Alberi in città: è possibile evitare di abbatterli?, di Stefano Corazza

In campagna elettorale e poi nel mese di luglio il tema degli alberi in città è stato al centro del dibattito pubblico. Altri temi sono certamente almeno altrettanto importanti, ma su questo diversi cittadini hanno parecchio da osservare e suggerire. In contemporanea all’abbattimento del 50% dei tigli di via Libertà (vedi) l’amministrazione comunale ha programmato l’abbattimento di altri 67 alberi (poi ridotti a 56) perché presentano un “rischio di schianto molto elevato” (vedi l’ultimo comunicato stampa del Comune di Vignola). In questo post Stefano Corazza rende evidente che non si tratta di una ineluttabile fatalità, ma piuttosto della conseguenza della mancanza di un adeguato programma di manutenzione ordinaria. Un maggiore rispetto degli alberi in città è fondamentale per una migliore qualità della vita delle persone!

La Giunta comunale ha autorizzato (vedi la delibera n.107 del 21 maggio 2009) l’abbattimento di 67 alberi facenti parte di alberature stradali. L’affidamento della esecuzione  della “sentenza” ad una Ditta agro-floristica è già stato disposto dal Dirigente comunale competente in data 11 Giugno. Perché?  Perché, dice la delibera di Giunta: “presentano un rischio di schianto molto elevato, a causa della presenza di patologie e gravi malformazioni strutturali”, cioè, si dice ancora: “presentano dal 50 al 100 % di probabilità di schiantarsi al suolo entro l’anno”. Da un lato i cittadini di Vignola possono rallegrarsi per la solerzia e l’attenzione con cui gli uffici comunali e la Giunta procedono  e decidono in merito ad una questione inerente la loro sicurezza. Pensate: la perizia relativa alle alberature affidata ad un tecnico esterno viene redatta il 4 e 9 Maggio 2009; la stessa viene protocollata  dagli uffici comunali il 18 Maggio successivo; il giorno dopo: 19 Maggio il Responsabile del procedimento determina:
– di procedere all’abbattimento degli alberi;
– la stima del costo  dell’operazione (27.600 Euro Iva Compresa);
– l’invito a 4 Ditte a partecipare alla gara informale per i lavori.
Il 21 maggio la Giunta prende atto della determina del tecnico, autorizza l’abbattimento e dichiara l’urgenza ed immediata eseguibilità dell’atto (!).
Insomma in poco più di 30 giorni si passa, attraverso ben tre atti amministrativi, da una perizia tecnica all’affidamento dei lavori. Altro che fannulloni, facciamolo sapere a Brunetta! Auguriamoci che tale virtuoso costume riguardi tutti gli aspetti dell’Amministrazione comunale.

Viale Mazzini, il più caratteristico viale alberato di Vignola, visto da via Corso Italia

Viale Mazzini, il più caratteristico viale alberato di Vignola, visto da via Corso Italia (foto del 21 marzo 2009)

D’altra parte però c’è qualcosa su cui è lecito esprimere qualche perplessità. Perché tanta fretta? In una fase in cui la Giunta, scaduto il suo mandato, governa ad interim? E l’urgenza? A meno di avvisi di tornado di cui non ho conoscenza quali cause avrebbero potuto provocare schianti a distanza di tempo ravvicinata?

