Nuovi scenari per Vignola (e nuove “sensibilità” per l’amministrazione comunale). Il workshop di progettazione lascia il segno?

Per comprendere appieno gli esiti del workshop di progettazione «Nuovi scenari di Vignola: sviluppo delle aree del cosiddetto “asse verde”», tenutosi a Vignola dal 20 al 30 ottobre, non è sufficiente guardare ai prodotti di questa “dieci giorni” di lavori vignolesi di un gruppo di studenti universitari delle Facoltà di Architettura di tre università italiane (Firenze, Venezia, Ferrara). Questo workshop segna una tappa importante nel percorso di sviluppo della capacità di pensare la qualificazione urbanistica della città, certamente al di là delle idee sviluppate ed ora accessibili sotto forma di disegni e plastici. Questo è il dato più significativo emerso in occasione dell’incontro tra i docenti del workshop e la città, avvenuto giovedì 30 ottobre, alle ore 18.30, presso le Sale della Fondazione CRV. Per commentare il lavoro svolto dagli studenti partecipanti al workshop sono intervenuti: Carlo Terpolilli, architetto e docente di tecnologia dell’architettura all’Università di Firenze (vedi1; vedi2), Mauro Galantino, architetto e docente allo IUAV (vedi1; vedi2), Francesco Dal Co, architetto e docente di storia dell’architettura allo IUAV (vedi). Mi hanno colpito soprattutto – da profano di architettura ed urbanistica – le parole del Prof. Galantino quando ha sottolineato che un progetto di riqualificazione della città – dunque anche di Vignola – non può essere affidato ad opere singole. Si tratta, piuttosto, di definire “un palinsesto e tanto più è intelligente il palinsesto, tanto più toglie alla singola opera l’angoscia di definire il tutto e le concentra sulla scala specifica in cui l’architettura può diventare di nuovo l’elemento qualificante del progetto.” Detto altrimenti, la qualità della trama, delle relazioni, del pensare l’allocazione delle funzioni come ad un tutto, come a qualcosa di organico è ancora più importante della “qualità” architettonica di ogni singola opera. E’ la forza del masterplan, che non si esaurisce certamente con il fatto di collocare qualche bella facciata nei punti “strategici” della città. Stupendo il passaggio che rimarca come è solo il pensare la città in modo complessivo, come sistema di relazioni tra aree, tra funzioni, tra opere, che toglie alla singola opera “l’angoscia” di doversi far carico di conferire (da sola) qualità alla città. Però subito viene da chiedersi: se questa visione pone giustamente l’attenzione sulla relazione imprescindibile tra visione urbanistica e progetto architettonico, perché nel workshop sono stati coinvolti solo architetti e non anche urbanisti? Domanda che riflette indubbiamente anche la mia ingenuità in materia. In ogni caso gli esercizi di progettazione assolvono appieno la funzione per cui sono stati pensati: quelli di far interrogare amministratori e cittadini sugli interventi di “riqualificazione” nell’area-cerniera rappresentata da via G.B.Bellucci e dintorni.

Le aree, lungo l'asse di via G.B.Bellucci, oggetto di progettazione nell'ambito del workshop vignolese (20-30 ottobre 2008)

Le aree, lungo l'asse di via via G.B.Bellucci oggetto del lavoro di progettazione nell'ambito del workshop vignolese del 20-30 ottobre 2008

Ecco i prodotti del workshop caricati su flickr.com (vedi). Ma c’è un altro aspetto che va rimarcato, questa volta emerso dalle parole del sindaco Roberto Adani (e che io saluto con assoluto favore). Il sindaco, in effetti, ha di fatto riconosciuto che la sua esperienza amministrativa può essere letta come un processo di apprendimento, sia sui limiti degli strumenti di pianificazione urbanistica (il vecchio PRG) antecedenti la legge regionale n.20 del 2000, sia sulla necessità di sviluppare una visione in grado di affrontare i problemi complessi della città in modo integrato, ovvero con la capacità di pensare non l’opera singolarmente presa, ma piuttosto l’opera in quanto parte di un “sistema”. Questa è, in realtà non da oggi, l’approdo di “una città che pur essendo medio-piccola vuole giocarsi il proprio futuro nel migliore dei modi.” Ma c’è un altro aspetto degno di attenzione che va rilevato nelle parole pronunciate dal Sindaco ed è l’intenzione, affermata con chiarezza, “di coinvolgere il più possibile i cittadini in modo che si affezionino non solo a questa idea di trasformazione [della città] alla fine di un percorso, valutandola in termini positivi, ma anche in itinere, dando il loro contributo e quindi sostenendo questo processo di trasformazione.” Si tratta di un tema – quello del coinvolgimento dei cittadini e delle forze sociali nel progettare la città del futuro – la cui importanza ho richiamato più volte nel corso di questa legislatura (da ultimo con le osservazioni sulla partecipazione della città alla definizione del PSC; vedi). Vogliamo davvero investirci?

Certo è che proprio il workshop di progettazione poteva essere l’occasione per dare un segnale di apertura, ad esempio trovando il modo di coinvolgere cittadini, comitati, associazioni di categoria, qualche architetto locale, ecc. assieme agli studenti universitari. Un vero e proprio “laboratorio” partecipato di architettura ed urbanistica. Non è detto che i progetti ne sarebbero stati migliorati, ma la “cittadinanza”? Da qualche parte lo fanno: vedi la città di Trento, da ultimo con il Laboratorio di Progettazione e Partecipazione di quartiere sul tema della riqualificazione urbana di Piedicastello (vedi).

l'area della stazione ferroviaria (sulla sx) e dell'ex-mercato ortofrutticolo (sulla dx)

Una delle proposte del workshop di progettazione: l'area della stazione ferroviaria (a sinistra) e dell'ex-mercato ortofrutticolo (a destra)

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