Boom delle nascite a Vignola nel 2008!

Boom di nascite a Vignola nel 2008: i nati sono infatti 279 (di cui 145 maschi, pari al 52,0%, e 134 femmine, pari al 48,0%). Si tratta del terzo valore in assoluto nella storia vignolese, inferiore solo al numero dei nati negli anni 1963 (286 nati) e 1964 (296). Si ricorda che il 1964 è l’anno del cosiddetto baby boom, ovvero l’anno che in Italia (ed anche a Vignola) ha visto il numero più alto di nascite in assoluto nella storia del paese. Certo, a metà degli anni ’60 la struttura demografica di Vignola era molto differente rispetto ad oggi. Si pensi solo che la popolazione era allora di 17mila residenti (contro gli oltre 24mila di oggi). La crescita del numero dei nati non è dunque dovuta principalmente ad una crescita del tasso di fecondità, che anzi è molto più basso di allora. E’ invece l’effetto dell’ingrossamento delle fasce giovani della popolazione, diciamo i 30-40enni, a seguito dei processi migratori. Sono cioè persone giovani che si stabiliscono a Vignola e che provengono da altri comuni della provincia di Modena, dal Sud Italia (dalla fine degli anni ’90 questa parte dell’Emilia-Romagna attrae giovani in fuga dal Sud) e dall’estero. L’ingrossamento di queste fasce di età (giovani) produce più famiglie e conseguentemente più figli. Non è un caso che la ripresa delle nascite risulti, anche a Vignola, chiaramente associata ai processi migratori (ribadisco: non solo da paesi stranieri; l’immigrazione cosiddetta “extracomunitaria” incide per circa il 35-40% dei nuovi arrivati). E così il numero dei nati passa da 151 del 1999 (primo anno dell’amministrazione Adani), a 213 del 2004, fino, appunto, ai 279 del 2008, esibendo una chiara e continua tendenza alla crescita. Una spiegazione sta anche nei comportamenti riproduttivi differenziati tra italiani e stranieri. Lo testimonia un primo dato, per quanto grossolano: tra i 279 nati nel 2008, 90 sono stranieri (pari al 32,3%). Mentre invece gli stranieri, sulla popolazione generale, sono il 13,6% (3.270 residenti su 24.109). Dati più specifici (seppure relativi all’intera Unione Terre di Castelli) confermano questa prima impressione. Risulta confermata la maggiore fecondità delle donne straniere: esse esibiscono un tasso di fecondità totale più che doppio rispetto alle donne italiane (2,6 figli per donna, contro 1,2 figli per donna per le donne italiane); questo dato va associato anche ad una età media al parto inferiore per le donne straniere (27-28 anni, contro 32 anni per le donne italiane), un altro fattore che induce una maggiore fecondità complessiva (per considerazioni più generali sulla fecondità in Italia negli ultimi anni vedi l’articolo di Mercantonio Caltabiano su neodemos.it).

Piramide della popolazione vignolese per età (anno 2006). Le fasce d'età più consistenti sono relative ai 30-40enni

Piramide della popolazione vignolese per età (anno 2006). Le fasce d'età più consistenti sono relative ai 30-40enni

