Al Séndèch stradèin. Sul parcheggio di Corso Italia & C.

Nel dicembre 2005 un “importante” foglio locale (ancorché ironico) – mi riferisco al periodico “Al Bragher” (direttore e redattore unico Fulvio Mezzanotte) – uscì con un titolo a tutta pagina dedicato al sindaco di Vignola, Roberto Adani. Il titolo era: “L’è d’ Vgnòla al prém «séndèch stradèin»!” L’editoriale ironizzava sul “bunker” che, al termine di un anno di lavori e tolti pannelli, reti, protezioni del cantiere, era rimasto in mezzo a piazza Corso Italia, nell’area di superficie del nuovo parcheggio (con due piani interrati). “… finchè, a l’improvvis, da sòvra ai sbaramèint la zèint la vdè spuntér dal turati cal pariven di bunker ed vècia memoria”. Le perplessità sull’opera, a sentire il foglio vignolese, risultavano abbastanza diffuse: “quand i hann descuért al cuérc ièin armès a bàcca avérta: i cuntèint i-s cuntèven còun i dìi dal man, quèsi tòtt amministradòr, la maggioranza l’è armèsa mòta e quii chi vliven dir la sòo ièin stè tgnùu ala lerga” (vedi il pdf dell’articolo). In effetti il nuovo parcheggio Corso Italia era stato inaugurato pochi mesi prima, il 17 settembre 2005 (vedi il comunicato stampa).

Il "bunker" nel parcheggio di Corso Italia - oggi "abbellito" da un murales (foto dell'8 novembre 2008)

Il "bunker" nel parcheggio di Corso Italia (foto dell'8 novembre 2008)

293 posti auto complessivi distribuiti su tre piani: due interrati ed uno di superficie (con 85 posti auto). Circa la metà dei posti auto (localizzati nei piani interrati) erano dati in subconcessione a residenti ed esercenti del centro storico e dell’area adiacente. Restavano – e restano tuttora – circa 140-150 posti auto per la sosta a rotazione, di cui, appunto, 85 in superficie. Nel commento del sindaco Adani riportato nel comunicato stampa si precisava che “in questo modo si porteranno le auto che sostano a lungo nelle vie del centro nel sottosuolo e si lasceranno in superficie solo quelle destinate alla sosta breve, liberando spazio per rendere maggiormente vivibile la città da parte di famiglie e bambini.” Come sempre succede l’ironia intelligente dischiude prospettive interessanti sulla realtà. Con il suo stile pungente ed un po’ irriverente il direttore de “Al Bragher” ha toccato, nel suo articolo del 2005, diversi punti interessanti che ancora oggi meritano di essere oggetto di riflessione. Anche perché a neppure quattro anni dall’inaugurazione lo stesso sindaco Roberto Adani ha dato segno di un ripensamento sulla piazza-parcheggio, come lui stesso ha testimoniato il 22 aprile scorso, in occasione della presentazione pubblica del suo “bilancio di mandato” presso la biblioteca Auris (vedi). Stando a quanto riportato dalla Gazzetta di Modena del 24 aprile, interrogato sull’opera (da lui realizzata) su cui rimetterebbe le mani Adani ha indicato proprio quel parcheggio: “se avessi risorse e tempo a disposizione rimetterei le mani sul parcheggio di Corso Italia (rendendolo fruibile dai cittadini in superficie, ndr)”. A partire da questi spunti vorrei svolgere qualche considerazione sul parcheggio di Corso Italia – sulle cose che quell’esperienza ci insegna – e sul “programma” di riqualificazione della città, impostato da Roberto Adani nel corso dei due mandati in cui è stato sindaco di Vignola (1999-2009).

