Commercio e valorizzazione del Centro storico. Riflessioni a partire da un’indagine della Confesercenti di Vignola

Mercoledì 29 ottobre, alla presenza del Sindaco Roberto Adani, la Confesercenti di Vignola ha presentato i risultati della propria indagine su “Commercio e valorizzazione del centro storico. Un’indagine per il rilancio di Vignola – Idee e proposte degli operatori e dei cittadini”. L’indagine, svolta intervistando un campione di esercenti ed un campione di cittadini, ha evidenziato l’esistenza di “un giudizio sostanzialmente positivo sulla rete commerciale esistente”. Molto sinteticamente alcuni aspetti che mi sono appuntato (senza alcuna pretesa di completezza). E, soprattutto, una riflessione sulle cose da fare in questo pezzo di città. Ecco alcuni risultati dell’indagine. Da rafforzare la presenza di esercizi di vicinato per l’alimentare. Minoritaria (anche se in crescita rispetto al passato) la disponibilità a modificare l’orario dei negozi in direzione di una estensione: orario continuato, prolungamento serale, apertura domenicale. La maggioranza degli esercenti intervistati (il 58%) è invece disponibile ad aperture straordinarie in occasione dei principali eventi. Il giudizio sull’attrattività del “centro” da parte dei commercianti è meno positivo (valore medio 2,35 su una scala 0-5) rispetto a quello dei cittadini. Tra gli aspetti “problematici” su cui potenziare l’intervento dell’amministrazione comunale sono segnalati: arredo urbano, illuminazione, pavimentazione, segnaletica. Mobilità e scarsità di parcheggi sono un ulteriore elemento evidenziato tra quelli su cui intervenire. E poi la “sicurezza”. Un tema certamente generalizzato, ma che in centro storico raccoglie preoccupazioni maggiori. Occorre dire che l’indagine è stata svolta all’inizio del 2008, quando cioè alcuni interventi dell’amministrazione comunale erano solo progetti. La loro realizzazione (pensiamo solo alla pavimentazione di via Soli, via Cantelli e via Bonesi od all’installazione delle telecamere a sorveglianza di tutto il centro storico “dentro le mura”) ha già dato un contributo significativo ad un percorso di riqualificazione avviato da tempo. L’indagine è comunque l’occasione per un’ulteriore riflessione sulle cose fatte, quelle progettate ed in corso di attuazione, quelle ancora da fare (e da progettare) da parte dell’amministrazione comunale. Ecco alcune considerazioni.

Via Soli, in centro storico, con la nuova pavimentazione

Via Soli, in centro storico, con la nuova pavimentazione

[1] E’ bene osservare che i centri storici di tutte le città italiane soffrono della difficoltà di raggiungere e mantenere un equilibrio tra processi di innovazione e valorizzazione, da un lato, e processi di declino e degrado, dall’altro. La difficoltà sta proprio nell’equilibrio, nella progressione della valorizzazione, nella capacità di governare un processo di qualificazione senza che ciò si traduca in una “cacciata” dei vecchi residenti e delle tradizionali attività commerciali per far posto a banche, assicurazioni, ecc. In questo scenario la realtà di Vignola ha una sua specificità. Il vero centro storico, quello all’interno del tracciato delle mura medioevali (un perimetro stabile per tutto il XIX secolo), è assai contenuto. Oggi esso contiene meno del 2% della popolazione residente complessiva. Ma è comunque significativo soprattutto dal punto di vista storico-monumentale (il Castello, palazzo “Barozzi”, ecc.), ma anche per i numerosi esercizi commerciali, anche di alta qualità, che esso accoglie.

