La scelta della chiarezza, il concetto di trasparenza, il “principio speranza”

Alcuni amici mi hanno detto di aver saputo da fonti certe che mi ero candidato in una delle innumerevoli liste che popolano la competizione elettorale per le amministrative vignolesi. C’è gente, evidentemente, che, anche su questo, ne sa più di me. Il segretario del PD di Vignola, da tempo un caro amico, vuole convincermi che il percorso compiuto dal PD di Vignola con le “consultazioni” sia un esempio di trasparenza. Ritengo di aver buone ragioni per non farmi convincere. Fare un passo indietro e dimettermi dagli organi dirigenti del PD di Vignola non vuol dire rinunciare al progetto di costruire un partito davvero nuovo per profilo riformista e per esercizio della democrazia interna. La speranza è che sia possibile andare comunque avanti in questa direzione. La mia decisione è una sorta di “mossa del cavallo” (non ho mai frequentato tanti tornei scacchistici come ora che mio figlio Paolo si è appassionato di questo gioco): tenere assieme l’espressione radicale del dissenso verso gli organi dirigenti vignolesi con l’impegno, da semplice iscritto, alla costruzione del nuovo partito. Vorrei provare a legare questi tre temi in un unico ragionamento: dunque chiarezza, trasparenza, speranza.
[1] Chiarezza e speranza: due temi che si toccano. Partiamo dall’origine del PD: il discorso di Veltroni al Lingotto di Torino (era il 27 giugno 2007). E leggiamolo come se Veltroni stesse parlando agli iscritti ed ai simpatizzanti del PD di Vignola. A pagina 25 del libro nato da quel discorso (vedi), sotto il titolo del paragrafo “Un partito democratico per davvero”, Veltroni afferma: “Il PD al quale penso è un partito che intende mettere al servizio di un incisivo programma riformatore tutta la forza della partecipazione democratica, la mobilitazione delle energie intellettuali e morali, civili e politiche, delle quali dispone una società viva come quella vignolese.”  Se si vuole fare questo occorre adottare una logica inclusiva: le “energie” citate devono potersi esprimere e sentirsi a casa propria. Ogni dibattito deve essere vero (e perché lo sia occorre investire per un’informazione puntuale e capillare che almeno attenui il gap tra chi fa l’amministratore di professione e chi fa il “volontario” della politica), non un’operazione di marketing interno. Il dissenso non deve essere guardato con sospetto, anzi (vedi). Se un po’ di persone che inizialmente si erano lasciate attrarre dalla proposta del PD come “partito nuovo” oggi risultano “esuli” (lo ha osservato Ilvo Diamanti: vedi) o decisamente “fuoriusciti” è anche perché questi principi non sono stati abbastanza praticati. E così, anziché attrarre nuove e migliori energie, il PD di Vignola vede in atto una dispersione.