Il tratto centrale di Corso Italia dopo l'intervento di riqualificazione della primavera 2009 (foto dell'8 luglio 2009)

Il tratto centrale di Corso Italia dopo l'intervento di riqualificazione della primavera 2009 (foto dell'8 luglio 2009)

[1] Il parcheggio di Corso Italia ha ricevuto tre ordini di critiche: estetiche, funzionali, gestionali. Le critiche di ordine estetico si sono concentrate sulle soluzioni adottate in superficie: appunto il “bunker”, ovvero l’edificio sede dell’ufficio, del terminale di superficie dell’ascensore e dei servizi igienici (pubblici?). Si tratta di critiche condivisibili. E’ difficile negare che sulla qualità estetica del piano di superficie non si potesse fare meglio (pur riconoscendo, al tempo stesso, che il vecchio parcheggio era comunque peggio). E ciò pur a fronte di un ulteriore intervento di “abbellimento” della superficie voluto, a progetto concluso, dal Consiglio Comunale nel 2004 (se ben ricordo circa 600mila euro per introdurre la pavimentazione con cubetti di porfido anziché in asfalto ed altro ancora). Anche la siepe selvaggia che delimita il parcheggio rispetto alla viabilità del Corso risulta particolarmente brutta per un “centro” cittadino (ancorché occupato da un parcheggio). Almeno su questa potrebbe essere il caso di intervenire (o far intervenire SABA, ovvero la società che ha realizzato e che gestisce l’opera). Le critiche più accese, tuttavia, sono risultate di ordine funzionale, ovvero hanno contestato la scelta di mantenere a parcheggio la superficie della piazza (sottraendo questa superficie alla possibilità di un uso come piazza, come luogo di attività sociali, di incontro tra cittadini, di manifestazioni). Anche all’interno del PD (prima DS) si sono levate voci di forte critica (“Io ritengo che la realizzazione di un parcheggio nella più grande e centrale piazza di Vignola sia stato un errore” – inizia così un articolo di Valter Cavedoni pubblicato nell’annuario 2006 della Festa dei ciliegi in fiore). Anche il sindaco che ha governato la realizzazione dell’opera (un progetto, in verità, ereditato dalla precedente amministrazione Quartieri) sembra avere avuto ripensamenti su questo aspetto, plausibilmente sollecitato proprio dalle critiche sulla funzione di quello spazio (la riflessione sul “recupero” della funzione di piazza è dunque divenuto uno dei temi del workshop di architettura dell’autunno 2008: vedi; per la slideshow dei progetti vedi).

Un'ipotesi di recupero della "piazza" in Corso Italia elaborata al Workshop di Progettazione dell'ottobre 2008

Un'ipotesi di recupero della "piazza" in Corso Italia elaborata al Workshop di Progettazione dell'ottobre 2008

Personalmente trovo questa critica meno convincente e, soprattutto, trovo meno convincente la prospettiva, delineata da più parti, di recuperare a piazza la superficie rinunciando agli 85 posti auto oggi esistenti. La scelta del parcheggio in superficie è probabilmente spiegabile con la storia del progetto, con il fatto che si trattava di parcheggio anche in precedenza e forse anche con il percorso di “negoziazione” legato al project financing (non è banale l’intervento di una società come SABA in una realtà piccola come Vignola!). Sono considerazioni che ho già svolto (vedi). Se prescindiamo dalla storicità del processo decisionale e guardiamo al futuro, resto