Riproduzione di Vignola all'inizio dell'età moderna

Riproduzione di Vignola all’inizio dell’età moderna

[2] Lo sviluppo urbanistico di Vignola già nel periodo tra le due guerre mondiali, ma soprattutto nel secondo dopoguerra, ha portato ad un “centro urbano” allargato. Oltre al “centro storico”, si parla oggi di “centro fuori le mura” (Corso Italia, viale Mazzini, viale Trento Trieste, ecc.). Questo centro urbano allargato, assai più ampio del “centro storico” in senso stretto, contiene oggi larga parte delle funzioni attrattive: dal municipio alla chiesa parrocchiale, dai principali sportelli bancari ad una parte consistente dei princiali esercizi commerciali, la biblioteca ed altro ancora (presto anche il nuovo teatro Ariston). La presenza di un mix composito di funzioni attrattive garantisce la sua vitalità. Questo mix deve essere salvaguardato, essendo, appunto, l’elemento che garantisce attrattività e vitalità del centro. Allo stesso tempo, tuttavia, il processo di riqualificazione e di ampliamento dell’area del “centro urbano” deve proseguire. Oggi, infatti, sono “centro urbano” le aree di nuova urbanizzazione – fuori le mura – del periodo tra le due guerre (le “periferie” di allora). In questo processo si colloca anche la prospettiva concreta di “recuperare” e riqualificare l’ex-mercato ortofrutticolo – un percorso dischiuso effettivamente solo con lo studio di fattibilità per la Società di Trasformazione Urbana (non importa se per la sua realizzazione servirà davvero una STU o si ricorrerrà ad altri strumenti).
[3] Nonostante i processi di “qualificazione” avviati è bene riconoscere i problemi e le criticità esistenti. Ogni azione amministrativa deve essere in grado di leggere criticamente il proprio operato, con l’intento di apprendere ed apportare i necessari correttivi. La situazione del “centro urbano” e, soprattutto, del “centro storico” in senso stretto può essere descritta in questi termini: c’è uno sfasamento evidente, dal punto di vista della velocità di realizzazione, tra i processi di qualificazione urbanistica ed i processi a rischio di “degrado” sociale. Nel senso che alcuni processi “sociali”, ad esempio legati al deprezzamento relativo delle unità abitative e, per questo, alla concentrazione di nuclei stranieri, sono stati più rapidi delle azioni promosse dall’amministrazione per contrastarli e per promuovere una più alta qualificazione del centro. I dati dell’ufficio anagrafe evidenziano infatti che il “centro storico” (dentro il tracciato delle mura medioevali) presenta la concentrazione più alta di tutta Vignola di stranieri residenti. Nel centro storico gli stranieri sono infatti più del 42% di tutti i residenti. Nel comparto “fuori le mura” sono il 34%. A fronte di una presenza media su tutta Vignola del 13-14% (vedi). Concentrazioni troppo distanti dai valori medi possono risultare problematiche, soprattutto se si intende l’area del centro storico come il “salotto buono” della città (per il commercio ma non solo). Bisogna però essere consapevoli che l’unico modo per operare un riequilibrio è conseguire un incremento del valore degli alloggi (e dunque del prezzo degli affitti) – un’operazione che può essere conseguita solo nel medio-lungo periodo. E su cui l’amministrazione non dispone appieno di leve che garantiscano un nesso causa-effetto. L’originario progetto di Agoraà volto ad incentivare le ristrutturazioni degli edifici e la qualificazione delle facciate ha avuto un impatto, ma limitato. L’attuale riqualificazione dei portici e delle vie del centro storico va nella stessa direzione, ma, come si evidenziava sopra, deve completato (ed accelerato). Occorre pertanto che nel Piano delle opere 2009-2011 vengano previste (ad oggi non ci sono) adeguate risorse per completare la riqualificazione delle vie del centro (rimangono via Muratori, via Bernardoni, via Fontana, via Selmi, piazza Carducci ed altre vie minori), così da operare, anche dal punto di vista infrastrutturale, per contrastare i processi a rischio di degrado. Nel frattempo, come l’amministrazione comunale sta facendo, si tratta di manovrare le leve del “controllo” (telecamere, potenziamento della presenza della Polizia municipale, ecc.) e del “presidio sociale” (attività di animazione, ecc.).

Arredo urbano in via Garibaldi, in centro storico. Giusto il progetto di riqualificazione

Arredo urbano in via Garibaldi, in centro storico. Giusto il progetto di riqualificazione

