Daria Denti. Posso dire cosa non mi ha convinto?

Vorrei poter dire, argomentandolo, perché (per me) la proposta “Daria Denti” quale candidato a sindaco a Vignola non è abbastanza convincente da poterla preferirla a quella di Luca Gozzoli. Ho pensato spesso, in queste settimane, al tema dell’efficacia delle primarie quale dispositivo per la selezione dei candidati alle cariche istituzionali. Perché, nonostante i difetti di applicazione che anche io vedo, sono convinto che le primarie costringano i partiti ad essere più virtuosi, a non scendere al di sotto di una certa soglia qualitativa nell’offerta dei candidati politici. E, come ho provato ad argomentare, so che le primarie possono funzionare sufficientemente bene a due condizioni: se sono molto partecipate e se i partecipanti esprimono, con il loro voto, un giudizio sufficientemente “informato” (non impressionistico) (vedi). In fondo, quello di offrire informazione (sperabilmente non di bassa qualità), è quello che sto cercando di fare da novembre 2007, dall’avvio di questo blog. Ed anche sulle primarie non intendo sottrarmi a questo compito. Ho già espresso le motivazioni per cui trovo convincente la candidatura di Luca Gozzoli (vedi). Vorrei ora esprimere perché, all’opposto, la proposta di Daria Denti non mi sembra altrettanto convincente. E vorrei argomentare questa mia valutazione nel modo più oggettivo possibile. Questo è il tentativo. Argomentare in modo trasparente, affinché ciascuno possa trarre le sue conclusioni.

[1] Da tempo la discussione interna al PD (e nei gruppi consiliari di maggioranza) riconosce che più è intensa l’opera di trasformazione della città, più deve essere forte l’impegno alla comunicazione ed al coinvolgimento che l’amministrazione dispiega nei confronti dei cittadini. Abbiamo bisogno di far sì che le trasformazioni che avvengono sulla città (le nuove opere, i nuovi interventi di riqualificazione) siano condivise dalla città (almeno da una larga parte dei suoi abitanti). La trasformazione, con i propri cantieri, genere innanzitutto disagi e questi disagi possono essere meglio tollerati se si comprende (e condivide) il punto di approdo. Se si apprezza la migliore qualità che gli interventi di riqualificazione inducono (anche se nel prossimo futuro). Se si ha l’impressione che l’amministrazione sta davvero facendo ogni sforzo per minimizzare i disagi dell’oggi (si sa che i disagi vengono meglio percepiti dei benefici, anche perché spesso i disagi sono focalizzati, mentre i benefici sono diffusi). Se si percepisce che esiste una volontà vera di coinvolgimento nella messa a punto delle soluzioni progettuali. Da chi, dall’ottobre del 2006, unisce in sé le deleghe dei lavori pubblici e degli interventi economici (dunque commercio) – come avviene nel caso dell’assessore Denti – era lecito aspettarsi un forte impegno verso questi aspetti. Anche perché da tempo sollecitata in questa direzione, anche dai gruppi consiliari. Ed anche perché qualche progetto, qualche “stimolo” era stato lasciato in eredità dal precedente assessore ai lavori pubblici (Francesco Galli). Mi riferisco, ad esempio, alla presentazione multimediale del programma triennale delle opere pubbliche. Uno strumento che – bastava portarlo sul web – poteva contribuire a dare maggiore consapevolezza sulla città del futuro. Uno strumento che poteva facilitare l’informazione ed anche il coinvolgimento. Comunque sia, la presentazione multimediale, è stata abbandonata e non rimpiazzata con altri strumenti, altri progetti. Ed ora, su questa funzione di comunicazione e coinvolgimento, qualche sofferenza si avverte (da recuperare anche sul fronte PSC). Su questi temi – il confronto ed il coinvolgimento di una città impegnata in un importante processo di trasformazione – la presenza dell’assessore Denti io non l’ho avvertita. E se c’è stata è stata alquanto leggera.
[2] Non stiamo parlando solo di ideali astratti: l’ascolto, la partecipazione. No. Parliamo anche di cose terribilmente concrete. L’attenzione alla città ed ai suoi cittadini si manifesta sia per gli scenari del futuro ed i grandi progetti, sia per i “cantieri” quotidiani. Parliamo di quell’attenzione che deve farsi più forte, più pressante, proprio quando i programmi dell’amministrazione “impattano” contro le esigenze o gli “interessi” di un gruppo di cittadini. Confesso che qualche mese fa sono rimasto colpito quando, a fronte dell’intervento di riqualificazione davanti a Villa Braglia, si è costituito un comitato di cittadini che ha protestato contro l’amministrazione (per una riqualificazione!) (vedi). Epperò ascoltando quei cittadini e quei commercianti si doveva riconoscere che in quelle proteste alcune cose a cui prestare attenzione c’erano. Sono anch’io convinto che alla fine la nuova piazza sarà apprezzata da tutti, anche da chi all’inizio ha avversato il progetto. Ma ho avuto l’impressione di un processo decisionale un po’ sbrigativo, poco inclusivo (l’amministrazione ha deciso! Prendetene atto). E poi ho anche notato che qualcosa in più per minimizzare l’impatto del cantiere lo si poteva fare. Mentre si attivano concorsi internazionali di scenografie urbane (leggi: astambein), si poteva dedicare un po’ di attenzione alla più prosaica scenografia del cantiere – con l’intento di recuperarne l’impatto estetico, e di contenere la fuoriuscita della polvere. Insomma, una bella “fasciatura” scenografica non ci stava male ed avrebbe testimoniato un po’ più di attenzione verso i disagi di residenti e commercianti (e sarebbe stata una spesa di poche migliaia di euro su 1,3 milioni complessivi). Su questi temi – la pazienza dell’ascolto, il tentativo di mostrarsi aperti, l’andare incontro (quando possibile) anche in casi di conflitto per i disagi della trasformazione – la presenza dell’assessore Denti (assessore ai lavori pubblici e al commercio) io non l’ho avvertita.