tuttavia convinto del fatto che non sia opportuno rinunciare a quegli 85 posti auto di superficie. Sono convinto che per la città sia più importante liberare dalle auto il centro storico (almeno parzialmente), piuttosto che restituire alla “socialità” il piano di superficie del parcheggio di Corso Italia. E per liberare dalle auto la parte storicamente e monumentalmente più pregiata dalla città abbiamo bisogno di più parcheggi a servizio del centro storico – di più parcheggi rispetto alla situazione esistente oggi. Non potrà certo svolgere questa funzione né il futuro parcheggio (interrato? nei piani alti?) presso l’ex-mercato ortofrutticolo, né il futuro parcheggio tra via al Panaro e via Zenzano, a completamento del Parco Città dei bambini e delle bambine. Abbiamo bisogno di posti auto che siano davvero in prossimità al centro storico ed avremmo bisogno almeno di raddoppiare la disponibilità di posti auto rispetto a quelli della superficie del parcheggio (nella zona del centro storico “dentro le mura” – Piazza Carducci inclusa – trovano posto oggi circa 110 auto parcheggiate). Questo è uno dei “nodi” più importanti che l’amministrazione comunale deve sciogliere. E qui si innesta qualche considerazione sulle critiche alla modalità gestionale del parcheggio. Partiamo dall’obiettivo che ci si era dati con quest’opera: “si porteranno le auto che sostano a lungo nelle vie del centro nel sottosuolo e si lasceranno in superficie solo quelle destinate alla sosta breve, liberando spazio per rendere maggiormente vivibile la città da parte di famiglie e bambini.” Qui ci sono due aspetti che vanno considerati. Innanzitutto non si percepisce quale spazio è stato liberato dalle auto in sosta – eppure questo (sottrarre spazi alle auto per restituirle agli esseri umani) è un ingrediente importante della qualità della vita urbana (e per questo deve essere reso visibile – operazione fatta nella piazza davanti a Villa Braglia: vedi le considerazioni di Roberto Adani in risposta alle critiche di alcuni cittadini su questo blog). Ma soprattutto si ha troppo spesso l’impressione che il parcheggio (almeno gli 85 posti in superficie) sia ampiamente sottoutilizzato! Ma questo non è solo un affare della ditta gestrice. E’ un affare di tutta la città, visto che se i 130-140 posti auto del parcheggio pubblico non vengono utilizzati significa che quelle 130-140 automobili continuano ad occupare spazio pubblico impedendo che questo venga “restituito” ai cittadini. L’obiettivo è dunque facilmente identificato: riempire il parcheggio pubblico di Corso Italia. Le modalità tecniche per realizzarlo vanno studiate e richiedono apposite competenze. In ogni caso la discussione sul parcheggio pubblico di Corso Italia può svilupparsi utilmente solo cogliendo le interrelazioni di quello spazio con il resto della città e soprattutto con il centro storico, con gli altri parcheggi a servizio del centro e, ancora di più, con un ragionamento sugli spazi da liberare dalle automobili! Se ci si focalizza solo sul parcheggio diventa troppo facile dire: “era meglio farci una piazza”. In tal modo, però, si rischia di perdere di vista altri obiettivi probabilmente ancora più importanti (su questo dovrebbe avvenire la discussione) e che possono essere realizzati grazie a quel parcheggio pubblico (ed agli 85 posti auto di superficie).

