Piazza di Villa Braglia. Le risposte del sindaco Roberto Adani

Un post dedicato alla nuova piazza di Villa Braglia ha alimentato il dibattito (vedi). Alvaro, Alessandro, Edoardo e Laura hanno fatto commenti, in alcuni casi anche molto critici. Dopo qualche giorno sono giunte, però, anche le precisazioni e le “repliche” del sindaco Roberto Adani. Ecco le sue considerazioni.

“Scusate, ma anche se è un po’ che ho letto le vostre considerazioni su Piazza Braglia, non ero riuscito a trovare il tempo di rispondere. Provo a farlo ora anche se un po’ di fretta, scusatemi se sarò disordinato. Cominciamo dall’inizio.

L'ottocentesca Villa Braglia con la nuova piazza in via di ultimazione (foto del 20 febbraio 2009)

L’ottocentesca Villa Braglia con la nuova piazza in via di ultimazione (foto del 20 febbraio 2009)

L’idea di recuperare piazza Braglia, che prima era un semplice parcheggio, nasce da un progetto di riqualificazione di Corso Italia che a seguito dell’apertura della pedemontana potrebbe diventare sempre più un corso pedonale, magari alberato, e meno una strada di attraversamento. Il progetto parte dalla riqualificazione delle mura (il primo stralcio è appena partito) con la riqualificazione del marciapiede lungo la fossa in modo da valorizzare un elemento che è di grande fascino ma oggi completamente infestato da un verde che ne sta compromettendo la stabilità e che non c’entra nulla con le mura che erano mura di difesa in sasso e pietra. Poi l’idea era di allargare progressivamente i percorsi pedonali ampliando l’effetto corso pedonale con bar tavolini e quant’altro fino a trasformarla tutta in una piazza. Il parcheggio in Corso Italia lo considero un passaggio intermedio. La città storica che conosciamo è diventata quella che oggi vogliamo tutelare attravero infiniti stravolgimenti e sovrapposizioni. Quindi la città fuori le mura ha ancora grandi possibilità di migliorare anche perchè si è sviluppata in modo infinitamente più veloce di quella storica nell’immediato dopoguerra. Se mi chiedete se dovessi io pensare oggi il parcheggio in Corso Italia non lo penserei come è stato realizzato, per esempio non destinerei la superficie a parcheggio ma inserirei decisamente il verde (più che una piazza). Sarebbe però stato necessario non pensarlo come opera unica, ma all’interno di un sistema di interventi di riqualificazione urbana. Ad esempio se lo si fosse pensato assieme al vecchio mercato si poteva sfruttare tutto il sottosuolo come parcheggi e lasciare libere le superfici. Al vecchio mercato ad esempio io amplierei il parco della villa comunale realizzando una sorta di piazza verde attorniata di servizi che completino il centro commerciale naturale. Se per liberare più spazio bisogna andare in altezza non mi spaventa, non intendo un grattacielo ma 6 o 7 piani come i palazzi attorno mi sembra un modo per non sprecare territorio prezioso e liberare il massimo dello spazio per il parco (nell’area ex-enel non è previsto nessun grattacielo visto che l’altezza max è ora 12 metri e quando si era derogato a questa altezza ipotizzando un edificio autosufficiente dal punto di vista energetico si arrivava al max a 15 metri = 4 piani).