Anche nel merito vorrei dire qualcosa. Premetto che non sono un tecnico Agrario e quindi non mi metterò a discutere la gravità delle patologie riscontrate ma cercherò di formulare delle considerazioni in base alle quali la  decisione presa debba essere valutata. Partiamo proprio dalla perizia. Si tratta di un documento (anzi due, ma analoghi nei contenuti) redatta certamente con scrupolo professionale e dando sinteticamente conto della metodologia di analisi adottata. Si tratta di un’”analisi visiva” (“basata sul metodo VTA”) “che si svolge [di solito!] in tre fasi: controllo visivo dei difetti e della vitalità dell’albero […]; analisi strumentale degli eventuali difetti riscontrati; determinazione della dimensione del difetto e della qualità del legno ed applicazione dei criteri di previsione di schianto per stabilire se l’albero è pericoloso.” (tratto dalla perizia: Indagini fitostatiche alberi alberature stradali : Via della Pace, Via Mazzini, Via per Spilamberto, Vignola (Mo) 1.Analisi visiva. […] Dott. R. Antonaroli, Sala Bolognese 4 Maggio 2009 da cui sono tratti anche i successivi virgolettati).
La perizia conclude che degli alberi esaminati, 67 sono complessivamente classificati in “classe di rischio fitostatico” D (“pessima”). Si dice anche che “l’attribuzione a questa classe può essere compiuta senza rilievo strumentale qualora si tratti di piante morte o dal deperimento grave e irreversibile” (classi di Stato fitosanitario  rispettivamente E e D).
Non paiono esserci margini di dubbi: si tratta di “Alberi a rischio di schianto e caduta molto elevato” , con “difetti a livello morfologico e strutturale tali da compromettere gravemente le prospettive di vita dell’albero” e dunque “…da abbattere. Non è possibile evitare l’abbattimento anche con la realizzazione di opere di manutenzione straordinaria”.
A scanso di equivoci il perito dichiara (ma qui si tratta di un’opinione sulla quale si può discutere) che nel caso in esame non ci si può appellare al fatto che diversi di questi alberi siano considerabili di “particolare pregio” (per dimensione e collocazione) per i quali, anche a fronte di uno scadente stato fitosanitario sarebbero “consigliabili” interventi di manutenzione straordinaria.

