Dahrendorf, Habermas … Vignola

Questa settimana è stata segnata da diversi avvenimenti, accaduti molto lontano dalla nostra città, ma che possono illuminare una prospettiva di crescita civile vignolese. Il riferimento è alle idee che ci consegnano due grandi intellettuali tedeschi, le cui opere ed il cui pensiero sono però note anche da noi. Il 18 giugno scorso è scomparso Ralf Dahrendorf, sociologo di Amburgo, di orientamento liberale ed anche impegnato in politica, dal 1974 al 1984 direttore della London School of Economics, una delle istituzioni accademiche più prestigiose a livello internazionale nel campo delle scienze sociali. Lo stesso giorno Jürgen Habermas, filosofo e sociologo, erede della “Scuola di Francoforte”, ha compiuto ottant’anni. Proprio Habermas, poco tempo prima, aveva pronunciato un discorso di augurio per l’ottantesimo compleanno di Dahrendorf, l’1 maggio scorso (vedi) – entrambi sono del 1929. Studiosi di prim’ordine ed al contempo intellettuali impegnati, seppure con orientamenti politici diversi. Entrambi dagli anni ’60 ad oggi hanno rappresentato un punto di riferimento per interpretare le trasformazioni delle società occidentali (ed in realtà anche per guidarne la trasformazione). Alcune delle loro idee possono aiutare a comprendere meglio questa particolare fase della storia politico-amministrativa di Vignola (di cui è solo un sintomo la prima esperienza di ballottaggio per la scelta del sindaco). Provare a collegare pezzi del pensiero di Dahrendorf o di Habermas alla realtà di Vignola può far pensare che ci si pensi come “l’ombelico del mondo”. Ovviamente non è così. Se un tale esercizio sia solo un’atto di vanità o, invece, non abbia anche qualche valenza pratica (e politica) lo si può dire però solo a posteriori. Conviene dunque correre il rischio e provare a ricercare qualche idea in grado di illuminare l’esperienza di questa competizione elettorale ed anche il compito che essa ci consegna.
[1] Dahrendorf ha intrattenuto certamente una relazione con quel pensiero weberiano secondo cui i conflitti sono non solo elementi caratteristici, ineliminabili della vita (e dunque anche della vita politica), ma vi possono assumere una valenza positiva. Come ricorda Habermas nel suo discorso augurale, per Dahrendorf non si tratta dunque di “risolverli”, bensì di “governarli” affinché assumano forme “produttive” dal punto di vista civile: si tratta dunque di istituzionalizzarli ed affrontarli in forme civili. In un sistema democratico il momento elettorale serve appunto a questo: visioni alternative dei valori guida, delle priorità, dei programmi si confrontano e cercano di convincere i cittadini-elettori circa la loro migliore fattibilità e la loro preferibilità. Ma perché questo momento elettorale della vita democratica possa davvero “funzionare” occorrono alcuni requisiti non banali, alcuni ingredienti molto peculiari che non sono necessariamente garantiti. La loro presenza o meno fa la differenza in un sistema che formalmente è comunque democratico. Fa la differenza tra una democrazia che funziona ed una democrazia “formale”, ma svuotata od infragilita. E’ qui che ci sorregge Habermas con un’opera, pubblicata ormai nel 1992 (e tradotta in italiano nel 1996), che è tutt’oggi – a mio vedere – la riflessione più sofisticata sulle democrazie moderne (solo un tedesco, va annotato, poteva scegliere un titolo così poco accattivante per una sua opera, quasi un’operazione di anti-marketing: Faktizität und Geltung; letteralmente Fatticità (o Fattualità) e validità; tradotto dall’editore italiano con il titolo un po’ più “urbano” di Fatti e norme: vedi).

