Lotta politica su Babbo Natale

Nel consiglio comunale di Vignola del 15 dicembre 2004 il consigliere Luigi Gentile (del gruppo Centrodestra per Vignola) ha presentato un “ordine del giorno” con oggetto “Celebrazione del Santo Natale”. L’ordine del giorno (vedi pdf) fa riferimento alla presenza (minoritaria) di alunni “extracomunitari” nelle scuole del territorio. Riconosce che una parte di tali alunni stranieri “professa la religione islamica” e per questo, riferisce, si assiste a “proteste da parte dei genitori dei menzionati alunni per la celebrazione della ricorrenza del Santo Natale all’interno delle attività didattiche” (e qui compie un’evidente forzatura perché in genere a mettere in discussione la celebrazione delle festività religiose nelle scuole dell’infanzia ed elementari sono piuttosto genitori italiani – pochi – che vogliono una scuola non impegnata a promuovere una religione). L’ordine del giorno, infine, chiede che l’amministrazione comunale “incentivi le scuole a festeggiare ufficialmente il Natale”, ovvero ad inserire “i festeggiamenti del Santo Natale all’interno delle attività didattiche”. Cosa stava succedendo? A Vignola assolutamente niente. Il tutto, infatti, era sorto a Castelfranco Emilia qualche giorno prima dove il consigliere provinciale Giorgio Barbieri, della Lega Nord, aveva stigmatizzato la decisione della scuola dell’infanzia Walt Disney di celebrare in modo diverso il Natale, rinunciando a Babbo Natale. Inconsapevole seguace di Samuel P.Huntington (vedi), Barbieri ha scorto in quella decisione una manifestazione dello scontro delle civiltà in atto ed anzi una manifestazione dell’arrendevolezza del mondo occidentale a fronte dell’avanzata islamica. Insomma: malinteso multiculturalismo o peggio.

L'immagine di Santa Claus disegnata da Hadden H.Sundblom per la campagna promozionale 1931 della Coca Cola

L'immagine di Santa Claus disegnata da Hadden H.Sundblom per la campagna promozionale 1931 della Coca Cola

Dai numerosi articoli apparsi in quei giorni sui quotidiani non era dato sapere, in realtà, se le motivazioni della rinuncia a Babbo Natale erano legate ad una sensibilità particolare per la presenza a scuola di bambini di altre religioni o se, invece, si trattava di ragioni assai più pragmatiche o di altra natura. Poco importa. Per imbastire un piccolo scontro di civiltà a livello locale basta che il fatto sia plausibile. Occorre poi un “imprenditore del conflitto”, ovvero qualcuno che si faccia carico di organizzare una campagna di mobilitazione e di protesta, portando il tema all’attenzione dell’opinione pubblica – e qui l’esponente leghista si è subito candidato a tal ruolo (come in genere fa la Lega Nord per i temi della sicurezza, della difesa del territorio, della difesa della “tradizione”, ecc.). Tutti ingredienti che ci sono e che, in effetti, hanno consentito di dar vita alla vicenda. Se poi si vuole richiamare l’attenzione dei quotidiani su una notizia di questo genere (dopo la prima “uscita” un secondo comunicato verrebbe subito cestinato), occorre un po’ di mestiere. Ed anche questo non mancava all’esponente leghista che per alcuni giorni ha circolato per Castelfranco Emilia vestito da Babbo Natale a distribuire non doni, ma volantini di protesta. Episodi di questo tipo meritano un po’ di attenzione, per diverse ragioni. Innanzitutto perché segnalano la presenza di un terreno “minato”, quello dei simboli non più unanimemente accettati dalla comunità locale o, meglio, quello dei simboli che non possono più essere dati per scontati, come elementi che ci accompagnano nella nostra vita quotidiana senza che qualcuno faccia notare la loro presenza (evidentemente perché non d’accordo). Si tratta di un fenomeno abbastanza naturale, soprattutto in una società che si va differenziando dal punto di vista culturale (e ciò non solo per la presenza di cittadini stranieri!). Ma è per una seconda ragione che è decisamente opportuno prestare attenzione a questa particolare fenomenologia. E la ragione sta nel fatto che oggi la politica tende ad intervenire in queste contese, politicizzando il tema, ovvero usandolo per fini propri (ovvero per cercare di far crescere i consensi di un partito a scapito di altri).