[4] Con un’occhio anche più ampio rispetto al centro storico in senso stretto deve essere avviato una riqualificazione dell’arredo urbano. Cosa che in effetti l’amministrazione comunale ha fatto con il progetto Astambéin – Scenografie urbane per le Terre dell’Unione (vedi il sito web). Il progetto prosegue un’azione di qualificazione dei “centri commerciali naturali” che l’amministrazione comunale di Vignola persegue da lungo tempo – sin dalla legislatura 1999-2004 grazie all’opera dell’assessore Maurizio Prandi – e su cui ha ottenuto risultati di grande rilievo nell’accesso ai finanziamenti per i Piani di Valorizzazione Commerciale (PVC) ora Piani di Intervento Locale (PIL). Il progetto, promosso dall’Unione Terre di Castelli (delibera n.77 del 17 settembre 2009), ha realizzato un concorso per la progettazione di elementi di arredo urbano (urban lounge – aree sosta e relax, tavoli, sedie, coperture, cestini rifiuti, ecc.), con la collaborazione dell’Arch. Andrea Branzi del Politecnico di Milano. Concorso che è stato vinto, nell’aprile 2008, dall’Arch. Michele De Lucchi (vedi). A proposito: da allora il sito web Astambéin non è più aggiornato, né è stata realizzata alcuna forma di “restituzione” alla città circa i progetti presentati. Ho l’impressione che la definizione di un modello di tavolo e sedia per esterno (per bar, osterie, ristoranti) progettato e prodotto ad hoc e rispetto a cui promuovere l’adozione da parte degli esercenti del territorio dell’Unione sia un obiettivo eccessivo. Qualificazione non significa omogeneizzazione, ma piuttosto eliminazione degli arredi di bassa qualità. L’investimento sulla qualificazione ed innovazione degli arredi urbani è importante, anche se occorre interrogarsi sull’effettiva possibilità di “incidere”, ovvero di promuoverne la diffusione in modo significativo, così da “lasciare un segno” chiaramente tangibile. Piccola annotazione. Debbo dire che nel progetto Astambéin io colgo il segno di una eccessiva “sudditanza” nei confronti dell’”archistar” del momento. Per ottemperare ad una “visione” dell’Arch. Branzi è stata effettuata una presentazione del progetto, per gli interessati al concorso (internazionale!), in dialetto vignolese (sic!) (ascolta; riconoscibilissima è la voce del lettore).
[5] Decisamente più impegnativa è la questione che condanna alla sofferenza tutte le città moderne: il rapporto con l’automobile. Abbiamo bisogno di ridurre la dipendenza dal mezzo privato. Abbiamo bisogno di liberare la superficie dei luoghi pubblici cittadini dalle auto in sosta. Abbiamo bisogno di ridurre il traffico e dunque l’inquinamento. In generale abbiamo bisogno di recuperare qualità della vita, pur garantendo le insopprimibili esigenze di mobilità della vita moderna. Non dobbiamo raccontarcela. Le nostre non sono oggi (e difficilmente lo saranno nel prossimo futuro) “città dei bambini e delle bambine”, visto che per ogni bambino (in età 0-14 anni) ci sono 5 automobili circolanti. E però la direzione di marcia è tracciata. Ridurre le auto in sosta nelle zone più centrali della città; aumentare comunque il turn over e disincentivare la sosta di lungo periodo; promuovere l’uso di mezzi alternativi e soprattutto della bicicletta. Ma per fare questo non basta una adeguata campagna di comunicazione che metta in luce i benefici del movimento. Occorre creare parcheggi a ridosso del centro urbano (anche l’intervento sull’ex-mercato dovrà essere finalizzato ad un incremento dei posti auto), così da poter togliere auto in sosta dalle strade. E restituirle ai pedoni. Inoltre c’è da ripensare la città nell’ottica di spostamenti con mezzi pubblici (che oggi non ci sono, ma è pronto da tempo un progetto di minibus per Vignola presso l’Agenzia della Mobilità di Modena) e con la bicicletta. Ciclabili (decisamente aumentate in questi anni), rastrelliere (da incrementare), iniziative per far passare il messaggio: si può fare, si deve fare.

Telecamere per la videosorveglianza in centro storico

Telecamere per la videosorveglianza in centro storico

[6] Ultima questione: la sicurezza. Limitiamoci al problema in centro storico. L’installazione delle telecamere è un fatto di grande importanza (da estendere, come programmato, all’area Centro nuoto e “centro fuori le mura”). Ma non è sufficiente. Occorre un’azione di controllo attivo più capillare (cosa che sta già avvenendo e l’assessore Carla Franchini fa bene a ricordare, anche a mezzo stampa, i successi di questa intensificazione), ma anche una più forte capacità di “presidio sociale”. Il principale controllo è quello che fanno i cittadini (anche perché sono molto più numerosi rispetto agli agenti della sicurezza). Ma perché questo sia continuo ed efficace occorrono poi “agenzie” che rispondano tempestivamente a fronte di segnalazioni. Qui si può migliorare.

Le cose fatte in questi anni testimoniano del rilievo che il centro urbano e la rete del commercio hanno per l’amministrazione comunale. Certo, è una strada da proseguire ed intensificare. Ma è una strada imprescindibile, a tutela della “specificità” e “qualità” vignolese. La discussione sull’impatto del retail park area SIPE sulla rete commerciale esistente va compresa sullo sfondo di questo obiettivo (vedi). Bene ha fatto dunque il sindaco Roberto Adani a precisare, nel corso della serata alla Confesercenti, che “la superficie commerciale alla SIPE non è certo una scelta strategica. E’ piuttosto il prezzo da pagare per poter fare quell’intervento [del Parco Scientifico e Tecnologico]”

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