Giochi d'acqua (e di bambini) nella nuova piazza davanti a Villa Braglia

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Allo stesso modo la comunicazione politica verso l’esterno non può ridursi a marketing politico (per quanto il marketing sia un ingrediente oggi imprescindibile per ogni forza politica). E’ di nuovo Veltroni che, citando Mendès France – afferma (p.19): “Un democratico è innanzitutto un uomo che non smette di sottomettere all’opinione pubblica, nella maniera più chiara, più completa, meno demagogica, i problemi che si pongono e le soluzioni che egli crede di dovere difendere.” In questa idea del Partito Democratico, certo non priva di elementi di idealità, io ci credo. Per questa idea continuerò a mettere il mio impegno. Continuerò – ed anzi potenzierò – il mio impegno come osservatore e commentatore, proprio a partire dalla campagna elettorale in atto. Campagna elettorale che può essere interpretata in diversi modi dalle forze politiche in campo (anche dal PD): da un lato come puro marketing, ovvero come enunciazione di programmi “sganciati” dalla realtà e dalle risorse disponibili, come manipolazione delle informazioni e come confezionamento dei messaggi solo con l’obiettivo di assicurarsi più voti possibili; dall’altro sì come ricerca del consenso, senza però mistificare la realtà, senza abbassare la qualità della diagnosi e della “terapia” proposta per dare a Vignola ulteriori chances di sviluppo: economico, sociale, civico. Quest’ultimo è certamente un percorso più impegnativo, ma per chi ha governato questa città per tanto tempo è un percorso obbligato! Come ho già avuto modo di dire io “ricomincio anche da qui” (vedi), da questo compito di provare a tirare verso l’alto un dibattito che, proprio in campagna elettorale, rischia di rivelarsi di bassa qualità. E se questo avviene – è bene dirlo con chiarezza – qualche responsabilità ce l’ha anche l’amministrazione comunale (e pure il PD) che sulla comunicazione circa la realtà, i progetti, le trasformazioni in atto ha investito assai poco in questi anni. Forse confidando di cavarsela con un opuscolo da diffondere nelle ultime settimane della legislatura (e che è tutto tranne che un “bilancio di mandato”). E che magari ci potrebbe anche stare, se solo fosse uno dei tanti tasselli di un piano di comunicazione, coinvolgimento, partecipazione alla/della cittadinanza dispiegato con costanza in questi anni – ma che in realtà non si è visto. Chiarezza e speranza, dunque. Ecco detto.

Giochi d'acqua nella nuova piazza davanti a Villa Braglia

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[2] Trasparenza. In un precedente post ho lamentato il modo “poco trasparente” con cui è stato gestito il “rilascio” dei risultati delle consultazioni del PD di Vignola per la formazione della lista elettorale. Precisamente ho scritto che “la consultazione di oltre cento persone per la formazione della lista [è stata fatta] in modo tale da determinare una percezione di opacità, piuttosto che di trasparenza. Situazione poi (parzialmente) recuperata, ma a gran fatica” (vedi). Le cose sono andate esattamente così, ma il segretario del PD di Vignola sente il dovere di precisare e di provare a convincermi che si è trattato di un percorso di una trasparenza esemplare. Confesso che sono imbarazzato a rispondere. I più faranno fatica a capire. Ricostruiamo l’episodio. Il PD di Vignola decide di consultare tutti i componenti del comitato direttivo (una settantina di persone) più altre trenta persone circa tra quelle più impegnate ad organizzare la “Festa del PD”. Viene preparata una scheda da somministrare in cui si chiedono (oltre ad altro) indicazioni nominative per la formazione della lista elettorale del PD. Insomma, nomi e cognomi delle persone che i consultati vorrebbero vedere in lista. Nulla di “deterministico”, per carità. Abbiamo tutti convenuto, in segreteria, che si trattava di “indicazioni” e che la lista, dovendo contemperare criteri di rappresentanza sociale e competenza, oltre alla parità di genere, richiede un “lavoro” di ragionamento politico che non può essere demandato alle sole consultazioni. Bene. Detto questo, possibile che qualcuno pensi che sia opportuno non rivelare (e neppure “rilevare”) il numero di preferenze dei potenziali candidati? Qualcuno si chiederà: ma come, il PD consulta 100 persone per avere indicazioni sulla composizione della lista e poi non si “rileva” il numero di “preferenze” che ciascun “candidato” ha ottenuto? Fermiamoci un attimo a riflettere. Organizzate così, che senso hanno queste consultazioni? Che cosa ci dicono? Che cosa ci danno? Un elenco “piatto” di nomi, ma nessun appiglio per un ragionamento più sofisticato. Perché rinunciare a questa informazione (quanto una persona è apprezzata), non proprio insignificante per chi deve prendere la decisione di formulare una proposta di lista da sottoporre al comitato direttivo? Ed in effetti questa discussione si è trascinata sia all’interno del gruppo dei consultatori, sia all’interno della segreteria (io ovviamente tra coloro che chiedevano che venisse rivelato il “risultato intero”, ovvero anche il numero delle “preferenze” da ciascuno ottenute). E mi sembrava – e mi sembra tuttora – una richiesta assolutamente banale. Questa è la trasparenza che vorrei vedere nel PD! Una trasparenza che evidenzia in modo preciso il risultato (un elenco di nomi) in base a cui un gruppo dirigente si prende la responsabilità di fare aggiustamenti ed integrazioni, sulla base di un ragionamento politico che può essere esposto pubblicamente e che ci si attende possa essere condiviso (dai più). Non una trasparenza che aumenta o diminuisce in base alla convenienza, all’opportunità, al timore.