Ralf Dahrendorf, scomparso il 18 giugno 2009

Ralf Dahrendorf, scomparso il 18 giugno 2009

[2] In diversi hanno riconosciuto che, indipendentemente da come si valuti l’esito, questa competizione elettorale vignolese segna comunque un momento positivo nella vita civile e politica della città. Lo dice con una formula ad effetto “Brontosauro”, nickname con cui è firmato un post sul blog di Vignola Cambia (vedi): “E’ dal tempo degli Orazi e dei Curiazi che a Vignola non si discuteva tanto di politica in ogni dove e questo è sicuramente un dato positivo.” Diversi commenti hanno riconosciuto questo dato di fatto. Un dato di fatto, in realtà, reso possibile innanzitutto da Internet, visto che è soprattutto tramite alcuni blog – quello di Vignola Cambia (vedi) e di Vignola per me (vedi) in primo luogo, un po’ anche grazie ad AmareVignola – che questa discussione si è sviluppata. E’ significativo che siano stati soprattutto gli spazi civici, anche su Internet, a fornire lo spazio per il dibattito. Praticamente assenti, invece, sono stati gli spazi web di partito – anche questo vorrà dire qualcosa. E’ di nuovo “Brontosauro” che in questa ripresa di interesse e di dibattito pubblico scorge non solo un dato di fatto, ma anche una missione per così dire “formativa” nei confronti delle nuove generazioni vignolesi, certo all’interno del gruppo di Vignola Cambia, ma non solo: “Queste elezioni hanno liberato passioni e idee, occorre lasciarle libere di circolare, di confrontarsi e scontrarsi. Occorre che i giovani si assumano responsabilità in chiara autonomia intellettuale. E’ il vostro momento.” Cittadini che dedicano parte del proprio tempo ad informarsi ed a far sentire la propria voce, singolarmente o come collettività, sono indubbiamente un ingrediente importante per la qualità della democrazia locale e per avere un’amministrazione locale più “rispondente” ai cittadini stessi. La rilevanza che in campagna elettorale ha assunto questo tema, bisogna riconoscerlo, ha colto un po’ di sorpresa sia l’amministrazione uscente che il PD – tant’è che lo stesso candidato a sindaco del PD, Daria Denti, ha prospettato per il futuro modalità di ascolto e coinvolgimento della cittadinanza (formule importanti, ma al momento vaghe) su cui però lei stessa non aveva evidenziato impegni tangibili nei 5 anni da assessore. In ogni caso, se tutto questo possa prefigurare una nuova “primavera” dell’impegno civico-amministrativo dei vignolesi è presto per dirlo. Sta di fatto che su questo picco di attenzione (elettorale) sulle vicende politico-amministrative può effettivamente innestarsi un percorso di crescita della democrazia locale – a patto che si trovino attori consapevoli e capaci (consiglieri comunali di maggioranza ed opposizione? I gruppi promotori delle liste civiche? I partiti più o meno tradizionali? Gruppi di interesse od associazioni di categoria?) per radicare interesse, coinvolgimento, partecipazione e farne, per minoranze significative, un’attività di routine.

Jurgen Habermas (foto del giugno 2004): ha compiuto ottant'anni il 18 giugno 2009

Jurgen Habermas (foto del giugno 2004): ha compiuto ottant'anni il 18 giugno 2009