Si può però considerare positivamente di aver portato 200 auto nel sottosuolo invece che lungo le vie del centro storico. D’altra parte la città storica nasce senza garage e se si vuole che la gente la abiti e la ristrutturi bisogna almeno tentare di darle servizi al passo con i tempi (sotto le pavimentazioni ci sono anche nuove reti tecnologiche ad esempio). C’è ancora molto da fare in questo senso, ma è un processo lungo che va continuamente coltivato. Tornando al parcheggio in Corso Italia, penso che la superficie potrà essere rifunzionalizzata quando si saranno creati altri posti auto interrati. Un idea che veniva dal workshop delle università, era quello di un anfiteatro verde che coprisse la superficie, ma è solo una delle tante idee. Il corso a questo punto,avrebbe potuto terminare in una piazza, ed ecco quindi piazza Braglia. In realtà il progetto completo deve finire in un grande parco attraverso la via Rivarino che scende da piazza Braglia nelle basse sottostanti. Il parco dei bambini e delle bambine è l’occasione di recuperare anche questa parte delle mura, di recuperare contemporaneamente l’ex-macello e di realizzare un grande parco agricolo che riconquistasse quell’affaccio al fiume che è diventato nel tempo un retro di Vignola, invece che un affaccio alla valle del panaro. Per completare il progetto bisogna anche considerare l’abbattimento dei magazzini retrostanti la zona di piazza Braglia e la creazione quindi di una terrazza che guardi alle basse di Vignola. Ma veniamo nello specifico di piazza Braglia. Noi andammo in sovraintendenza con un progetto che prevedeva due file di alberi (querce o ciliegi) con al centro un segno d’acqua che richiamasse il panaro sottostante. La sovraintendenza lo bocciò per queste ragioni:

1) storicamente il parco di villa Braglia era dietro e non davanti alla villa, davanti c’era la strada per Modena;

2) le piazze medievali o rinascimentali italiane sono assolutamente senza verde;

3) la villa per quanto deturpata, non deve essere coperta dal verde;

4) la pavimentazione deve essere necessariamente in pietra (una di quelle già presenti in centro storico).

A me piaccione le piazze alberate, in Spagna ce ne sono di bellissime con gli alberi di aranci, e trovo bella anche quella della foto di Alessandro, però è vero che le piazze storiche italiane sono generalmente senza verde come dice la sovraintendenza, che lo spazio per le piante in piazza Braglia era comunque poco, che le piante esistenti erano comunque alla fine del loro ciclo vitale e comunque di una varietà talmente infestante da renderne obbligatorio l’abbattimento. Alla fine il compromesso con la sovraintendenza dopo lunga discussione è stato di inserire tre piante che non interferissero con la facciata della villa. Le tre piante non trattiamole troppo male, sono tre esemplari di una certa importanza di Ginko Biloba , particolarmente longeve e che cresceranno parecchio, è la pianta più antica del mondo e presente con esemplari monumentali anche in certi giardini storici del centro di Vignola. Dopodichè vengono le considerazioni sull’architettura che dipendono anche dalle sensibilità personali e li rispetto, ma provo ugualmente a fare alcune considerazioni:

1) è solitamente buona pratica, quando si interviene in un contesto storico non fare dei falsi storici, ma inserire gli elementi tipici del proprio tempo altrimenti non di distingue ciò che è veramente storico dal nuovo. Allora invece che le lanterne e la panchine in ghisa si sono scelti elementi moderni e lineari in modo da non aggiungere “stili”, quindi panchine lineari in pietra e lampioni fatti da semplici aste (i cestini stanno per arrivare, c’è stato un problema con l’ordine, ma saranno dei semplici cilindri);

2) lo spazio che doveva a questo punto essere piazza lastricata lo si è riempito con due fontane a pavimento, simmetriche rispetto alla struttura della villa, che però quando sono spente consentono ugualmente l’utilizzo di tutta la piazza.


Ma aldilà dell’architettura mi interessa ancora di più l’utilizzo che i cittadini faranno di uno spazio. A me la Biblioteca piace dal punto di vista architettonico, ma mi interessa molto di più che venga utilizzata intensamente dalla mattina alla sera da ragazzi, bambini e anziani fino a diventare un vero e proprio pezzo di città, luogo d’incontro vivo e vivace. Fare una nuova piazza che funzioni realmente e non rimanga solo uno spazio vuoto, bello o brutto che sia, è una delle sfide più difficili che l’architettura moderna abbia affrontato, spesso con insuccesso. Allora la piazza come io me la sono immaginata è una piazza in cui in estate i bambini vadano a giocare e a bagnarsi con le fontane, spero di vedere qualche mamma disperata che corre dietro al proprio figlio con un asciugamano. Dobbiamo riconquistare il piacere di vivere questi spazi pubblici, se vogliamo che tornino a essere percepiti come sicuri e luoghi d’incontro. Durante la festa della fioritura mi sono andato a sedere sulle panchine di piazza Braglia. I miei figli giocavano con i bambini cinesi del ristorante con i getti d’acqua con le spade di plastica. Non sono diventati dei piccoli samurai ma si sono divertiti. Al mio fianco sedeva un anziano che abita in un appartamento di piazza Braglia che parlava con un signore ghanese che abita in centro il cui figlio passava con la bicicletta attraverso le fontane. Sono stato quasi due ore su quella panchina. L’anziano signore non ha smesso un solo minuto di fare domande all’extracomunitario sulla sua storia, da dove veniva, come era il Ghana, perchè era venuto in Italia, come si trovava. Il signore ghanese con grande gentilezza ha risposto a tutte quelle domande. Me ne sono andato che parlavano ancora.