Giochi d'acqua (e di bambini) nella piazza davanti a Villa Braglia

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Il segretario Gasparini afferma: «Eravamo tutti concordi  che il numero delle preferenze non andasse divulgato perché non  avevamo informati preventivamente gli intervistati dell’uso delle loro dichiarazioni.» Affermazione perentoria. Peccato che mai, in segreteria, si sia svolta questa discussione. L’unica che si è effettivamente tenuta riguardava la modalità di presentazione dei risultati delle consultazioni: se in base al numero delle preferenze od in ordine alfabetico (ed abbiamo convenuto concordi sul presentare la lista risultante dalle consultazioni in ordine alfabetico a testimonianza del non ritenerla il “dato” definitivo). Ed il fatto che, al termine del percorso, il risultato dovesse essere comunicato nella sua interezza non è mai stato messo in discussione! Insomma, come ho già scritto: “Ci vuole tanto a mettere l’esito delle consultazioni, con indicato il numero di “preferenze” ricevute da ciascun nome, a disposizione dell’esecutivo, del comitato direttivo, dell’ultimo degli iscritti? Quella sarebbe stata trasparenza.” Un partito che vuole essere trasparente fa esattamente questo. Mette le informazioni che gli organi dirigenti hanno utilizzato per prendere una decisione impegnativa a disposizione dell’ultimo degli iscritti, affinché questo possa ricostruire il “tessuto” degli argomenti (e controargomenti) che hanno portato a quella scelta. Diversamente si tratta di opacità. Chiaro, no?

3 Responses to La scelta della chiarezza, il concetto di trasparenza, il “principio speranza”

  1. Guerrino Cassani ha detto:

    Ciao Andrea.
    Alcune brevissime considerazioni sul capitolo “trasparenza” ed in particolare laddove scrivi “Il segretario Gasparini afferma: «Eravamo tutti concordi che il numero delle preferenze non andasse divulgato perché non avevamo informati preventivamente gli intervistati dell’uso delle loro dichiarazioni.» Affermazione perentoria. Peccato che mai, in segreteria, si sia svolta questa discussione.”.
    NON E’ VERO Andrea. Semplicemente cio’ che dici NON CORRISPONDE AL VERO. Come te ero presente alla riunione e mai, in quella sede, si e’ parlato di rendere pubblico l’esito delle consultazioni nell’ambito del Direttivo per le ragioni dette da Gasparini. Tu in tal senso ed in quella sede non hai sollevata obiezione od eccezione alcuna. Se, a mio parere, era ed e’ stato logico presentare poi l’esito delle consultazioni in Direttivo, cio’ non era stato stabilitito in Segreteria. Quanto sopra per amor di verita’. Un saluto. Guerrino

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Se “mai, in quella sede, si e’ parlato di rendere pubblico l’esito delle consultazioni” … è anche vero che “in quella sede, NON SI E’ MAI parlato di NON rendere pubblico l’esito delle consultazioni …”. Ribadisco. Strano modo di fare le consultazioni: farle e pensare di utilizzare solo una parte delle informazioni raccolte. Strano concetto di “trasparenza”: quello di NON mettere i risultati a disposizione del comitato direttivo. O, aggiungo io, dell’ultimo degli iscritti. Strano PD, quello di Vignola.

