Miss Little China. Sospendere il (pre)giudizio, cercare di capire …

I cinesi mangiano i gatti. Forse anche i cani. Non ci credete? Forse fate bene. Non sono un esperto di gastronomia cinese, ma so che queste “convinzioni” (e molte altre riguardanti gli stranieri delle più diverse nazionalità) si sono da tempo sedimentate nella nostra “cultura”. Così come, agli occhi dei cittadini di altri paesi, gli italiani mangiano solo maccheroni e sono tutti mafiosi (“spaghettifresser“, mangiatori di spaghetti, dicevano degli emigrati italiani in Germania: vedi). Ma queste “convinzioni” assorbite in modo indiretto, con processi lenti ed inconsapevoli (usando di più l’ironia, lo scherzo, la storiella che l’analisi e l’argomentazione) sono anche le più difficili da scalfire. Occorre un lavoro altrettanto capillare di costruzione e diffusione di conoscenze. Un lavoro di informazione vera: mettere in luce la realtà – tutta, non solo quella degli stereotipi – degli immigrati e dell’immigrazione.

Occorre evitare quelle tipiche forme di generalizzazione “a senso unico”: un’esperienza negativa con un immigrato (o magari anche due) diventa sufficiente per dire che “sono tutti così”. Intanto il volto stesso dell’immigrazione sta cambiando. Con le “seconde generazioni”, con le “nuove” generazioni di “stranieri”. Legalmente stranieri, anche se sono nati in Italia, parlano meglio l’italiano che la lingua del paese di origine dei genitori, si “sentono” italiani (anche se sono ancora “percepiti” come stranieri). Vedere una ragazza adolescente con il velo che dice “ma io mi sento italiana” colpisce. Ed è un bene, perché da questo “restare colpiti” può nascere quella curiosità che ci porta a cercare di conoscere meglio. Ed è ciò di cui abbiamo bisogno, terribilmente bisogno. Qualcosa si muove. Negli ultimi anni crescono i racconti (oltre alle analisi) dell’immigrazione straniera nei suoi diversi aspetti, positivi o negativi che siano. I racconti delle “storie di vita” di queste persone. Il desiderio di lasciarsi alle spalle una vita di stenti e, soprattutto, il desiderio fortissimo di garantire un futuro migliore, dignitoso ai propri figli. E per fare questo sono disposti a tutto (come testimoniano le immagini dei barconi stracolmi che solcano il Mediterraneo). Nessuna idealizzazione, per favore. Nessun buonismo. E’ gente comune – così come siamo gente comune noi, con le nostre caratteristiche positive o negative (per ricordarne una: se il “lavoro nero” è così diffuso in Italia qualcuno ne avrà responsabilità). I video, in particolare, sono straordinariamente efficaci. Uno degli ultimi è Miss Little China, un documentario che racconta la presenza dei cinesi in Italia. Il “trailer” è presentato oggi su Corriere.it (vedi). Una presenza, quella cinese, che è attestata storicamente in alcune città (ad esempio Bologna), ma che si è diffusa negli ultimi vent’anni soprattutto nelle aree dei distretti tessili e della maglieria, quelli che vedono ancora un ruolo rilevante dei lavoratori manuali: a Prato come a Carpi. Proprio a Prato, tradizionale cittadina rossa, la vittoria del centrodestra alle recenti elezioni amministrative è stata attribuita anche alla presenza di una forte comunità cinese che ha contribuito ad accentuare la crisi delle aziende italiane (vedi). Ma l’immigrazione cinese è comunque diffusa anche oltre i confini dei distretti del tessile. A Vignola, ad esempio, è il settimo gruppo per consistenza (143 residenti iscritti all’anagrafe al 31 dicembre 2008, pari al 4,4% di tutti gli stranieri residenti), dopo quello marocchino, albanese, tunisino, cingalese, romeno e ghanese (vedi). Non voglio certo dire che l’immigrazione non porta con sé numerosi problemi per le comunità ospitanti – ci mancherebbe. Nessuno oggi può negarlo. Ma è certamente vero che le comunità locali – in primo luogo le amministrazioni comunali – possono fare diverse cose per governare il fenomeno. E sono cose che debbono abbracciare l’intero spettro: repressione dell’illegalità, controllo, interventi per favorire l’integrazione. Tra questi ultimi il lavoro di produzione di una conoscenza più rispondente alla realtà non è irrilevante, anzi. Ben vengano dunque le iniziative come Miss Little China o come i diversi video, ad esempio sugli adolescenti “stranieri”, che sempre più di frequente sono prodotti e distribuiti. Anche a livello locale ci sono cose significative che, però, sino ad ora non sono state adeguatamente valorizzate. L’Unione Terre di Castelli, ad esempio, ha prodotto nel 2003 un video che racconta, tramite brani delle storie di vita di un gruppo stranieri, il fenomeno dell’immigrazione straniera, facendo parlare i diretti interessati. Racconto straniero, il titolo.

Racconto straniero (versione VHS)

Racconto straniero (versione VHS)

Dura 34 minuti ed ha come regista Daria Menozzi. Molto bello nella sua “leggerezza”, con alcuni passaggi anche commoventi. E’ stato prodotto in circa duemila copie e quindi distribuito sul territorio (anche se in un modo un po’ tribolato). Non ci vorrebbe tanto a metterlo su You Tube. Si renderebbe così un buon servizio alla conoscenza dell’immigrazione straniera sul territorio, aiutando un po’ di cittadini italiani ad avere una visione un po’ più articolata, stereoscopica, del fenomeno. Qualcuno se ne vuol far carico, per favore?

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