La piazza davanti a Villa Braglia liberata dalle automobili dopo l'intervento di riqualificazione (foto del 18 aprile 2009)

La piazza davanti a Villa Braglia liberata dalle automobili dopo l'intervento di riqualificazione (foto del 18 aprile 2009)

[2] Questa lunga digressione sul parcheggio di Corso Italia vuole essere solo un’introduzione al tema. Anche l’opera più controversa dell’amministrazione Adani ci dice molto sulla trasformazione della città, sul modo di governare questa trasformazione, sul coinvolgimento della città stessa nell’immaginarla (e praticarla). L’immagine ironica di Roberto Adani come di un “séndèch stradèin”, fatta da “Al Bragher”, ha qualcosa di vero. Non tanto nel senso letterale del termine, ma piuttosto di colui che si cura della città e soprattutto della sua trasformazione (a partire dalle strade, ma poi anche curandosi delle piazze, dei luoghi e degli edifici pubblici). Intesa in tal modo questa immagine può in effetti essere presa come chiave interpretativa di dieci anni di amministrazione vignolese sotto la guida del sindaco Roberto Adani [continua].

7 Responses to Al Séndèch stradèin. Sul parcheggio di Corso Italia & C.

  1. Maria Luisa ha detto:

    A me sembra che i problemi del parcheggio – sostanzialmente lo scarso utilizzo – siano legati proprio alla gestione. Per realizzare l’opera ci si è affidati all’azienda Saba italia, che ora amministra gli introiti derivanti dalle soste (anche quelli provenienti dai parcometri di Viale Trento TRieste, Piazza Carducci, Corso Italia). Quando i residenti del centro storico – e io presento le mie riflessioni in questa veste – sono stati invitati alla presentazione dell’impresa, si è parlato, appunto, della possibilità di avere finalmente un parcheggio comodo, custodito, che avrebbe anche dato nuovo valore agli immobili senza garage… Puntuale è anche arrivata un’orgogliosa lettera dell’amministrazione (Dicembre 2005, circa) che ci annunciava in quanto residenti, la possibilità di avere abbonamenti agevolati a 30 euro al mese per il bellissimo nuovo parcheggio. Bene: 30 dalle ore 20 alle 8 e solo allo scoperto, per la parte interrrata la tariffa è piena! Per la stizza ho stracciato la lettera; non do colpe all’amministrazione vignolese, ma se devo passare 20 minuiti, in Gennaio, a scongelare la macchina alle 7 del mattino, lo faccio a gratis parcheggiando al macello (a proposito, decorativa la guardiola abbandonata che dovrebbe dare sicurezza contenendo apposito vigilante, per non parlare dei cavi delle telecamere, che per un paio di anni almeno hanno pencolato soli e abbandonati dai pali)…
    Le macchine in sosta “lunga” nel centro storico sono principalmente dei residenti – diversamente si è obbligati al disco orario – e in seconda battuta dei negozianti e commessi che vedo diligenti spostare il disco orario ogni ora o giù di lì.
    Prendere in subconcessione un posto auto? Perchè no: all’epoca si parlava di circa 17.000 euro per le quattro righe piuttosto strettine, che non ti tutelano certo da eventuali danni.
    Io non li ho spesi. Tra i miei vicini di casa ne conosco solo uno che, al momento, ha “acquistato” un posto auto; frequento il parcheggio pagando l’abbonamento 24h, ma confesso di averlo visto sempre abbastanza sguarnito di auto, indipendentemente dall’orario… Dunque? Non mi interressano le questioni estetiche del bunker, non mi azzardo a dire che tanto valeva non costruire quest’opera, non mi sogno nemmeno di pretendere un posto gratuito, ma per piacere smettiamo di dire che è il parcheggio di Vignola, dei suoi abitanti, dal momento che l’amministrazione, che in altre occasioni si è mostrata più che disposta a venire incontro alle esigenze dei residenti e dei negozianti – vedi le soste gratuite in Piazza Carducci, quando era ancora “del Comune” durante i lavori di ripavimentazione in piazza Boncompagni e via Barozzi – non ha assolutamente potere contrattuale di fronte a Saba Italia. Magari le cose cambieranno, magari questa è una lettura parziale, ma sono un po’ stanca della propaganda via le macchine=riqualificazione che in questi ultimi anni ho sentito abbondantemente: il parcheggio in questione è una dimostrazione della sua falsità.

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Cara Maria Luisa, come tutte le città anche Vignola deve affrontare e risolvere il problema del rapporto tra città ed automobili. Occorre liberare spazi dalle auto per restituirle ai cittadini, anziani e bambini inclusi. Per fare questo occorre aumentare la dotazione di parcheggi a servizio del centro storico. Questa è l’unica soluazione che può convincere residenti e commercianti sull’opportunità e l’importanza di limitare, in alcune zone, la circolazione delle auto. Il parcheggio di Corso Italia doveva servire a questo obiettivo. Obiettivo che rimane valido anche se il parcheggio non ha raggiunto lo scopo, almeno non per intero. Sugli aspetti estetici non c’é più molto da fare (ma qualcosa sì, però!). La gestione può essere invece parecchio migliorata: modificando il sistema tariffario, introducendo incentivi, applicando sull’area circostante un “piano della sosta” (personalmente ritengo che le aree di sosta a pagamento debbano essere aumentate nella stretta prossimità del centro storico). Questa è la sfida che richiede nuove soluzioni ed un più attento controllo delle implementazioni.

  3. Marcello ha detto:

    Ricordate che i parcheggi aperti a tutti attirano traffico ! Il parcheggio di Corso Italia doveva essere in massima parte destinato a residenti e a chi lavora in centro. Per liberare il centro dal traffico bisogna che i parcheggi siano esterni alla zona centrale, e collegati da percorsi non troppo lunghi e qualificati, in modo che il centro sia fruibile. Altro limite del parcheggio è che il progetto iniziale prevedeva l’utilizzo della superficie per i banchi del mercato il giovedì mattina; la modifica di questo elemento ha causato non pochi problemi alla disposizione dei banchi.

