I nuovi vicini di casa. Ultimi dati sui cittadini stranieri a Vignola

Cresce la presenza dei cittadini stranieri a Vignola. Una presenza che risponde alle esigenze delle imprese e delle famiglie. Le prime alla ricerca di manodopera per occupazioni che gli italiani non sono più disposti a fare (andate a vedere chi lavora nelle fonderie di alluminio del bolognese, ma anche in tante aziende metalmeccaniche, di lavorazione delle carni o nelle imprese edili). Le seconde necessitanti di personale assistenziale (le cosiddette “badanti”) per tamponare le falle del welfare state all’italiana, privo di un fondo per la non autosufficienza e di una rete adeguata di servizi domiciliari (fa eccezione, parzialmente, l’Emilia-Romagna). Una presenza che testimonia di progetti di riscatto economico e sociale, di fuga dalla miseria quando non dalla vita in pericolo. Ma una presenza che introduce sul territorio nuovi problemi e nuove tensioni. Tanto che è giunto il momento di interrogarsi, con serietà, sulla nostra capacità di accoglienza e di integrazione. Sapendo che non esistono limiti naturali circa questa capacità (che so: fino al 20% di stranieri residenti?), ma che si sperimentano comunque limiti sociali, per quanto non facilmente definibili, anche influenzati dalle politiche di integrazione promosse dalle istituzioni pubbliche (e dalla efficacia di queste politiche). Ed è proprie sulle politiche di integrazione che l’Italia sconta fortissimi ritardi, correndo in tal modo il rischio di una futura esplosione del problema. Oggi queste politiche sono per intero demandate ai Comuni, però lasciati privi di indicazioni chiare per interventi efficaci e delle necessarie risorse. Mentre lo stato, specie sotto i governi del centrodestra, si preoccupa esclusivamente di rafforzare l’azione repressiva (un aspetto pure importante), ma troppo spesso con soluzioni che mirano di più agli effetti sull’opinione pubblica che agli effetti concreti sul fenomeno migratorio. E che in troppi casi danno l’idea di uno stato inospitale, eccessivamente burocratico ed anzi penalizzate per quella parte maggioritaria di stranieri che vengono in Italia per garantire un futuro ai loro figli e che sono intenzionati a rispettare le leggi. Prima di ragionare di questo, però, guardiamo agli ultimi dati sulla presenza di cittadini stranieri a Vignola ed all’evoluzione del fenomeno nel tempo. Si tratta di dati di base (ottenuti dall’Ufficio Anagrafe del Comune di Vignola), necessari però per comprendere il fenomeno e la sua evoluzione, e per rilanciare politiche efficaci di integrazione – pur a fronte di un rafforzamento dei controlli e dell’attività di polizia nei confronti dei clandestini e di chi commette reati.
[1] Al 31 dicembre 2008 i residenti stranieri a Vignola sono 3.270, pari al 13,6% della popolazione residente (24.109 abitanti). In realtà il valore è leggermente più alto, visto che l’Ufficio Anagrafe non considera più stranieri coloro che hanno ottenuto la cittadinanza italiana (procedimento corretto dal punto di vista giuridico-amministrativo). Se consideriamo anche questi cittadini – 204 dal 1994 al 2008 – la popolazione “straniera” sale a 3.474 unità (pari al 14,4% della popolazione complessiva). Si tratta, in ogni caso, di una popolazione cresciuta soprattutto negli ultimi dieci anni, in modo progressivo e con accentuazione negli ultimi anni. Gli stranieri residenti a Vignola erano infatti 133 nel 1990, all’epoca della “legge Martelli”; erano 813 nel 2000 (il 3,9% della popolazione residente); erano 2.030 nel 2005 (il 9,0% della popolazione residente).