Santa Claus nella campagna promozionale della Coca Cola del 1951

Santa Claus nella campagna promozionale della Coca Cola del 1951

Se si analizza in dettaglio la vicenda si scopre che la narrazione dell’episodio, come fatta da Barbieri (e come ripresa dal consigliere  Gentile a Vignola), è avvenuta enfatizzando alcuni aspetti e trascurandone altri, selezionando quegli ingredienti che più si adattano al frame dello scontro di civiltà, insomma “manipolando” deliberatamente il quadro informativo (e delle argomentazioni). Risultava infatti improbabile che a lamentarsi delle celebrazioni scolastiche del Natale fossero i genitori di alunni stranieri. Risultavano del tutto sconosciute le reali motivazioni che avevano spinto alcune insegnanti a proporre un modo di festeggiare il Natale senza … Babbo Natale. Con questo non si vuole sottovalutare il problema della convivenza, all’interno di istituzioni pubbliche “laiche”, di orientamenti religiosi diversi. Od anche di come gestire riti e festività che hanno connotazioni religiose in una società, invece, sempre più caratterizzata da processi di secolarizzazione. Nella maggior parte dei casi il “problema” non emerge, perché anche se non del tutto d’accordo, riconosciamo all’istituzione scolastica autonomia ed autorevolezza nel “maneggiare” tali questioni simboliche. Nella maggior parte dei genitori la dose naturale di tolleranza è sufficiente perché non si crei alcun “caso”. Nella restante parte in genere il problema viene risolto mettendosi attorno ad un tavolo a discutere dell’evento e di come renderlo accettabile per tutti alla luce del principio di laicità che caratterizza lo stato italiano e le istituzioni scolastiche. E’ dunque importante che la scuola si interroghi e sviluppi una sensibilità per la gestione dei “microconflitti ” culturali. Ma è bene che a far questo sia appunto la scuola, con le sue competenze interne, magari sollecitata, come di fatto avviene, dagli utenti stessi (dunque i genitori).

Santa Claus nella campagna promozionale della Coca Cola del 1964

Santa Claus nella campagna promozionale della Coca Cola del 1964

C’è però un’altra cosa che va rilevata. In effetti, in questa vicenda, la cosa più singolare di tutte è che nella foga di costruire una “storia” di conflitto di civiltà il buon Giorgio Barbieri (e Luigi Gentile che l’ha seguito) non si è accorto delle “finzioni”, delle “invenzioni” che stava propinando. La difesa di Babbo Natale è spacciata come difesa delle “nostre straordinarie tradizioni che accompagnano le nostre generazioni da centinaia e centinaia di anni” (vedi il commento di Barbieri ad una lettera di 7 mamme). In realtà Babbo Natale è, per noi, una “tradizione” piuttosto recente, sostanzialmente sconosciuta prima degli anni ’50 e ’60 (vedi la voce Babbo Natale su wikipedia; vedi anche la ricostruzione delle credenze e degli usi natalizi negli USA, con una parte dedicata all’affermazione della figura di Santa Claus: vedi). Fino ad allora, infatti, era la Befana che portava i regali e Babbo Natale era un personaggio sconosciuto ai più. Egli approda da noi dal mondo anglosassone (pur avendo origine nei paesi nordici) ed è una “moda” non priva di finalità “consumistiche” (il Babbo Natale che noi conosciamo è quello originato dai disegni di Hadden H.Sundblom realizzati per la campagna promozionale natalizia della Coca Cola – la prima nel 1931). Peggio ancora è riferirsi a Babbo Natale come ad una figura della tradizione cristiana! Così non è, ma evidentemente né Barbieri, né Gentile si intendono di tradizioni e di religione cristiana. In effetti il loro compito è altro – è quello di “imprenditori” del conflitto ed in particolare dello “scontro di civiltà”. Bastava leggersi un breve saggio di Claude Lévi-Strauss, forse il maggior antropologo del XX secolo, intitolato “Babbo Natale giustiziato” (Le Père Noël supplicié, pubblicato nel 1952 su Les Temps Modernes, ma da tempo disponibile in traduzione italiana: vedi). Ecco le prime righe: “Le festività natalizie del 1951 saranno ricordate in Francia per una polemica alla quale la stampa e l’opinione pubblica si sono mostrate, sembra, molto sensibili, e che ha introdotto, nell’abituale atmosfera gioiosa di questo periodo dell’anno, una nota di un’asprezza inusitata. Già da parecchi mesi le autorità ecclesiastiche, per bocca di alcuni prelati, avevano espresso la loro disapprovazione per la crescente importanza attribuita dalle famiglie e dai commercianti al personaggio di Babbo Natale. Veniva denunciata una «paganizzazione» inquietante della festa della Natività, che deviava lo spirito collettivo dal significato propriamente cristiano di tale celebrazione, a vantaggio di un mito privo di valore religioso.” Dunque il Babbo Natale campione della tradizione cristiana di Giorgio Barbieri, solo mezzo secolo prima era al centro delle polemiche, in quanto figura “pagana”, innescate nientemeno che dalla Chiesa cattolica. Ed in effetti anche di recente alcuni importanti esponenti ecclesiastici hanno criticato Babbo Natale e la moda che attorno alla sua figura si è creata per il Natale (vedi i pronunciamenti dell’Arcivescovo di Bologna, il Cardinale Giacomo Biffi, intervenuto sull’argomento nel dicembre 1995: vedi1 e vedi2). Insomma, c’erano davvero tanti buoni motivi per votare contro all’ordine del giorno del consigliere Luigi Gentile. Ed in effetti su 18 presenti solo 2 consiglieri votarono a favore (Luigi Gentile, assieme a Luca Lamonica del gruppo Lega Nord Padania), mentre 14 votarono contro (e 2 consiglieri si astennero). L’ordine del giorno fu dunque bocciato (delibera n.105 del 15 dicembre 2004). A Vignola la faccenda si chiuse in tal modo. A Castelfranco Emilia, invece, Giorgio Barbieri si mobilitò anche l’anno successivo, vestendosi di nuovo da Babbo Natale per andare a consegnare doni all’uscita della scuola dell’infanzia Disney. Quando un politico si veste da Babbo Natale per una campagna politica è segno che siamo caduti in basso. In realtà lo sapevamo. Non ce n’era bisogno, ma qualcuno si premura di fornirci quotidiane conferme.

