Prima seduta del Consiglio Comunale di Vignola

Oggi, sabato 11 luglio 2009, alle ore 9, si è tenuta la seduta di insediamento del Consiglio Comunale di Vignola. Tre i punti più importanti all’ordine del giorno: elezione del presidente e del vicepresidente del Consiglio Comunale; comunicazione del sindaco sulla nomina degli assessori e del vicesindaco; nomina dei rappresentanti del Consiglio Comunale di Vignola nel Consiglio dell’Unione Terre di Castelli. Il primo consiglio comunale è il momento in cui l’agire politico e la lotta politica, sin qui svolta sui giornali o negli incontri della campagna elettorale, entrano nell’arena istituzionale. Non va enfatizzato più di tanto, ma è comunque la prima “prova sul campo”. E qualche segnale, questa prima prova, l’ha dato. Vediamo i tre punti in dettaglio, partendo dalla nuova giunta.

Il consigliere "anziano" (il più votato) Giordano Succi presiede l'assemblea prima dell'elezione del Presidente del Consiglio Comunale. A fianco il sindaco Daria Denti

Il consigliere "anziano" (il più votato) Giordano Succi presiede l'assemblea prima dell'elezione del Presidente del Consiglio Comunale. A fianco il sindaco Daria Denti

[1] Era già stata anticipata ai giornali che hanno dunque presentato ieri (venerdì 10 luglio) la nuova “squadra” del sindaco Daria Denti. Ecco i cinque assessori. Mauro Montanari, eletto consigliere comunale con il PD, è vicesindaco ed ha le deleghe: lavori pubblici, viabilità, efficienza della pubblica amministrazione. Mauro Scurani, con le deleghe: pianificazione e gestione del territorio, ambiente, agricoltura. Maria Francesca Basile (eletta consigliere con l’Italia dei Valori) ha le deleghe: servizi demografici e cimiteriali, servizi sociali, formazione, trasparenza dell’azione amministrativa. Daniele Santi, ventiseienne laureato in medicina e specializzando in endocrinologia, ha le deleghe: sport, benessere,  promozione della città. Romina Bertoni, assessore uscente dell’amministrazione Adani appartenente a Rifondazione Comunista, ha le deleghe: bilancio, tributi, società partecipate, attuazione del programma, progetti di cooperazione internazionale. Il sindaco Daria Denti si trattiene, invece, le deleghe: sicurezza, economia, cultura, rapporti con il cittadino, governance socio sanitaria. L’ingresso in giunta di Mauro Montanari fa entrare in consiglio comunale il primo dei non eletti della lista del PD: Moreno Dal Rio. Anche Maria Francesca Basile lascia il consiglio per la giunta: subentra nel gruppo IdV Santunione Marco. Azzardiamo un commento, pur con tutte le cautele del caso. Nel suo intervento in Consiglio – ed è stato l’unico – il consigliere di opposizione Giancarlo Ceci ha fatto un plauso al sindaco per aver formato una giunta con solo 5 assessori (erano 7 nella passata amministrazione). Anche se, bisogna dirlo, ciò che conta per la città è la performance. Se questa scelta di ridurre il numero degli assessori comunali rientra in un disegno volto a potenziare il ruolo degli assessori dell’Unione (che con la nuova giunta potranno solo essere i sindaci dei comuni associati) anche sul territorio comunale, lo vedremo presto. Al momento è lecito rimarcare l’incertezza circa il funzionamento dell’organo esecutivo dell’Unione. C’é da tempo, ad esempio, un problema di raccordo sul piano politico tra comuni ed Unione in merito alle politiche scolastiche, particolarmente sentito proprio nel caso vignolese. Non a caso al forum tematico PD sulla scuola è stata avanzata a gran voce la richiesta di mantenere un assessore comunale alla scuola, nonostante questa funzione sia da tempo trasferita all’Unione (delega ricompresa nel termine “formazione”?). Insomma, la scelta della riduzione da 7 a 5 degli assessori comunali non è per me una scelta positiva a priori. Sarà opportuno monitorare i risultati. Ribadisco: per la città conta la performance della squadra. Una performance scadente: questo è il vero costo della politica!

