlo Ceci (PdL), Simone Pelloni (Lega Nord). Altri interverranno in seguito (io però alle 22.30 esco dall’aula). Tra il pubblico poco meno di 20 cittadini assistono al dibattito, sino a quel momento sviluppatosi per poco più di un’ora (il Consiglio Comunale, convocato per le 21.00, è iniziato in verità alle 21.25 – annoso problema quello della puntualità in politica). Mi chiedo come si può “leggere” l’evento in corso. Forse con gli occhi di un antropologo (o, detto altrimenti, un etnologo) si vede qualcosa di nuovo. Proviamo. Proviamo a pensare a Marc Augé che invece di stare seduto nel metrò di Parigi ad osservare uno dei “non luoghi” della modernità (vedi), si trova seduto tra il pubblico di quel luogo “virtuale” che è il Consiglio Comunale di Vignola. E pensare che è stata annunciata (o minacciata?) la futura trasmissione su Internet, via webcam, delle sedute consiliari! Insomma, un antropologo che, sprovvisto di quelle conoscenze acquisite prescientificamente sui consigli comunali, si interroghi sul “che cosa sta succedendo” con la stessa cura che metterebbe se fosse arrivato presso una tribù primitiva sconosciuta. Che cosa stanno facendo quelle persone che, seguendo rigorosi (?) turni di parola, tengono discorsi richiamandosi, in modo più o meno stringente, al tema della discussione, ovvero il governo di Vignola nel corso della legislatura appena iniziata?

Un'immagine del Consiglio Comunale dell'11 luglio 2009: i consiglieri Guarro e Ceci (PdL)

Un'immagine del Consiglio Comunale dell'11 luglio 2009: i consiglieri Guarro e Ceci (PdL)

[1] Ad un antropologo sarà abbastanza agevole cogliere gli aspetti di ritualità dell’evento. Non che la seduta del Consiglio Comunale sia un rito in senso stretto, ma è indubbio che elementi di ritualità vi sono presenti. Ed inoltre – anche di questo si accorgerà facilmente – si tratta di un rito tra tribù differenti (maggioranza e opposizione). Plausibilmente confinanti (e parlanti lo stesso linguaggio!), ma differenti e contendenti. E come nei rituali della guerra (studiati non solo dagli antropologi, ma anche dagli etologi) la manifestazione dei segni della “forza” – l’elemento rappresentativo – ha un posto centrale. I movimenti che danno ad intendere la volontà e la determinazione dell’attacco e della difesa vi giocano una parte non trascurabile, a prescindere dall’obiettivo concreto e sviluppandosi secondo una modalità tutta simbolica: se la tribù di sinistra difende la scuola, quella di destra afferma che poi le “ronde” non sono così male (visto che, sotto altro nome, questa funzione di un controllo “civile” del territorio è affermata anche presso la tribù antagonista). Il rito della dimostrazione della superiorità simbolica ha le sue regole, ma conviene interrogarsi sul loro senso. Se il sindaco PD di Carpi può permettersi di lanciare la proposta di costruire un ospedale nuovo e tecnologicamente avanzato, a servizio del distretto di Carpi ed anche di quello reggiano di Correggio, perché un’analoga proposta (un ospedale completamente nuovo a servizio dei distretti di Vignola, Castelfranco e magari Bazzano) solo perché avanzata da Graziano Fiorini della Lega Nord deve essere rubricata automaticamente come una boutade? Il rito, detto altrimenti, non ha un intento cooperativo, ma antagonista – questo è il “gioco” prevalente – ed usa però, come tra le “vere” tribù, soprattutto l’elemento dimostrativo. Non si tratta di ricercare argomenti per apprendere, ma di dimostrare che si ha qualcosa da dire (e che questa cosa è superiore a quella esibita dall’avversario). In ciò si è agevolati dall’ampiezza del tema: in un programma di 40 pagine ognuno ha la sua nicchia di cui può dire qualcosa, senza dover necessariamente produrre argomenti stringenti, senza dunque aprire un vero contraddittorio.
[2] Un antropologo attento al contesto (di società moderne strettamente basate sulla conoscenza scientifica) noterebbe anche che quasi nessuno, in questi “scambi verbali”, si avvale di conoscenze “accertate scientificamente”, di dati, di “misure” (senza con ciò voler ridurre la politica a questo!). L’unico riferimento ad un dato che è stato fatto nel dibattito (la popolazione di Vignola) era ampiamente sbagliato (G.Ceci)! In modo coerente con l’immagine del confronto consiliare come rituale prevale la dimensione retorica del linguaggio. Non solo poca o nulla “scientificità”, ma anche poco o nulla riferimento ai “problemi” che, oggi (ribadisco: oggi), sono davvero sul tavolo. Cattiva astrazione, si potrebbe dire. E’ possibile esaltare il sistema scolastico regionale (V.Ricci) ed al tempo stesso dimenticare di parlare di quello che, per Vignola, è rilevante qui ed ora? Ad esempio perché è ancora convincente l’ipotesi di un nuovo “polo scolastico” e come finanziarlo; oppure come garantire la qualità (controllabile, misurabile) del servizio asilo nido nel primo caso vignolese di esternalizzazione di tale servizio (il nido in project finance di realizzazione e gestione che diventerà operativo nelle prossime settimane). Ed ancora: com’è possibile parlare di welfare locale (L.Castagnini) senza dire nulla del tema che è finito sui giornali in agosto, ovvero l’organizzazione di funzioni (e professionalità – il riferimento è alla “collocazione” delle assistenti sociali) tra ASP e Unione Terre di Castelli? Le opzioni in campo non sono di poco conto: la visione della concreta organizzazione del welfare locale che ne consegue può determinare performances significativamente diverse (che riguardano solo un 3-4% delle famiglie, ma per loro la differenza non è di poco conto tra un servizio sociale che è in grado di “produrre autonomia” ed uno che eroga “solo” contributi!). Come spesso succede l’elemento rituale risulta prevalente (conta “rispondere” alla tribù avversa, non formulare interrogativi a se stessi, non darsi chances di apprendimento). Il “merito delle questioni” seguirà (forse). In ogni caso non è lì, in Consiglio Comunale, che vengono davvero affrontate. Da questo punto di vista un antropologo non avrebbe difficoltà alcuna a collocare la discussione consiliare a cui assiste (anziché viaggiare in metrò) nella categoria degli scontri puramente verbali che sublimano gli atti di guerra.