Vediamo un po’ più un dettaglio le condizioni dei singoli alberi sempre con riferimento alla perizia. I bagolari di Via Mazzini…16 alberi condannati, tutti con un diametro del tronco all’altezza del petto compreso fra 41 e 74 cm (!). Il rapporto fra altezza e diametro (h/d) di questi alberi si aggira attorno ad una media di 21 (con un minimo di 16 e un massimo di 26). Ci troviamo dunque  ben al di sotto del parametro enunciato dal perito come “pericolo di schianto e ribaltamento” che qualora si trovi al di sotto del valore 35 viene qualificato come “basso”. “Si ritiene che il cedimento dovuto la diametro del tronco alla base  molto sottile inizi a circa h/d=50”.
Quattro di questi alberi, quanto alle “condizioni del colletto” non hanno “Nessuna alterazione di rilievo” e 4 (in due casi coincidenti con i primi) non hanno “nessuna alterazione di rilievo” quanto a “condizioni del tronco”.
Da dove vengono dunque i problemi di questi alberi che sono proverbiali per robustezza, piuttosto longevi (certamente ben di più della  età media stimabile dei condannati), talmente adatti alle condizioni di vita urbane da essere consigliati per la formazione di alberature? A ben leggere la perizia, ma anche ad un attento osservatore con minima esperienza in materia,  non sussistono dubbi.
La gestione passata di questi alberi è stata a dir poco disastrosa!  E questo vale non solo per gli alberi di Via Mazzini , ma anche per quelli di Via della Pace, della Via per Spilamberto, del Parco della Venturina, tutte le alberature esaminate dal perito.
Tutti, proprio tutti sono passati attraverso una tragica capitozzatura (una vera e propria decapitazione) che ne ha determinato una forma tale da risultare meno solida strutturalmente. Ma non basta, molti hanno subito ulteriori tagli “di branche principali (in gergo chirurgico si potrebbe parlare di amputazioni) e come se non bastasse, alcuni presentano segni di ferite da urti sulla parte bassa del tronco (lavori stradali condotti senza protezioni) e altri strozzature al colletto (c’è da stupirsi? Guardate come sono “impiccati” dalle asfaltature i bagolari di Via Matteotti, operazione effettuata non tanto tempo fa, o quelli di Via Vittorio Veneto!).  Il perito aggiunge: “In alcuni casi le gravi condizioni strutturali rilevate sono da porre in relazione anche ad opere di scavo che hanno causato la recisione delle radici e l’instaurarsi di processi di degradazione del legno che si sono ormai estesi al colletto. Gli alberi sono radicati in aiuole di dimensioni insufficienti a garantirne un corretto sviluppo rendendo, di conseguenza , le piante più suscettibili al ribaltamento.”
E’ attraverso capitozzature e drastici tagli che si creano non solo squilibri strutturali, ma anche ferite non protette dalla corteccia che possono degenerare in cavità anche per l’azione degli agenti meteorici e attraverso le quali hanno facile accesso parassiti e agenti patogeni. La liberazione di un colletto dalla strozzatura di una pavimentazione e il riporto di terra a contatto con il tronco al di sopra di questa può facilmente causare danni alla pianta che in quel punto ha basse difese (potrebbe essere il caso delle piante di bagolaro di Via della Pace, sottoposte da pochi anni a lavori di questo genere).
Le alberature stradali sono troppo importanti e troppo preziose per il valore dei servizi che rendono ai cittadini (ne fornisco qui un sintetico ed incompleto elenco, il tema è così vasto da meritare una trattazione a sé stante: regolazione clima,  sequestro CO2, protezione UV, qualità estetica e culturale, nicchia ecologica, protezione fisico meccanica, valore aggiunto delle proprietà private….) per trascurare tutte le possibili attività che presiedono alla conservazione e che possono evitare di trovarsi nello stato sopra descritto. Innanzitutto una adeguata manutenzione ordinaria, la programmazione di verifiche e cure fitosanitarie, la esecuzione di operazioni  di potatura solo ove necessario, con  turni programmati e adottando ordinarie tecniche di protezione con mastici ricostruttivi, dei tagli di  rami oltre una certa dimensione, la protezione di tronchi e radici durante l’effettuazione dei lavori, etc…
Ormai 20 (!) anni fa la Regione Emilia Romagna aveva proposto (Programma regionale per il verde urbano, Regione Emilia-Romagna, Bologna 1989) una serie di misure per la gestione del Verde Urbano, tra le quali quella di dotare ogni Comune di un “piano del Verde” e adottare una “normativa di tutela” (cui tra l’altro, almeno in parte, il Regolamento di Vignola pare ispirarsi). Vi si trovano ad esempio norme prototipali sulla protezione delle radici nel caso di scavi, (il bagolaro abbattuto l’anno passato in area piscina comunale è stato condannato, senza andar troppo per il sottile, dopo  lavori condotti senza la minima cautela in proposito), o sui divieti di taglio (ad esempio, per la “Salvaguardia delle alberature esistenti”: “Sono oggetto di protezione: a) gli alberi con una circonferenza del tronco di almeno 60 cm misurata ad una altezza di cm100 dal suolo”) E ancora: suggerimenti per i trattamenti fitosanitari delle alberature  o sulla manutenzione biologica del Verde pubblico (“Potatura. Se vengono rispettati i criteri di impianto la pianta non ha la necessità di essere potata; l’intervento cesoreo è limitato ai soli casi di emergenza: schianto di rami, branche malate e pericolose.
E’ concepibile un leggero intervento in allevamento, per ragioni funzionali e/o estetiche (l’albero posto in sede stradale deve essere allevato con la prima impalcatura dei rami piuttosto elevata) rispettando il più possibile il naturale portamento dell’albero.
Interventi drastici (capitozzature) che troppo spesso ancora si continuano ad osservare, frutto di un’errata concezione che vede le essenze ornamentali come colture da legna, oltre a creare enormi squilibri fisiologici nella pianta ed un brutale effetto estetico, compromettono irreversibilmente le condizioni sanitarie e strutturali del soggetto mutilato, rendendolo estremamente sensibile ad attacchi parassitari che lo indeboliscono ulteriormente. A questo punto è necessaria una continua e costosa assistenza per cercare di recuperare o almeno mantenere in vita le essenze così compromesse.”

Il “Programma” contiene molto altro sulla organizzazione delle strutture tecniche comunali competenti per il Verde Pubblico, sulla formazione professionale etc. Un documento purtroppo ignorato o dimenticato…  come le indicazioni nello stesso senso che provengono da  una scuola di tecnici sempre più ampia.