I rappresentanti dell'opposizione in Consiglio Comunale

I rappresentanti dell'opposizione in Consiglio Comunale

Con ciò ritengo di aver anche commentato il tema, ancora più enfatizzato, del rinnovamento. Il rinnovamento negli assessori c’è e non va disconosciuto: Romina Bertoni (assieme al sindaco Daria Denti) è l’unica eredità dell’amministrazione Adani. Si può qui ricordare che Romina Bertoni non trattiene le deleghe alla cultura – su cui, pure, vi era stato un certo pressing da parte delle associazioni culturali vignolesi, come riconoscimento dell’attenzione che il nuovo assessore alla cultura aveva riservato loro. Non è dato sapere il perché (e sarebbe invece interessante sapere perché all’assessore alla cultura uscente, dopo solo due anni di lavoro per la città, particolarmente apprezzata dalle associazioni culturali, viene dato un altro incarico). Gli altri quattro assessori sono quasi tutti al primo incarico amministrativo (e questo per me non è un titolo di merito – certo neppure di demerito). Quasi tutti, visto che Mauro Scurani è stato assessore con il sindaco Gino Quartieri dal 1995 al 1999. E qui non posso non ricordare una cosa che si ricollega alle polemiche di questa campagna elettorale, laddove Daria Denti reclamava la sua estraneità rispetto al PRG vigente (vedi). Ironia della sorte: Mauro Scurani – persona che ho conosciuto in quell’occasione (anch’io sono stato assessore con Gino Quartieri, seppure solo dal 1997 al 1999) e che stimo – è stato assessore all’urbanistica proprio negli anni di predisposizione e poi di adozione del “famigerato” vigente PRG. E, ciò nonostante, è forse proprio Mauro Scurani – almeno a mio parere – una delle novità più interessanti di questa giunta. Anche per il “messaggio simbolico” che con la sua nomina si è voluto dare – un messaggio di attenzione e di impegno per i temi dell’ambiente, dello sviluppo sostenibile, della città che non si espande ma che si riqualifica. L’impegno è apprezzabile, ma in politica, si sa, contano i risultati. Dunque, si potrebbe dire che mentre si enfatizza il tema della discontinuità, una delle figure più significative può essere definita “discontinua” solo perché ha saltato due legislature (1999-2009)! Lo ricordo anche perché troppo spesso il dibattito pubblico si fissa su parole-chiave che scalfiscono solo la superficie delle cose. Ribadisco: quello che conta, non solo per me, ma per la città tutta, è la performance, ovvero la capacità di visione e poi di realizzazione. E questa attende (ancora) di essere provata.

Il sindaco Daria Denti e l'assessore Daniele Santi (sanità, benessere, sport, promozione della città)

Il sindaco Daria Denti e l'assessore Daniele Santi (sport, benessere, promozione della città)

