Il motivo del dissenso

Mi ero fatto la convinzione di non dover più aggiungere niente. Mi riferisco alle mie dimissioni dagli organi dirigenti del PD di Vignola. Così quando mi ha chiamato Marco Pederzoli, giornalista della Gazzetta di Modena, per avere una dichiarazione su quanto aveva letto sul mio blog, mi sono particolarmente seccato. Ho dunque precisato che non avevo dichiarazioni da fare. Non era, non è mia intenzione fare polemica. Però qualcosa sarebbe comunque uscito sulla stampa, anche se non per mia volontà. In periodo elettorale notizie di questo tipo sono ricercate. Figuriamoci a Vignola di questi tempi, con più di dieci liste elettorali, frutto dello sfrangiamento del sistema politico locale ed in cui, proprio in questi giorni, il capogruppo del “Centrodestra per Vignola” in consiglio comunale, Leonardo Ceci, prende le distanze dal candidato a sindaco del PdL! Mi sento dunque in dovere di spiegare qualcosa di più. In modo sobrio però.

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E’ evidente che le mie dimissioni sono un segno di dissenso. Dissenso non certo nei confronti delle “tribolazioni” che la costruzione di un “partito nuovo, nuovo per davvero” (sembra passato tanto tempo da quando queste parole suonavano un po’ più credibili …) registra anche a Vignola. Ho lottato per un partito con processi decisionali più trasparenti, meno propenso ad indulgere sulle proprie “rassicuranti” convinzioni e più disposto a fare i conti per davvero con la realtà della società italiana (un welfare tutt’altro che equo, l’assenza di politiche per la famiglia, una scuola che cade a pezzi, la precarizzazione del lavoro e della vita, processi migratori ad alta intensità, la crescita dell’insicurezza anche legata agli immigrati, ecc.) e vignolese (un’urbanizzazione troppo spinta – oggi lo riconoscono tutti; una visione indecisa dello sviluppo economico locale; l’incertezza per il futuro del settore agricolo; ecc.). Non è questo che mi ha mai spaventato, anche se troppe volte ho registrato la mancanza di prerequisiti per fare una discussione “vera” (mancanza di informazioni e dati sulla realtà, mancanza di abitudine alla critica che porta a vedere con sospetto chi evidenzia i problemi, pudore eccessivo per un confronto vero con i propri amministratori, ecc.). Certo si vorrebbe una cultura politica meno legata ai riti ed alle prassi del passato. Ma la volontà a fronteggiare questi aspetti non è venuta a meno. Il PD è un partito tutt’altro che perfetto, ma ne apprezzo certamente gli aspetti di novità positiva che senz’ombra di dubbio ci sono (la fusione di diverse tradizioni riformiste, l’ingresso di un numero significativo di persone nuove, la tensione, per quanto non pienamente soddisfatta, verso nuove forme di “democrazia”: es. le primarie, ecc.).
Non sta dunque qui la radice del dissenso. Sta invece essenzialmente nella gestione della fase successiva alle primarie del 25 gennaio scorso. Quando il candidato vincente ottiene solo il 2% in più dello sfidante mi aspetto che prenda atto che c’è un problema politico e che l’unità del partito la si persegue per davvero con il ragionamento, non con gli appelli alla disciplina. Nonostante questo tema sia stato posto con chiarezza nel primo incontro del comitato direttivo successivo alle primarie, le risposte offerte non sono state molto convincenti. Si è aperta una fase che dava più l’idea della volontà di non enfatizzare il tema, di un management del “dissenso” (con alcuni si parla, con altri no; si chiarisce solo quando tirati per la giacchetta; ecc.), piuttosto che riconoscere apertamente che le “risorse migliori” erano trasversali ai due schieramenti, ecc. e che dunque la soluzione migliore per la gestione della nuova fase stava nel riconoscimento trasparente dei meriti (più che della lealtà dei fans), ovunque essi fossero collocati! Questo ha portato ad una gestione di alcuni passaggi importanti, es. la consultazione di oltre cento persone per la formazione della lista, in modo tale da determinare una percezione di opacità, piuttosto che di trasparenza. Situazione poi (parzialmente) recuperata, ma a gran fatica. Tanto che nell’ultimo incontro del comitato direttivo in tanti hanno provato imbarazzo nel vedere che i risultati delle consultazioni non venivano sin da subito esposti con chiarezza. Comunque sia, questa modalità di gestione ha sgretolato le motivazioni di alcune figure di primo piano (che hanno così declinato l’invito ad entrare in lista), mentre nei confronti di altri (il sottoscritto) si è attivata una mobilitazione “contro”.  La lista avrebbe dovuto rappresentare al meglio un mix tra forte livello di competenza e capacità, rappresentanza sociale ed appeal elettorale, unità del partito. La mia valutazione, però, è che il primo fattore sia risultato sacrificato. Ovviamente questa è l’interpretazione di una persona. In ogni caso è a partire da questa valutazione che ho ritenuto che non ci fossero più le condizioni per un mio impegno a livello di organi dirigenti. Con questa decisione mantengo solo lo status di semplice iscritto al partito. Alcune cose le posso dire con maggiore chiarezza. Una situazione che non mi impedisce, tuttavia, di impegnarmi con convinzione nel ruolo di consigliere comunale del PD – come dimostrato nel consiglio comunale di ieri sera (lunedì 20 aprile).