Cosa volete che vi dica, queste sono le soddisfazioni che porto con me da questo esperienza da Sindaco, mi emoziono ancora se vedo sulla pista ciclabile Vignola-Modena un anziano che cammina con il deambulatore o un portatore di handicap che con la sua bicicletta speciale la percorre, oppure se un anziano che legge il giornale in biblioteca si alza per dare una mano ad un bambino per cercare un libro. Penso sia più importante delle architetture, che hanno lo scopo invece di rendere possibili e di facilitare queste situazioni.

Vado sempre in ordine sparso, sulla manutenzione, ci sono pavimentazioni e interventi terminati ormai da 6 o 7 anni e non hanno avuto bisogno di nessuna manutenzione (es piazza Boncompagni). Si tratta di farli bene non risparmiando sulla qualità dei materiali e se la lotteria degli appalti pubblici lo consente di realizzarli a dovere. Noi abbiamo cercato di farlo al meglio, piuttosto un opera in meno, ma fatta bene e ad oggi in dieci anni di opere non abbiamo avuto problemi (grazie anche a degli ottimi e seri uffici comunali consentitemi di dirlo e di ringraziarli). Le prime pavimentazioni di viale Mazzini, via Garibaldi, piazza dei Contrari e pedonali di Corso Italia hanno degli evidenti problemi. Ma bisogna anche contestualizzare le opere, eravamo allora in piena tangentopoli, vinse l’appalto una ditta di Afragola che fino ad allora aveva fatto solo sottopassi ferroviari in cemento armato e quindi il problema è all’origine, si sbagliarono anche i materiali e i loro spessori… Guardate io ho sempre cercato di avere molta più attenzione a spendere i soldi pubblici di quanto non ne abbia avuto a casa mia, però a casa mia ho messo un pavimento che a distanza di anni non metterei più per i problemi che mi ha dato, allora mi sembrava perfetto. Se riportate questo alla dimensione delle grandi opere forse si capisce la complessità del realizzare al meglio e nei tempi un opera pubblica. Comunque sono certo che le opere realizzate in questi anni sono state realizzate al meglio, da ditte locali specializzate e generalmente preparate.

Sulla sinistra di Villa Braglia svetta (troppo) alto l'edificio "K2"

Sulla sinistra di Villa Braglia svetta (troppo) alto l’edificio “K2”

A proposito della STU, gli studi se ben fatti sono sempre molto importanti, per avere una visione generale e per potere verificare la fattibilità anche di idee ardite. Per esempio abbiamo anche valutato la possibilità di abbattere tutte le case che sono state costruite nel parco di villa Braglia, compreso l’abbattimento del K2, ricostruendo il vecchio parco. Pensate che non piacerebbe anche a me come ad ogni vignolese riavere quel parco? Diciamo che sarebbe piuttosto complicato, ma non totalmente impossibile, per tutto c’è però un prezzo e ai cittadini spetta decidere se è accettabile. Non facciamo però l’errore di giudicare con gli occhi di oggi, scelte fatte in contesti economici e sociali completamente diversi.