Un momento di sospensione del Consiglio Comunale dell'11 luglio 2009

Un momento di sospensione del Consiglio Comunale dell'11 luglio 2009

[3] Ma che cosa viene “prodotto” in tal modo? Nelle urla e nelle gesticolazioni vocianti delle tribù che si contrappongono sulla scena della guerra (più urlata che praticata) la posta in gioco è chiara: l’uso esclusivo di un’area ricca di cacciagione, la riparazione di un torto subito, la sottomissione di potenziali nemici (e potenziali “parenti”). Ma che cosa “produce” una discussione in Consiglio Comunale? Il quesito non è così banale. Certo, produce una decisione legittima collettivamente vincolante – così stabilisce la legge. Ma possiamo dire qualcosa in più sulla “qualità” di tale decisione (per un caso concreto: vedi)? Si accumulano forse conoscenze utili alla pianificazione od al governo della città? Questo sarebbe possibile se gli aspetti “tecnici” (dati, misure, indicatori, comparazioni, ecc.) fossero più presenti e se la discussione potesse essere organizzata in modo da favorire reali processi di apprendimento (con anche più tempo e magari con test di “significatività” per gli interventi). Se ci fosse un processo che genera feed back, un processo di pianificazione, realizzazione, rendicontazione e verifica degli obiettivi (misurati) raggiunti. Plausibile che per fare ciò bisognerebbe “sovvertire” (e ripensare) il normale modo di “fare” un Consiglio Comunale. Forse proprio la presenza non trascurabile di elementi di ritualità testimonia del fatto che la funzione conoscitiva (di know how) è migrata altrove: forse in capo alla giunta, forse in capo al solo sindaco ed all’apparato “tecnico”. Forse è diffusa, dispersa, frammentata tra più livelli, tra più strati. Dopo aver assistito anche a questo dibattito (e dopo aver “animato” dibattiti nella legislatura scorsa) l’interrogativo emerge con forza. Il tema è tutt’altro che banale, avendo a che fare con la qualità della nostra democrazia rappresentativa (a livello locale). Magari anche gli occhi irriverenti di un ipotetico antropologo possono dirci qualcosa di interessante in merito.