Numero di residenti stranieri a Vignola (1987-2008)

Numero di residenti stranieri a Vignola (1987-2008)

[2] Attirati in questa parte centrale dell’Emilia dove il mercato del lavoro ha evidenziato per lungo tempo una forte domanda di manodopera per l’industria (ed i servizi alla persona), molti stranieri si sono insediati in questo territorio, avviando quindi percorsi di ricongiungimento familiare o di formazione di nuove famiglie. E’ questo un indicatore del fatto che gli immigrati si insediano stabilmente nel territorio, rinunciando spesso all’originario progetto del rientro nel paese d’origine (come capita in tutti i percorsi di mobilità, sono spesso i figli che legano una famiglia ad un territorio).

Percentuale di maschi e femmine tra gli stranieri delle principali nazionalità presenti a Vignola

Percentuale di maschi e femmine tra gli stranieri delle principali nazionalità presenti a Vignola (anno 2008)

Ugualmente indicativo è il fatto che, rispetto agli anni ’90, si è ridotto il gap tra la componente maschile e quella femminile: oggi gli stranieri maschi sono 1.764 (53,9%), mentre le donne sono 1.506 (46,1%). Differenze significative si riscontrano tra i gruppi nazionali: una marcata preponderanza femminile si riscontra, ad esempio, tra gli immigrati dall’Ucraina (84,3% di donne), dalla Moldova (75% di donne) e dalla Polonia (73,8% di donne) – plausibilmente donne straniere impegnate qui da noi nei servizi alla persona (vedi). Anche la crescita della natalità, registrata a Vignola negli ultimi anni (vedi), è legata alla crescente presenza di immigrati stranieri. Dei 279 nati nel 2008, 90 sono stranieri (pari al 32,3%). La popolazione straniera, in effetti, pur pesando per il 13,6% sulla popolazione complessiva, è sovrarappresentata nelle fascie d’età della prima età adulta (in cui si fanno figli), oltre ad avere donne con tassi di fecondità superiore alle donne italiane.

percentuali nati stranieri e nati italiani

Nati da residenti a Vignola 1994-2008: percentuali nati stranieri e nati italiani

[3] 3.270 stranieri di 62 diverse nazionalità. Anche questo è un dato da considerare, visto che testimonia dell’ampia eterogeneità della popolazione straniera residente a Vignola. Solo 12 gruppi nazionali hanno però una consistenza superiore alle 50 unità. Il gruppo più consistente è da tempo quello marocchino (856 residenti al 31 dicembre 2008, pari al 26,2% di tutti gli stranieri). Segue il gruppo albanese (604, pari al 18,5%), quello tunisino (389, pari all’11,9%), quello cingalese (Sri Lanka) (261, 8,0%) e quello rumeno (201, 6,1%), cresciuto soprattutto negli ultimi anni.

Stranieri residenti a Vignola (al 31 dicembre 2008) distinti per nazionalità

Stranieri residenti a Vignola al 31 dicembre 2008, distinti per nazionalità

La dispersione in molte nazionalità può forse essere considerato un fattore che agevola l’integrazione, nella misura in cui rende più difficile la formazione di gruppi chiusi su se stessi e di dinamiche di contrapposizione.

anni 2003, 2005, 2008

Numero di stranieri residenti (principali nazionalità): anni 2003, 2005, 2008

[4] Altro dato da considerare sono le acquisizioni di cittadinanza italiana. Non molte (204 dal 1994 ad oggi), ma in costante crescita nel tempo. La legge italiana richiede 10 anni di permanenza continua in Italia per poter ottenere la cittadinanza. Un procedimento che spesso richiede anche 3 o 4 anni, evidenziando un’amministrazione dello stato assai poco user friendly. Particolarmente complicato è anche ottenere la cittadinanza italiana per i figli nati in Italia da genitori stranieri. Solo al compimento del 18esimo anno di età si apre una limitata “finestra temporale” in cui vale un percorso agevolato. Persa quella si ricade nella fattispecie dell’adulto che chiede la cittadinanza. E chiunque conosca ragazzi stranieri, nati in Italia o arrivati da noi molto piccoli, sa che questi si sentono italiani, pur con tutte le peculiarità del “sentirsi diversi”, ma soprattutto del sapersi percepiti come “diversi”.