Ma il 2008 è anche l’anno in cui Vignola cresce di più, in termini di popolazione residente, in assoluto. Eravamo 23.419 al 31 dicembre 2007. Siamo 24.109 al 31 dicembre 2008. Mentre negli anni passati la crescita della popolazione è stata di circa 300-400 all’anno, nel 2008 è stata di 690 unità (vedi). Praticamente il doppio. E’ l’effetto dell’espansione urbanistica della città. Dei nuovi quartieri che si vanno completando a Brodano tra via per Spilamberto e via Ca’ de Barozzi, così come del completamento, della “densificazione” delle aree urbane – come previsto dal PRG adottato nel 1998 ed approvato nel 2001. Si tratta di nuovi residenti bisognosi di servizi: dalla scuola, al cimitero. E non è un caso se il sistema scolastico è stato costantemente in crescita nell’ultimo decennio (con previsione di un nuovo grande plesso scolastico da realizzare entro il 2012; vedi) e se anche il cimitero è oggi in fase di ampliamento, avendo raggiunto la sua capienza limite! Cinque anni fa calcolai che circa il 25% dei residenti a Vignola era nato fuori regione. Oggi questo dato è significativamente più alto. Preciso che non è di per sé preoccupante. Ma di questi cittadini, delle loro aspettative in termini di qualità della vita, di servizi, del sentirsi o meno parte di una “comunità” (qualsiasi cosa si intenda con questo termine per una città di 24.000 abitanti – non più un borgo, dunque) sappiamo ancora poco. Così come non sappiamo molto su quello che succederà nell’immediato futuro. Eppure un’analisi della struttura demografica della popolazione, dei processi di cambiamento degli ultimi anni, ci potrebbe dire cose interessanti. Ci potrebbe dire, ad esempio, se il numero delle nascite è destinato ancora a salire oppure no.

Numero dei nati, per anno, a Vignola dal 1960 al 2008

Numero dei nati, per anno, a Vignola dal 1960 al 2008

Certo, in termini di probabilità. Del doman (statistico) non v’è certezza. E le previsioni migliori sono quelle che riguardano il … passato. Ma forse qualche analisi si potrebbe tentare. Perché il dato delle nascite è immediatamente rilevante per la tenuta dei servizi. A 9 mesi dalla nascita, infatti, un bambino può essere inserito all’Asilo nido. Ed in questi anni, in effetti, l’amministrazione comunale è sempre sostanzialmente riuscita a dare risposta a tutte le richieste di inserimento, magari con un’attesa di poche settimane dall’inizio dell’anno scolastico (sappiamo, infatti, che un certo numero di famiglie rinuncia al posto poco dopo l’inserimento e questo consente l’accesso a chi all’inizio era in lista d’attesa). Penso anche di poter dire di aver contribuito a questa performance, ad esempio con la costruzione del terzo Asilo nido di Vignola (vedi). Oggi a questo quadro di incertezza circa il futuro si somma un elemento in più: l’effetto della crisi economica che ha già iniziato a manifestare i suoi effetti negativi anche sul nostro territorio (aumento della cassaintegrazione, mancato rinnovo di molti contratti a termine). Non sappiamo se questo produrrà una contrazione della domanda di servizi per l’infanzia, a causa di un più alto numero di donne espulse o non assorbite dal mercato del lavoro e dunque spinte a casa all’accudimento del figlio di 1-2 anni. E’ un ambito da monitorare con attenzione, perché non siano le parti più deboli dal punto di vista sociale ed occupazionale a pagare ulteriori costi (personali) della crisi. Intanto, nel definire il bilancio di previsione 2009 il Comune di Vignola si è impegnato a predisporre un intervento di sostegno aggiuntivo alle famiglie con difficoltà lavorative (vedi). L’idea è quella di un prestito sull’onore per cassintegrati o “precari” a cui non è stato rinnovato il contratto. L’intervento verrà messo a punto dall’Unione Terre di Castelli per i 5 comuni. Il Comune di Bologna, invece, ha pensato ad un intervento diverso (definito di welfare “emergenziale”): azzeramento o riduzione delle tariffe per asilo nido o mensa scolastica per le famiglie in difficoltà (vedi). E’ nel pensare a questi interventi “straordinari” che i comuni non si debbono abbandonare al fai-da-te ed al welfare creativo. Un ricorso a competenze specialistiche – penso al CAPP di Modena (vedi) – aiuterebbe a mettere a punto interventi appropriati ed efficaci. Magari non a servizio di uno o due comuni, ma ad aggregati di comuni in ambito provinciale o sovraprovinciale. Affinché il tutto non si risolva nell’effetto annuncio o nel soddisfare solo aspettative di concertazione. Che pure hanno ragioni dalla loro parte, ma che non sempre significano automaticamente “misura efficace”. Difficile non ricordare, infine, che sui buoni casa aspettiamo dal 2004 (dall’amministrazione) la definizione del progetto operativo! (vedi)

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