Alla “discontinuità” si allaccia anche la terza considerazione. In diversi commenti su questo e su altri blog il concetto di discontinuità è stato inteso nel senso: no ai “politici” in giunta. In alcuni casi erano fatti anche i nomi. Anche qui vorrei dire: intendiamoci. A livello locale c’è un solo politico di professione: il sindaco (e qualche ex-sindaco). Per tutti gli altri la distinzione usuale tra “società politica” e “società civile” è alquanto sfumata, ovvero occorrono criteri più sofisticati per tracciarla della semplice appartenenza ad un partito (rispetto a “da quanti anni sei iscritto ad un partito” io ritengo più significativo il grado di autonomia intellettuale che si ha – ma non è discussione da svolgere in questa sede). Lo dico anche perché vorrei che si iniziasse a fare sul serio un dibattito serio sui partiti e le loro funzioni. Non c’è una terza via. O ci sono i partiti o c’è il “partito del sindaco” (o del leader, insomma il “partito” personale). I partiti hanno difetti che debbono essere corretti (ed i cittadini fanno bene a ricordarlo loro tutti i giorni), ma le alternative disponibili (il leader, i clan, i gruppi di potere) non sono migliori. Uso questo argomento per introdurre la terza considerazione. Anche nella nuova giunta è presente la traccia dei partiti: PRC, IdV, PD (poco), accanto al Sindaco (di più). Ma penso che si debba riconoscere che, oltre al mero dato del “ricambio” delle persone (ovvero della “discontinuità”), c’è una discontinuità nella logica di fondo di formazione della giunta. In questo caso, come in effetti prevede la legge, si ha l’impressione che il sindaco Daria Denti abbia goduto di maggiore margine di manovra rispetto al più recente passato. Non ci sono infatti persone che il sindaco non gradiva – come invece è “capitato” a Roberto Adani con la giunta del 2004. Se questo sia anche garanzia di performance, ribadisco, non è dato sapere. Questa discussione si è svolta anche nella seduta di stamane del Consiglio Comunale. E’ stato Graziano Fiorini, competitor del sindaco Daria Denti al ballottaggio, a contestare il “basso profilo” della giunta. La replica del sindaco è stata puntuale, ma sappiamo che molto presto non sarà la performance sul piano retorico a fare la differenza. Per questo sarà importante, per i consiglieri comunali, per le forze politiche, economiche e sociali, per i cittadini tutti disporre di qualche strumento un po’ sofisticato per misurare le realizzazioni dell’amministrazione comunale ed il grado di raggiungimento degli obiettivi con cui Daria Denti si è impegnata davanti agli elettori (a proposito: non sarebbe buona cosa conservare il pdf del programma elettorale in modo ben visibile nel sito web del Comune?).
[2] I rappresentanti del Consiglio Comunale di Vignola in seno al Consiglio dell’Unione Terre di Castelli sono 5, tre per la maggioranza e due per la minoranza. Per la maggioranza sono stati eletti tre consiglieri PD: Maurizia Rabitti, Vera Ricci, Daniele Mislei. Per le opposizioni Simone Pelloni (Lega Nord) e Chiara Smeraldi (lista civica Vignola Cambia).

Il Presidente del Consiglio Comunale, Giancarlo Gasparini, ed il sindaco Daria Denti

Il Presidente del Consiglio Comunale, Giancarlo Gasparini, ed il sindaco Daria Denti

[3] Scivolone invece della maggioranza sulla nomina del Presidente e del Vicepresidente del Consiglio Comunale. Graziano Fiorini, il candidato a sindaco della Lega Nord, aveva formalmente richiesto la possibilità che la Presidenza del Consiglio Comunale venisse riservato ad un consigliere dell’opposizione. Il ruolo di Presidenza è un ruolo di garanzia, ma è anche di grande importanza per il corretto funzionamento del consiglio e la programmazione delle sedute (tra le altre cose il Presidente ha il compito di convocare le sedute). Non succede, pertanto, che tale ruolo venga lasciato ad un’esponente delle opposizioni. Comunque, come si dice, chiedere è lecito – e rispondere è cortesia. Qui sta il punto: che la risposta non è arrivata (nonostante a Graziano Fiorini fosse stata promessa una risposta entro ieri, venerdì 10 luglio, ore 18.30 – il resoconto della vicenda, fatta da Fiorini, è nel video).