4 Responses to Lotta politica su Babbo Natale

  1. maurizio ha detto:

    Anzitutto complimeti per l’articolo e la citazione di L Strauss.
    Aggiungo solo che, per affondare defintivamente la bella storia di Babbo Natale come perno centrale delle nostre tradizioni ( credibile quanto la certificata discendenza dai celti propugnata da chi va governandoci) bisognerebbe ricordare che l’abito bianco e rosso con il quale gli esponenti politici protagonisti della vicenda sono andati paludandosi fu creato dalla Coca Cola Company.
    Maurizio

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Grazie Maurizio, in effetti dal tuo suggerimento ho preso spunto per alcune integrazioni e per la rivistazione delle immagini a corredo del testo. Sarebbe bello ritrovare tutte le immagini utilizzate dalla Coca Cola dal 1931 ad oggi. Anche questo aiuta a comprendere come si costruisce una “tradizione”.

  3. Maria Luisa ha detto:

    Già, meglio sarebbe stato se il consigliere si fosse presentato vestito da Gesù bambino, visto che nelle famiglie più “tradizionali” (cioè cattoliche) è lui che porta i doni ai bambini buoni. Babbo Natale è un personaggio fiabesco che nei nostri asili nido e scuole materne salva capra e cavoli, permettendo di festeggiare il Natale in forma pressochè accettabile da tutti, senza imbarazzanti connotazioni religiose. Semplicemente. Molto interessante questo post, soprattutto per la storia delle nostre “tradizioni” così ben documentata… E’ sempre un piacere leggere i tuoi scritti. Buon anno, Maria Luisa

  4. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Cito da uno dei libri più interessanti che siano stati scritti negli ultimi anni in tema di religioni: Oliver Roy, La santa ignoranza. Religioni senza cultura, Feltrinelli, Milano, 2009 (ed. orig. Edition de Seuil, 2008), p.182: “Si potrebbe ricordare che il Natale moderno (festa familiare celebrata intorno al camino, con i regali e l’albero di Natale) rappresenta, di fatto, un primo passo verso la scristianizzazione della nascita di Cristo. Esso si afferma, infatti, nell’Inghilterra vittoriana sulla scia della pubblicazione di un libro di Dickens (A Christmas Carol) e in rottura con la celebrazione cristiana allora in vigore, quando si abbandonava il calore del focolare per avviarsi, nel freddo e nella notte, fino alla chiesa. Ancora una volta, una “tradizione cristiana” si rivela essere un’invenzione culturale.”

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