[3] Perché una tale prospettiva possa effettivamente diventare realtà occorrono però alcuni “ingredienti” ed una loro giusta combinazione in modo da dar vita ad un circolo virtuoso (è per mettere a fuoco meglio questi ingredienti che il pensiero di Dahrendorf e di Habermas è particolarmente utile). Non sono cose banali, anzi la loro presenza e la loro giusta combinazione sono abbastanza improbabili. Per questo ogni cittadino interessato al rafforzamento della democrazia locale dovrebbe prestarvi attenzione. Il primo “ingrediente” è dato da istituzioni più trasparenti, ovvero che rendono accessibili in modo più diretto e più tempestivo le informazioni circa la loro attività ed il loro operare. Presentare il bilancio di previsione ed il piano delle opere pubbliche in modo facilmente accessibile, in riunioni pubbliche, ma anche sul web. Ugualmente sul web io vorrei trovare i dati sul compenso degli amministratori ed il loro impegno orario a servizio dei cittadini vignolesi. Ma anche le bozze – prima dell’approvazione – degli atti di pianificazione più importanti: il futuro Documento preliminare del PSC, il nuovo Piano Urbano del Traffico (PUT) e così via. Va bene anche una webcam in consiglio comunale (come propone Daria Denti), ma è decisamente più importante la pubblicità delle interrogazioni e delle risposte ad esse (dunque da rendere accessibili sul sito web comunale)! Solo se troveranno istituzioni più trasparenti (che rendono trasparenti i processi decisionali in merito alle scelte più importanti per Vignola) ed aperte al loro contributo i cittadini potranno continuare a vedere come produttiva la loro partecipazione, il loro impegno. Il secondo ingrediente è dato, appunto, da cittadini civicamente, politicamente consapevoli e che dunque sono disposti a mettere tempo e impegno nel seguire le vicende amministrative. Habermas ne ha parlato in più occasioni: solo se i cittadini di una comunità (o di uno stato) sono consapevoli dei loro diritti e traducono quei diritti – all’informazione, alla consultazione, al coinvolgimento, alla partecipazione a produrre l’orientamento politico-amministrativo, ecc. – in una prassi concreta, solo in tal caso le norme della democrazia diventano qualcosa di vissuto e di vitale. Il terzo ingrediente è dato dalla presenza di élites “responsabili”, selezionate per merito (e non perché garantiscono fedeltà al leader) e dunque capaci, impegnate a parlar chiaro ai propri cittadini anche quando i problemi che si devono affrontare non hanno risposte facili o richiedono l’assunzione di responsabilità (ed oneri) da parte di tutti, impegnate a rendere conto di quello che fanno (pratica ad oggi assolutamente sconosciuta in politica e nella pubblica amministrazione). Proprio in questa tornata elettorale la proliferazione di liste civiche può essere letta, tra le altre cose, anche come un segno di sfiducia nei confronti delle élites selezionate dai partiti, troppo spesso guidate da “affermazioni di fede” e per questo distanti dalla realtà. Ma ugualmente importanti sono altri due “ingredienti” su cui, ad esempio, hanno richiamato l’attenzione proprio i lavori di Dahrendorf e di Habermas. Il ruolo degli “osservatori impegnati” o degli intellettuali, a cui Dahrendorf ha dedicato uno degli ultimi libri: Erasmiani (vedi). Ovvero persone che contribuiscono, con i loro scritti, i loro discorsi, i loro interventi al dibattito ad illuminare, ad interpretare, a rendere chiaro cosa sta succedendo e qual è la posta in gioco. Movers and shakers, le chiama Dahrendorf: “persone cioè che in modo riconoscibile e memorabile hanno smosso e agitato le situazioni del loro tempo” (Erasmiani, p.15). Sapendo che tali persone pagano, a volte, anche un prezzo personale non indifferente e che comunque necessitano di un requisito – l’indipendenza (intellettuale) – che raramente si trova all’interno di un partito (p.54). L’ultimo ingrediente, infine, è stato analizzato soprattutto da Habermas – a cui ha dedicato uno dei suoi libri più famosi (vedi). E’ la “sfera pubblica”, ovvero quell’infrastruttura comunicativa fatta da più media e che costituisce il substrato del confronto, del dibattito, dello scambio delle argomentazioni (argomenti e controargomenti). La presenza di questi media è vitale anche a livello locale: giornali, newsletter, riunioni pubbliche; ed oggi siti web, blog, mailing list. E’ solo dalla combinazione di questi molteplici ingredienti che potrà attendersi un’accumulazione di competenze civiche, amministrative e politiche e della loro possibilità di influenzare i processi decisionali amministrativi. Come già detto, l’esito non è scontato. Occorrono attori che con intelligenza e pazienza perseguano questo obiettivo.

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