Sull’energia e sulla bioedilizia voglio dire ad Edoardo,  se non sbaglio, che ha talmente ragione che quel progetto di sostituire tutti i lampioni di Vignola incentrato sul risparmio energetico e sul telecontrollo degli apparati di illuminazione, lo abbiamo fatto con un operazione di project finance (finanza di progetto che coinvolge i privati) durata due anni a cui hanno partecipato le società più importanti del paese, tutto finanziato dal risparmio energetico e comprensivo del rinnovo completo degli apparati e delle linee. Dovevamo cominciare i lavori a gennaio di quest’anno, stavamo per fare il contratto, quando abbiamo saputo che il giudice di Lecce aveva sottoposto ad indagini la società vincitrice. Abbiamo rescisso immediatamente il contratto. La legalità è sempre venuta prima di tutto. Era un progetto importante e mi è dispiaciuto molto ma… A proposito la ditta è stata prosciolta dal procedimento in seguito. Ora siamo al TAR e aspettiamo che il giudice decida. Questo per dirti, Edoardo, che non sempre si riesce a fare ciò che si vuole e che 5 apparati particolari in una piazza vincolata o in progetto speciale ci possono stare, ma il grosso dell’illuminazione pubblica dovrebbe avere le caratteristiche energetiche e di omogeneità che tu richiami. Con l’architetto De Lucchi, il Comune di Torino e la Guzzini stiamo studiando un apparato a led con pannello solare, progettato da uno dei “guru” del design ma anche particolarmente avanzato dal punto di vista energetico. Voglio poi citare la realizzazione di due centraline idroelettriche e un bando appena pubblicato per rendere fotovoltaici i tetti delle proprietà comunali (migliaia di metri quadri).

Il progetto più importante è però il progetto Mete che prevede una centrale a cippato di legno e un cogeneratore per produrre energia elettrica che servirà tutte le strutture pubbliche, la piscina, l’ASP, le scuole e l’ospedale. E’ come se spegnessimo le caldaie di un paese di oltre 1000 abitanti per avere una sola centrale infinitamente meno inquinante e più efficiente. Quindi mi sembra di poter dire che cerchiamo di copiare bene da qualche paese, magari dell’Alto Adige, più che fare operazioni prevalentemente di immagine con qualche lampione con attaccato un pannello su una pista ciclabile. Le ricordo poi che tutte le nuove strutture da noi realizzate (asili o scuole in particolare) o quelle progettate per il futuro sono in bioedilizia e utilizzano, la geotermia, i pannelli solari, il solare termico, il riutilizzo dell’acqua, il recupero di quella piovana e le soluzioni più avanzate dal punto di vista dell’isolamento. Certo c’è ancora tanto da fare, ad esempio è previsto un piano energetico dell’Unione che costringa anche i privati a muoversi in questa direzione. Comunque mi hanno fatto piacere le tue sollecitazioni anche critiche, ma vanno nella direzione giusta. A Laura vorrei dire che, abbiamo comunque aumentato e cercato di riqualificare le aree verdi, e tutte le volte che abbiamo rifatto una strada o una piazza (non vincolata) abbiamo inserito le piante, se c’era lo spazio perchè potessero vivere (es. le querce in via Caselline, in via Cimarosa, nel nuovo viale Ghandi oppure, poca cosa, ma simbolica, i ciliegi in corso Italia…). Il vecchio mercato come le dicevo io lo immagino come estensione del parco della villa comunale come piazza verde.

A Brodano in via di Mezzo demoliremo una strada per realizzare un unico parco di 14.000 metri tra le case. Mi rendo conto che si potrebbe fare di più, ma ci sono tante cose che si possono fare in questa direzione se non si parte prevenuti e si ha fiducia nel proprio impegno e negli altri. Ringrazio Alessandro, Edoardo e Laura. Ringrazio soprattutto Andrea per avere aperto questa discussione. Oltre che su questo Blog vi ribadisco la mia disponibilità a incontrarvi direttamente se volete discuterne liberamente… anche a fine mandato. Grazie.”

Roberto Adani

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One Response to Piazza di Villa Braglia. Le risposte del sindaco Roberto Adani

  1. edoardo ha detto:

    Invito il sig. Sindaco a continuare il dibattito sui post di risposta al precedente articolo. Grazie in anticipo! A presto.

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