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Non mi è chiaro se sono d’accordo o meno con te, Marcello. Mi spiego. L’idea del centro storico (o anche centro urbano allargato) inteso come “centro commerciale naturale” (a cui l’amministrazione comunale ha lavorato negli ultimi 10 anni) presuppone una buona dotazione di parcheggi, che oggi non ci sono. Presuppone la liberazione di alcune aree centrali della città dalle auto parcheggiate, per restituirle agli “esseri umani” (clienti o semplici cittadini che siano). Presuppone dunque la creazione di più parcheggi a servizio del centro. Ad oggi, di parcheggi aggiuntivi, è previsto solo un nuovo parcheggio su via al Panaro (a fianco della discesa detta dello “Sgabellatore”, a completamento del Parco città dei bambini e delle bambine di via Zenzano). Non è che sia proprio comodissimo se inteso a servizio del centro (vediamo oggi la “diffidenza” per il parcheggio di via Zenzano). Per questo nel post sostengo che è opportuno mantenere a parcheggio la superficie del parcheggio di Corso Italia (introducendo però correttivi per renderlo davvero utilizzato). Occorre però fare ancora di più. Cioè più posti auto, ma anche più turn over, ovvero più rotazione. L’unico modo per ottenerlo è estendere le aree di sosta a pagamento! In ogni caso è chiaro che occorre sviluppare un “pensiero strategico” sul rapporto della città con l’auto, con i mezzi pubblici, con le bici. Occorre incentivare la mobilità alternativa, pur sapendo che non è pensabile fare a meno delle auto ed impedire la circolazione delle auto se non per aree delimitate (appunto il centro).

  4. Marcello ha detto:

    Non sei d’accordo con me (almeno in parte), ma non è neanche chiaro il tuo pensiero, visto che dici che servono parcheggi ma allo stesso tempo alcune aree centrali devono essere liberate dalle auto parcheggiate.
    Il punto è che per un centro urbano piccolo o facciamo parcheggi sotterranei in abbondanza (ma costano e non si può pretendere di averli gratis) o si torna all’anarchia di 10-15 anni fa(strade intasate da gente che gira per trovare un parcheggio senza trovarlo). Il vantaggio della situazione attuale è che i meno motivati a spendere rinunciano in partenza ad entrare in centro con la macchina, mentre chi ha bisogno di fare una commissione trova facilmente un posto ad un prezzo che ritengo modico; per agevolarli è giusto fare parcheggi gratuiti esterni al centro, e allo stesso tempo continuare a potenziare le ciclabili e riprovare con progetti di mobilità alternativa – anche il bike-sharing o come si chiama come fanno a Modena.
    Quello che manca potrebbe essere una politica di incentivazione coordinata con i commercianti: se fai la spesa in centro ti do un buono per parcheggiare gratis la prossima volta. Il buono lo venda SABA a prezzo scontato e tutti ci quadagnano.

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      OK, provo a chiarirmi. Vorrei poter liberare alcune aree del centro storico dalle auto circolanti e parcheggiate. Per fare questo non ritengo opportuno rinunciare agli 85 posti auto di superficie del parcheggio di piazza Corso Italia. La dotazione attuale di parcheggi non è però sufficiente. Occorre trovare altre soluzioni. L’ideale, in effetti, sarebbe quella di altri parcheggi interrati. Non ci può aiutare la tecnologia? Parcheggi interrati da 10 posti auto (o comunque per numeri ridotti)? Non sono assolutamente un tecnico, ma potendo occorrerebbe trovare qualcosa del genere a servizio del centro storico (centro commerciale naturale) – magari anche solo per chi sta in ufficio od in negozio per 8 ore! Oltre a ciò occorre aumentare sia le zone di sosta a pagamento, così da aumentare le opportunità per i clienti (zone di sosta a pagamento: è l’unico modo per garantire davvero il fatto di trovare un posto auto libero!), sia dotarsi di alcuni “parcheggi scambiatori” (sosta non a pagamento, ma più lontana dal centro). Non è che ho in mente il futuro piano della sosta, ma mi rendo conto che il tema del rapporto della città con le automobili (e dunque una adeguata dotazione di parcheggi) è strategico per lo sviluppo di Vignola e la qualità della vita dei suoi abitanti.

      • Marcello ha detto:

        la tecnologia consente sicuramente di realizzare molti altri parcheggi interrati, ma se si tratta di opere pubbliche ci penserei bene prima di farlo, visto che poi si riproporrebbe lo stesso problema dello scarso utilizzo della piazza di corso Italia. Meglio andare avanti con una rete di parcheggi scambiatori un po’ più lontani, e agevolare l’uso della bicicletta per chi lavora in centro.

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