Questa “dimenticanza” ha complicato le cose. Perché se è vero che la maggioranza ha comunque i numeri per giungere infine ad eleggere il Presidente, non bisogna trascurare che, di norma, la Vicepresidenza è lasciata all’opposizione. E, purtuttavia, per eleggere il Vicepresidente occorre un minimo di accordo con i consiglieri di minoranza. Peccato che questo accordo non è stato cercato (né prima, né durante il consiglio!). Le regole della correttezza politica prevedono che le persone da candidare a questi ruoli “istituzionali” non vengano individuati dalla maggioranza per conto dell’opposizione (vogliamo ricordare il caso di Riccardo Villari, nominato dalla maggioranza parlamentare alla presidenza della Commissione di vigilanza RAI? Una vicenda che tenne in stallo la commissione ed il PD di Veltroni per un mese?). Ed invece è quello che è avvenuto (con il capogruppo PD, Maurizia Rabitti, che proponeva i nomi dei consiglieri di opposizione per la carica di Vicepresidente). Il fatto è che nessuno di loro ha accettato – né poteva accettare, pena la violazione di quel gentleman agreement che prevede, appunto, che non possa essere la maggioranza a scegliere chi dell’opposizione eleggere alle cariche istituzionali. Alla fine si è ricorsi alla doppia votazione per l’elezione sia del Presidente che del Vicepresidente. La prima votazione a maggioranza qualificata – servono 14 voti (ma la maggioranza ne ha solo 13: 12 consiglieri più il sindaco); la seconda votazione a maggioranza semplice – e qui il quorum, 11 voti, è stato raggiunto con i soli voti della maggioranza. Solo che l’unica strada per uscire dall’impasse provocato dal mancato accordo con le opposizioni è stato quello di eleggere un consigliere di maggioranza anche alla Vicepresidenza. Al termine delle votazioni, dunque, Giancarlo Gasparini è stato eletto Presidente del Consiglio Comunale (in seconda votazione: 12 voti a favore, 1 scheda bianca, 7 voti indirizzati sul consigliere di opposizione Francesco Rubbiani), mentre Santunione Marco (consigliere dell’Italia dei Valori) è stato eletto Vicepresidente (anche qui in seconda votazione: 13 voti a favore, 1 scheda bianca, 6 voti a Francesco Rubbiani). Gasparini è anche l’attuale segretario del PD. Anche qui correttezza istituzionale vorrebbe che arrivassero al più presto le dimissioni da segretario – risultando alquanto inopportuno il mantenimento del ruolo politico di segretario nel mentre si assume la carica di garanzia istituzionale di Presidente del Consiglio Comunale. Vedremo. Un incidente di percorso, questo, che fa sì che Vignola sia (probabilmente) l’unico comune della provincia in cui la Vicepresidenza del Consiglio Comunale non risulta assegnata alle opposizioni. Poco importa, dirà la maggioranza dei lettori. Ed io non voglio certo enfatizzare più del dovuto l’episodio. Debbo anche dire che l’atteggiamento della maggioranza non era certo improntato ad arroganza. Ma forse proprio qui sta il punto. L’episodio testimonia dello scarto tra intenzioni (buone) e modo di fare (un po’ maldestro). Le istituzioni hanno una loro grammatica, hanno loro regole ed è buona cosa non violarle, anche se ciò viene fatto con le più buone intenzioni. Il tema dell’ascolto e del recupero di attenzione e capacità di comunicazione con la città, così enfatizzato in campagna elettorale, richiede la capacità di adottare il punto di vista dell’interlocutore, dell’altro. Richiede la capacità di fare una telefonata in più (specie se questo era l’impegno preso).

Da sinistra: Vera Ricci (consigliere PD) e Maurizia Rabitti (capogruppo PD)

Da sinistra: Vera Ricci (consigliere PD) e Maurizia Rabitti (capogruppo PD)