4 Responses to Il motivo del dissenso

  1. luca gozzoli ha detto:

    Caro Andrea,
    le tribolazioni in politica non sono una novità tutti e due lo sappiamo, così come sappiamo altrettanto bene che chi si schiera apertamente, chi si propone nella disputa con un linguaggio franco e diretto spesso si pone al centro di polemiche, suscita consensi ma anche (volevo evitare il veltroniano ‘ma anche’) dissensi che, spesso, vengono avvertiti più degli apprezzamenti.
    Detto ciò, non condivido la definizione di ‘opacità’ che tu utilizzi quando parli del percorso che sta portando alla definizione della lista del pd perchè le sedi di confronto e discussione non sono mancate, magari non sempre ciascuno di noi ha ottenuto l’esito sperato o auspicato ma, a questo punto, tant’è! Tant’è che sono convinto che ogni giorno che passa sempre di più le nostre attenzioni e preoccupazioni devono essere rivolte alla costruzione di proposte concrete, incisive e ‘spendibili’ verso i cittadini con chiarezza per garantire a vignola una prospettiva che non sia quella legata agli atteggiamenti radical-chic, alla voglia di apparire, alla necessità di veder confermati interessi particolari, all’esoterismo o alla deriva populista e demagogica del centro destra.
    Mi dispiace che tu abbia deciso di ‘abbandonare’ spero sia solo una parentesi. Spesso mi hai sentito dire che in politca, nel confronto delle idee e delle opinioni devono sempre prevalere il confronto, il dialogo e la volontà di ‘includere’ (mai quella di escludere!!): senza di ciò non si può arrivare alla sintesi di un progetto alto….il PD non è perfetto (diffiderei se lo fosse) ma è e rimane il luogo dove io penso si possa realizzare “l’ipotesi che un altro mondo sia possibile, senza di ciò non c’è politica, c’è soltanto la gestione amministrativa degli uomini e delle cose.” Eravamo partiti da qui, ricordi? penso che valga la pena di continuare.
    Avanti!
    Un caro saluto
    Luca

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Caro Luca,
    le tribolazioni non sono una novità in politica, come nella vita in generale. Quando arrivano bisogna saperle affrontare. Di solito non esiste una sola opzione. Interrogandosi si trovano “vie d’uscita” anche diverse, tra cui scegliere (Bersani direbbe: “ci vuole la mossa del cavallo”). La mia via d’uscita, in questo momento, è quella di ritagliarmi un ruolo di osservatore e commentatore. Sono da tempo convinto della necessità, dell’urgenza, in questa città, di un dibattito pubblico di (più) alto livello sulle scelte importanti, sul futuro di questa comunità e questo territorio. Un dibattito che in genere manca e quando c’é è un dibattito poco informato (dunque poco utile) o impostato strumentalmente (va tutto male/va tutto bene), dunque condotto per altri fini. Proverò a dare un contributo per realizzare ciò, sapendo che per centrare l’obiettivo occorre una pluralità di voci – impegnate a ricercare una valutazione oggettiva, una visione realistica …
    Sul tema dell’opacità. Se rileggi quello che ho scritto vedi che l’ho riferito alle consultazioni del direttivo e c. ed ho usato l’espressione: “in modo tale da determinare una percezione di opacità, piuttosto che di trasparenza”. E’ quello che purtroppo è avvenuto. Ci vuole tanto a mettere l’esito delle consultazioni, con indicato il numero di “preferenze” ricevute da ciascun nome, a disposizione dell’esecutivo, del comitato direttivo, dell’ultimo degli iscritti? Quella sarebbe stata trasparenza. E’ una discussione che abbiamo fatto in esecutivo per “chiarire” il mandato dato ai consultatori. Ribadisco l’imbarazzo, tangibile e non solo mio, per come è iniziato l’ultimo comitato direttivo a cui ho preso parte … Insomma il mio standard di trasparenza è un po’ più in là. Sulla formazione della lista ho già detto. Alcuni criteri sono rispettati, altri sono “sacrificati”: livello di competenza ed anche pluralismo interno. Ci sono ottimi nomi … ma c’era la possibilità di fare meglio (e non perché … c’è sempre la possibilità di fare meglio!). Occorreva anche qui una “mossa del cavallo”, una apertura maggiore … Occorreva una convinzione ad includere che non c’é stata. Lo so, lo sai.

