Suggerimenti al PD di Vignola: due cose da cambiare

Piuttosto che nei piccoli o grandi eventi, l’identità di un partito si vede dalle routines, dai comportamenti quotidiani. Io ritengo importante il ruolo che i partiti giocano in un sistema democratico. Penso però anche che alcune delle critiche ad essi rivolte colpiscano nel segno. Ho cercato di contribuire, assieme ad altri, per fare del PD un partito in grado di interpretare in modo nuovo il “fare politica”. Ci sono però ancora diverse cose da mettere a posto, anche a livello locale. Vorrei suggerire, ad esempio, una più netta distinzione tra ruoli “istituzionali” e ruoli di partito. Non mi sembra opportuno che in alcune persone questi si sovrappongano. Penso, innanzitutto, alle persone nominate negli organi direttivi della Fondazione di Vignola e che al tempo stesso fanno parte degli organi dirigenti del PD. Vorrei suggerire anche, inoltre, una maggiore coerenza tra le regole che ci si dà ed i comportamenti che poi si adottano. Mi riferisco, ad esempio, alla “questione di genere”, ovvero alla norma dello statuto del PD che prevede parità tra uomini e donne in tutti gli organi dirigenti. Mi chiedo perché il PD di Vignola ha scelto consapevolmente di violare quella norma.
[1] Nei giorni scorsi sono state completate le nomine degli organi dirigenti della Fondazione di Vignola. Sia il consiglio che il comitato di gestione sono ora rinnovati (vedi). Resteranno in carica per quattro anni, sino al 2013. Vicepresidente è l’on. Liliana Albertini. Nel comitato di gestione siede anche il Dott. Angelo Gianni.  Persone che sono anche componenti dell’esecutivo del PD di Vignola. E’ opportuno il mantenimento di questo doppio ruolo? Io ritengo di no. Ritengo che chi viene nominato a cariche “istituzionali” (e ritengo tale l’essere parte degli organi dirigenti della Fondazione, un’istituzione della collettività locale) non debba mantenere cariche di partito (esecutivo o comitato direttivo). Penso che questa separazione sia opportuna. Sia un segnale di rispetto verso le istituzioni – che sono di tutti. Sia un atto doveroso che segna la sensibilità e l’assunzione di responsabilità verso la fiducia che tutti devono poter nutrire nei confronti delle istituzioni. Sarebbe buona cosa, dunque, che tanto l’on. Albertini che il Dott. Gianni decidessero di rassegnare le dimissioni dagli organi dirigenti del PD (ad oggi risultano ancora componenti dell’esecutivo, come si evince dal sito web del PD di Vignola, consultato oggi alle ore 19). Il PD che vorrei dovrebbe essere in grado di manifestare concretamente questa sensibilità “istituzionale”.

GUFO 20apr2008 045[2] Proprio l’articolo 1 dello Statuto del PD, al comma 3, recita: “Il Partito Democratico si impegna a rimuovere gli ostacoli che si frappongono alla piena partecipazione politica delle donne. Assicura, a tutti i livelli, la presenza paritaria di donne e di uomini nei suoi organismi dirigenti ed esecutivi, pena la loro invalidazione da parte degli organismi di garanzia.” Il PD di Vignola è stato costituito con l’assemblea cittadina dell’8-10 febbraio 2008. Già la prima segreteria non rispettava questa norma (su 9 componenti, 5 erano uomini). L’attuale segreteria è di 12 componenti (8 uomini e 4 donne). Io ho dato il mio contributo al riequilibrio – mi sono dimesso il 18 aprile scorso. Ovviamente ho segnalato la violazione della norma sulla “parità di genere” sin dall’inizio, già in occasione del primo incontro del comitato direttivo, il 28 febbraio 2008. Appello caduto nel vuoto più volte. Mi sembra che serva davvero poco: basta volerlo. Non è mai buona cosa disattendere gli impegni che si sono assunti davanti ai cittadini italiani con gli atti costitutivi del partito.
[3] Più in generale questi episodi – altri se ne potrebbero aggiungere – segnalano il lavoro che resta da fare per completare la costruzione del PD come “partito nuovo”. Ovvero come partito che è in grado di superare almeno alcuni dei limiti delle “vecchie” organizzazioni della politica. Ad esempio un certo “cinismo” nei confronti delle norme che ci si dà (e che si è pronti a violare tutte le volte che lo si ritiene conveniente). Lo ha scritto Marco Follini in modo molto convincente su Il Riformista del 28 ottobre 2008 (vedi), allora riflettendo sui grandi eventi ritenuti “taumaturgici” nella vita del partito (il riferimento era alla manifestazione al Circo Massimo del 24 ottobre): la crisi della politica “lievita come un soufflè proprio perché non trova le risposte della quotidianità – che saranno magari un po’ grigie, ma alla lunga suonano più convincenti. Una forza politica non vive di momenti eccezionali. Vive di regole. Direi perfino di abitudini. Deve dotarsi di una routine, perché lì si misura una parte non minore della sua credibilità. E’ tutto quello che sta in mezzo, tra un evento e l’altro, che parla di noi nel modo più vero e più profondo.” Giustissimo.

2 Responses to Suggerimenti al PD di Vignola: due cose da cambiare

  1. Mauro ha detto:

    Condivido Andrea quanto scrivi su entrambe le argomentazioni.In particolare vorrei chiederti da chi dipendono le nomine della Fondazione CRV. Siccome credo che anche la amministrazione “nomini”, mi aspettavo che questo compito spettasse alla nuova Giunta.
    Mauro Corticelli

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Le nomine debbono essere fatte entro il 30 aprile dell’anno di scadenza, ovvero entro i termini di approvazione del bilancio d’esercizio. Gli enti nominanti sono indicati nella corrispondente pagina del sito web della Fondazione di Vignola:
    http://www.fondazionedivignola.it/assetto/enti_nominanti.htm
    Che però non indica quanti sono i consiglieri nominati da ciascun ente. Informazione che si trova però all’art. 9 dello Statuto. Comunque, per gli enti locali la situazione è questa: Comune di Vignola: 3 consiglieri; Comune di Spilamberto: 2 consiglieri; Comune di Marano e Comune di Savignano: 1 consigliere (congiuntamente). Gli enti locali, dunque, nominano 6 consiglieri. Altri 4 sono cooptati dal consiglio uscente. Gli altri 5 sono così suddivisi: 3 università di MO-RE e 2 Camera di Commercio. Sono dunque i tempi previsti dallo statuto che impongono che ad effettuare le nomine sia il sindaco uscente. Ed è buona cosa che queste norme non vengano stiracchiate per rispondere a convenienze politiche. Sulle nomine non esprimo giudizi. Quello che mi disturba – innanzitutto come cittadino – è la commistione tra ruoli istituzionali e politici.

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