Numero di cittadini stranieri che hanno acquisito la cittadinanza italiana (1994-2008)

Numero di cittadini stranieri che hanno acquisito la cittadinanza italiana (1994-2008)

[5] Altri aspetti importanti non possono essere qui documentati. Una crescita delle imprese “etniche” (dai phone center ai negozi di prodotti dei paesi originari) che è comunque evidente a chiunque cammini per le vie di Vignola. Una crescita, molto meno visibile, anche di matrimoni misti, tra stranieri ed italiane (o viceversa). Questo solo per dire che della realtà dell’immigrazione straniera, pur essendo tra noi in modo significativo da oltre dieci anni, sappiamo davvero poco. Sappiamo poco oltre alle rappresentazioni “stereotipate” che circolano sulla stampa locale (e non solo), e da quella ai gruppetti che si trovano nei bar o nei punti di ritrovo della città. Qualche eccezione c’è. Poca roba, ma significativa. Due “documenti”, in particolare, vanno segnalati. Il primo è un volume fotografico, realizzato dalla Banca CRV (non la Fondazione!) nel 2003: Modi e mondi. Gente dal mondo nella nostra terra. Una raccolta di immagini di persone straniere e dunque, necessariamente, di storie di vita e di impegno lavorativo. Molto bello! Il secondo un prodotto dell’Unione Terre di Castelli, anch’esso del 2003. Si tratta del video (durata 34 minuti) Racconto straniero, con la regia della spilambertese Daria Menozzi. Storie di vita di stranieri condensate in frasi e brevi racconti: dalla traversata dell’Adriatico sul gommone di scafisti, al sogno di una casa propria in cui crescere i figli con maggiore tranquillità. Abbiamo terribilmente bisogno di rompere il pregiudizio, la diffidenza e l’ostilità verso gli stranieri – molti dei quali hanno desideri ed aspettative che non si distinguono dalle nostre. Io non ci vedo nessuna contrapposizione tra il richiedere loro un rigoroso rispetto delle leggi (impegno su cui anche noi italiani avremmo bisogno di applicarci di più) ed un impegno almeno altrettanto forte a facilitarne conoscenza ed integrazione.
[6] Ma gli immigrati portano anche nuovi problemi. Non tanto una competizione per posti di lavoro che gli italiani rifuggono sempre più. Ma piuttosto problemi legati alla “insicurezza” od anche alla criminalità. Oggi sappiamo in modo inequivocabile che gli stranieri commettono più reati degli “autoctoni” (vedi l’ultima pubblicazione sull’argomento di Marzio Barbagli; vedi su Lavoce.info). Anche se è pure vero che i mass media inducono una percezione distorta, enfatizzando soprattutto i reati commessi da stranieri contro italiani (mentre sappiamo che gran parte dei reati commessi da stranieri hanno come vittime altri stranieri). Anche Vignola ha sperimentato gravi episodi di criminalità ad opera di stranieri (vedi). Ma è pur vero che la stragrande maggioranza degli stranieri agisce in modo conforme alla legge nella stessa misura degli italiani. In alcuni casi, inoltre, sono le difficoltà stesse imposte dalle leggi che alimentano il circuito della clandestinità – e chi si trova di nuovo irregolare o clandestino ha più probabilità di commettere reati. Difficoltà e percorsi “burocratici” che sarebbero intollerabili per molti di noi (italiani) e che danno in ogni caso l’idea di uno stato ostile, anche con chi rispetta la legge (vedi). Abbiamo certamente bisogno di esercitare un maggiore controllo per contrastare la clandestinità, ma abbiamo bisogno di misure che siano innanzitutto efficaci – mentre quelle proposte dal governo Berlusconi sono guidate dall’effetto che producono sull’opinione pubblica, non da quello che producono sul fenomeno dell’immigrazione. Abbiamo bisogno di un’azione repressiva più efficace, dunque, ma soprattutto di un’azione molto più capillare e consistente per promuovere integrazione sociale.

