“Stop a nuove aree di espansione edilizia”. Davvero?

“Stop a nuove aree di espansione edlizia”: così si legge a pagina 13 del Programma elettorale del PD. “Stop al consumo di territorio non compromesso”: afferma a sua volta il Programma della coalizione che sostiene Daria Denti (PD, IdV, PRC, Comunisti Italiani, Vignola Noi). “Occorre fermare il consumo di territorio non compromesso e recuperare l’esistente” aggiunge Daria Denti dalle colonne de Il Resto del Carlino del 19 maggio scorso, nella sua replica a critiche ricevute. “Occorre evitare che il territorio venga consumato ulteriormente da nuove costruzioni …” recita la prima bozza di programma della lista civica Vignola Noi (frase che non trovo più nella versione definitiva del volantino programmatico). Dunque i cittadini vignolesi sanno che il decennio di espansione edilizia di Vignola finisce qui. Punto. Dopo si avrà solo riqualificazione di aree già edificate. E’ davvero così? Sarà davvero così? E’ giusto chiederselo ed approfondire l’argomento, al fine di evitare sorprese future.
[1] “Stop”. Stop vuol dire basta. Vuol dire “crescita zero” (in termini di nuovo territorio urbanizzato). Vuol dire che ci si ferma. Non si allargano ulteriormente i confini dell’attuale urbanizzazione. Senza eccezioni. E’ davvero così? Vediamo. Accantoniamo per un attimo i programmi dei partiti e guardiamo agli atti delle amministrazioni (in cui governano quei partiti). Il Documento preliminare del PSC è stato approvato dalla Giunta dell’Unione Terre di Castelli e dalle Giunte Municipali dei 5 comuni interessati a settembre 2008. E’ il documento ufficiale che rappresenta la volontà, le intenzioni delle amministrazioni (delle giunte). Che cosa dice questo documento?

Il nuovo comparto ad ovest di via di Mezzo

Il nuovo comparto ad ovest di via di Mezzo

Vediamo come è stato presentato all’opinione pubblica. “Basta con un ulteriore consumo di territorio”. Segue precisazione: “si costruirà solo ciò che è già programmato nel PRG dei singoli comuni”. Poi si aggiunge, però: “ci sono comunque eccezioni: le delocalizzazioni, gli interventi legati alla città pubblica” (Gazzetta di Modena del 17 agosto 2008). Stessa cosa riporta il Resto del Carlino del 26 luglio 2008. Stesse parole, pari pari, sulla newsletter dell’amministrazione comunale Vignola Informa, n.4, settembre 2008, p.14: “Si costruisce solo ciò che è già programmato nei PRG dei singoli Comuni. Uniche eccezioni: le delocalizzazioni ed interventi legati alla città pubblica”. Dunque i documenti ufficiali, approvati nel settembre 2008, dicono: stop al consumo di territorio. Ma dicono anche che a questo stop ci sono delle eccezioni: (1) le “delocalizzazioni”; (2) “gli interventi legati alla città pubblica”. Le delocalizzazioni sono il trasferimento in nuove aree di insediamenti “non congruenti” (es. la presenza di attività produttive nel tessuto urbano; attività produttive che può essere opportuno spostare, appunto de-localizzare). Gli interventi legati alla città pubblica sono quegli interventi che servono per finanziare la “città pubblica”: ad esempio accordi di pianificazione con privati che erogano finanziamenti ed in cambio ottengono la possibilità di edificare.

Cartello che reclamizza appartamenti nell'intervento "La corte del parco"

Cartello che reclamizza appartamenti nell'intervento "La corte del parco"

Che cosa si cela dietro a questa formula della “città pubblica”? Ad esempio il nuovo Polo Scolastico dal costo stimato di 15-20 milioni di euro (ma finanziato, ad ora, solo per 1,5 milioni di euro tramite la “tassa di scopo”, ovvero addizionale ICI). Si inizia così a capire qual è la posta in gioco: finanziamento di interventi per opere pubbliche (es. una piazza) o servizi pubblici (es. una scuola), mediante il consumo di territorio “agricolo”. E’ un bene? E’ un male? Non si può rispondere senza sapere qual è la città pubblica che si vuole finanziare in questo modo. Quanta città pubblica si vuole finanziare in questo modo. Ovvero, l’edificazione di nuovo territorio a quale target finanziario mira: 5 milioni di euro o 50 milioni di euro? Fino a quando non si fornisce una risposta precisa a questi quesiti diventa difficile formulare una valutazione. Una cosa però è certa. Non si tratta di uno stop al consumo di territorio. E’ invece una limitazione al consumo di territorio. Ma se così stanno le cose, perché il programma del PD non parla chiaro? Perché parla semplicemente di “Stop a nuove aree di espansione edlizia”? Non è una domanda mal posta, visto che il Documento preliminare è stato approvato da Roberto Adani, ma anche dall’assessore Daria Denti (vedi delibera di giunta municipale n.146 del 25 settembre 2008; vedi), oggi candidata a sindaco. Perché oggi tacere su questa non insignificante differenza? L’impressione è che “la si voglia raccontare” – per usare un eufemismo. Un partito serio ed un candidato serio non avrebbero omesso questo “particolare”: che non si tratta di uno stop assoluto, ma di uno stop relativo. Ed avrebbe detto quanto relativo è quello stop. Ad esempio precisando che l’unica eccezione ammesa è il consumo di territorio necessario per finanziare il Polo Scolastico (dunque per reperire, diciamo, 18 milioni di euro). Poiché queste informazioni non ci sono, poiché queste precisazioni mancano, io ne deduco che la serietà è venuta meno. E che si sta provando a prendere per il naso un po’ di elettori.

Nuova edilizia residenziale a Brodano

Nuova edilizia residenziale a Brodano

[2] Ma non è finita qui. Mentre infatti le de-localizzazioni possono avere una loro ragionevolezza. Mentre degli “interventi legati alla città pubblica” è giusto discutere (ma prima però! Così che gli elettori possano fare le loro scelte a ragion veduta!). Vi è un ulteriore aspetto che salta fuori leggendo il Documento preliminare. Si parla, alle pp.164-165, di “aree preferenziali per la definizione degli ambiti di nuovo insediamento”. E per il Comune di Vignola ne viene individuata una (p.165): “area in comune di Vignola a Brodano, attualmente agricola, nella quale prevedere interventi residenziali coordinati viabilisticamente con gli insediamenti esistenti e con quelli in attuazione”. Insomma, non si tratta, in ogni caso, di uno stop a nuove aree di espansione edilizia! Tant’è che la nuova area in cui andare a costruire è già sommariamente individuata. Insomma, si vuole parlare chiaro? Si vuole spiegare perché esiste questa discrepanza tra gli atti delle amministrazioni (Unione e Comune) ed il programma elettorale del PD? Si vuole dire ai cittadini-elettori che cosa si ha intenzione davvero di fare? Nel caso si intenda consumare territorio per finanziare la “città pubblica”, si vuole dire cosa si intende con questo termine? Il Polo Scolastico a metà (circa 10 milioni di euro)? Il Polo Scolastico per intero (circa 18-20 milioni di euro)? Altro ancora? Appunto: 5 oppure 50 milioni di euro? Si vuole avere il coraggio di parlare chiaro?

One Response to “Stop a nuove aree di espansione edilizia”. Davvero?

  1. Suburbano ha detto:

    Me ang crad mia!

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