Scenografie urbane per il cantiere davanti a Villa Braglia?

Scenografie urbane per il cantiere davanti a Villa Braglia?

[3] Da ieri, 21 gennaio, e fino a venerdì 23, si tiene a Modena ParteciP.A., prima edizione del Salone della democrazia partecipativa (vedi). Vi saranno presentate e discusse molte esperienze di coinvolgimento e  partecipazione dei cittadini alle decisioni delle amministrazioni pubbliche in comuni di grandi e piccole dimensioni. Ma Vignola non ci sarà. Se questa manifestazione ci fosse stata nel 2004 Vignola sarebbe stata là a raccontare la propria esperienza di “bilancio partecipato”: 1.200 cittadini che votarono sull’impiego di 250.000 euro per realizzare un’opera pubblica, scegliendo tra progetti alternativi. Non voglio certo caricare più del dovuto di significati quell’esperienza . Dopo, però, c’é stato il deserto. E la cosa è ancor più singolare se si pensa che il Programma di legislatura 2004-2009 si apre proprio con gli impegni all’ascolto, al coinvolgimento, alla partecipazione della città (vedi). Avendo sollecitato più volte l’amministrazione in tal senso, mi chiedo perché è mancato questo impegno. Perché non si è voluto fare una, dico una, assemblea di quartiere per spiegare il programma delle opere, le scelte del bilancio, le opportunità ed i sacrifici che ciascuno deve fare per avere un futuro migliore. E chi fa l’assessore al bilancio non dovrebbe essere in prima linea a spiegare, direi quasi casa per casa, perché applichiamo la tassa di scopo, cosa ci facciamo con le entrate dell’ICI (ed i minori trasferimenti di oggi), perché aumentiamo o non aumentiamo le tariffe? Io penso di sì. E però, su questi temi – la partecipazione dei cittadini o almeno il coinvolgimento, la comunicazione negli snodi istituzionali più importanti (il bilancio, il programma delle opere) – la presenza dell’assessore Denti io non l’ho avvertita.
[4] L’Italia ha terribilmente bisogno di un nuovo modo di amministrare improntato a efficienza, trasparenza, “amichevolezza” nei confronti dell’utente e del cittadino, direi quasi di familiarità. Una pubblica amministrazione in cui ci si senta “a casa propria”. Anche ogni amministratore locale deve impegnarsi per recuperare credibilità e fiducia dei cittadini verso le istituzioni pubbliche, verso la “politica”. Occorre più trasparenza. Nei processi decisionali, nella valutazione dei risultati. Trasparenza significa poter risalire agli argomenti che hanno originato la decisione. Significa che ogni volta che voglio sapere qualcosa, trovo le giuste informazioni (magari con pochi click). Occorre rendere evidente che si valuta ed apprezza il merito. Ciascuno deve poter riconoscere che si premiano le capacità. E per fare questo davvero occorre imparare (ed impegnarsi) a rendere conto (vedi). In modo chiaro. Semplice. Alla portata dei più. Io a questo “stile” do anche un nome preciso: strumenti evoluti di rendicontazione. Che si chiami bilancio sociale, bilancio di missione o altro ancora, poco importa. Da fare con la carta (documenti), ma anche con i nuovi strumenti di comunicazione. Da fare non in modo autoreferenziale (altrimenti si potrà sempre dire che va tutto bene!), ma in modo “certificato” dai cittadini impegnati ed informati. Anzi, un “bilancio” delle cose annualmente fatte che nasce “in contraddittorio” con i cittadini, perché possa essere davvero credibile. Ci dovrà pur essere un momento in cui, in modo trasparente, si comunicano alla città i risultati conseguiti, in confronto con gli impegni presi e con possibilità di contraddittorio. Anche qui chi fa l’assessore al bilancio sta in prima linea, sta al “fronte” – il fronte del rapporto con i cittadini per rappresentare loro come si mettono a frutto le risorse del bilancio comunale. Senza questo “rendere conto” la politica corre il rischio di diventare puro marketing. Ed i politici possono sempre cavarsela parlando solo dei progetti del futuro. Eppure, su questi temi – un nuovo modo di amministrare che dia valore al “rendere conto”, alla trasparenza nei confronti dei “committenti” (i cittadini) – la presenza dell’assessore Denti io non l’ho avvertita.

