Riflessione sulle primarie del PD per la scelta dei candidati sindaci (ad urne ancora chiuse)

Primarie vere, primarie sempre. Con questa formula tante persone, iscritti ed elettori del PD, manifestano la volontà di essere coinvolti, di partecipare alla scelta dei candidati alle cariche istituzionali. Condivido questa richiesta. Da tempo l’ho fatta mia. Nella convinzione che lasciando la scelta del candidato solo a gruppi ristretti (come la segreteria di un partito o, a volte, cerchie ancora più ristrette) il risultato non sarebbe plausibilmente migliore. Coinvolgere, mobilitare, allargare gli spazi di partecipazione, restituire “potere” agli iscritti ed agli elettori: sono valori chiari che si sono manifestati con la nascita del PD e con la scelta del suo primo segretario nazionale Walter Veltroni. Ma, bisogna riconoscere, le primarie non sono di per sé uno strumento efficace, ovvero in grado di garantire necessariamente la scelta del candidato “migliore”. Lo sono, infatti, solo a determinate condizioni, ovvero se sono organizzate in un certo modo. Per questo chiunque abbia a cuore il mantenimento delle primarie come “dispositivo” per la scelta dei candidati alle cariche istituzionali (dai sindaci ai parlamentari) non deve trascurare di porsi la questione dell’efficacia. Quali caratteristiche aumentano le chances che le primarie siano davvero efficaci, ovvero consentano di “selezionare” candidati forti, apprezzati, capaci? Alcune cose le ho già dette (vedi). Qui vorrei aggiungere alcune considerazioni su questa prima esperienza di applicazione locale delle primarie, anche riflettendo su questa esperienza vignolese di oggi 25 gennaio 2009. E’ una lettura “critica”, volta a mettere in luce gli aspetti da migliorare. Le informazioni che ho al momento in cui scrivo evidenziano una buona partecipazione: 1.186 votanti alle ore 17. Con la prospettiva concreta, dunque, di superare quota 1.500 al momento della chiusura dei seggi (e vorrebbe dire raggiungere circa il 62-65% dei votanti, a Vignola, alle primarie del 14 ottobre 2007). Un risultato indubitabilmente buono. Buono dunque il livello della partecipazione. Ma qui vorrei ragionare sul tema dell’efficacia. Ho al proposito due osservazioni: una in generale, l’altra relativa alla nostra esperienza vignolese.

un'elettrice presso il seggio elettorale di Brodano

25 gennaio 2009, primarie del PD: un'elettrice presso il seggio elettorale di Brodano

[1] Un primo nodo riguarda il programma elettorale (che manca, visto che la sua definizione è rimandata ad una fase successiva). Non è pensabile mandare in giro i candidati alle primarie ad incontrar gente ed a convincerli a votare (per loro) senza un programma. Questo è un punto debole di questa prima esperienza locale di primarie. Occorre riconoscere che le primarie modificano la campagna elettorale di un partito, nel senso che la scelta delle primarie, con la conseguente “personalizzazione”, impone che si ripensi al modo in cui si definisce il programma, richiedendo al partito di rinunciare alla definizione di un programma dettagliato a vantaggio dell’opera di elaborazione dei candidati. Potrebbe essere, ad esempio, che il partito si limita a definire ed elaborare i punti essenziali, lasciando il loro perfezionamento ed integrazione all’abilità e sensibilità dei diversi candidati. In ogni caso, l’assenza di un programma elettorale toglie efficacia alle primarie.
[2] Come ho già avuto modo di argomentare (vedi), le primarie sono efficaci se il voto che gli elettori depongono nell’urna equivale ad un giudizio informato sui candidati. Un giudizio, non un “fatto” di relazione sociale (lo conosco, l’ho visto in giro, mi sta simpatico …). Ed un giudizio informato, ovvero basato su di una conoscenza minimamente solida delle caratteristiche personali, delle cose fatte in passato e dei progetti o delle visioni per il futuro. Qui, però, bisogna riconoscere che perché gli elettori giungano (non certo tutti, ma una quota significativa sì) ad un tale giudizio informato occorrono alcuni “ingredienti”. Occorre che ci siano gli strumenti e le occasioni per avere informazioni (non può certo bastare un foglio di autopresentazione, in cui uno può scrivere quasi quello che gli pare senza tema di smentita e comunque solo “in positivo” …). Occorre avere la possibilità di seguire i candidati per un certo periodo di tempo (tre settimane sono decisamente poche!). Occorre avere la possibilità di confronti con contraddittorio. In effetti a Vignola la campagna elettorale è stata decisamente breve (troppo breve!), essendo durata solo 3 settimane. E l’unico confronto pubblico tra candidati ha avuto una formula “anestetizzante”, essendo questi chiamati a rispondere domande, senza possibilità di un reale contraddittorio. Se pensiamo alle primarie negli USA vediamo che “tempo” e “contraddittorio”, ed anche “esame scrupoloso” dei candidati e dei loro programmi (e del loro passato) sono ingredienti che non mancano. E sono ingredienti che dobbiamo mettere anche nelle primarie del PD se vogliamo accrescere la loro efficacia. Le primarie sono una competizione, ma si tratta di una competizione che deve vedere una capacità di approfondimento, altrimenti la scelta del candidato risulta orientata solo (o prevalentemente) da elementi di marketing! Altrove questi “ingredienti” sono stati un po’ meglio miscelati. Innanzitutto il tempo: a Mirandola hanno fatto la scelta di tenere le primarie l’1 marzo (e di tenerle di coalizione)! Avranno un mese pieno di campagna elettorale. Altrove hanno messo in campo più confronti pubblici tra candidati (a Castelnuovo ne hanno fatti quattro)! Se poi si adotta una formula meno ingessata, anche momenti come quelli possono aiutare di più a comprendere le qualità dei candidati. Altrimenti si corre il rischio che prevalgano le relazioni sociali od il puro marketing. Quest’ultimo certamente conta oggi sempre di più. I messaggi ipersemplificati hanno la loro efficacia, specie nei confronti di un elettorato politicamente non molto sofisticato. Della serie: giovane è meglio oppure “società civile” è meglio e così via. Sappiamo che non sempre è così. Per questo, se vogliamo primarie efficaci, dobbiamo far sì che esse, oltre ad una occasione di ampia mobilitazione, siano anche uno screening serio dei diversi candidati e dei loro programmi, del loro passato, delle loro caratteristiche personali. Da domani questi aspetti passeranno in secondo piano. Verrà enfatizzato il vincitore e la buona partecipazione. Ma da dopodomani una riflessione seria andrà sviluppata ed alcuni correttivi – tra cui sperabilmente quelli qui indicati – andranno introdotti. Primarie vere, primarie sempre, ma anche … primarie efficaci.

[Post chiuso alle ore 21.50; dieci minuti prima dell’apertura delle urne, dunque senza nulla sapere del risultato!]

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