  3. Giancarlo Gasparini ha detto:

    Carissimo,
    solo un appunto per precisare meglio alcuni aspetti che sollevi nel tuo blog. Tu dici: “omissis …Questo ha portato ad una gestione di alcuni passaggi importanti, es. la consultazione di oltre cento persone per la formazione della lista, in modo tale da determinare una percezione di opacità, piuttosto che di trasparenza. Situazione poi (parzialmente) recuperata, ma a gran fatica. Tanto che nell’ultimo incontro del comitato direttivo in tanti hanno provato imbarazzo nel vedere che i risultati delle consultazioni non venivano sin da subito esposti con chiarezza… omissis” .
    Vorrei precisare :
    1 – mai come questa volta le consultazioni sono state fatte in modo “asettico” senza l’intervento di un intervistatore . Come ricorderai sono state fatte in forma anonima compilando una scheda e deposte in un urna . Sono state scrutinate tutte e nello stesso momento e con le medesime caratteristiche. NON vedo in questo un elemento di poca trasparenza , anzi ! Credo infatti che questa modalità sia stata troppo asettica spersonalizzando un contatto tra sostenitori del partito e organi dirigenti.
    2 – nel corso di un Comitato Esecutivo precedente la conclusione delle interviste concordammo che si sarebbe andati verso una restituzione della consultazione con verbale in ordine ALFABETICO ed in quell’occasione NESSUNO parlò di tener conto delle singole indicazioni di preferenza,
    3 – terminate le consultazioni discutemmo all’interno dell’Esecutivo della restituzione dei risultati. Tu assieme a Luca Gozzoli e con il mio assenso chiedesti che venisse portata alla sola attenzione dell’esecutivo (particolare per altro confermato da tutti i componenti presenti quella riunione) i dati numerici relativi. Eravamo tutti concordi che il numero delle preferenze non andasse divulgato perché non avevamo informati preventivamente gli intervistati dell’uso delle loro dichiarazioni . Mi pare ovvio che il coordinatore DEVE attenersi alle decisioni prese . Come tale ho fatto non rendendo pubblici i dati all’inizio del direttivo del 16 aprile scorso. Successivamente dopo il tuo “tremendo imbarazzo “ ho dato lettura del documento . NON vedo censure o tentativi di nascondere avvenimenti o dati imbarazzanti.
    Solo il dovere di rispettare gli impegni presi in modo collegiale!
    Con affetto. Giancarlo

  4. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Rispondo a Giancarlo. Il punto (1) confonde “modo asettico” con “modo trasparente”. Ma si tratta di due caratteristiche diverse. Essere asettici non dice nulla sull’essere o meno trasparenti. Il punto (2) è impreciso. In esecutivo decidemmo una restituzione “in ordine alfabetico”, ma questo non voleva dire senza indicazione delle preferenze! Mi vuoi spiegare, Giancarlo, il senso di fare una consultazione e poi non rilevare (e rivelare) le preferenze? A che serve un elenco “piatto” di 70 nomi, senza quell’informazione in più (le “preferenze”, come indicatore di “apprezzamento”) che emerge sommando le indicazioni dei consultati? Infatti, non appena – nell’incontro successivo dell’esecutivo – risultò evidente che Liliana & C. avevano inteso il mandato in quel modo si chiese (ed ottenne) di rivedere tutte le schede, andando a conteggiare le “preferenze”! Il punto (3) è anch’esso impreciso. Non si chiese che i risultati venissero portati “alla SOLA attenzione dell’esecutivo”. Si chiese, invece, che i risultati venissero portati ANZITUTTO all’attenzione dell’esecutivo. Non è neppure vero che “eravamo tutti concordi che il numero delle preferenze non andasse divulgato perché non avevamo informati preventivamente gli intervistati dell’uso delle loro dichiarazioni”. Intanto perché – ribadisco – sarebbero consultazioni ben strane quelle fatte in tal modo. Poi perché non si discusse proprio di questo argomento! Comunque, per chiudere: anch’io non vedo censure. Vedo solo opacità. La trasparenza è un’altra cosa. Per un ragionamento più articolato vedi:
    https://amarevignola.wordpress.com/2009/04/30/la-scelta-della-chiarezza-il-concetto-di-trasparenza-il-principio-speranza/
    L’imbarazzo non era solo mio. Diversi esponenti del comitato hanno chiesto che venisse esplicitato il ragionamento fatto nella formazione della lista. Hanno chiesto di conoscere l’esito delle consultazioni! Ne avevano diritto, così come diritto ce l’ha l’ultimo degli iscritti di questo partito!!! Imbarazzo perdurante … tanto che, alla fine, la proposta non ha convinto tutti. Un voto contrario, sei astenuti, ma soprattutto, tanti che non hanno partecipato avendo già avuto modo di apprezzare questa “trasparenza”!

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