il gruppo consiliare (allora DS) porta gli amministratori a camminare per i quartieri con i cittadini

Ottobre 2005: il gruppo consiliare (allora DS) porta gli amministratori a camminare per i quartieri con i cittadini

[5] Governance, concetto difficile, ma di grandissima importanza per un comune ed ancor più per la realtà di Vignola (vedi). Vignola esibisce infatti un’architettura istituzionale particolarmente complessa (oltre al Comune c’è l’Unione Terre di Castelli e l’Azienda di Servizi alla Persona G.Gasparini). A questa complessità dell’architettura istituzionale (per cui non è chiarissimo dove si decide, chi rende conto, quanto contano gli eletti in rappresentanza di tutti i cittadini) si aggiunge un ulteriore aspetto di complessità. Nell’ultimo decennio servizi importanti sono stati affidati ad aziende che li gestiscono, sulla base di contratti, con il comune. Pensiamo ad Hera. Sono state attivate “agenzie” a cui si sono affidate risorse ed il compito di svolgere funzioni: la promozione del territorio e la valorizzazione delle sue produzioni enogastronomiche sono state affidate alla Strada dei vini e dei sapori. Altre aziende gestiscono servizi di mobilità pubblica (Atcm e FER srl) di grande importanza per i cittadini che risiedono a Vignola. Questa crescita di “complessità” non è stata accompagnata da un ridisegno dei meccanismi di indirizzo e di controllo. E ciò si è tradotto in una perdita di capacità di controllare la qualità dei servizi erogati agli utenti. Anche su questi temi – un ridisegno dei dispositivi di indirizzo e di controllo a tutela dei destinatari ultimi: gli utenti, i cittadini – la presenza dell’assessore Denti io non l’ho avvertita. Anche quando riguardavano ambiti di sua competenza. Io non l’ho vista lottare, non l’ho vista litigare con Atcm per ottenere un servizio dignitoso di trasporto su bus per Modena. Non l’ho vista litigare con FER (ATC prima) per un servizio di trasporto ferroviario Vignola-Bologna dignitoso. Ed invece di questo c’era bisogno e gli utenti si sono sentiti un po’ abbandonati dall’amministrazione.
[6] Ultima annotazione. Gli asterischi. Sì, gli asterischi che erano in origine presenti nel depliant informativo sulle cose fatte dal candidato Daria Denti. E invece sono saltati. E’ vero, non ci sono più le tipografie di una volta, non ci si può più fidare. Però sarebbe bene recuperare una parola di chiarezza ai cittadini, perché anche coloro meno informati sull’attività dell’amministrazione nel corso della legislatura 2004-2009 abbiano chiari i valori in campo. Dunque rimettiamo gli asterischi. Sono asterischi che rimandano alle cose fatte da altre istituzioni o da altre persone e che hanno reso possibile alcune delle realizzazioni citate e che per questo è giusto citare (e ringraziare). Per il Poesia Festival è “saltato” il ringraziamento a Roberto Alperoli, sindaco di Castelnuovo ed assessore alla cultura dell’Unione Terre di Castelli, ideatore e promotore del festival. Per la nuova biblioteca Auris è “saltato” il ringraziamento alla Fondazione CRV (che ha realizzato l’opera; il Comune si è occupato di arredi e gestione) ed al sindaco Roberto Adani che ha seguito in prima persona il progetto. Per le strade di quartiere e le rotatorie è “saltato” il ringraziamento all’assessore precedente ai Lavori Pubblici, Francesco Galli, che ha lavorato al Piano Urbano del Traffico (PUT) approvato nel 2004 e che ha previsto, appunto, nuove soluzioni per la viabilità vignolese. Galli, assieme al sindaco, ha scelto il miglior progettista di mobilità urbana, l’Arch. Gandino, per il progetto vignolese. Idem per la pavimentazione del centro storico, anche in questo caso un progetto che parte dall’assessore precedente. A tutti costoro grazie per il fondamentale “contributo” dato. Maledetti asterischi! Maledette tipografie!
Questi sono i miei argomenti, le mie ragioni. Assieme a quelle già esposte in merito all’apprezzamento della candidatura di Luca Gozzoli hanno determinato la mia scelta.

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