Esemplari di "bagolari" in viale Mazzini, davanti all'ex-cinema Bagnoli

Esemplari di “bagolari” in viale Mazzini, davanti all’ex-cinema Bagnoli (foto dell’8 novembre 2008)

Per fermare la condanna dei 67 (o dei 56 rimasti dopo l’ultima “selezione”) non c’è dunque nulla da fare? Due dei bagolari di Via Mazzini hanno un diametro superiore alla misura che definisce la soglia della protezione della pianta suggerita dal “programma”e molti altri sia in Via Mazzini che in Via della Pace vi si avvicinano a -10%, ma si deve considerare che il diametro di queste piante è misurato “al petto” cioè 130/150 cm di altezza, mentre per il Programma regionale il diametro è misurato a 100cm di altezza! Poi, come ho cercato di  evidenziare sopra, non tutte le piante da abbattere sono in realtà in condizioni estreme…
Un altro e non minore aspetto deve essere considerato sulla scelta rispetto almeno ad una parte dei 67 “morituri”. Via Mazzini e Via della Pace (come  poche altre strade di Vignola)  hanno complessivamente e solo in virtù delle alberature (meglio tacere della qualità edilizia) un valore di luogo identitario, di unicità, di pregio, che “qualificano” le funzioni che vi si svolgono: incontro, raduno, fiera mercati e spettacolo, passeggio, per il primo, accesso agli uffici postali, ad un’area attrezzata per il gioco dei bambini, transito verso un distretto scolastico, per il secondo.
Ogni componente di queste alberature, ogni singolo bagolaro è dunque sicuramente  “di pregio” meritevole di attenzione e cura speciale, “vale”, insomma “una continua e costosa assistenza per cercare di mantener(lo) in vita”.
E tanto più in quanto, come afferma la determina del Responsabile del procedimento del Comune, e precisa la delibera di Giunta, la sostituzione degli alberi da abbattere sarà possibile soltanto per 6 alberi (dei 67 totali) di Via Mazzini “per ragioni tecniche”.

Da molti anni a questa parte l’Osservatorio Regionale per la Malattia delle Piante (una struttura pubblica) ha maturato una considerevole esperienza di intervento fitosanitario e dendrochirurgico (chirurgia del legno) per il mantenimento in vita di piante “monumentali”. Ritengo in virtù delle considerazioni che ho finora svolto che il Comune di Vignola debba rivolgersi all’Istituto per avere un parere (qualificato) sulla possibilità e le modalità con cui intervenire sugli alberi condannati per praticare l’alternativa della loro conservazione. Nello spirito di offrire loro un almeno parziale risarcimento sulle sofferenze finora  inferte  da una gestione crudele e sconsiderata.
Non va trascurato il fatto che buona parte degli alberi esaminati dal perito (in tutto sono 481!) sono coevi e presentano situazioni prossime a quelle degli alberi “da abbattere” in quanto hanno subito trattamenti (capitozzature, tagli di branche principali, strozzature al colletto, urti al tronco, recisione di radici, etc.) analoghi. E’ indispensabile, per non perdere, nei prossimi anni, un patrimonio di grande valore economico, di qualità e bellezza dell’ambiente urbano della città, definire (magari con il supporto dell’Osservatorio) un programma che, attraverso interventi di monitoraggio e controllo, di prevenzione e cura, investa tutte le alberature delle strade cittadine (da Via Mazzini a Via Libertà, da Via Vittorio Veneto a Via Matteotti, per citare solo le più importanti) e quelle dei parchi e giardini per garantirne la conservazione in vita a beneficio degli attuali e futuri cittadini di Vignola. Sono certo che i costi per una gestione corretta di questo aspetto del Verde pubblico non saranno di molto superiori alle spese attuali e che, se confrontate con il valore dei benefici prodotti, risulteranno del tutto sostenibili anche sul piano strettamente economico.

Stefano Corazza

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2 Responses to Alberi in città: è possibile evitare di abbatterli?, di Stefano Corazza

  1. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Adesso sappiamo come risolvere il problema degli alberi in città. Con “alberi” artificiali progettati per assorbire CO2 con altissima efficienza! Per fortuna non l’ha saputo Adani ed i suoi Van Berkel boys!
    Vedi:
    http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_agosto_27/alberi_artificiali_anidride_carbonica_0d994fd8-92ff-11de-9adc-00144f02aabc.shtml

  2. angelo belloni ha detto:

    Leggete la frase storica del Prof. Marro nella home di studioagron.it
    capirete perchè i vostri alberi sono in queste condizioni

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