Genitori dei bambini frequentanti il corso di lingua araba (2002)

Genitori dei bambini frequentanti il corso di lingua araba (2002)

Le due cose non vanno viste in contrapposizione. Occorre una seria politica per la casa a basso costo e politiche per evitare concentrazioni troppo alte di stranieri in alcune zone della città (es. centro storico; vedi). Occorre un impegno forte per l’insegnamento della lingua (ed a Vignola dal 2002 abbiamo un Centro Territoriale Permanente di educazione degli adulti deputato a ciò), oltre a politiche di formazione professionale ed inserimento lavorativo rivolte alle donne straniere, specie dell’area maghrebina (da noi non è pensabile, per una famiglia con figli, poter vivere in affitto ed avere un unico percettore di reddito). E su questo fronte, invece, occorre fare di più. Serve inoltre anche una scuola in grado di accogliere gli stranieri e di consentire loro di superare l’handicap linguistico e sociale (es. la mancanza di reti parentali di supporto), senza dover necessariamente penalizzare i coetanei italiani (sul dibattito sulle cosiddette “classi ponte”: vedi). Una scuola in grado di offrire ai ragazzi stranieri le stesse chances riservate ai ragazzi italiani. Servono, inoltre, luoghi continui di confronto tra italiani e stranieri e tra questi ultimi e le rappresentanze delle istituzioni. A questo serve il Forum dei cittadini stranieri attivato dall’Unione terre di Castelli: un’esperienza importante (anche se tuttora in cerca di una missione ed una modalità operativa precise), ma che ha bisogno di essere affiancata da momenti di confronto ed informazione in grado di coinvolgere gruppi più ampi ed anche realtà associative presenti sul territorio (almeno tre associazioni marocchine ed una di cingalesi). Insomma, l’impegno dell’ente locale va potenziato. Oggi non è sufficiente. L’intervento dello stato andrebbe ri-orientato e dovrebbe anche mettere in campo risorse molto maggiori. Come ci ricorda Marzio Barbagli su Il Riformista del 3 febbraio “l’integrazione mancata genera mostri” (vedi; vedi anche, sempre di Barbagli, l’articolo su Europa del 17 febbraio: vedi). E come ci ricorda Giancarlo Bosetti su la Repubblica del 17 maggio 2008, a fronte di una “società incattivita”, occorre un impegno particolare per tenere assieme sicurezza e integrazione (vedi). Difficile pensare di risolvere i problemi chiedendo ai medici di denunciare i clandestini che hanno necessità di cure. Difficile pensare di potersi limitare a “essere cattivi” nei confronti dei clandestini, come affermato dal ministro Maroni. Difficile non vedere che, per usare la stessa espressione, bisognerebbe “essere cattivi” anche con gli autori delle manifestazioni di xenofobia (ultimo episodio: l’indiano bruciato alla stazione di Nettuno). Anche se le proposte del governo sul fronte del controllo e della repressione fossero misure efficaci – e non lo sono – costituirebbero solo uno dei due fronti del necessario intervento pubblico. L’altro, quello delle politiche di “integrazione”, rimane da troppo tempo assai debole!

PS. Maurizio Ambrosini, professore ordinario all’Università Cattolica di Milano ed esperto di immigrazione, ha scritto cose non dissimili sulle politiche di controllo e repressione sull’immigrazione su LaVoce.info del 13 febbraio (vedi). Ecco la conclusione: “Nei paesi occidentali, gli inasprimenti legislativi nella gestione dell’immigrazione, e indubbiamente ne sono intervenuti, giacché il tema quasi ovunque è salito di rango nell’agenda politica, sono generalmente accompagnati da misure a favore dell’integrazione: non si vuole ingenerare l’idea dell’immigrato come nemico da combattere, anche per non alimentare spinte xenofobe nella società. Dovremmo forse imparare che una politica dell’immigrazione ridotta a controllo e sicurezza, all’insegna del pregiudizio e dell’ostilità, può fruttare in termini di voti, ma non prepara un futuro sereno per la convivenza sociale.