3 Responses to Un antropologo in Consiglio Comunale

  1. Andrea Paltrinieri ha detto:

    La pubblicazione di questo post ha provocato un po’ di subbuglio nel PD. Comprensibile. Comprensibile che le osservazioni critiche che esso contiene disturbino. Meno comprensibile è il tono di una “missiva” che il segretario e presidente del Consiglio Comunale, Giancarlo Gasparini, ha fatto circolare. La cosa non mi turba più da tempo (c’era già stato un altro episodio in campagna elettorale …). Ognuno ha il suo stile. Si può condividere o meno le osservazioni che faccio, ma esse sono qui, pubblicamente accessibili a tutti. Ed a tutti coloro che lasciano i loro commenti provo a dare una risposta. Il tema di fondo del post è la condizione di “marginalità” del Consiglio Comunale nei processi amministrativi. E per ragionare su questo uso l’espediente di un antropologo che si interroga, ricerca il senso, degli scambi dialettici tra maggioranza ed opposizione nel caso specifico della discussione sul programma di legislatura. Sono considerazioni che mi sono nate dall’aver assistito al Consiglio Comunale del 2 settembre. Nel post si intrecciano due temi. Il primo riguarda la tendenza a “ritualizzare” i rapporti tra maggioranza ed opposizione (è anch’esso associato alla tendenza alla marginalizzazione). Il secondo tema è invece specifico a quel particolare Consiglio Comunale dove parecchi interventi hanno trattato in modo un po’ astratto i temi delle “politiche di settore”, ovvero senza fare riferimento ai nodi veri che sono sul tavolo oggi a Vignola. Penso che se c’é un momento in cui è importante mostrare consapevolezza della posta in gioco e dei nodi critici da affrontare è proprio quello del programma “di lavoro” di un’amministrazione. E’ questo un esito necessario del ricambio delle persone in Consiglio Comunale? Non necessariamente. Che nel 2009 si tenevano le elezioni amministrative il PD lo sa da un po’ di tempo e dunque ha avuto tutto il tempo necessario per impostare percorsi di formazione dei propri candidati al Consiglio Comunale. In effetti l’aspetto singolare della vicenda sta nella mancanza di un “dispositivo” di trasmissione di conoscenze/competenze, così che non si dia sempre l’impressione – in consiglio comunale – di ricominciare da capo. Per qualcuno questo può essere un vantaggio, ma l’impressione è che si paghi anche un “prezzo” non indifferente. Confesso che a volte penso che per qualcuno questo modo di fare risulti più funzionale. Comunque – non dovrebbe esserci bisogno di ricordarlo – il modo migliore per rispondere alle critiche è con i fatti. Li aspetto io, li aspettano i cittadini vignolesi.

  2. Yakko ha detto:

    Nota a margine: come si puo’ pretendere che ci sia reale informazione da parte dei consiglieri comunali sugli argomenti in odg se ci sono riunioni consiliari o di commissioni a ritmi serrati? (La prossima di sabato mattina, nientemeno! Ma la gente ha diritto a una vita?) Sono malpensante, ma se non e’ questa una mossa per impedire ai bradipi che siamo di cambiare l’agenda politica non so cosa sia…
    Ho assistito al consiglio comunale del 7 agosto e l’impressione ricavata e’ di eserciti di soldatini contrapposti, oltre che di un gioco delle parti… Confermo in pieno la visione di Andrea, insomma.

  3. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Come dicevo, questo post ha prodotto un po’ di fibrillazione nel PD. Direi, anzi, una reazione … scomposta. Il segretario del PD, nonché Presidente del Consiglio Comunale, ha mandato un’e-mail (il 3 settembre, ore 15.09) a consiglieri comunali del gruppo PD, al sindaco, al vicesindaco ed a Liliana Albertini. Ecco il testo:
    “Carissimi amici e cari colleghi consiglieri comunali
    Anche ieri sera siamo andati maluccio. Il PROFESSORE ci ha bacchettati non poco, siamo nostro malgrado e a nostra insaputa una tribù primitiva, anzi a guardarci bene più animali che persone. Siamo senza un Faro , UNA LUCE che sappia guidarci nelle tenebre della nostra IGNORANZA.
    Come accade in questo periodo di pre scuola dobbiamo IMPEGANARCI e STUDIARE di più, lavorare con maggiore RIGORE SCIENTIFICO, insomma dobbiamo correre ai ripari e dimostrare di arrivare al limite del sapere animale. Se ci impegneremo tutti quanti forse e dico forse riusciremo a arrivare a livello di tribù primitiva.
    Ecco come compito studiamo di più nei prossimi interventi in consiglio non dimentichiamo mai di fare delle citazioni , scientificamente validate, diciamo un po’ qui un po’ là Baumann, Partecipazione attiva, bilancio sociale, Arent, ecc
    Ecco impariamo dal PROFESSORE come si conduce una vero dibattito e come si fa politica VERA! A presto e mi raccomando studiate
    Giancarlo
    PS Per capire vedi: un antropologo in consiglio comunale scritto da Andrea Paltrinieri nel suo Blog”
    Il post contiene indubbiamente una critica ad alcuni degli interventi fatti da consiglieri del PD – osserva che i “nodi critici” che l’amministrazione comunale di Vignola ha davanti non sono menzionati. Dimenticanza? Mancanza di consapevolezza? Comunque sia questo è il dato di fatto. Non che i consiglieri di opposizione (mi riferisco a quelli intervenuti fino alle 22.30) abbiano fatto una figura migliore … Ma al di là di questo (certamente opinabile) il post solleva due temi: una certa “ritualità” del dibattito consiliare e, legato a questo, una certa “marginalità” del consiglio nei processi amministrativi (nonostante la legge assegni al consiglio comunale funzioni di indirizzo e controllo). Questioni banali? Questioni già risolte? Questioni irrilevanti? A Giancarlo Gasparini (astio e stizza sono affari suoi) ed al gruppo consiliare PD auguro buon lavoro e la capacità di ridare centralità al consiglio comunale, ovvero ai rappresentanti dei cittadini.

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