  3. Saoirse ha detto:

    Salve, la querelle tecnico tattica su quello che vi siete detti o non detti negli incontri del Direttivo in merito agli esiti delle consultazioni e dei risultati nominativi che poi hanno determinato la lista li lascio a voi o comunque ai presenti in quanto non essendo componente dello stesso Direttivo non posso esservi utile. Pongo sul tavolo invece alcune brevi considerazioni che mi sorgono spontanee discorrendo di concetti di chiarezza e trasparenza:
    * dovrebbe essere naturale e fisiologico, a mio avviso, in qualsiasi democrazia compiuta ad ogni livello e grado di merito rendere di pubblica conoscenza gli esiti di qualsiasi consultazione a maggior ragione all’interno del PD, quel bel movimento come ce lo siamo intesi quel bel giorno che lo abbiamo pensato…oppure ho sbagliato sala di proiezione. Bagnoli…la luce.
    * Chiarezza e trasparenza, ci siamo già inciampati alle primarie per il segretario, un po’ all’acqua di rose vs una candidatura spinta della Sig.ra Ricci (vedi prassi delle porte girevoli, non capisco come mai dopo due mesi dal suo insediamento in segreteria ha dovuto purtroppo dimettersi dall’incarico per incompatibilità con impegni famigliari e dopo pochi mesi invece ha tutta la disponibilità per mettersi in lista) presentata come la faccia nuova del PD Vignolese quando ben trapelava dietro la tenda l’apparato storico dei grandi burattinai al lavoro…bene così è andata e tutti lo sappiamo. Un occasione persa. Comunque grazie Giancarlo di esistere…anche a nome di tutti i bimbi (per ovvi motivi)
    * Chiarezza e trasprenza, ma è possibile venire a conoscenza, se esiste, un rendiconto delle presenze e delle attività svolte da ciascuno dei componenti del Direttivo (i mitici 50 ?) perchè mi sfugge se, come dimostrato dagli accessi numerosi al sito del PD Vignola/Comitato di Circolo, sia una ambita vetrina presenzialistica di facciata o se veramente tutti i componenti ci stanno dentro con i fatti. Devo dire la verità questa mia curiosità deriva dal fatto che personalmente sono “uno dei vari trombati” in quanto pur essendomi voluto iscrivere nella lista dei candidati mi fu detto al banchetto quel dì che purtroppo la lista era già completa e che ormai sostanzialmente i giochi erano fatti…peccato che ero uno dei primi a essersi presentato. Forse ero fuori tempo massimo…anche se tutte quelle persone che erano già in lista mica li avevo visti iscriversi in quel momento.
    * Chiarezza e trasparenza, nel segno questa volta della continuità. In questo caso nulla di più appropriato rispetto al “velato appoggio” del ns Sindaco uscente a favore del poprio Assessore candidato stesso alla poltrona di primo cittadino all’interno di un contesto famigliare di partito che già scontava la ripartenza della macchina storica di nomenklatura memoria in appoggio totale di una candidatura, figurarsi ci si mise pure il buon Adani a schierarsi apertamente. La chiarezza e trasparenza, a mio avviso in questo caso è stata una discreta scivolata di stile e di utilità politica al partito.
    * Chiarezza e trasprenza, mi spiegate come mai un partito come il PD Vignolese nel suo bel sito non riesca a proporre aggiornamenti degni di questo nome sulle attività svolte dal Comitato di Circolo, dai Forum, dall’Esecutivo ecc..nonchè argomenti di discussione come, per fortuna, si ha l’occasione di trattare in questo Blog. Gli iscritti al PD non sono 50 ma ancorchè di numero maggiore, comunque avrebbero accesso a tante informazioni ed aggiornmenti anche chi attivamente non partecipa alla vita di partito ma che della stessa ne è interessato quale tesserato e/o comunque simpatizzante.
    Bene. A presto

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