3 Responses to I nuovi vicini di casa. Ultimi dati sui cittadini stranieri a Vignola

  1. Maurizio Montanari ha detto:

    Caro Andrea, e cari tutti.
    Molto, molto interessante questo pezzo. Molto interessante perchè ci pone di fronte ad un elemento reale imprescindibile. Il reale, nella sua accezione psicoanalitica in senso stretto, è il ‘quel che c’è’, imprescindibile. E’ l’oggettività con la quale si ha da far conto. Dico questo perchè assistiamo oggi più che mai a folate razziste o pseudopolitiche che pretendono di convincere la popolazione che questi dati non esistono. Cercando di ricacciare queste persone, che solo dopo diventano dati, nell’ombra della non esistenza. Si chiama scotomia: quel particolare stato mentale che porta a non vedere ciò che si ha davanti. Le cecità isteriche di freudiana memoria. A tal proposito credo che un comune di Centro Sinsitra (e qua torno ancora sul mio chiodo fisso, vale a dire sulla necessità ancora e ancora una volta di smarcarsi dal qualunquismo destroide, un vento che promette di far volare a vele spiegate chi lo cavalca) che noi di queste cose ce ne dobbiamo occupare. Come? Come si declina questo contemporaneo ‘I care’? Ciascuno secondo le sue possibilità. Chi amministra, chi presiede. Chi se ne occupa istituzionalmente. Dal canto mio, che però un angolo molto particolare, quello della psicoanalisi, da tempo immemore vado sensibilizzando attraverso serie di incontri ad hoc la popolazione su un tema che, va da sè, è assai particolare. Quello del disagio mentale migrante. Non è un caso che il migrante è soggetto a forme di patolgia e sofferenza mentale diverse dalla normale nosografia alla quale noi, incasellati nel DSM, siamo abituati a ragionare. Sono iniziative pubbliche, gratuite, che mi sforzerò ancora ed ancora di promulgare su questo territorio. Se il punto di vista medico, sociologico e perchè no, religioso, potessero affiancarsi in questo tentativo, potremmo dire di aver fatto qualcosa nella direzione dell’integrazione. Allego il link di una di queste iniziative

    http://nuke.alkemia.com/Archivio/7SOCIALFORUMSOCIALEDINAIROBI/tabid/384/Default.aspx

    Maurizio

  2. daniela barozzi ha detto:

    caro Andrea, ho trovato molto interessante e completo il tuo articolo. Credo che sul tema dobbiamo, come Partito Democratico, uscire con una posizione di maggiore chiarezza, in cui non si entri nella logica dell’aut-aut: o accoglienza/o repressione, ma piuttosto dell’ et-et. Dobbiamo esigere il rispetto di regole, leggi e comportamenti di civiltà condivisa, dobbiamo sapere chi è, cosa fa chi entra nei nostri paesi, dobbiamo pretendere che anche le donne (direi specialmente le donne), imparino la nostra lingua, magari connettendo la frequenza del Centro Territoriale e dei corsi di lingua italiana allo sconto sui servizi. Intanto dobbiamo attuare o aumentare politiche di accoglienza concrete (facilitare l’ingresso al nido ed all’infanzia dei bimbi stranieri, facilitare l’associazionismo straniero, offrire spazi di incontro interculturale). Come partito di centro sinistra, custode di principi quali legalità e solidarietà, non dobbiamo cedere a tentazioni da “pensiero debole”. Nella contraddizione di una maggioranza in cui AN difende l’identità nazionale e la Lega impone spinte xenofobe e antinazionali, dobbiamo essere noi del Partito Democratico a sintetizzare una politica di accoglienza e, insieme, di rigore.

  3. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Questo è il dramma della politica oggi: il tradimento delle élites. Il fatto che si facciano politiche per gli effetti che hanno sull’opinione pubblica. Non per quello che producono sulla realtà. Purtroppo questo è terribilmente evidente proprio sulle politiche per gli immigrati. Da leggere, come sempre, il commento di Maurizio Ambrosini, studioso da tempo (e serio) dell’argomento:
    http://www.lavoce.info/articoli/pagina1000944.html

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