[4] Mentre sulla giunta è opportuno attendere i fatti per esprimere un giudizio che non voglia essere solo impressionistico, l’episodio relativo all’elezione delle due cariche istituzionali del Consiglio Comunale (Presidente e Vicepresidente) propone un’ulteriore riflessione sulle istituzioni e l’ingegneria istituzionale necessaria per migliorare la performance di ascolto e coinvolgimento dei cittadini. Né il programma elettorale del PD (e della coalizione), né le cose dette nella campagna elettorale supplementare tra primo turno e ballottaggio fanno pensare che la maggioranza abbia una visione strategica e di alto profilo su due temi che riguardano le istituzioni ed il loro funzionamento, ovvero il “nuovo modo” di governare la città. Governance, trasparenza, rafforzamento della partecipazione dei cittadini (ed anche dei loro rappresentanti!) alle scelte più importanti. Passa di qui, da queste parole, un nuovo modo di amministrare. Sino ad ora, però, anche su questi temi il dibattito (scarso) è rimasto in superficie. Le proposte avanzate stanno tra il folklore e le innovazioni marginali. Webcam in consiglio comunale piuttosto che momenti strutturati in cui i consiglieri comunali accolgono (ed ascoltano) i cittadini. A proposito: singolare che il consigliere Giancarlo Ceci (PdL) si sia sentito in dovere di chiedere il permesso al sindaco, quando si tratta di una prerogativa dei gruppi consiliari! Comunque, l’impressione è che serva altro – anche se ancora non si sa in che cosa esso consista. Sarebbe bene impiegare l’estate per mettere a fuoco le idee ed arrivare a settembre con un documento che fissa modalità ed impegni – misurabili – per il consiglio comunale (per tutti: maggioranza ed opposizione) e per l’amministrazione comunale. Sarà già un terreno su cui misurare qualche assessore.

3 Responses to Prima seduta del Consiglio Comunale di Vignola

  1. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Immagino che alla maggior parte dei cittadini la questione delle cariche istituzionali – Presidenza e Vicepresidenza del Consiglio Comunale – dica assai poco. Ed in effetti è un po’ cosa da “specialisti”, ovvero da persone che fanno politica o che sono impegnate nelle istituzioni. E’ uno di quei temi che non ha (e non avrà) grandi platee, grande pubblico. Ma è un tema che c’è e che dunque è affidato esclusivamente al senso di responsabilità della politica. Ovvero dei nuovi consiglieri comunali – in particolar modo quelli di maggioranza (ed i loro rispettivi partiti: peraltro ben rappresentati in consiglio, visto che il coordinatore del PD è oggi anche Presidente del Consiglio Comunale). Su Il Messaggero di oggi, 14 luglio, il presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini afferma: “Le istituzioni sono di tutti e non solo della maggioranza”. Pensiamo a quanti strilli si sarebbero levati dal PD se alla Camera dei Deputati od al Senato la maggioranza parlamentare avesse tenuto per sé Presidenza e Vicepresidenza! E’ cosa saggia, dunque, riaprire al più presto la questione, ricercando un accordo con le opposizioni sulla vicepresidenza del consiglio comunale. Questo spetta alla maggioranza. E’ cosa saggia, per le opposizioni, non usare in modo strumentale questa vicenda, dimostrando che il senso istituzionale non procede a corrente alternata. Sarebbe buona cosa se questo accordo venisse formalizzato in occasione del prossimo consiglio comunale, con un voto all’unanimità sulla Vicepresidenza del Consiglio Comunale.

  2. […] consiglio di visitare il blog di Andrea Paltrinieri a questo indirizzo; troverete interessanti riflessioni, alcune foto ed anche un bel video di un intervento di […]

  3. Andrea Rubbiani ha detto:

    Ciao Paltrinieri,

    concordo in generale sulla tua riflessione, sperando inoltre che il forte coinvolgimento della “società civile” in queste elezioni porti anche i non addetti ai lavori ad interessarsi ai temi e alle schermaglie del consigli comunali.
    Vorrei però sottolineare il fatto che assegnare il ruolo di presidente del consiglio comunale ad un esponente dell’opposizione, in particolare se proveniente dalla società civile e non dai partiti, sarebbe stato un segnale di apertura, di democrazia e anche un primo segnale di un modo nuovo di fare politica, sopratutto da parte di una amministrazione che ha vinto nei termini che tutti sappiamo. Ripeto, secondo me sarebbe stato un importante segnale, visto anche il modesto valore esecutivo che ha chi ricopre il ruolo. Ti rimando ad una più approfondita riflessione sui concetti appena espressi sul sito della Lista Civica Città di Vignola: http://www.cittadivignola.org/index.php/blog/78-una-occasione-persa–commento-al-primo-consiglio-comunale-
    Ciao.

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